QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO
Ovvero:
uno dei piu' memorabili, significativi, spiazzanti, drammatici ed anti-convenzionali
films di ogni tempo. "QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO" ("One Flew
Over The Cuckoo's Nest", regia di Milos Forman, 1975) assurge a pieno
titolo ad icona cinematografica del Ventesimo Secolo, nonche' seconda pellicola
in assoluto nella Storia della Settima Arte ad essersi aggiudicata le 5
statuette piu' prestigiose: Miglior Film (Milos Forman), Miglior Regia
(Milos Forman), Migliore Sceneggiatura (Bo Goldman e Lawrence Hauben),
Miglior Attore Protagonista (Jack Nicholson) e Migliore Attrice Protagonista
(Louise Fletcher).
"QUALCUNO
VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO" non e' stato solamente un film di commovente,
struggente bellezza bensi' anche e soprattutto una magistrale, tagliente,
cinicamente feroce allegoria su di una civilta' all'interno della quale,
ad un certo punto, non si riesce piu' a distinguere il malato di mente
da quello sano.
Forman
egregiamente accentra le proprie lucide e spietate visioni su di un contesto
di ordinaria anormalita: la diversita' vista come "demone"
integratosi nella Societa' Moderna, sorta di "cancro isolato" del quale
non esiste una specifica cura onde poterlo combattere e debellare. I pazienti
dell'Istituto Mentale dell'Oregon testimoni di questo film, non godono
certo di un trattamento migliore rispetto ai criminali rinchiusi in una
prigione: il sentimento di crudelta' e forte, acida avversita' nei loro
confronti non appare granche' dissimile: e' in queste sottilissime circostanze
che la follia rimane vittima di un (pre)giudizio imperdonabile: sembra
essa stessa venire etichettata come un efferato crimine del quale vergognarsi
e sentirsi umiliati, piuttosto che un semplice trauma esistenziale o terrificanti,
oscure fasi di nera depressione incuneatasi nelle fragilissime menti di
esseri umani particolarmente (troppo!) sensibili.
Innegabile,
indissolubile epicentro della pellicola non poteva non essere Jack Nicholson
che con il "CUCULO" avrebbe imposto in maniera perentoria e definitiva
il suo inimitabile stile recitativo: idealmente potremmo spezzare il
film in due antitetiche fasi: la prima, dominata da un impagabile,
sferzante istrionismo: godremo in tal modo di momenti di assoluto spasso
ed irriverenza: e' Nicholson il filtro attraverso il quale si materializza
un iconografico rovesciamento dei dogmi ed istituzioni allora colonne portanti
dell'establishment americano (e non solo). L'innata attitudine all'anarchia
rivoluzionaria e destabilizzatrice di Nicholson/McMurphy e' quanto di piu'
concettualmente lontano dalle rigide, talvolta ferocemente ossessive imposizioni
espresse dalla Direttrice dell'Ospedale Psichiatrico, un'efficacissima,
glaciale ed incorruttibile Louise Fletcher (Dott.ssa Ratched): sono gli
efferati, altamente drammatici scontri verbali tra i due principali antagonisti
che costituiranno il cuore di "QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO".
In altre parole: senza la presenza dell'invalicabile, inespugnabile autorita'
di Miss Ratched/Fletcher, il film sarebbe stato certamente "ucciso", annichilito
dalle geniali, imprevedibili impennate istrionico-recitative di Nicholson.
La
seconda parte, al contrario, funge da perfetto contraltare alla prima:
man mano che i secondi scorrono sull'orologio, si comincia a percepire, sempre
piu' possente ed ingombrante, un'atmosfera tersa e impregnata di diabolica
tensione: la carica goliardica di McMurphy si spegne gradualmente, onde
lasciare spazio ad una drammaticita' spiazzante e dai tratti sadici e
sinistri, che avra' come epilogo la terrificante scena del suicidio di
Bill Bibbitt e conseguente assalto di McMurphy ai danni di una impassibile, impossibilmente
disumana Miss Ratched. Ed infine: il fotogramma finale: quello raffigurante
un Randall McMurphy lobotomizzato, trucidamente privato di ogni facolta'
intellettiva, barbaramente spogliato delle sue oramai cosi' caratteristiche
"accelerazioni", alterazioni mentali: il suo splendido carisma, unito
ad una irrefrenabile carica adrenalinica, e' stato 'frantumato' dall'insensibilita'
di un Sistema che sembra fare dell'elettro-shock un marchingegno infallibile
onde reprimere, nella maniera piu' brutale e criminale immaginabile,
tutti quei "diversi" i quali, seppur comuni esseri mortali come tanti
altri, hanno faticato piu' del normale al fine di ritagliarsi un piccolo
pezzo di mondo da custodire...
"QUALCUNO
VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO" offre un'ampia gamma di sentimenti contrastanti:
non solo la visione antitetica dipinta dal dualismo Ratched - McMurphy,
bensi' non meno significativi, impietosi quadretti sull'inedaguatezza
della psichiatria moderna nel saper affrontare correttamente un dramma
eterno come quello della pazzia: l'immagine che il capolavoro di Forman
vorrebbe trasmettere al pubblico e' quella di un'incalcolabile impotenza,
un'impotenza dettata dalla arroganza ed acida supponenza di cui molti,
troppi medici continuano a macchiarsi ai danni dei piu' deboli, ovvero
noi cosiddetti malati di mente, autentici dissociati ed incontrastati paladini
della follia.
Ne scaturira' dunque uno spaccato colmo di decadenza e lugubre,
oscuro abbandono alla dispersione di ogni scintilla di umanita':
lo spegnimento cerebrale di McMurphy e' supremo, estremo simbolo di anti-utopia
e gelida rassegnazione, l'ennesima sconfitta di un uomo che ha saputo coraggiosamente
combattere contro lo scetticismo e l'ottusita' di un mondo dal quale non
si e' mai sentito accettato, e verso cui aveva provato sino a quel momento
un sentimento di odio e totale, sprezzante avversione. Ma proprio quella
meravigliosa utopia che sembrava irrimediabilmente svanita, per un brevissimo
attimo riappare: il gesto, iconoclasta e struggente nella sua commovenza,
del Grande Capo Indiano che con tutta la disperazione che ha in corpo sradica
il lavandino di uno dei bagni dell'Istituto per poi liberare McMurphy lobotomizzato
e infine fuggire insieme a lui dal manicomio riaccende, seppur fugacemente,
una scintilla di speranza, lasciando lo spettatore sospeso nel pensiero,
oscillante nell'aspettativa, miracolosamente rinata, di poter riabbracciare,
anche solo per una volta, quel briciolo di umanita' che va facendosi sempre
piu' raro.
E,
perche' non ammetterlo?: non vi sentite anche voi, come il sottoscritto,
un po' il Randall McMurphy della situazione, disperso nel mare di
ignoranza ed insensibilita' della civilta' moderna, incapaci di poter democraticamente
dire la nostra senza venire criminosamente accusati?...
Alan "J-K-68" Tasselli