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Iniziamo dall'ultimo personaggio che potreste aspettarvi di trovare
a prezzi stracciati. Mi riferisco a colui che per un decennio è
stato il padrone della hit parade italiana, Lucio Battisti. Per 1,99 euro
si vende il libro "L'autore, l'artista", straboccante di illustrazioni
a colori. Gli autori sono Fulvio Fiore a Primo Bonali. Vengono descritti
tutti i dischi recanti la firma Battisti-Mogol, anche quelli interpretati
da altre voci. Inoltre viene riprodotta una ricca messe di articoli dell'epoca.
E' come impossessarsi della collezione di cimeli di un fan della prima
ora. Ci sono 156 pagine di carta lucida in grande formato e come se non
bastasse c'è anche un CD. Il prezzo originale (24.500 lire) era
già di favore...
Allo stesso scontatissimo prezzo spicca l'unico disco dei Little Village, supergruppo formato da John Hiatt, Ry Cooder, Jim Keltner e Nick Lowe. Nel 1992, anno di pubblicazione, la critica lo accolse tanto tiepidamente che... vedete un po' che fine ha fatto. Non sarà un capolavoro, ma sono sempre dei musicisti di primo piano che presentano delle oneste composizioni originali. Il tono è divertito e la noia bandita. Il problema fu che gli stessi personaggi avevano registrato "Bring the Family", capolavoro di Hiatt, appena cinque anni prima. Ma aspettarsi un altro disco come quello sarebbe come pretendere che Joni Mitchell scriva un nuovo "Blue" all'anno! All'epoca di "Bring the Family", Hiatt era reduce da un periodo terribile, suicidio della moglie compreso. E' risaputo che gli artisti più soffrono e più diventano profondi, ma non vorremo mica stare ad invocare i loro guai solo per questo? Little Village è un dischetto che non ha cambiato la storia del rock, ma è piacevole andarselo ad accarezzare ogni tanto. |
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Adesso incominciamo a ragionare in centesimi. I prossimi sei CD costanto
infatti 98 centesimi l'uno (alla faccia del caro CD!). L'unico di questi
sei nomi che abbia mai bazzicato le classifiche è Ricky Ross, ex
leader degli scozzesi Deacon Blue. Nel suo esordio solista, del 1996,
dopo lo scioglimento della band, le tracce degli Steely Dan, cui farebbe
pensare il nome "Deacon Blue", sono sparite. Viene naturale invece pensare
ai R.E.M., in salsa brit-pop. Gli arrangiamenti sono superiori alle composizioni,
carine ma non memorabili. La veste (in digipack) è curata. Il titolo
"What You Are".
Più discontinuo il pop-rock dei chicagoani Catherine, il cui "Hot Saki & Bedtimes Stories" è illustrato qui a fianco. Sono bravi nel creare atmosfere affascinanti ma, quando sarebbe il momento di decollare un po' con l'ispirazione, si perdono in passaggi irritanti. Sembrerebbe che io stia parlando degli Smashing Pumpkins, ed infatti c'è proprio lo zampino di questi ultimi! Se vi piacciono gli uni, non vi deluderanno neanche quegli altri. Affondate allora i denti in queste 17 tracce... Scavalco il confine e trovo i Kashtin, un duo di pellirosse-chitarristi canadesi. Il loro "Akua Tuta" è cantato nella lingua della loro tribù, l'innu, parlata in tutto il mondo da circa 12.000 persone! I due amici un tempo pensarono anche agli altri 5 miliardi componenti della popolazione mondiale, rendendo gratuitamente disponibile il disco via internet. Poi, però, si sono stancati di mantenere il sito, così adesso l'unica è comprarsi il CD. Visto il prezzo, non mi strapperei i capelli! Le foto non vi ispireranno, ne sono certo, ma ci sono i testi tradotti in francese ed inglese. Musicalmente mi ricordano alla lontana i primissimi Eagles, ma in versione ecologico-adolescenziale. Si potrebbero trovare alcuni difetti, ma non mi va di sparare su due poveri indiani disarmati. Dico che hanno gusto e che la chitarra la sanno suonare. Se siete indecisi, andate a visitare questo piccolo sito di un loro ammiratore. |
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Non so dirvi assolutamente nulla dei losangeleni Freewheelers, tranne
quello che si capisce dalla loro musica. Intanto gli piace scherzare.
