GUIDA PER QUELLI CHE NON GLIENE FREGA NIENTE DEI VARI NAPSTER
parte seconda

Tutti abbiamo imparato che, se vogliamo pagar poco una cosa, dobbiamo andare al supermercato. Il supermercato lo sà e ne approfitta. Ad esempio mette un bel cestone al centro del locale, ci butta dentro alla rinfusa una cascata di dischi e sopra ci scrive, a mano, con un pennarello: "Offerta - solo 9,99 euro". Qualcheduno ci casca di sicuro e si dimentica che 10 euro son sempre una bella cifra e merce di tal costo meriterebbe una presentazione migliore. Invece proprio il cesto è quello che trasmette il messaggio ingannevole! E' naturale pensare che, come contropartita dell'umiliazione di affondare le mani nella polvere, spetti un risparmio al momento di passare dalla cassa. Tipico caso di "oltre al danno la beffa". Primo consiglio della giornata: Il discofilo incallito sà che gli affari migliori si trovano sempre nei negozi specializzati. Le superofferte da supermercato si trovano tranquillamente anche al negozio, allo stesso prezzo ed esposte in maniera civile.

La scorsa estate la Universal, una delle major più avide che esistano, ha lanciato una grande offensiva immettendo sul mercato tonnellate di dischi a 5, 10 e 15 euro. Ho letto da qualche parte che hanno quadruplicato le vendite. Quanti anni ci hanno messo per scoprire l'acqua calda? Io nel mio piccolo ha guardato solo nel mucchio a 5 euro, pur sapendo in partenza che trattavasi di immondizia storica. Infatti vi ritrovo subito le registrazioni di Van Morrison per la Bang, i primi vagiti di David Bowie, ecc... Non mi ricordo se vi fossero anche i calssici del genere horror: "the Beatles feat. Tony Sheridan" e Jimi Hendrix prima che diventasse lui. Mi riferisco a roba che circolava anche quando portavo i pantaloni corti 30 primavere or sono. Secondo consiglio della giornata: se trovate un disco a buon mercato dei Beatles o dei Pink Floyd non può mai trattarsi di qualcosa di ascoltabile. A 5 euro ci trovate i cantanti bravi ma sfortunati. Come la bravissima Rossana Casale, di cui trovate qua raffigurato un bell'album del 1991: "Lo Stato Naturale". Se non l'avessero messo a quel prezzo non lo avrei mai degnato di attenzione. E sbagliavo, perchè contiene canzoni interessanti suonate e cantate come si deve. Si tratta di musica leggera di stampo sanremese, è vero, ma sempre meglio degli ultimi e dei penultimi U2, ammettiamolo! Della stessa interprete trovate anche il precedente "Incoerente Jazz", che mi sembra beneficiato da una più felice vena compositiva.

I due album citati finora, rappresentano una eccezione. Infatti nella stessa serie sono da salvarsi come regola le raccolte. Gli album riproposti per intero sono ad essere generosi delle opere minori (per non dire degli autentici buchi nell'acqua). Sicuramente da salvare è il qui raffigurato "False Accusations", anno 1986, dell'impeccabile Robert Cray. Per chi non lo sapesse, Cray è quello che sarebbe Clapton se fosse in grado di cantare e se avesse voglia di suonare il blues. I sapientoni del genere hanno sempre criticato Cray per la sua indole commerciale, dimenticandosi quanto possa essere monotono ed insipido il blues non commerciale. Il capolavoro indiscusso del chitarrista sarebbe stato il successivo "Strong Persuader", ma l'album qui proposto è solo di poco inferiore. Il difetto principale che imputo al mio amico Robert è la ripetitività delle composizioni, troppo simili l'una all'altra. Per fortuna non si nota nulla di tutto ciò fino a quando possedete meno di 3 dei suoi dischi, quindi l'assaggio è privo di controindicazioni. Durante gli anni '90 Cray ha fatto parlare sempre meno di sè, immagino proprio per questo motivo. Se vi piacciono sia il soul che il blues, non lasciatevelo sfuggire. Non aspettatevi grandi sussulti, piuttosto un intrattenimento di classe. All'autentico blues dedicherò la prossima puntata (per intero).


