Le storie della frontiera possiedono i caratteri contraddistintivi dell’epica.
Realtà e leggenda si compenetrano, fatti e personaggi che pur provengono
da un contesto reale sono circonfusi da un alone favoloso. Le gesta degli
eroi positivi e negativi che siano assumono connotati e proporzioni straordinarie.
Un’aura di romanticismo pervade cronache di fatti che fuori da tale eccezionale
contesto non rivelerebbero alcunché di prodigioso. I racconti del West
solleticano l’immaginario collettivo, si alimentano gli uni degli altri, ingigantiscono
nella pratica del racconto orale, della fioritura letteraria, qualche volta
dell’iconografia fotografica. Billy The Kid, come William Cody, come Wild
Bill Hickock, come il generale Custer o Cavallo Pazzo, appartiene a una galleria
di personaggi mitici che sconfina dalle pagine dei giornali, dai resoconti
del tempo, per divenire pura essenza mitologica.
Attorno alla vita di Billy The Kid germinò una pletora di scritti,
più o meno tendenziosi, spesso non aderenti alla realtà, liberamente
affidati al galoppare di sbrigliate fantasie. In qualche caso vi fu un grado
di affidabilità maggiore che produsse stesure più verosimili,
aderenti all’effettivo svolgersi dei fatti. Abbiamo cercato di raccogliere
un po’ di dati per fare chiarezza e conoscere più a fondo la cornice
di uno dei più affascinanti dischi della storia del rock. La fonte
principale da cui derivarono varie biografie, buone o cattive, è "The
autentic life of Billy the Kid", diario dei fatti che proprio lo sceriffo
Pat Garrett stilò di propria mano, affidando la stesura definitiva
al giornalista Ash Upson. Henry McCarty nacque attorno al 1859 negli "slums"
irlandesi, nei quartieri più poveri di New York. Nel 1873 sua madre,
vedova, si risposò con William H. Antrim a Santa Fé, cognome
che in qualche caso il ragazzo mutuò.
Da adolescente Billy frequentò dubbie compagnie che lo indussero a
furtarelli, procurandogli una temporanea reclusione. La prima evasione della
sua vita passò per la cappa di un camino. Allontanatosi definitivamente
dalla casa materna, alternò un regolare lavoro presso fattorie a furti
di bestiame, conducendo una vita libera e selvatica. Incline alla musica,
buon parlatore e lettore, sensibile e brillante nei rapporti personali, di
modi cortesi benché facile a scoppi d’ira, turbolento spirito libero,
il 17 Agosto 1877 in Arizona, freddò un prepotente che probabilmente
non aveva accettato di perdere al gioco d’azzardo, specialità nella
quale il giovane "vaquero" sembrava eccellere.
Da qui iniziò una vita randagia, raminga, per pascoli e alture, al
di sopra della legge, forte di un codice morale tutto personale che escludeva
la rapina a treni e banche, lo stupro, l’omicidio che non fosse dettato dalle
necessità della legittima difesa, della rappresaglia per un’azione
uguale. Ma non era un Robin Hood, non rubava ai ricchi per dare ai poveri.
Viveva la sua vita selvaggia, al di là del bene e del male. Come William
H. Bonney, nome che assunse non si sa per quale ragione, si unì nel
New Mexico alla banda dei Regolatori, finendo coinvolto fino in fondo nell’annosa
e cruenta faida fra Ragazzi e Regolatori, durissimo conflitto che si protrasse
dal 1878 al 1879 nella contea di Lincoln.
Sir John Henry Tunstall, emigrato dall’Inghilterra nel 1876, era un allevatore
che aveva assunto alle proprie dipendenze Billy, entrando poi in acerrima
concorrenza con Lawrence G. Murphy, commerciante senza scrupoli che, tramite
malversazioni di ogni genere, si era costruito un piccolo impero. Le prepotenze
di Murphy si esplicavano in oscure trame che impinguavano i suoi guadagni
di agente indiano per i Mescalero, cui forniva carni e verdure. Controllava
le proprietà altrui, trafficava in bestiame rubato, forte di collusioni
governative che gli garantivano impunità. Si circondò di teste
calde pronte a difendere i suoi privilegi, primo fra tutti James J. Dolan,
uomo con la mano sempre pronta sulla Colt. Tunstall, che comunque non sembra
essere stato uno stinco di santo, si associò all’avvocato scozzese
Alexander McSween, un passato discusso e mani in pasta per ciò che
concerneva il mondo dei cavilli legali. Il giovane possidente britannico fondò
successivamente la Lincoln County Bank, ampliò il suo giro d’affari
entrando in aperto scontro con un Murphy che aveva via via abbandonato gli
affari, delegando il losco Dolan alla gestione del patrimonio. Le due fazioni
entrarono in collisione quando Dolan, spalleggiato dallo sceriffo, decise
di aggredire Tunstall e i suoi. Dick Brewer, non meno equivoco luogotenente
del neo-banchiere, mise insieme una torma di tagliagole per vendicare sottrazioni
di cavalli avvenute troppo frequentemente.
