SCARAFAGGI ROTOLANTI E SANGUE SULLE PISTE

Quando Riccardo Bertoncelli dovette scegliere il titolo per il suo libro poi chiamato "Storia leggendaria della musica rock", pensò, inizialmente, a "Scarafaggi rotolanti ad Asbury Park (revisited)", poi abolito perché non abbastanza potente commercialmente. Era però il più efficace, se si voleva riassumere in poche parole ciò che è stato più significativo nel panorama rock dalla sua nascita ad oggi. E' difficile stabilire quale sia stato il vero periodo d'oro del rock o il personaggio più importante ed influente, considerando che ogni epoca storica è stata caratterizzata da particolari evoluzioni e rivoluzioni sociali e musicali e ha prodotto alcuni degli album e delle canzoni che sono poi passati alla storia insieme ai loro autori, così come ogni personaggio entrato nel mito è stato importante a modo suo, perché ha dato come contributo alla scena musicale qualcosa di personale e di diverso da tutti gli altri. Difficile è anche essere obiettivi, non farsi influenzare dai propri gusti personali.

Il più obiettivamente possibile penso, però, che il periodo musicale racchiuso in quel titolo sia stato effettivamente quello che più di tutti sia passato alla storia, anche se andrebbe posticipato di qualche anno rispetto alla data di esordio dei Beatles. Direi, quindi, 1965-1973/75, ma non sono esattamente d'accordo con la critica che, generalmente, indica come periodo d'oro del rock quello che va dal 1967 al 1977. Dipende dagli aspetti considerati, e in seguito esporrò i miei. Certo, questo può suonare strano se detto da una nata nel 1976... Avendo iniziato ad ascoltare musica, seppur precocemente, a metà anni '80, non mi bastavano quei personaggi e quelle canzoni che risultavano, in modo evidente anche ad una bambina di 10 anni, tutta immagine e poca sostanza, così ho dovuto selezionare e frugare, soprattutto nel passato, per trovare melodie e parole da cui sentirmi rappresentata. Premetto, però, che qui non ho l'intenzione di scrivere una storia del rock: per conoscerla esistono già tanti libri e altre pubblicazioni molto qualificate. Vorrei solo dare una mia opinione di quale sia stato il periodo migliore in tutta la storia del rock, qualitativamente, quantitativamente e anche in base all'influenza esercitata sugli avvenimenti futuri, senza trascurare una certa componente mitologica, che è sempre presente quando si parla di rock: se il mondo del rock ci affascina tanto, infatti, è anche per tutti gli eventi, i luoghi e i personaggi che sono diventati leggenda e che ci hanno fatto sognare e desiderare di essere anche noi lì in quel momento. A volte bisogna sfatare alcuni miti, ma senza andare troppo per il sottile, perché è anche bello che rimangano tali.

Tornando al nostro titolo rappresentativo, in esso troviamo i Beatles, gli scarafaggi, dai loro esordi all'inizio degli anni Sessanta, la conquista dell'America, le ragazzine impazzite, la pubblicazione di "Sgt. Pepper's" nel '67: la prima vera grande opera-rock; il periodo psichedelico, fino al leggendario concerto sul tetto degli uffici della Apple, nel gennaio 1969 e al successivo scioglimento nel 1970. L'uscita dell'album "1", di recente, li ha confermati come il più grande gruppo della storia, l'unico che sia riuscito ad essere al primo posto in classifica dopo trent'anni dal loro scioglimento, la band che ha messo d'accordo tutti, i giovani d'oggi come i giovani d'allora, grazie a canzoni semplici e orecchiabili, a un rock'n'roll fresco - quello che all'epoca venne chiamato "Merseybeat" - a testi spesso disimpegnati e allegri o a parole d'amore in cui tutti si possono facilmente riconoscere. Grazie anche, probabilmente, alle loro facce da bravi ragazzi, alla loro immagine pulita, che non suscitava polemiche e scandali come invece quella più "sporca" e tipicamente "sesso, droga e rock'n'roll" attribuita, ad esempio, ai loro compagni di viaggio per eccellenza, i Rolling Stones. Bisogna, però, sfatare alcuni miti ingiustificati: neanche i Beatles erano degli angioletti, in realtà, ad esempio, anche loro erano dediti agli stupefacenti, anche se si presentavano in maniera più "politically correct" rispetto ad altri. Inoltre, per quanto riguarda la composizione delle canzoni, molti parlano sempre e solo di Lennon-McCartney, dimenticandosi che anche George Harrison è stato autore di pregevoli brani, oltre ad aver introdotto, con il suo sitar, suoni nuovi e idee di qualità. Ciò che la gente più ricorda della produzione dei Beatles sono, ad esempio, brani come Please Please Me, Help!, A Hard Day's Night, Love Me Do, ecc, cioè le canzonette degli esordi (1962), ma possiamo dire che è dall'album "Rubber Soul" del 1965 che i testi e le musiche del quartetto acquistano più spessore, anche se, insieme a canzoni più malinconiche, più complesse e meglio arrangiate ci saranno sempre, nella carriera dei Beatles, musichette leggere che ricordano le filastrocche per bambini (Yellow Submarine su tutte).

