Guida al web:
LE RECENSIONI DI DISCHI (1)

Se acquistate una qualsiasi "Enciclopedia del Rock" per orientarvi fra la moltitudine di dischi pubblicati negli ultimi decenni, otterrete quella sensazione che andate cercando di ordine e razionalità. Ci sono i consigli per gli acquisti, gli album storici, le stellette, i voti, le bocciature, eccetera. Tutto nero su bianco.
L'alternativa gratuita, ossia il web, vi offrirà molto di più: una pluralità di opinioni che dapprima sconcerta e poi conforta; una galleria di personaggi bizzarri (i curatori dei siti); analisi approfondite che vi aiuteranno ad usare la vostra testa; la possibilità, infine, di discutere di quello che avete letto direttamente con gli autori e con gli altri lettori. Dalle mie navigazioni io ho tratto le seguenti lezioni:

1 - Non si troveranno mai due persone con gli stessi gusti in fatto di musica. E' una lezione difficile da mandare giù. Non fatevi però imbrogliare da chi ripete quella frase orribile: "Non è bello ciò che è bello; è bello ciò che piace". La bellezza è quella cosa che vi fà toccare la Verità con la V maiuscola! Chi pronuncia una frase tanto orrenda, evidentemente, non ha provato una sensazione del genere. Chi invece, di fronte a un disco, quella sensazione l'ha provata, si scandalizza quando scopre che esistono persone a cui quello stesso disco non piace allo stesso modo. Purtroppo per lui questa è la regola piuttosto che l'eccezione!
E' un dato evidente che ci sono sempre divergenze fra tutti e su tutto. Anche i fans più sfegatati non riescono a mettersi d'accordo su quali siano i dischi più belli dei Pink Floyd. Se trovate due liste simili de "i 10 album più grandi di tutti i tempi", il plagio è evidente.

2 - Se si legge troppo lo stesso libro o si continua a comprare la stessa rivista si finisce col restarne influenzati, con proprio grave danno. Io, sotto quella influenza, sono stato indotto a comprare dischi brutti ed a convincermi che mi piacevano. Oppure, quando proprio non era cosa, a credere di non essere io abbastanza preparato per gustare certi capolavori. Nel frattempo uscivano dischi che mi sarebbero tanto piacuti se solo li avessi ascoltati, ma io evitavo di acquistarli perché erano stati stroncati dai miei libri e dalle mie riviste.

3 - Non ci si può fidare dei giudizi di nessuno. Solo delle proprie orecchie, e a volte neanche di quelle. I giudizi altrui possono costituire delle fonti di informazione e, a volte, una piacevole lettura.

4 - Se un musicista vi piace tanto, ma proprio tanto, non basare i tuoi acquisti sulle recensioni, ma compra tranquillamente tutti i suoi dischi ufficiali, uno alla volta, fino a che non ti annoi.

5 - Se un genere ti piace, compra a piene mani fra le "superofferte" i dischi o le cassette di quel genere. Se con 21 euro porti a casa 10 album, forse ci saranno 9 ciofeche, ma almeno un disco bello l'hai acquistato (in media 3). Se con la stessa cifra compri un disco solo, questa certezza non la hai.

6 - Il principio di cui al punto 1 è alla base della compravendita dei dischi usati. Significa che, per quanto un disco vi disgusti, è probabile che piaccia ad un vostro amico. Non vi sembra questo un motivo sufficiente per rispettare chi non la pensa come voi? Non vorrete mica disprezzare i vostri potenziali clienti?

Esistono due generi di siti: quelli commerciali, facenti capo ad una rivista o un negozio on-line, e quelli non commerciali. Dei primi parlerò in un prossimo articolo. In questa sede descriverò quei sei siti non commerciali che ho l'abitudine di frequentare. Non sono un gran navigatore, quindi è probabile che ne esistano di migliori. Se è così, segnalatemelo e troverò il modo di parlarne in futuro. Non c'è fretta, comunque, perchè gli indirizzi che vi fornisco oggi vi daranno materiale da leggere per almeno un anno. Se poi aggiungete i link che trovate sui siti...
Una avvertenza che vale per tutti i recensori è: attenti ad inviargli i vostri consigli e pareri; sono irascibili! (tutti lo diventerebbero al loro posto). Leggete prima le istruzioni per l'uso del... recensore specifico!