Il 18 Febbraio 1878, Dolan assassinò Tunstall e iniziò una sanguinosa
reazione a catena. Gli appigli legali dell’avvocato McSween non poterono trattenere
la furia dei suoi uomini, i "Regolatori", tra cui Billy, legato
da sincera riconoscenza a Tunstall. Venne ucciso uno dei sicari e trucidato
assieme al suo sottoposto lo sceriffo Brady che aveva minacciato di arrestare
McSween. Due settimane dopo si scontrarono le parti e Brewer perse la vita.
La cittadina stava diventando un inferno e ciò che era nato come un
comune regolamento di conti si stava trasformando nella cosiddetta Guerra
della Contea. Gli scontri si susseguirono puntualmente, McSween venne scagionato
dalle accuse, intervenne l’Esercito, il Presidente Rutheford B. Hayes si occupò
in prima persona della questione. La situazione divenne incontrollabile ed
esplosiva. Dolan fece eleggere un nuovo "marshall" che desse la
caccia ai Regolatori, rastrellando outlaws mercenari pronti a battersi per
un pugno di dollari. La piccola città di San Patricio fu distrutta.
McSween non rimase a guardare e assoldò una squadra di cinquanta uomini
che guidò a Lincoln, ai magazzini di Murphy. Cinque giorni durò
la sparatoria fino a quando non sopraggiunse la Cavalleria. I Ragazzi incendiarono
la casa di McSween e qualcuno dei Regolatori, fra i quali il Kid, riuscì
a sfuggire. McSween fu raggiunto da una raffica di proiettili. L’incontenibile
e truculenta lotta che nessuno sapeva fermare si protrasse per un anno e la
contea di Lincoln divenne una jungla di fuorilegge, inchiodata al caos e all’arbitrio.
Immerso in tale irrefrenabile bagno di sangue, si schierò definitivamente
anche Billy, destinato a divenire uno dei capi dei Regolatori.
Esauritasi la vampa dell’odio per autoconsunzione, Billy sopravvisse con l’usata
pratica del furto di cavalli. Tentò una conciliazione con la parte
avversa organizzando una "fiesta" con gli antichi rivali. Ma un
uomo venne ucciso da Dolan e Billy si offrì di testimoniare contro
l’irriducibile nemico in cambio di una moratoria sui suoi carichi pendenti.
Dolan sfuggì tranquillamente alla legge e il Kid ritornò all’abigeato,
non mancando di farsi notare in qualche sparatoria. I delitti a lui attribuiti
ammonterebbero a quattro, nonostante qualcuno gliene abbia ascritti ventuno.
Un giornalista lo definì per la prima volta "Billy the Kid",
furono spiccate taglie (500 dollari la più alta) e la leggenda trovò
legna da ardere. Anche i trascorsi di Pat Garrett, vecchio amico di Billy,
eletto sceriffo per eliminare il pericoloso bandito, non erano granché,
essendo anch’egli noto alle autorità locali a causa di un’antica attrazione
per il bestiame altrui. Con un accanimento implacabile e la velenosa costanza,
caratteristica di chi tradisce un amico in nome di una causa ritenuta superiore,
Garrett si mise sulle piste del vecchio compagno, braccandolo con scientifica
precisione. Lo scovò una prima volta a Fort Sumner, dove Billy protetto
dall’omertà dei peones che in lui avevano incarnato un piccolo eroe
locale, andava a svernare, già stanco di una vita a rischio che lo
teneva lontano dalle "senoritas" e dal buon tempo.
