Questa che segue e' una mia personale (manco a dirlo, visto che il sottoscritto
si reputa un autentico "maniaco della personalizzazione"...) analisi su uno
dei brani piu' famosi e celebrati della Storia del Rock: HOTEL CALIFORNIA.
Ma la caratteristica peculiare di questa sorta di "interpretazione" sta' nell'aver
dato una propria immagine e fotografia del testo della celeberrima canzone,
indiscussa metafora su di un'America allora in piena crisi d'identita' (era
il 1976, e gli americani dovettero sop- portare l'infausta onta di due vergognose
sconfitte, una in campo militare, con le assurde morti di un'altrettanto assurda
guerra, quella del Vietnam, ed una politica, vale a dire lo scandalo del Watergate,
egregiamente illustrato dal famoso film del 1976 diretto da ALAN J. PAKULA
- "TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE" (con Robert Redford e Dustin Hoffmann,
nei panni di Woodward e Bernstein, i due autori del "caso gior- nalistico
del secolo").
Ma HOTEL CALIFORNIA ha anche (e soprattutto) il pregio di "dipingere" un quadro
essenziale quanto spietato sulla sempre discussa vita da rockstar, condita
dai suoi eccessi, da droghe di ogni tipo, da vizi e controvizi, fino a toccare
il ben noto "punto di non ritorno", dal quale non si puo' piu' chiaramente
tornare indie tro, e la rockstar di turno si vedra' costretta a rimanere imprigionata
in un mondo d'ovatta che lui stesso ha contribuito a creare ma che ora rappresenta
il suo personale Inferno.
Tutti questi temi sono egregiamente "esposti" nella bellissima HOTEL CALIFORNIA,
di cui io, molto sinceramente, ho cercato di offrirvi una panoramica sui concetti,
sia quelli di facile reperibilita' che quelli ritenuti un tantino piu' difficili
da scorgere, concetti nascosti (quasi "criptati" da una certa enigmaticita'
di contorno) che fanno di questo brano un autentico manifesto epocale. BUON
DIVERTIMENTO, quindi, e ci vediamo al prossimo appuntamento con "IL SUPREMO
IMPERATORE DEI PINDARICI". BYE TELEMACO PEPE "...l'ultima cosa che ricordo
e' che stavo correndo verso l'uscita dovevo trovare la via del ritorno da
cui ero provenuto..... "Rilassati, disse il portiere notturno, noi siamo programmati
per ricevere, tu puoi assicurarti ogni volta che vuoi.... ma non potrai mai
andare via...." Cosi' recita la condanna finale di "HOTEL CALIFORNIA", uno
dei brani rock del XX° SECOLO, una delle immortali canzoni del grande "Circo
Rock", che ha visto negli Eagles formidabili alfieri di indimenticabili e
suggestive melodie, nonche' ulteriori illustri rappresentanti della famigerata
triade "sex, drugs and rock'n'roll".
Ma molti si saranno anche chiesti quale fosse davvero il signifi cato di quella
canzone dal testo cosi' smaccatamente colmo di rassegnazione, di perdita del
proprio io, di inconvertibile destino, un destino che non puo' piu' essere
cambiato, a parere delle "Aquile". Il fatidico "punto di non-ritorno" che
tante rockstars han- no toccato, per poi essere costrette ad ammettere il
loro infame peccato. Correva l'autunno del 1976, e gli Eagles sbancarono letteralmente
i botteghini con il bellissimo singolo "HOTEL CALIFORNIA", da molti ritenuto
il vero capolavoro delle "Aquile" ma anche da molti (tutti!) ritenuto una
perfetta metafora della maledizione che colpisce chi e' baciato da troppo
successo, troppi soldi, troppo sesso ma anche troppa decadenza e poi, in alcuni
casi, morte.
"HOTEL CALIFORNIA" e' un po' tutto questo e forse anche di piu'. All'interno
del testo si possono scorgere immagini sataniche, metafora del musicista drogato
ed impotente di fronte al suo destino di follia e di autodistruzione, un vero
e proprio monumento al nichilismo tipico degli egomaniaci che da sempre popolano
il bizzarro, convulso, sporco e spietato mondo della musica rock. Ogni frase
di "HOTEL CALIFORNIA" e' una perfetta fotografia del mondo mitomane della
rockstar, che una volta raggiunto il proprio obiettivo viene miseramente risucchiato
dalla stessa egomania che prima sembrava averlo reso immune da ogni male,
quasi immortale.
