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In questa serie di articoli mi sono proposto di segnalare dischi interessanti
al di sotto dei 5 euro. Arrivato alla quarta puntata mi permetto un parziale
strappo: sconfino sino a sfiorare gli 8 euro. Per non venir meno all'impegno
inizialmente preso non parlerò di nessun album in particolare,
limitandomi a lodare due iniziative editoriali molto simili. Credo che
il principio ispiratore "value for the money" venga rispettato.
Nell'estate del 2000 la BMG italiana lanciò la collana "24 carati", accompagnata da adeguata pubblicità sui maggiori media, dimostrando che ogni tanto anche il marketing si mette a lavorare. La BMG comprende sia la Ricordi che la RCA, come dire il 90% del mondo discografico italiano degli anni '70. Nelle serie venivano infatti inseriti gli album storici di quella decade (non tutti, per garantirsi comunque un margine maggiore sul resto dei titoli). Il catalogo parlava principalmente italiano, con la rara inclusione di qualche ospite straniero. La pubblicità puntava a far capire che, per togliere il mercato ai contrabbandieri, una major si era decisa a vendere gli originali allo stesso prezzo del mercato nero. Questo era all'epoca di lire 15.000, davvero conveniente perchè fino al giorno prima alcuni di questi dischi (in originale) costavano più del doppio! Nasceva così il problema di non fare venire un infarto a chi il disco lo aveva comprato proprio il giorno prima. Si pensò allora a sostituire il disco argentato con un ridicolo supporto semitrasparente e dorato. In più tutti i dischi erano stati appositamente rimasterizzati a 24 bit, in modo che non si potesse dire fossero la stessa cosa. L'interno di copertina era bianco, con omissione quindi di testi ed artwork originali. |
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In realtà il cliente riceveva un trattatamento di lusso, per
due motivi. Primo: la fredda ed antipatica confezione di plastica lasciava
il posto al più comodo ed umano digipack (chiamasi così
la custodia del CD quando è cartonata). Secondo: la rimasterizzazione
di Antonio La Rosa è a mio modesto parere strepitosa, sembra che
i dischi acquistino una nuova vita. Una autentica sorpresa, considerate
le abitudini precedenti. Mi riferisco al fatto che Repubblica ha per anni
venduto dischi criminalmente rimasterizzati in modo da farli diventare
peggiori degli LP originali (era forse una condizione richiesta dai licenziatari
per permettere la pubblicazione del loro materiale?).
Arrivato l'inverno la promozione cessò, per riprendere l'estate successiva con l'aggiunta di nuovi titoli. La cosa si è ripetuta anche nel 2002, ma nel frattempo la lira era tramontata, per cui è stato necessario ingoiare l'aumento ad 8 euro. Non ci scommetterei, ma credo che, una volta ingranato un certo ritmo, non sarà più possibile smettere. Quindi mi aspetto di ritrovare questi dischetti ad ogni estate. E' vero che il commercio è un enigma anche per chi ci lavora, ma regola vuole che un libro o un disco passino dalla serie di prestigio a quella a metà prezzo per approdare infine al tascabile supereconomico. Il viaggio inverso va contro la logica e la convenienza dello stesso venditore. L'acquirente, infatti, ha ormai la casa piena. Specie per certi dischi che tutti conoscono a memoria (faccio un esempio: "The Dark Side of the Moon") la probabilità che tizio non abbia neanche una cassetta è trascurabile. Per smuovere le sue voglie consumistiche si potrebbe pensare a qualche effetto speciale, ma la parola "sconto" rimane sempre l'arma più efficace. |
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Sempre nel 2000 partiva, ad opera della Universal, una iniziativa per
molti versi simile, dal nome "Jazz in Paris". Le copertine sono scritte
in francese, per fortuna con traduzione inglese a seguire. Il materiale
pubblicato data dagli anni '30 ai '70 e proviene da tante piccole etichette
francesi, per lo più defunte. I loro nomi erano (o sono): Fontana,
America, Barclay, Philips, Festival, Polydor, Brunswick, Decca, Sonopresse,
Club Francais du Disque, Blue Star. Quindi indubbiamente si tratta di
un'opera meritoria, perchè salva dall'oblio un passato glorioso.
Peccato, però, che non scorgo molti album fondamentali. Tanta ottima
musica, certamente; musica passabile, ne ho trovata; musica noiosa, non
manca neanche quella. Sembrerebbero una eccezione le incisioni di Django,
ma quelle sono sempre state in giro in tutte le salse ed a tutti i prezzi,
anche ultrapopolari. I dischi "Jazz in Paris" sono partiti invece con
un prezzo consigliato di 15.900 lire. (Per dirla tutta, conosco un posto
dove si trovano a 6,66 euro). E' stato sapientemente aggiunto un quid,
costituito non tanto dalla rimasterizzazione (ormai la si dà per
scontata), quanto dalla grafica. Io la trovo irresistibile. Tutto si basa
su un'idea scandalosa: far scomparire le copertine originali. Al loro
posto compaiono immagini in bianco e nero della Parigi che fu. Veste in
elegante digipack, con libretto interno ed altra foto in bianco e nero
dedicata all'autore del disco.
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Dettagliate le note di copertina, completate da un articoletto scritto
appositamente per l'occasione da un giornalista, spesso testimone storico.
Si è quindi creato un look che lega ogni disco a tutti gli altri.
In altre parole si è fatto di tutto per riunire tanti dischi sfusi
in un'unica opera. Il cliente è lasciato libero di comprare i dischetti
singolarmente. Anche i doppi sono da acquistarsi in maniera separata!
Messi poi assieme una decina di volumi nella libreria di casa, l'effetto
visivo è estremamente gradevole, tanto da indurre a comprarne ancora
un'altro...
La serie partiva con 50 titoli. L'anno dopo ne sono stati aggiunti altri 21, con l'opzione per l'acquisto dell'intero blocco in offerta speciale. Poi ne sono stati aggiunti ancora, una mezza dozzina circa. Ora ho perso il conto, ma ho l'impressione che la serie stia per scomparire dagli scaffali dei negozi (prima o poi doveva accadere). Il succo della vicenda è che il disco si avvia a diventare un pezzo da collezionisti, un simpatico giochino per gente con abbondante tempo libero e portafogli mediamente rifornito. Il volgo ha occhi ormai solo per il masterizzatore. Nel parallelo mercato della musica classica, la disponibilità di un serbatoio vastissimo per le ristampe, vecchio di 20-30 anni, quindi sicuramente hi-fi, unito con la pratica della rivendita in edicola, ha alla lunga portato all'abbassarsi dei prezzi, sempre più prossimi allo zero. Nella cosidetta musica leggera si è invece prestata più attenzione alle ultime uscite, che ovviamente obbediscono ad altre logiche. La crescita di un pubblico maturo e conscio del passato dovrebbe portare, però, alla lunga, agli stessi risultati ottenuti nel settore della classica. |
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