Di qui sino alla fine dell'articolo parlerò delle raccolte uscite sotto il marchio "Spectrum", una etichetta inglese che altro non dovrebbe essere che uno stretto ufficio poco illuminato nei piani bassi della Universal londinese (così almeno me lo immagino). Sono stato 4 mesi in Inghilterra nel 1991 e non mi ricordo di aver visto compilation made in Italy. Becchiamoci anche questo ulteriore colonialismo. Guardate ad esempio la signora a fianco, capelli biondo platino su pelle nella. Viene dagli States: se voleva arrivare in Italia, che bisogno aveva di passare dalla terra di Albione? La nostra bionda, che si è sempre divertita a vestire i panni di mangiatrice di uomni (o lo era per davvero?), forniva la azzeccata colonna sonora allo spot della diet Coke. Lo ricordate? Era il 1996 e la canzone in questione, "I Want to Make Love to You", sull'onda di quello spot, entrò nella classifica UK, a ben 36 anni dalla data di pubblicazione! Se non mi ricordassi tutte queste cose, ci penserebbero comunque le note di copertina, che sono una piacevole costante delle raccolte Spectrum. Delle 18 canzoni presenti in questa, solo le ultime due lasciano qualcosa a desiderare. Una qualsiasi delle restanti 16, pur nella sua apparente elementarietà, vi regalerà tutte quelle sensazioni che non troverete mai nella intera discografia di una Bjork, indipendentemente dalle vostre inclinazioni sessuali!
Negli stessi scaffali troverete la ripubblicazione di un incerto album del 1990, intitolato "Stickin' to My Guns". Malgrado l'aspetto battagliero, l'ormai vecchia eroina riusciva a mettere a segno una sola pallottola, "I've Got Dreams to Remember", cover di Otis Redding. Il suono duro, colpa della produzione modaiola, contribuisce ad affondare il resto dell'opera. Tanto per fare mente locale, l'album che Dylan licenziò nello stesso mese era il penoso "Under the Red Sky".

Di compilation ne ho viste parecchie. Quelle fatte con materiale della Chess, per la loro peculiare importanza, le tratterò nella prossima puntata. Alcune le ho lasciate nei negozi solo per evitare di avere troppe canzoni a doppio. Mi riferisco alle raccolte di Allman Brothers, Joe Cocker, Rod Stewart, Traffic... Sono orientato a credere che valgano quanto meno il prezzo richiesto.
Un gradino sotto si collocano gli interessanti Strawbs, esponenti del compianto progressive inglese anni '70, ai limiti del genere folk. La raccolta, intitolata "The Collection", inizia con la pallosa "Part of the Union", che come logica vuole fu il loro maggior successo commerciale, addirittura seconda in classifica, ma poi si riscatta con le restanti tracce. La voce di Dave Cousins è particolare, a suo modo fascinosa. Non mancano le tracce con Rick Wakeman (prima che passasse negli Yes). E' gradevole la varietà di soluzioni tentate dal gruppo, fino a metà degli anni '70 e fino all'evidente sterzata commerciale, che non evitò comunque la fine dell'avventura.
La parabola discendente degli Strawbs coincide con quella ascendente dei 10cc, da qualcuno etichettati come la risposta europea agli Steely Dan. "Life is a Minestrone" si intitola il brano d'apertura e viene naturale chiedersi: chi si permette di avvicinare questo minestrone alla levigatezza e l'eleganza degli Steely Dan? Consiglio un ascolto ripetuto ed attento prima di esprimere qualsiasi giudizio. Congiuntamente ricordo che uno dei massimi esperti ed idolatri dei 10cc è Bruno Anastasi, nome noto per chi segue i miei scritti. Detto questo devo assolutamente ricordare ricordare il titolo ("Dressed to Kill") e quello che manca nella raccolta della Spectrum. Non sono coperti i primi album del gruppo, quelli più sperimentali, usciti per la Decca. Gli album successivi sono più accessibili ed orecchiabili, probabilmente più adatti per un primo approccio. Manca incredibilmente il maggior successo di classifica "I'm not in Love". Forse che 5 euro eran pochi?


Chiusura in dolcezza con un' esponente dell'easy listening inglese che avvolgerà l'ascoltatore in una atmosfera totalmente sixties: Dusty Springfield. Di lei conoscevo "Son of a Preacher Man", in quanto parte della colonna sonora di Pulp Fiction. La stessa canzone apre questa compilation dal titolo "Am I the Same Girl". Un disco in cui si possono trovare tanti difetti: la mancanza di una rimasterizzazione (i dischi della Spectrum mi sembra che non siano mai trattati in tal senso) lascia il suono confuso e datato; Dusty non ha le capacità di una Mina nè tantomeno di una Janis; trattasi comunque di musica senza velleità artistiche. Nonostante tutto, queste canzoncine sono adorabili! Un gioiellino come "Sunny" (1'55" di durata) regala a piene mani le emozioni che inutilmente si cercherebbero nell'intera discografia di Laurie Anderson. Il fatto che il nome di Dusty non figuri nei libri della storia del rock rischierà di farvi venire grossi dubbi sulle vostre convinzioni musicali! Purtroppo la musica soul, pur proveniendo dalla stessa radice, è stata colpevolmente ignorata dalla critica, almeno fino ad un decennio fa, e la stessa sorte è toccata ad Aretha Franklin, maggior ispiratrice stilistica della Springfield. Della stessa cantante, sugli stessi scaffali ed allo stesso prezzo, si trova una seconda raccolta ("Blue for You"), che, pur non presentando brani in comune, non ne ha uno che avrebbe meritato l'inclusione nella raccolta da me consigliata (ci sento troppe sviolinate). Sapete in che ordine procedere per l'acquisto.

Giuseppe Balacco

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