GUIDA PER QUELLI CHE NON GLIENE FREGA NIENTE DEI VARI NAPSTER
parte terza

Evelyn Aron fondò la casa discografica Aristocrat negli anni '40. Poco dopo la cedette a due impresari di origine polacca, i fratelli Phil e Leonard Chess, i quali possedevano anche una radio, dei night-club ed una casa di edizioni musicali. I due fratelli bianchi decisero strategicamente di dedicarsi alla musica nera. Strapparono alla Columbia un giovane chitarrista proveniente dal delta, noto come Muddy Waters. Nel 1948 figurò per la prima volta come session-man per la Aristocrat un bassista (ex-pugile) di nome Willie Dixon. Nel 1950 il nome della etichettà cambiò in "Chess" e pubblicò un singolo di Muddy Waters dal titolo "Rollin' Stone". Dal 1951 Dixon fu assunto impiegato a tempo pieno, lavorando sia come session-man che come talent-scout, produttore ed autore (nei sessanta anche come tour-promoter). Nei 20 anni successivi scrisse la maggior parte dei successi dell'etichetta. In tutto circa 500 composizioni, fra cui "Back Door Man", "My Babe", "Hoochie Coochie Man", "Little Red Rooster", "I Just Want to Make Love to You", "I Can't Quit You Baby", "You Shook Me", "I Ain't Superstitious", ""Spoonful", "Wang Dang Doodle" e "You can't Judge a Book by the Cover".
La storia della Chess Records non era rose e fiori. Gli artisti neri, a cominciare da Dixon, accusavano Leonard di sfruttamento. La musica aveva difficoltà a diffondersi al di fuori dei black people e le radio bianche si rifiutavano di passare i dischi degli artisti neri. Mentre gran parte di Chicago ignorava cosa accadesse al 2120 di South Michigan Avenue, al di là dell'Atlantico, nella più mentalmente aperta Londra, i dischi della Chess divenivano oggetto di culto per pochi ragazzini, aspiranti musicisti. Divenuti giovanotti questi signori che si chiamavano Jagger, Richard, Clapton, Townshend, Page e Beck incominciarono a fare soldi a palate proponendo quelle stesse musiche, probabilmente suonandole peggio.
La leggenda del Chicago-blues è ben documentata e non è necessario che io la ripeta per intero. Per approfondirla vi consiglio di guardare questa storia illustrata e di leggervi questa cronaca di una visita all'edificio della storica casa madre.

Negli anni la Chess ha chiuso i battenti, i suoi archivi sono stati acquisiti dalla MCA, la quale a sua volta si ritrova nel megagruppo Universal. Vi ho parlato nella precedente puntata della sottoetichetta Spectrum, facente parte dello stesso gruppo, e delle sue raccolte dal prezzo di 5 euro che si possono facilmente trovare nei negozi di dischi. Una serie di queste raccolte, riconoscibili dall'azzeccato sfondo nero, come mostrano i due esempi riportati, è dedicata ai musicisti della Chess. Alcune compilation coprono un genere per intero, tipo R&B, jazz... e vi troverete un autore diverso per ogni brano. In questa sede presenterò invece le monografie dedicate ai mostri sacri. Un grande del blues lo si riconosce dallo stile individuale, dalla capacità di stare sempre al centro dell'attenzione, di sfuggire ai soliti cliches. Anche il profano, ascoltandoli, avrà la sensazione, che ognuno di questi "mostri" suoni un genere diverso, ovviamente autonomamente inventato.
Nato probabilmente il 5 dicembre 1897 come Alex 'Rice' Miller, in arte Sonny Boy Williamson, il principe degli armonicisti (ma anche un fior di vocalist) può ben figurare avanti a tutti gli altri. La scelta del nome d'arte costutisce una autentica appropriazione indebita. Quando, ad età avanzata, precisamente nel 1951, ebbe finalmente l'opportunità di incidere i propri dischi, Alex Miller preferì rubare il nome all'allora celebre John Lee 'Sonny Boy' Williamson, deceduto tre anni prima! La fama del primo Sonny Boy era destinata a rimanere totalmente offuscata da quella del secondo, morto a sua volta il 25 maggio 1965. La raccolta copre tutto l'arco della produzione discografica. Fra gli accompagnatori sono da citare il pianista Otis Spann ed i chitarristi Robert Jr Lockwood e Luther Tucker. Fra le composizioni è compresa la versione originale di "One Way Out", ripresa in seguito dagli Allman Brothers, e "Born Blind", inserita dagli Who su Tommy.

Buddy Guy era in Italia lo scorso luglio ed io l'ho potuto ammirare al Pistoia Blues Festival dove era la stella del sabato notte. Ogni tanto si ricordava di suonare qualche passaggio nel suo incredibile stile chitarristico, per il resto pensava a giocare. A metà concerto ha lasciato il palco, col resto della band che diligentemente continuava a suonare, per andare ad abbracciare il venditore di hot-dog dalla parte opposta della piazza. A vederlo è impossibile credere che abbia 66 anni. Probabilmente ha più talento di Jimi Hendrix ma la voglia di suonare gli arriva una volta ogni 20 anni. Comunque il pubblico non si annoia, nè io dimenticherò quella serata. La "collection" qui raffigurata copre solo gli anni 1960-1967, ossia una minima parte di una lunga carriera, ma è comunque sbalorditiva. A fargli da spalla in molti brani è l'armonicista Junior Wells.


Per non appessantirvi il collegamento non riporto tutte le copertine. La raccolta dedicata ad Howlin' Wolf si intitola "The Collection" ed abbonda di famose composizioni di Dixon, come Spoonful (Cream), Back Door Man (Doors), Little Red Rooster (Stones), I Ain't Superstitious (Jeff Beck), qui nelle loro versioni originali. Fra le composizioni di Howlin' Wolf (nato il 10 giugno 1910 come Chester Arthur Burnett) figura "Sittin' on Top of the World" (Cream). Malgrado non ebbe nessun successo commerciale in carriera, questo cantante è rimasto nella storia per la sua presenza scenica e per la sua voce terrificante ed inquietante. Morì nel 1976.

"The Essential Bo Diddley" prova ad illustrare uno dei casi più strani della storia del rock. Completamente privo di talento, come dimostra la sua perenne incapacità di far decollare la propria carriera malgrado i numerosi aiuti ricevuti, ha tanto influenzato decine e decine di gruppi rock, da non poter essere dimenticato. Anche se il CD in questione non ha valenza musicale apprezzabile, l'acquisto può essere giustificato dalla curiosità di scoprire cosa abbia mai affascinato Who, Stones, Bob Seger, Quicksilver e via discorrendo. Il suo vero nome è Ellis McDaniels ed è nato il 30 dicembre 1928.

A Muddy Waters, alias McKinley Morganfield, nato il 4 aprile 1911, è decidata "the Essential Collection". Stiamo parlando di uno dei padri del blues elettrico. Pur non essendo un cantante particolarmente dotato, era un ottimo entertainer ed ha scritto un cospicuo numero di classici, come "Baby Please Don't Go" e "Mannish Boy". Ovviamente senza Muddy Waters non ci sarebbero stati i Rolling Stones. Fu lui infatti a scrivere l'omonima canzone, anche essa riportata sul CD, insieme ad altre 19, per oltre un'ora di durata. Assoluto coprotagonisto di questa raccolta è l'armonicista Little Walter. A livello di curiosità, su di un brano è dato ascoltare il boss Leonard Chess nelle vesti di batterista. La traccia iniziale è, giustamente, l'inno "Got My Mojo Working".

Giuseppe Balacco


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