Beatles e Rolling Stones sono diventati tra i più famosi in assoluto della storia, anche se ciò non significa che siano stati anche i migliori in assoluto. Gli Stones debuttarono ufficialmente il 12 luglio 1962 al Marquee Club di Londra. Un anno dopo, Jagger & Richards ricevettero la visita di Lennon & McCartney, che donarono loro una canzone, I Wanna Be Your Man, esprimendo tutta la loro stima per il gruppo che la stampa, in seguito, etichettò sempre come il rivale, creando un'altra falsa leggenda. Le prime esibizioni live e i primi album dei Rolling Stones, però, consistevano principalmente in covers - comunque pregevoli - di brani blues americani o comunque pezzi che traevano evidente ispirazione dai maestri Chuck Berry, Muddy Waters, Buddy Holly. Più tardi il loro manager li convinse a contaminare la loro musica con il beat che, all'epoca, invadeva tutta la scena musicale, ma fu dal '66, con "Aftermath" e poi in seguito con "Beggars Banquet" del '68 che Jagger e Richards cominciarono a scrivere pezzi propri, ad usare la loro creatività per dare un loro contributo personale all'evoluzione del rock, lasciando una propria impronta.

Fino almeno al 1965, quindi, credo che non si possa parlare ancora di "periodo d'oro", o comunque di un periodo importante, o anche di "vero rock", come alcuni critici sostengono, perché tutto era ancora in fase di preparazione, tutto era in fermento, ma molto prendeva ancora ispirazione dal rock'n'roll anni '50, in cui la musica dei pionieri Little Richard, Carl Perkins, Bill Haley, Elvis Presley, ecc. serviva soprattutto per ballare, per dare alla gente un mezzo per liberare la propria energia, per divertirsi e non pensare ai problemi del dopoguerra. Solo in seguito si è capito che la musica era un mezzo di comunicazione potente, così molti iniziarono ad utilizzarla per esprimere la propria creatività, per dire ciò che pensavano, per esternare i propri sentimenti e il rock, dalle prime facili canzonette, diventò una musica sempre più impegnata, nei testi come nella ricercatezza negli arrangiamenti, raggiungendo, come vedremo, questo suo massimo culmine nei primi anni '70 ad opera di artisti in maggior parte inglesi. A dimostrazione del fatto che, se il rock è nato negli Stati Uniti, si è poi evoluto e raffinato molto a Londra e dintorni. Anche un mostro sacro come Jimi Hendrix, nato negli USA, si è dovuto trasferire in Inghilterra per essere apprezzato per il suo blues psichedelico pieno di passionalità violenta. Tornò poi nel suo paese da vincitore, acclamato da migliaia di spettatori del Monterey Pop Festival del 1967 e dal pubblico di Woodstock nel '69.

E' proprio in questo periodo che la generazione di Ashbury Park è nel pieno delle sue energie, al suo massimo splendore ideologico. Il sogno era ancora vivo. Nella seconda metà degli anni '60, a San Francisco, divenuta, dopo New York, la capitale della letteratura beat, iniziarono a confluire giovani alla ricerca di pace, spiritualità, nuove forme d'arte e di armonia nella convivenza tra esseri umani. Tra Ashbury Street e Haight Street iniziarono a sorgere comuni di ispirazione anarchica fondate su sesso e droga liberi, cibi macrobiotici, artigianato naturale. Fu la nascita della nazione hippy. Nella musica, portavoce di questo nuovo movimento spontaneo, erano gruppi come i Greatful Dead, Jefferson Airplane, Quicksilver Messenger Service, ma anche i Big Brother di Janis Joplin o i Fish di Country Joe McDonald. La nuova via del rock diventò così la psichedelia. Le droghe allucinogene venivano usate e promosse come mezzo di espansione della coscienza, per giungere ad una maggiore consapevolezza di sé, per un viaggio nei meandri profondi della psiche umana, per incontrare la sintonia con l'Universo.