L'Hotel del titolo altro non e' che una gigantesca panoramica sulla veloce
ascesa ed altrettanto rapida caduta del musicista, e vi si potrebbe interpretare
benissimo anche la mitologia faustiana, secondo la quale l'artista venderebbe
l'anima al Diavolo in cambio di fama, soldi, donne, e gloria eterna. Entro
la fine di quel 1976 Frey, Henley and Company erano consumate stars del multilaterale
e sempre imprevedibile palcoscenico-rock, completamente strafatti di cocaina,
con ognuno di loro praticamente sempre sull'orlo di una crisi di nervi, nervi
mantenuti miracolosamente saldi durante il compimento della loro piu' celebrata
opera.
L'album che da' il titolo all'omonima title-track altro non riflette che l'appeal,
il messaggio della canzone-guida, onde sviluppare lungo tutto l'arco del disco
i temi legati alle tipiche fasi nella carriera di un musicista; in poche succinte
parole, gli Eagles concepirono un concept album, per la verita' involontario,
ma cresciuto autonomamente (e ricco di coscienza e spietata amara realta'nonche'
di indiscusso di fascino e di un mai del tutto celato, compiaciuto enigma).
Ora vi portero' all'analisi dettagliata delle frasi piu' salienti della celeberrima
canzone, capolavoro assoluto ed insuperato in cui il testo recita una parte
tanto importante quanto quella della melodia. Adesso andremo a vedere perche'.
La cosiddetta "shimmering light" (luce scintillante) potrebbe rap- presentare
l'abbaglio, da tradursi nella magnetica attrattiva che il mondo della musica
puo' attrarre un musicista ancora in erba ma terribilmente ambizioso. Poi
tutto d'un tratto il nostro prota- gonista avverte "la campana della missione",
da interpretarsi molto presumibilmente come un campanello d'avvertimento,
quasi ad indicare i pro ma (soprattutto) i contro in cui si puo' imbattere
chi ha scelto di percorrere questa lunga e faticosa corsa verso il successo.
"...e fra me e me pensai: questo puo' essere il Paradiso... oppure l'Inferno"
- che in pratica riassume i concetti non appena espressi. E' tanto bello che
potrebbe significare Paradiso, cosi' come potrebbe rivelarsi tanto brutto
che potrebbe voler dire vivere nell'Inferno.
Le "voci giu' nel corridoio" possono essere viste come voci ingannevoli, quello
stesso inganno che si cela dietro l'apparenza di un posto "cosi' bello"....
"una faccia cosi' bella".... ovvero: un mondo (quello del music-business)
apparentemente cosi' bello, con tante belle facce, ma che poi.....; "un sacco
di stanze all'Hotel California ....": e' una chiara metafora sul lusso, sconsiderato
ed inimmaginabile che una rockstar puo' raggiungere una volta realizzate le
sue ambizioni....o meglio: un vero e proprio "specchio per le allodole"...
Ma andiamo avanti; ora ci stiamo per imbattere nella parte piu' affascinante
e "maledetta" del testo, che "profuma" spesso di enigmatico. "La sua mente
era distorta.... lei ha una tale passione per le Mercedes...." - quando il
musicista diventa una star, innegabilmente esso puo' coincidere con un periodo
di folle autodistruzione da parte dell'artista stesso, e tanta profusione
di ego si puo' manifestare, come ben si sa, nella smodata passione per le
automobili, soprattutto per quelle di rango superiore e portate alla grande
velocita'. "Lei ha un sacco, davvero un sacco di graziosi ragazzi.... che
lei chiama "amici"...... "Come danzano giu' nel cortile.... dolce sudore estivo....
danza da ricordare, danza da dimenticare......" OOOOOOH.... qui tocchiamo
corde molto molto sottili......: a mio pa- rere il termine "graziosi ragazzi"
e' una metafora del sesso, spesso quello sconsiderato e sfrenato, senza soluzione
di continuita', vero e proprio "stemma" e caratteristica predefinita della
classica rock-star; d'altronde quando si ha successo, si viene immancabilmente
circondati da un mucchio di gente, di ogni tipo, e probabilmente c'e' qualche
riferimento alla "summer of love del '67", condita si' da giorni indimenticabili
ma anche da "danze" non proprio memorabili...
"Cosi' chiamai il "Capitano" e gli chiesi se aveva ancora quello "spirito"....
- spirito qui ha accezione di vino ma e' intelligentemente usato come termine
ambivalente, e cioe' significante "spirito, spirito di un'epoca andata..."
