MORR MUSIC

Sono state le preziose corde vocali di Peter Astor (The Wisdom Of Harry) a nominarmi per la prima volta il nome Morr Music, durante una bella, divertente e rilassata intervista che si è protratta chiacchierando del suo amico Glen Johnson (Piano Magic), adorato da entrambi, sconfinando poi a parlare delle evoluzioni dell’universo Warp. "Dovresti ascoltare assolutamente le cose della Morr, un’etichetta tedesca che ha pubblicato già tre o quattro dischi straordinari" mi buttò lì quel geniaccio di Peter.
Fatto ovviamente tesoro di questi consigli (ho una enorme stima per lui, fin dai tempi del periodo Creation), mi sono fiondato alla ricerca di notizie sulla label, scoprendo subito, con grande conforto, che già godeva di un’ottima distribuzione italiana attraverso la Wide di Pisa. Intanto cresceva dentro di me anche un interesse maggiore, e una più decisa selettività, nei confronti dello sconfinato universo della musica elettronica: avevo visto dal vivo i Mouse On Mars (straordinari) e, nel frattempo, ascoltato alcuni dischi fondamentali sia della Warp (Autechre, Black Dog e Aphex Twin) sia al di fuori di essa (terroristi elettronici della costa californiana, fini rumoristi quali i Matmos e artisti più intellettuali come alcuni della Matador e della Thrill Jockey).

Insomma stavo orientando i miei gusti. Come una manna dal cielo, un paio di mesi dopo, cioè nel settembre del 2000, mi imbatto in una illuminante compilation dal titolo intrigante e curioso. Putting The Morr Back In Morrissey (la dodicesima uscita dell’etichetta) è un doppio CD che consiglio veramente a chiunque voglia farsi un’idea (ma ormai è già riduttiva) di come suonano le produzioni della Morr. Un’elettronica calda, calma e avvolgente, con pochi beat e qualche rumorino di tanto in tanto.
Artisti che condividono il medesimo sentire e che l’etichetta lascia liberi di collaborare con altre label per un costante arricchimento reciproco. Cominciamo a fare qualche nome: Manufracture, dalle atmosfere acustiche eteree e sognanti; The Notwist, gruppo culto, giunto ora alla notorietà ambient dopo un percorso post punk e amicissimi dell’illuminato fondatore Thomas Morr; Hermann & Kleine, ideatori di un sinfonismo digitale figurativo a tratti angelico; Styrofoam, che manipola trame rock; e poi artisti che sono divenuti via via sempre più popolari come i Tied & Tickled Trio (una costola dei Notwist), i Mùm (titolari di un album in uscita proprio ora davvero fantastico, che trovate però nel catalogo Fat Cat), e soprattutto i Lali Puna, altro side-project dei Notwist, arrivati alla meritata notorietà in quanto indicati dai Radiohead fra le influenze del loro nuovo corso (di Kid A e di Amnesiac), ma soprattutto con il loro pop d’atmosfera, nel recente splendido Scary World Theory.

Certo le trame elettroniche di questa specie (totalmente al di fuori cioè delle piste da ballo), necessitano di attenzione e a volte possono creare distanze con il loro ipnotismo, l’incedere dal passo dolente e l’apparente freddezza, ma sanno anche, di contro, rapire e affascinare come poche altre. E sanno anche raccontare molto bene la storia del rock, come ad esempio Poplopops For Breakfast di Bernard Fleishmann, una delle prime pubblicazioni dell’etichetta ad aver avuto successo, che ripercorre le spinte kraut rock, ben ammorbidite e dilatate in questo nuovo mood di sonorità evanescenti. Oppure l’omonimo lavoro di Wechsel Garland, plumbeo e notturno, malinconico e seducente, come buona parte dell’attuale cantautorato tradizionale. Oppure ancora il recente Orion dei danesi Limp, un side project di lusso in cui sembrano essere confluite tutte le spinte rock degli ultimi vent’anni, filtrate dagli umori di Chicago e con un perfetto amalgama fra elettronica di sottofondo e strumentazione classica a condurre la parte narrativa (splendide le chitarre quasi blues).

Costante di tutte le produzioni Morr Music sembra essere il fatto che gli elementi armonici tendono a dominare su quelli rumoristici: per fare un paragone con la Warp, siamo più sul versante Boards Of Canada che su quello di Squarepusher. E comunque, laddove presente, il caos ritmico confluisce quasi sempre in un agglomerato melodico: nell’insieme prevale l’impressione di un’atmosfera "easy" (questo ha contribuito ad avvicinare alla Morr gli estimatori del pop britannico, ad esempio, ma lo stesso Thomas si dichiara fan degli Smiths).
Perciò il pubblico ideale della Morr può essere rappresentato sia dagli ascoltatori più inesperti, che da orecchie più abituate a districarsi fra le trame complesse della musica elettronica, anche quella colta. Il tragitto con la visual art poi è davvero breve e apre nuove porte al mondo Morr: l’immagine dell’etichetta tedesca è ben veicolata e veicolabile dal punto di vista delle arti visive, proprio per la qualità della sua musica che imprime profondità alle cose rappresentate, senza però rubarne la scena. Un insieme di suggestioni per l’anima e per il corpo, per niente new age, e ben calate nella storia della musica rock. Un universo di colori, odori e trame sonore che vi invitiamo a scoprire condividendone con noi il piacere.

Altre dieci etichette tra elettronica soft e pop

Warp Records
Hefty Records
Karaoke Kalk
Hausmusik
Rocket Girl
Beatservice Records
Thrill Jockey
Sonig
Chocolate Industries
Schematic

Cinque dischi Morr da comprare subito

AA/VV - Putting The Morr Back In Morrissey, (2CD) 2000
Wecksel Garland - Wecksel Garland, 2000
Tied And Tickled Trio - EA1 EA2 Remix, 2000
Lali Puna - Scary World Theory, 2001
Limp - Orion, 2002


di Pier Angelo Cantù, tratto dalla rivista Late For The Sky, n. 58, maggio 2002


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