Fu l’antivigilia del Natale 1880. Cascarono nella rete il Kid e altri quattro
compagni. Charlie Bodrie restò sul campo, gli altri si arresero. Billy
fu processato e condannato all’impiccagione, con sentenza da eseguirsi nell’Aprile
1881. Ma riuscì a cavarsela ancora una volta, dopo due settimane di
detenzione, lasciandosi la prigione alle spalle e i corpi di due custodi stesi
per sempre. La caccia senza quartiere continuò implacabile. La notte
del 14 Luglio 1881, Pat Garrett lo colse nell’abituale rifugio di Fort Sumner.
Danno da pensare le scarse cautele che Billy prese per tutelare la propria
vita. Era come calamitato da un destino già scritto. Di questa ineluttabilità
il Kid possedeva un’imperscrutabile coscienza. Una stanza buia nella quale
Pat si era appostato. Penetrando l’oscurità, Billy avvertì una
presenza estranea. "Quien es,? Quien es?" ripeté, forse presagendo
la fine. La risposta immediata furono due pallottole, una delle quali lo raggiunse
al cuore. Garrett tornò dal suo committente compiuta la missione. Billy
dimenticò la Colt "Thunderer"41 e gentilmente bussò
alla porta del cielo.
Alias, cioè tutto quello che vuoi tu - Quando Dylan incontrò
Sam Peckinpah
James Coburn e Kris Kristofferson furono chiamati a interpretare due personaggi
che per almeno venticinque volte erano già comparsi nella storia del
cinema. Nel 1958 Arthur Penn, con "Furia selvaggia" aveva assoldato
Paul Newman per riscrivere la storia del più famoso pistolero americano
di tutti i tempi. Ma una delle prime trascrizioni da un testo letterario era
arrivata con il regista King Vidor che, pescando da un romanzo di Noble Burns,
aveva diretto "Billy the Kid" nel 1939. Vale la pena di ricordare,
fra gli altri, anche "Billy the Kid returns" del 1938, di Joseph
Kane, "The Kid of Texas" de1 1950, di Kurt Newmann, "The outlaw
is coming" del 1965, di Norman Maurer e "Dirty little Billy"
di Stan Dragoti, del 1972, in chiave anti-romantica. Negli anni più
recenti, la coppia "Young guns" (1988) di Christopher Cain e "Young
guns II - La leggenda di Billy the Kid" (1990) hanno riesumato il mito
del giovane fuorilegge. Alias non è un personaggio di fantasia. Sulle
pagine autobiografiche vergate da Pat Garrett il personaggio compare e riveste
un ruolo fondamentale, quale braccio destro del "Kid". Dylan non
conosceva a menadito l’opera cinematografica di Peckinpah ma si guardò
tutti i film disponibili dopo che ebbe ricevuto una telefonata da Rudolph
Wurlitzer. Il giovane amico, romanziere dell’East Coast di belle speranze,
già abbastanza conosciuto quale sceneggiatore di "Strada a doppia
corsia" di Monte Hellman, gli proponeva di entrare nel cast per un film
che Sam stava allestendo e per il quale aveva scritto la sceneggiatura.
Anche Kris Kristofferson, protagonista del film insieme a James Coburn, si
adoperò perché Bob desse il suo consenso, conoscendo la sua
passione per l’ambiente messicano e l’epopea del West. Il regista di "Gangster
Story" a stento sapeva dell’esistenza di Dylan e non aveva mai ascoltato
le sue canzoni. Sfibrato dalle persecuzioni dello "Spazzino", al
secolo Jules Weberman, che screditava sistematicamente la sua onorabilità,
fermo da tempo, con il solo hit di George Jackson e la partecipazione al concerto
per il Bangladesh quali recenti e positive tappe della sua carriera, Dylan,
letto e approvato il copione, finì per accettare l’invito e si spostò
con tutta la famiglia, alla fine di novembre, a Durango, presso la Sierra
Madre, città di fiorente malavita e di poche attrattive. Vi rimarrà,
eccettuate saltuarie escursioni, per tre mesi, dalla fine del 1972 al marzo
del 1973. Era curioso di conoscere il mondo della celluloide dall’interno,
benché fosse destinato a trarne conclusioni negative. Ben pago della
piccola parte che gli era stata ritagliata, sebbene Wurlitzer gliene avrebbe
affidata volentieri una anche più grande, enigmatico e ironico tipografo,
pard di Billy, Dylan ricevette il compito di occuparsi della colonna sonora,
componendo le canzoni necessarie all’uopo. Alias è un personaggio sdrammatizzante,
un misterioso "buffo" la cui presenza lieve allenta il respiro tormentoso
e crepuscolare della storia.