Piero Scaruffi

Avete presente quei nobili con una lista di titoli tanto lunga che per elencarli tutti non basterebbe una pagina? Così è per i tanti mestieri di questo signore: poeta, scrittore, giornalista, docente universitario, esperto di informatica, opinionista politico, esploratore, critico cinematografico e chissà quanti altri che ignoro. In questa sede notiamo soprattutto che egli arrotonda i suoi guadagni facendo il critico musicale.
Vi è mai capitato di invidiare i cronisti sportivi che non solo vanno allo stadio gratis (in tribuna), ma vengono pure pagati per questo? Anche quelli che non capiscono nulla di calcio? Vi potrebbe suscitare lo stesso sentimento il sapere che quest'uomo, che ammette di non amare il rock, riceve gratuitamente a casa, direttamente dal produttore o dall'autore, tanti di quei dischi da non riuscire ad ascoltarli tutti. Potreste morire di invidia, invece la sensazione che vi prende, visitando questo sito, sarà un'altra: vi sentirete delle merde. "Come è possibile", vi chiederete, "che io non trovi il tempo di fare neanche la centesima parte delle cose che fa costui?" Del sito, infatti, il rock occupa solo una sezione. Vi troverete traccia anche di tutte le altre attivita' di Scaruffi.
Solo di rock ci sono migliaia e migliaia di schede dettagliate sui singoli gruppi o autori. Di ognuno vengono analizzati tutti gli album, spesso canzone per canzone. Scaruffi stesso mi ha assicurato personalmente (è una persona gentile e disponibile) che prima di recensire un lavoro deve ascoltarlo diverse volte. Sarebbe a dire che, pur preferendo la classica ed il jazz, si è sottoposto e si sottopone da anni al ripetuto ascolto di decine di migliaia di dischi rock solo per poter scrivere la sua monumentale "Storia del Rock" (in vendita nelle migliori librerie). Il nostro culo è grande perché egli, pur essendo ormai statunitense, scrive in italiano e mette gratuitamente a disposizione di tutti le sue schede, più aggiornate dei suoi stessi libri. Siccome non bastava ancora, sta riscrivendo in inglese il sunto della storia del rock, ed anche questo è gratuitamente on-line. Insomma non si può parlare che bene di una persona simile.

Avviso per i naviganti: non vi buttate a capofitto a leggere la scheda del vostro beniamino personale. I giudizi di questo uomo feriscono. La maggioranza delle recensioni sono negative. Pochissimi sono gli 8, il 10 non l'ha ancora preso nessuno. Vi possono divertire (forse) solo le schede dei gruppi che vi stanno antipatici. Se, nel terzo caso, leggete le schede dei gruppi che ancora non conoscete vi sentirete frustrati. Leggere una recensione negativa, infatti, equivale a soldi risparmiati, ma anche a tempo perso: se non vale la pena di ascoltare il disco, fuguriamoci a cosa serve leggerne la descrizione! Non si potrebbe andare direttamente a leggere quali sono i dischi da comprare? L'autore ci viene incontro con una valanga di classifiche. Ci sono, anno per anno, i 20 album migliori, le canzoni migliori, i musicisti migliori, eccetera. Troppa Grazia! E' chiaro che, se non siete vaccinati contro l'information overload, questo sito non fa per voi.
Purtroppo le buone intenzioni rimangono spesso solo intenzioni. Ecco un esempio pratico. Vado alla classifica delle più grandi band dei tutti i tempi e vi trovo, al quindicesimo posto, i REM. Sapendo che ogni giorno esordisce un gruppo rock, il quindicesimo posto di tutti i tempi equivale all'Olimpo. Salto alla recensione e mi pregusto elogi sperticati, incenso ed iperboli. Bacchettate sulle mani, ecco quello che mi aspetta! I REM vengono demoliti pezzo pezzo, umiliati e sbeffeggiati! La classifica deve essere vecchia oppure è stata compilata troppo frettolosamente. Man mano che navigate, scoprirete che gran parte del sito è così: perennemente in corso d'opera. Tutto è provisorio, necessita di revisioni ed integrazioni. Le varie parti non sono mai sincronizzate ed omogenee. Alcune sono solo in italiano, altre solo in inglese. L'esempio dei REM dimostra che, se vuole, Scaruffi riesce a trovare un difetto in tutti i dischi, anche in "Trout Mask Replica", che giudica il migliore di tutti.
In realtà è un buonista. Se siete onesti, dovete ammettere che Scaruffi dà la sufficienza alla metà dei dischi che amate. Anche quando il giudizio su di un disco è caustico, capita che il 6 glielo molla. Immagino che gli studenti, all'Università dove insegna, il 18 lo prendano senza patemi.