- infatti la frase seguente recitera': "Non abbiamo piu' quello "spirito"
qui dal 1969...." oooooooh...... frase a dir poco magnetica e tra le piu'
riuscite e simboliche di "HOTEL CALIFORNIA": in breve, come gia' accennato
soprastantemente, le nostre rockstars vivono un periodo di totale smarrimento,
di totale disillusione, politicamente parlando l'America e' in crisi pro-
fonda e gli Eagles genialmente "fotografano" questo cruciale momento come
una "perdita di spirito", quello spirito, ormai non piu' proponibile, di un'epoca
(quella dei caotici, convulsi ma libertari e rivoluzionari anni '60) che oramai
e' gia' morta da tempo, e precisamente, secondo gli Eagles, da quel 1969.
"E quelle voci ancora che richiamano nel cuore della notte, svegliandomi......
"Benvenuto all'Hotel California...... un posto cosi' bello, delle facce cosi'
belle...." - siamo daccapo, quelle frasi da veri e propri millantatori in
una realta' completamente distorta e claustrofobica, richiamano l'attenzione
del protagonista; "...se la godono all'Hotel California.....": anche questa
e' una metafora sugli (immensi) piaceri che il diventare ricco e famoso comporta,
quindi esprime un immenso piacere e divertimento, fino ai limiti del consentito,
della star in questione, avido in tutto e per tutto a "succhiare" ogni singolo
beneficio da questa esistenza dorata.
La strofa si conclude con "...porta i tuoi alibi...." - segno infausto per
la rockstar/protagonista che, una volta commesso il peccato, non puo' che
costruirsi degli alibi.... per scontare le sue colpe. Ora arriva la parte
forse piu' interessante. "Specchi sul soffitto, champagne rosa sul ghiaccio
- e lei disse: "Noi siamo tutti prigionieri qui, per nostra stessa scelta......
E nella stanza padronale si sono tutti riuniti per la Festa....... Loro l'hanno
accoltellato con i loro acuminati coltelli, ma non sono riusciti ad uccidere
LA BESTIA!..." "...l'ultima cosa che ricordo e' che stavo correndo verso l'uscita...
dovevo trovare la via del ritorno dalla quale ero provenuto.... "Rilassati,
disse il portiere notturno, noi siamo programmati per ricevere, tu puoi assicurarti
ogni volta che vuoi.... MA N0N POTRAI MAI ANDARE VIA...." "Specchi sul soffitto,
champagne rosa sul ghiaccio": sono forme di lusso sfrenato che solo le milionarie
rockstar si concedono, un po' per capriccio, un po' per puro istinto edonistico,
io le interpreto anche come un male insito nella vita da rockstar..... "Noi
siamo tutti prigionieri qui, per nostra stessa scelta": il musicista arrivato
al successo ed ormai consacratosi automaticamente si proclamera', suo malgrado,
"prigioniero di se stesso", prigioniero di un mondo che lui non e' piu' capace
di controllare, il destino appare gia' segnato, ed ormai non sembra esserci
piu' via di scampo. (davvero affascinante questo periodo, gli Eagles evidentemente,
pur strafatti e stracotti, avevano le idee chiare in proposito...)
La Festa ed il successivo delitto sono altre spietate, decadenti metafore
sulla smodata e scriteriata condotta di musicisti ormai autentici viziati
e non piu' padroni delle proprie vite: sia "Festa" che "Bestia" qui hanno
allusioni demoniache, ma in realta' "coprono", per cosi dire, una ben piu'
amara, atroce verita': la DROGA (qualificata come BESTIA) ha preso il sopravvento,
e, pur avendo tentato di reprimere l'abuso che se ne fa con "coltelli acuminati"
(onde a significare disperati tentativi per non cadere schiavi della massicce
dosi di cocaina di abusano i potenti del rock) essa ha via libera, e pare
risultare assolutamente imbattibile.
Infine: quando ci accorgiamo di essere prossimi alla autodistruzione e quindi
al pericolo morte, cerchiamo disperatamente, affannosamente di ritrovare la
via del ritorno, ovvero la via della redenzione, e la fuga da questo mondo
di ovatta e di false illusioni. Ma oramai e' troppo tardi: il "portiere notturno"
simboleggia il famigerato "punto di non-ritorno": in pratica alla rockstars
sara' concesso tutto quanto e' possibile essere concesso, loro potranno rimanere
rinchiusi nel loro mondo claustrofobico fatto di lusso, sesso incondizionato,
droga e riti satanici, ma per loro e' giunta l'ora, ed una volta arrivati
non si puo' piu' tornare indietro. Una volta entrati nell'Hotel California,
non sara' piu' possibile uscirne. MAI PIU'.
Telemaco "The beast" Pepe
...alias Alan "J-K-68" Tasselli
....due persone, due ego in UNA...
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