I suoi interventi smorzano dunque i toni tetri e scuri delle scene, stemperando
quel senso di ineluttabilità che incombe ovunque. Chiuso in un inespugnabile
mutismo del quale pagavano le conseguenze non solo i giornalisti, accuratamente
evitati, ma anche la moglie Sara, Dylan si mise all’opera e il secondo giorno
di riprese stava già provando Billy. Peckinpah, convinto dalle pressanti
insistenze del trio Kristofferson, Wurlitzer, Coburn che caldeggiavano la
partecipazione di Bob, si appartò con il folksinger e dalla stanza
dove Dylan gli aveva eseguito qualche canzone, uscì completamente entusiasta.
Si consolidarono quindi una stima e una fiducia reciproca, unitamente a una
comune visione di intenti nella lettura del film. Ombroso, romantico, pervaso
di fatalità, scandito da una cadenza molto lenta, il film subì
i rimaneggiamenti e le limitazioni imposte da una produzione miope, preoccupata
di risparmiare sui costi, insensibile alle esigenze artistiche e alla linea
che Peckinpah voleva seguire, accusando il regista di deviare largamente dagli
obbiettivi iniziali. Diverse scene furono brutalmente tagliate senza il consenso
di Peckinpah (fra le altre, una dove il regista interpretava il ruolo di un
becchino, la scena iniziale in cui Garrett è abbattuto da Poe) e le
musiche composte da Bob, ad eccezione di Knockin’ On Heaven’s Door, sparpagliate
qua e là senza costrutto, mai sincronizzate con i tempi delle sequenze.
Un incidente tecnico, la caduta di una macchina da presa, falsò alcune
riprese, dando agli sfondi una luce opaca e sfocata.
La MGM e il suo produttore Gordon Carroll ostacolarono il rifacimento delle
scene rovinate e, all’insaputa di tutti, solo qualche breve tratto fu girato
nuovamente. I giorni a Durango furono un inferno per Dylan e i suoi familiari,
oppressi dalla noia, da insofferenza e insoddisfazione, tutti desiderosi di
tornarsene a casa e di attendere ai propri casi, non ultimo il ritorno ai
tour dopo ben otto anni di assenza dalle arene. Nel Febbraio 1973 finirono
le riprese e si diede il via al montaggio. Le registrazioni che erano state
iniziate in un granaio-studio, proseguirono con risultati deludenti a Città
del Messico, negli studi CBS, per essere completati ai Burbank Studios di
Hollywood, dove il suono trovò i giusti ingredienti. "Pat Garrett
e Billy The Kid" arrivò nei locali cinematografici nell’estate
1973, alterato nel ritmo, nell’assemblaggio delle scene, tradendo, almeno
in parte, quelle che erano le aspettative di regista e cast. Tutti ne restarono
delusi e la critica, per prima, non sempre fu benevola nei confronti della
pellicola. Dylan stesso non mancò di esternare il suo rammarico per
il risultato finale. Qualche anno dopo "Renaldo and Clara"(1978)
ribadirà con la sua discussa, ambigua, ciclopica realizzazione, un
rapporto mai completamente sviluppato e armonico fra Dylan e il cinema, destinati
ad attrarsi e a respingersi nello stesso tempo.
La porta del cielo
"A loro non piace che tu sia così libero" "Ci sono
pistole oltre il fiume pronte a mirare contro te, lo sceriffo sta seguendo
la tua pista per prenderti, cacciatori di taglie vorrebbero anche loro agguantarti,
Billy a loro non piace che tu sia così libero. Accampato tutta la notte
nella berenda, giocando a carte fino al sorgere del sole nell’hacienda, lassù
a Boot Hill vorrebbero spedirti, ma Billy non mi voltare le spalle. Corteggiando
qualche senorita che nel suo scuro corridoio ti porterà al buio in
qualche posto solitario, lei ti saluterà, Billy sei così lontano
da casa…" Con questi versi e altri Dylan accompagna Billy the Kid sulla
soglia dell’immortalità. La musica che vestirà queste liriche
sembra essere già stata scritta da un ispirato Orfeo della sierra che
veglia da anni sull’agave e sul cactus, sulle scabre rocce rossicce e sulle
sponde del Rio Grande, sui tavoli delle posade imbandite di tequila e tortillas,
sul galoppo di broncos, criniere al vento. Dylan ha disseppellito una melodia
che era inabissata da qualche parte. Peckinpah aveva imparato ad ammirare
Dylan ma non poté impedire l’ingaggio di Jerry Fielding, uno specialista
in colonne sonore, perché coordinasse il lavoro di Bob e lo instradasse
sul giusto binario.