Leggendo su scaruffi.com vi scoprirete ignoranti, specie per quel che riguarda gli ultimi 20 anni. Il fatto è che i dischi che lui spinge non si trovano (ancora) nei negozi della vostra città. Lo Scaruffi spiega che i veri artisti vengono di solito scoperti quando sono già morti o comunque dopo il momento di massimo splendore. La sua missione consiste proprio nel segnalare gli artisti sconosciuti eppure smisuratamente più meritevoli di quelli che popolano le hit parade. "Solo perchè la gente non ha la possibilità di ascoltare quelli davvero bravi" dice lui.
Io sinceramente gli Henry Cow li ascoltai negli anni '70 e non mi piacevano. Non mi piacciono ancora oggi, eppure sono passati quasi trent'anni. Idem dicasi per "Daydream Nation" (1988) che trovo anche peggiore. Va da sè che per Scaruffi arte ed avanguardia vanno a braccetto. Lui analizza il rock "come un'arte maggiore", e precisa che il suo giudizio è più onesto di quello del giornalista italiano comune, notoriamente succube dell'industria discografica locale, mentre lui vive su di un altro continente ed è economicamente indipendente. Il suo giudizio è più equilibrato di quello dei suoi lettori, i quali, essendo dei fans, sono per definizione ciechi.
Non escludo che Scaruffi vi convinca che tanti album a cui avete legato il cuore sono carenti di valore artistico. Fatevi passare in fretta quell'inutile senso di colpa! Immagino che siate reduci da una dura giornata di lavoro, avete bisogno di tirarvi su; ascoltate quel che più vi garba e mandate a quel paese tutti i critici!

Nella realizzazione del sito Scaruffi ha evitato di inserire immagini per consentire anche a chi ha un computer lento di collegarsi senza problemi. In realtà vi sono alcune pagine tanto cariche di tabelle e liste chilometriche che quei problemi ci sono ugualmente. Inoltre, proprio per farci entrare troppe cose, i caratteri sono microscopici.
Pur essendo una miniera di informazioni, le schede sugli artisti non offrono una lettura piacevole, per i motivi che ho spiegato dianzi. Nello stesso sito però, se continuate a scavare, troverete argomenti extra-musicali, oppure articoli musicali firmati da altri autori, ed è roba che io ho trovato molto più gustosa della portata principale.

Wilson & Alroy

Sono due musicisti dilettanti e grandi collezionisti di dischi. La loro fortuna è quella di abitare in un paese dove esistono i negozi di dischi di seconda mano, che sono la loro unica fonte di approvvigionamento. Roba incredibile per chi vive in Italia. Io ho provato a visitare due di tali negozi qui da noi e ho trovato solo l'immondizia. Una volta, su una bancarella, trovai qualcosa di appena interessante, ma i prezzi erano tanto alti da rendere più conveniente l'acquisto dei dischi nuovi.
Il sito "Wilson & Alroy" è specializzato nella maniera che meno vi aspettereste. Non si dedica ad un genere in particolare, bensì analizza quei dischi che è possibile acquistare o di seconda mano oppure "bucati" ("cut-out" in inglese). Per quei pochi che non lo sapessero: quando un disco è messo fuori catalogo, le copie residue vengono bucate sulla copertina e immesse in circolazione a prezzi stracciati. Il buco è necessario per motivi fiscali e doganali.
Ora che sapete dove comprano i dischi Wilson & Alroy, capirete che non è questo il sito dove cercare informazioni sulle ultime novità. Troverete molto ben coperto il rock classico; in più spruzzatine di black-music, jazz e musica brasiliana. Questo è considerato il sito di recensioni più antico. Scaruffi non sarebbe d'accordo, perchè il suo sito è più antico dello stesso web, ma c'è un motivo per dargli torto. W&A hanno scritto in inglese, non in italiano, quindi loro esistono e Scaruffi no.