Poi gli riesce facile, perché devono essere sempre sbronzi. Ciò
non gli impedisce di suonare con grande precisione un rock molto classico,
che si sorregge sulle chitarre, ma dove gli assoli li prendono di solito
il piano o l'organo. Se Graham Parker e Randy Newman si fossero mai messi
assieme, non avrebbero saputo fare di meglio. La data riportata sulla
copertina è il 1991, ma la musica sembra venire dal 1971. Questi,
ve lo dico io, in tutta la loro vita non hanno ascoltato altro che due
dischi: "Music from Big Pink" e "Exile on Main Street". Conficcatevi questa
copertina nella memoria ed acchiappatela appena potete.
Molto più sperimentale è "Ball-Hog or Tugboat?", del 1995, credo unica opera solista di Mike Watt, altresì bassista di una storica band del rock alternativo americano, i Minutemen. Qui si attornia di una miriade di ospiti speciali. Io mi ascolto soltanto un brano, "Maggot Brain", un assolo di 12 minuti di J. Mascis. Questo strano chitarrista (ex Dinosaur jr.) non ha fatto altro per tutta la vita di suonare come un clone di Neil Young. Non lo dico io, lo dicono tutti i giornali e tutti i libri. Io aggiungo: non fa altro che suonare come Neil Young su "Like a Hurricane". E che continui, perchè lo fa meglio dell'originale! Completamente diversi dovevano essere i modelli di Dave Catney, un giovane pianista scomparso giovanissimo. "Reality Road" è la sua ultima e più compiuta prova, registrata senza accompagnamento fra '93 e '94. Chiamatelo jazz se volete. |
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La foto qui a fianco bisognerebbe spedirla a "Chi l"ha Visto". Daryle
Ryce è una delle migliori cantautrici che io abbia mai ascoltato.
Il catalogo Topten dice di lei: "La James Taylor nera al femminile. Magie
fra folk e blues." Ha una voce incantevole ed il dono di saper scrivere
melodie semplici, ammalianti e personali al tempo stesso. Come non sia
riuscita a sfondare e che fine abbia fatto sono i due grandi misteri del
XX secolo, altro che Ustica! Daryle la potete provare su cassetta. Il
suo "Rosa's Grandchild" costa appena 99 centesimi. Altrimenti, spendendo
di più, c'è un altro titolo, "From Now On". Entrambi eccelsi.
Siamo così passati alle cassette, tutte al prezzo che v'ho detto. Il secondo esempio è "The Fall of Us All" di Steve Tibbets, un chitarrista che suona anche il sitar, il mandolino e le tastiere. Il procedimento con cui crea i suoi dischi è personale. Ha dichiarato: "Quando registro 4 ore di musica, solo 10 minuti hanno qualche potenziale e solo 30 secondi finiscono per essere usati". Questa cassetta sembra fatta in ben altro modo. E' ricca di spiritualità e sonorità indiane. Una esperienza cui sottoporre la mente. Non altrettanto bene posso parlare dei Billy Pilgrim. Pur essendo un duo di chitarristi acustici, la loro apparente missione era quella di dimostrare che, malgrado l'aspetto e la strumentazione da menestrelli, erano capaci di incazzarsi più forte di una band di heavy-metal. La loro prima opera, omonima, è, per fortuna, quasi immune da ciò. Più tranquillizante è Ron Kavana, inglese all'anagrafe ma americano nell'anima. Ama la musica di Ry Cooder, fa dischi come Ry Cooder, e morirebbe dalla voglie di suonare come lui ma ovviamente la cosa non è da tutti. Compensa con la simpatia, a giudicare dal suo "Rollin' & Coastin' (In Search of America)", dedicato alla memoria di Alexis Korner. Tale residuato risale al 1985. Ci tocca ora abbracciare l'antico vinile e salire al prezzo di euro 2. Ne può valer la pena, se si tratta di Jackson Browne. Non quello vero, ma il suo gemello meneghino, noto all'anagrafe come Max Meazza. Portano la sua firma "Shaving the Car" (1981), "Personal Exile" (1982), e "Better Late than Ever" (1984). Copertine di cattivo gusto. Questo l'unico limite che mi riesce di trovare nei tre gioiellini. Sullo stesso tipo di supporto ed alla stessa cifra, il catalogo offre alcuni bootleg della Moon (musica jazz). Su "Somewhere" del magnifico Woody Herman c'è una cavalcata di hits anni '60: "Hey Jude", "Say a Little Prayer", "Light My Fire". Disturba come venga tradito lo spirito della canzone dei Doors. Erano tutti e quattro vivi all'epoca dei fatti, probabilmente anche contenti per le royalties percepite. |
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