Precedentemente, durante gli uggiosi giorni sul set, Dylan aveva effettuato
lunghe prove in uno studio di fortuna, mettendo su nastro i suoi tentativi
di abbozzare qualche canzone per il film. Una sera di gennaio, con Kris, Rita
Coolidge e Coburn, con i musicisti di Kristofferson, si era prodotto in una
Will The Circle Be Unbroken, anthem della country song. Aveva anche preparato
una Holly’s Song che poi verrà esclusa dal disco. Il contributo di
due sessionmen messicani, trombettisti, si era rivelato infruttuoso. Organizzò
pertanto un viaggio a Mexico City per registrare qualcosa. Kristofferson che
si era portato i suoi musicisti perché potessero togliersi la soddisfazione
di suonare con Dylan, si scontrò con la legislazione messicana che
prevedeva un musicista locale per ogni artista "gringo" che partecipasse
alle incisioni. Ci furono anche dei malintesi fra Kris e Bob e, soprattutto,
ce ne furono fra questi e i musicisti, ai quali secondo un uso frequentissimo
Dylan comunicava a stento gli accordi da eseguire, procedendo per proprio
conto per tutta la durata dei pezzi. Disagio che cento altri fra i quali Mike
Bloomfield testimonieranno negli anni a venire.
Dylan non era soddisfatto delle svariate versioni che di Billy erano state
registrate. Ne sopravviveranno tre sul disco, decisamente diverse l’una dall’altra,
sia nell’esecuzione strumentale che nell’impostazione vocale. Con la politica
del carciofo, Dylan ridusse il gruppo accompagnatore, eliminando prima le
trombe, poi la batteria e infine la chitarra elettrica. Con il bassista Terry
Paul salvò una versione essenziale ma pregnante, denominata Billy 4,
comparsa poi nella seconda facciata del "soundtrack". Sparito anche
il brano Goodbye Holly (torneranno mai alla luce tali inediti?), Dylan si
riservò gran parte delle registrazioni per le session californiane.
Fielding cercò di rivoluzionare tutto, trovandosi di fronte un interlocutore
stranamente docile e disponibile. Pretendeva di far cantare a Dylan una strofa
di Billy in svariati punti del film. Le cose presero poi una piega diversa.
Fa pensare che Knockin’ On Heaven’s Door (relata refero) fu definita da Fielding
"una cacata mostruosa". In California le sedute ebbero risultati
diversi e ottimali. Con Jim Keltner alla batteria, il chitarrista Bruce Langhorn,
il bassista Terry Paul della band di Kris e la stella, Roger McGuinn, Dylan
lavorò al meglio.
Donna Weiss, Brenda Patterson e Priscilla Jones coprirono la parte rilevante
di quei cori che grande ruolo avrebbero avuto nella fortuna dei pezzi cantati.
Riferisce Clinton Heylin, al cui prezioso lavoro ci siamo abbondantemente
riferiti nel redigere queste pagine, che con rara accondiscendenza Dylan avesse
costruito le musiche per il film più in ottemperanza alle idee del
regista che alle proprie. Pat Garrett & Billy The Kid, fu pubblicato nel
1973 dalla CBS e come un vino di grande qualità ebbe bisogno di qualche
anno per essere apprezzato pienamente dalla critica specializzata. Ci fu una
netta spaccatura fra la risposta del pubblico e quella degli esegeti. Ai "Che
cos’è questa merda?" di Greil Marcus, "Semplicemente orrendo"
di John Landau, risposero i fan assetati di Zimbo, scaraventando il singolo
nei Top 30, avvenimento che non accadeva dai tempi di Lay Lady Lay. Dylan
si stizzì per l’accoglienza ricevuta dalla critica e forse covò
la sua vendetta ponendo le basi per il capolavoro che sarà Blood On
The Tracks. Ma a distanza di anni, a bocce ferme, la colonna sonora che veste
le imprese di Pat Garrett ha un suo irresistibile fascino, indipendentemente
dall’apogeo toccato con Knockin’ On Heaven’s Door. Dedicato a Peckinpah, il
disco si apre con uno splendido strumentale in cui giganteggia la chitarra
di Bruce Langhorn con i suoi suadenti fraseggi.