W&A si sono conquistati la fama di duri e puri perchè hanno sempre rifiutato di ospitare qualsiasi forma di pubblicità. In realtà fanno molto di più. Hanno pubblicamente criticato Napster. Rispettano i musicisti come colleghi e condannano ad ogni forma di pirateria, quindi anche la masterizzazione. Condannano anche l'industria discografica e questo significa che non comprano dischi nuovi, ma solo usati. Su questo mi trovo perfettamente d'accordo. Se facessimo tutti come Wilson & Alroy, i dischi costerebbero meno della metà. C'è chi dice che W&A hanno talmente saccheggiato i negozi di roba usata da non riuscire a trovare più nulla di buono. Questo sarebbe il motivo per cui negli ultimi anni hanno aggiunto solo poche recensioni nuove.
I due amici, per continuare ad essere tali, non firmano mai assieme la stessa recensione. Di regola non si trovano d'accordo su nulla e spesso troverete due recensioni per lo stesso disco. Non più di due, però: non si pubblicano contributi e commenti dei lettori.

Di questo sito mi piace quasi tutto. Mi piacciono le recensioni sintetiche che vanno subito al dunque. Mi piace la scelta dei musicisti coperti. Mi piace la chiarezza dello stile. Mi piace l'idea di dare, per ogni musicista, un link al suo sito o a quello di un suo fan. Mi piace il fatto che, di solito, trovo quello che cerco. Mi piace il logo. Mi piace lo slogan "Noi ascoltiamo i dischi pidocchiosi così ti risparmiamo la fatica" ma non lo condivido. Anch'io sono curioso di ascoltare direttamente cosa ci stà là dentro (possibilmente senza spendere). Mi piacciono gli articoli storici e quelli di opinione che corredano il sito.
Poi ci sono le immancabili classifiche... per fortuna non sono tante e non fanno venire la nausea. Il punto debole è lo sfondo. Dovrebbero essere dei dischi, invece sembrano primule. Il fatto che il sito mi piace tanto non vuol dire che io condivida i giudizi contenuti. Ma questo non c'era bisogno di dirlo... Comunque rispetto il loro parere competente. Di solito i musicisti sanno distinguere gli artisti veri da quelli falsi.

Mark Prindle

Se ho capito bene Mark è un disk-jockey nonchè musicista. Come carattere è un mattacchione ed un amicone. Con una ricetta semplicissima ha inventato la raccolta di recensioni più famosa e frequentata del web, nonchè il paradigma a cui tantissimi siti più giovani si sono improntati. La ricetta è racchiusa in una sola parola: "interattività". L'organizzazione è semplice: per ogni gruppo importante c'è una pagina (lunghissima) con tutti i dischi ufficiali e qualche bootleg, nel consueto ordine cronologico. Per completare le discografie, i pochi dischi di cui Mark è privo sono stai recensiti dai lettori. Ad un certo punto Mark ha sognato in grande ed ha commissionato ai lettori più attivi la stesura di intere pagine. In questo modo ha raddoppiato il numero di recensioni. Infine ha passato il sito intero nelle mani di Rich Bunnell, che funge da moderatore, mentre lui continua a fare lo scrittore delle sue pagine ed il guastatore delle pagine altrui.
Ecco che spunta fuori l'interattività! Significa che i lettori possono inviare i loro commenti e se li vedono pubblicati in calce alla recensione corrispondente. Non stupisca che le pagine siano cresciute fino a dimensioni gigantesche. Sembra di calare dentro un news group non moderato. Si trovano tanti commenti di gente competente, tantissimi di incompetenti, insulti e coloriture varie.
Prindle è famoso per il suo stile vivace, gergale e sboccato. Chi lo capisce richia di morire dal ridere, chi l'inglese lo ha studiato solo a scuola rischia di non capirci nulla, perché ci sono parole che non si trovano neanche sul vocabolario. Anche quando il linguaggio è comprensibile, non è chiaro se Prindle stia facendo sul serio, stia provocando, si sia drogato o voglia prendersi gioco dei lettori.
Il genio di Prindle ha prevalso sul suo amor proprio: qualsiasi cosa gli abbiano scritto, anche i commenti più ingiuriosi, lui l'ha pubblicata pari pari. Questo ha fatto di lui un eroe del trash.

Avete capito che il sito di Mark rischia di diventare per voi una divertente perdita di tempo. Le analisi approfondite sono l'eccezione. Il metro di giudizio non è omogeneo. I commenti dei lettori vi satureranno in breve il cervello. In poche parole, è difficile che questo sito vi possa convincere ad acquistare o non acquistare un disco. Di solito vi confonde le idee (a meno che non vi limitiate a leggere i voti numerici). Per rinfrancarvi andrete a leggere le recensioni dei dischi che possedete già, perchè almeno conoscete l'argomento della discussione. Per esempio, andrete alla pagina dei Pink Floyd, che comincia così: "Pink Floyd is a band - not a guy". Mitico Mark, solo tu sai sdrammatizzare le cose in questo modo. Continua a farci sorridere!

