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La
controcultura giovanile degli anni ‘60 (la "summer of love" californiana,
ad esempio) sembra situarsi fra opposizione all’establishment (a partire
dal conflitto generazionale fra adolescente e genitori) e tendenza all’
"autonomia", ad un evitamento dell’alternativa secca fra opposizione/conflitto
e passività/dipendenza che mira alla costruzione di uno spazio "altro"
di sviluppo dell’identità, di relazione che rifiuta i modelli prevalenti
e/o il conflitto (che sarebbe, comunque, rapporto dialettico con essi) per
cercare di creare un’alternativa vitale "separata", o l’illusione
di poterla creare.
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Quali
rapporti, isomorfismi o possibili differenze fra le caratteristiche culturali
suindicate e l’adolescenza come fase del ciclo vitale dal punto di vista
psicologico?
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L’adolescenza,
come fase/spazio vitale culturalmente differenziato e, in qualche modo,
"autonomo" (indotto o rinforzato in qualche misura dalla società
adulta come fenomeno commercialmente sfruttabile, e, quindi, utile alla
conferma e al rinforzo dei suoi valori e scopi) è un fenomeno sociale
che parte negli anni ‘60; come è interpretabile ciò in termini
psicologici ?
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Lo
sviluppo, l’accresciuta complessità (e, di conseguenza, l’accresciuta
articolazione e differenziazione interna) dei sistemi sociali occidentali
consente maggiori opportunità aggregative giovanili: vedi aggregazione
studentesca nel movimento sessantottino e sue funzioni, o, su un altro piano,
vedi gruppo dei pari nella psicologia dell’adolescenza e sue funzioni.
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A
ciò sono correlate funzioni nuove, inerenti la possibilità
di costruire coesione e forza gruppale, di riconoscersi in essa, di utilizzarla
come spazio di sperimentazione di esperienze possibili ed identità
costruibili. Mediante tale nuovo ambito esperenziale, si può differenziarsi
mediante il gruppo e con la forza di esso dal mondo adulto, proponendo e
proponendosi in alternativa l’utopia di un mondo perfetto, nel frattempo
praticabile già nella separatezza (la "comune" americana,
l’aggregazione politica giovanile in Italia), nell’evasione. Su un piano
psicologico la tendenza in questione potrebbe essere considerata un evitamento
dell’ambivalenza conflittuale fra spinta alla dipendenza/appartenenza, da
una parte, ed all’autonomia/distacco, dall’altra, dai genitori ?).
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Con
gli anni ‘60 si "istituzionalizza" nella società occidentale
una "cultura giovanile", sufficientemente definita ed autonoma,
sia come spazio di mercato utile e remunerativo, sia come spazio generazionale
di "sperimentazione del possibile", di "laboratorio esperenziale"
le cui risultanze, i cui prodotti influenzano e permeano (oltre ad essere
influenzati e permeati da) la società adulta: vedi mutamenti diffusi
nel costume e nella mentalità diffusa della società adulta
dopo il ‘68, la funzione "creativa", nelle arti, delle produzioni
giovanili; vedi gli adulti ex-’68 che integrano, nel loro essere adulti,
spinte, moventi, elaborazioni esperite nella loro adolescenza.
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Il
rock è la produzione principale della cultura giovanile; quali sono
le motivazioni di ciò sul piano psicologico ?
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La
sessualità come elemento centrale/definitorio nel rock e nell’adolescenza.
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La
fisicità il corpo, l’aggressività nel rock e nella psicologia
adolescenziale.
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Il
rock come rito di gruppo, rito di iniziazione di gruppo alla società
degli adulti: nel rock confluisce la libera, autonoma, oppositiva creatività
giovanile; a partire dagli anni ‘50/’60 si determina la progressiva costruzione
dell’industria, dell’impresa, dell’istituzione del rock come elemento assodato
della società adulta, elemento "giovanilista", contraddittoriamente
separato, inglobato, conflittuale, alternativo, in cui, periodicamente,
con l’avvicendarsi delle generazioni, si riimmette linfa vitale giovane,
nuova, diversa, contro o alternativa; tale linfa porta nuovi stimoli, percezioni,
esperienze che contribuiscono ad elaborare un nuovo rock "adulto".
I contenuti cambiano, la forma è uguale: l’istituzione del rock come
rito di passaggio fra mondo giovanile e società adulta.
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Il
rock come espressione di una nuova, mai esistita prima, "autonomia
generazionale": l’America è la culla e il contesto socioculturale
del rock; l’America è luogo senza passato, proiettato nel presente
e nel futuro, è la "Grande nazione giovane" per eccellenza;
è, quindi, forse il luogo più adatto per l’affermarsi di una
cultura giovanile autonoma.
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Parallelo
fra la "contaminazione" come dato costitutivo della cultura americana,
"l’appropriarsi di quello che è altro da sè" ( ma
cos’è, alla base, la cultura americana se non "l’altro - gli
altri - incorporati", se non un processo/crogiuolo di integrazione,
assimilazione, contrasto, conflitto, disintegrazione in cui varie parti
di sè vengono giocate, sperimentate, trasformate in una gigantesca
costruzione di un’identità collettiva che non ha passato, non ha
infanzia, padri e madri con cui fare i conti) e l’adolescenza, un’adolescenza
senza passato, centrata sul presente e proiettata nel futuro.