È l’atmosfera "caliente", messicaneggiante che Dylan adorava
e che riproporrà poi in Romance In Durango. Cadenzata e contrassegnata
dal costante rullio dei bongos di Russ Kunkel segue Cantina theme(Workin’
for the law). Langhorn affianca Jim Mc Guinn, ali abituate ad alte quote,
per un brano interlocutorio, meno magico del precedente, ma pronto a suggerire
colori e aromi della sierra. Billy 1 parte con l’armonica che disegna il tema
portante, mentre le chitarre costituiscono un solido tappeto sonoro. Dylan
canta con un pathos fuori ordinanza una canzone ariosa e soleggiata, fra il
pulsare del basso e un intreccio di corde arpeggiate. Bunkhouse Theme è
ancora uno strumentale, solo Dylan e Carol Hunter. Una notte calda, ridondante
di stelle, nel patio. Scintillio di arpeggi e una fitta di nostalgia in fondo
al cuore. Conclude la facciata River Theme i cui vocalizzi volteggiano sul
fondo di basso e chitarre. Brano estatico, contemplativo, con la voce di Byron
Berline che si aggiunge a quelle femminili. La seconda facciata si apre con
il luccicante strumentale Turkey Chase, old-time trasportato dal facondo fiddle
di Byron Berline e dal Jolly Roger che altri non è che l’ex leader
dei Byrds. È una preparazione all’epos del brano guida. Eccola Heaven’s
Door, con Dylan che lancia la sua preghiera alle stelle. Un giro di accordi
che ti entra nelle dita e che suoni naturalmente se solo sei vicino a una
chitarra. Un lamento funebre di angelica consistenza, un ode che è
uno dei sigilli base fra le mille ballate rock.
Qualcuno spieghi ai "kids" che i Guns &
Roses non c’entrano. Si affiggano manifesti per le strade dove sia scritto
a caratteri cubitali che questa canzone è di Dylan, solo di Dylan.
Dopo questo lampo, il disco procede coerente lungo la sua linea. Final Theme,
uno strumentale di grande rilievo con il flauto di Gary Foster che conduce
la melodia. Con le chitarre, l’inconfondibile jingle jangle di Roger McGuinn
inghirlanda uno strumentale ricco di pieni melodici. Altre due versioni di
Billy chiudono il disco: Billy 4, session messicana sopravvissuta in cui ci
sono soltanto Dylan e Terry Paul, come sarà su Blood On The Tracks,
sinfonia introdotta dal nobile preludio di Planet Waves. Dylan canta con voce
sfacciata, hobo e gambler, viandante del sogno. È lui alla chitarra,
con il suo tocco asciutto ed è lui, naturalmente, nel devastante finale
di armonica. Billy 7 è molto più lenta. Anche la voce ha un
timbro più profondo. Scandisce, tesse piccoli fili. È questa
una versione ancora più intima e confidenziale, quasi sussurrata all’orecchio.
A lume di candela, nel nerofumo di una cantina, fra botti di tequila e di
vino odoroso. Fa solecchio accostando le mani sulla fronte, il vecchio Bob,
cercando una luce lontana che illumini diafane figure di cavalieri.
Qualcuno laggiù, nelle riserve indiane, giura che quando il tramonto
si tuffa nel grande pozzo della notte Billy The Kid sfianchi ancora il suo
purosangue in lunghe cavalcate selvagge, al chiarore della luna. Giurano che
canti una triste canzone. A voi che leggete questa storia e siete arrivati
fino in fondo io so che è stata data in dono la possibilità
di avere questa visione. Il grande spirito vi protegga e vi accompagni, amici
per sempre, miei navajos.
di Francesco alias Caltagirone, tratto dalla rivista Late For The Sky, n. 47, luglio 2000