Bruno Anastasi

Questo sito ha una missione. Si chiama "Ars Gratia Artis" che, per chi non conosca il latino, significa "l'arte per l'arte". Il sito non è in latino, ma in italiano, con numerose e corpose citazioni in inglese. Il sottotitolo è: "i dischi censurati dalla radio e dai giornalisti". Almeno una visitina ce la dovete fare. Vi sono tante note polemiche, ma sono polemiche dettate dall'amore per la buona musica e dal risentimento verso chi ne impedisce la diffusione, quindi polemiche che mettono di buon umore.
Le recensioni sono tutte positive. I dischi brutti non vengono riportati proprio. Mi sembra una scelta saggia. Questo sito serve, infatti, a far venire la voglia di ascoltare la musica, non a farla passare. La cosa più bella è vedere come l'Anastasi ami e metta allo stesso livello rock, free jazz, musica contemporanea ed easy listening. E' un esempio che vale più di quella frase ("Conosco solo due tipi di musica: buona e cattiva musica") che è stata attribuita ora a Duke Ellington, ora a Stravinsky, ora a non so chi altro, e ripetuta da tutti.

Il sito appare come un collage di immagini, ritagli di giornale e stralci di libri (curioso, visto che nella home-page si sparla tanto dei giornalisti...). Per quel cho ho capito, Anastasi ci ha dapprima messo i titoli di tutti i dischi in suo possesso e, poi, man mano che trova dieci minuti di tempo, ne recensisce uno. Il sito cresce lentamente con una piccola manciata di recensioni nuove ogni mese. I dischi sono suddivisi per generi, ma l'autore avverte che questo vien fatto solo per comodità di consultazione, non con intento catalogatorio. La maggior parte dei dischi sono datati: Sinatra, Beatles, il Miles Davis antecedente "Bitches Brew", progressive. Semplificando, durante i ''60 Anastasi ha comprato Beatles e free-jazz, nei '70 comprava un disco alla settimana, durante gli '80 ha comprato solo quelli di XTC, John Scofield e Jerry Bergonzi, e nei '90 Kenny Loggins ed i cofanetti della Rhino.

Quelle poche volte volte che scrive di suo pugno, Anastasi riesce ad appassionare. Il sito, però, presenta più spazi vuoti che pieni. Insomma, se cercate la recensione di un disco ben preciso, dovete essere molto fortunati per trovarla. Mancano del tutto introduzioni e note biografiche, che dovete ricercare da voi nel web (mancano anche i links).

George Starostin

Ecco un altro personaggio incredibile. Vive in Russia, è relativamente giovane ed ha sorpreso tutti per una prolificità divenuta leggendaria. Da quando ha cominciato a scrivere ha dimostrato una grande voglia di migliorare e l'onestà di rivedere i suoi giudizi. Mi aspetto pertanto che compia altri passi avanti. George parla un numero incredibile di lungue ed asserisce che sarebbe in grado di imparare una lingua nuova in pochissimo tempo. Lavora all'Università proprio in questo campo, ma trova il tempo per scrivere le recensioni più lunghe che io ricordi. Naturalmente le scrive in inglese, altrimenti non le riuscirei a leggere. E che inglese! Pieno di sfumature, vocaboli appropriati, espressioni tipiche, scorrevole, privo di errori... Sapevo che per parlare bene l'inglese bisogna nascere in un paese non anglosassone, eppure son rimasto sorpreso quanto tutti gli altri. Leggendolo non solo imparerete la storia del rock, imparerete anche l'inglese!

Come dice il titolo, il suo è un sito specializzato sul "Classic Rock". All'inizio George aveva ben chiaro in testa che cosa significasse questa espressione, equivalente al periodo d'oro 1965-1975. Degli artisti che avevano esordito in quel periodo decise di considerare anche le opere successive. Successivamente il concetto è stato esteso agli anni d'argento e non si sa bene a cos'altro. Adesso, ogni volta che mi accingo ad una visita mi aspetto qualche sorpresa. La più bella è stata, sotto Natale, quella di trovare la Premiata Forneria Marconi.
E' un motivo di orgoglio per noi italiani, perché è una delle prime band non anglosassoni di cui George parli in termini lusinghieri. Addirittura all'inizio lui aveva promesso che non avrebbe mai preso in considerazione nulla che non provenisse da USA o UK. Su tante cose il nostro aveva delle concezioni dogmatiche; oggi incomincia ad avere dubbi ed eccezioni come una persona normale e mi diventa dempre più simpatico.

Prima di diventare famoso, lo Starostin comprava i dischi sul mercato russo che deve essere una specie di contrabbando legalizzato. Malgrado i dischi costassero poco, il suo budget limitato gli impediva di completare le discografie. Quando è diventato famoso, George ha trovato il modo di procurarsi tutto quello gli serve, in formato mp3. Adesso si può permettere di setacciare tutti i gruppi minori del progressive rock, e di recensirne l'intera discografia. Le sue recensioni, come detto, sono estese, di solito troppo. L'autore è prolisso e verboso ed i suoi concetti sono ripetuti anche 2 o 3 volte. Fra una recensione e l'altra c'è un link per passare ai commenti dei lettori, che sono pubblicati in pagine separate. Questa è un'ottima idea. Io sono così stanco dopo aver letto una recensione, che i commenti dei lettori non li leggo mai, ma temo di perdere il meglio. Infatti, al contrario di Prindle, Starostin filtra i contributi e vi dà da leggere solo quelli costruttivi.

L'autore è un ottimo osservatore ed ascoltatore e possiede delle capacità analitiche che non si trovano neanche nei giornalisti professionisti. Quando scrive, lui insegna. Ma non dall'alto della cattedra. Egli cerca di convincere ed educare il lettore. Egli porta argomenti, motivazioni, ragionamenti per suffragare i suoi voti. La votazione è duplice. Un primo numero valuta il disco all'interno della discografia del singolo artista. Un secondo numero ha valore assoluto e permette di paragonare album di artisti diversi. Questa storia dei voti non mi piace, ma leggo volentieri le recensioni perchè mi fanno funzionare il cervello. Di solito dissento, ma è un piacere seguire certi ragionamenti.

Malgrado la grafica spartana, le pagine sono sovraccariche e mettono a dura prova qualsiasi browser. C'è stato un netto miglioramento da questo punto di vista negli ultimi mesi. Le uniche figure sono le copertine degli album, le quali rendono gradevole la navigazione e a mio parere facilitano la lettura. Nulla è lasciato al caso, tutto è corretto e funzionante, sembra di viaggiare in prima classe. A completare l'opera ci sono articoli di opinione, articoli di informazione ed un forum sempre aperto chiamato "Music Babble".

Black Diamond Bay

Mi limito al minimo di spiegazioni perché si tratta del sito in cui vi trovate in questo momento. Esso deve ancora crescere per avvicinarsi ai precedenti, ma le premesse ci sono. Dal punto di vista grafico, il primo posto se l'è già aggiudicato, malgrado il neo dei caratteri tipografici quasi illeggibili, ma immagino che verranno sostituiti in futuro con qualcosa di più idoneo allo schermo di un computer.
Più che la grafica, la novità sostanziale sta nell'abbattimento dei ruoli. Non c'è la divisione fra il conduttore da una parte, che tutto sa e tutto dice, ed i visitatori dall'altra, che rispondono incazzati. BDB è come una rivista che pubblica sia gli articoli che le lettere dei lettori, ma senza distinguere fra gli uni e le altre: siamo tutti giornalisti! Anche se il prezzo da pagare è la disomogeneità dei giudizi, l'approccio di tipo giornalistico dovrebbe garantire sulla qualità della scrittura. I siti interattivi lasciano molto a desiderare al riguardo. Essi si trasformano spesso in disordinati forum dove, nel migliore dei casi, si trovano pensieri scritti di getto con poca attenzione sia alla forma che alla sostanza.

E' una mia forzatura quella di paragonare BDB ai siti precedenti, perchè BDB vuole essere molto di più che una raccolta di recensioni. Il mio augurio è che la sezione recensioni cresca fino a diventare una fonte di consultazione, ma senza snaturare il sito. Non escludo che anche a me possa venire il prurito di recensire i pochi dischi che possiedo; pare sia una malattia contagiosa... fate attenzione!

Giuseppe Balacco


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