I tre giorni di pace e musica di Woodstock, nell'agosto 1969, furono l'evento-simbolo degli ideali dei giovani che sognavano un mondo nuovo, all'insegna della libertà e della pace, oltre che del meglio della musica di quel periodo. Molti artisti erano agli esordi, come un giovanissimo Carlos Santana, la cui esibizione, con Soul Sacrifice, rimarrà nella storia per il talento non solo suo ma anche del sedicenne batterista Michael Shrieve. Oppure come Crosby, Stills, Nash & Young, emozionatissimi e impauriti alla loro prima apparizione pubblica. L'inno americano, ai tempi della guerra del Vietnam, per i giovani, era quello sconvolto e distorto suonato sul palco da Jimi Hendrix, che rappresentava la rabbia di una generazione contro un Paese e un mondo che doveva cambiare, rabbia espressa anche dal brano I Feel Like I'm Fixin' To Die Rag di Country Joe McDonald, uno dei cantanti più politicamente attivi di quel periodo. Rimarranno l'energia pura degli Who, l'estenuante versione di I'm Going Home del chitarrista più veloce del mondo, Alvin Lee dei Ten Years After; Joe Cocker che, distrutto fisicamente, cantò With A Little Help From My Friends dei Beatles, la pessima esibizione dei Greatful Dead e tutti gli altri nomi importanti che suonarono in quei tre giorni: Arlo Guthrie, Joan Baez, Canned Heat, Creedence Clearwater Revival, Janis Joplin, Jefferson Airplane, Sly & The Family Stone, The Band, Jonny Winter, solo per citarne alcuni. Grande assente fu Bob Dylan, che in quel periodo si era ritirato dalle scene a causa del pericoloso incidente motociclistico che ebbe nel '66.

Durante la convalescenza, Dylan si rifugiò nelle campagne vicino a Woodstock con la sua famiglia e la sera raggiungeva un gruppo di amici, gli Hawks poi diventati The Band, i musicisti che suonarono con lui nell'ultimo tour, in una casa rosa nei dintorni. Si ritrovavano in cantina a suonare e a comporre, per la sola passione per la musica, che, in quel caso era più country-folk che rock. Da quelle session nacquero l'album "Music From Big Pink" per The Band e "The Basement Tapes" per Dylan, che iniziò, così, un'altra svolta nella sua carriera. Dopo gli esordi nel 1961 come uno dei tanti folksinger del Gerde's Folk City di New York e dopo essere diventato il re della canzone di protesta già l'anno successivo, quando, con i testi impegnati di Blowin' in The Wind, Masters of War, The Times They Are A-Changin' Dylan incarnò gli ideali e le speranze di un'intera generazione, "tradì" il suo pubblico al Festival Folk di Newport nel '65 salendo sul palco con una chitarra elettrica, pezzi rock e testi disimpegnati, abbandonando il folk che lo aveva reso così popolare. Troppe pressioni si stavano accalcando su di lui, che rischiava ormai il crollo psico-fisico. L'incidente in moto risultò, così, provvidenziale, e il ritorno sulle scene lo riconciliò con il suo pubblico. In realtà, Dylan non aveva tradito proprio nessuno con la svolta elettrica, ma aveva capito molto in anticipo quello che sarebbe accaduto più tardi: che la musica, anche se di protesta, non avrebbe cambiato il mondo, almeno in quel periodo, e che il grande sogno era solo un'utopia, oltre al fatto che, continuando così, sarebbe stato presto politicizzato e strumentalizzato.

Tutti, però, ci credevano ancora, facevano musica per pura passione e c'era grande energia creativa nell'aria. Ma il sogno stava per finire. L'immagine di Jimi Hendrix che suona The Stars Spangled Banner sfumata in Foxy Lady mentre le telecamere riprendono i giovani che abbandonano il campo al termine del Festival di Woodstock e il fango e i rifiuti lasciati, nel film di Michael Wadleigh, rende molto bene, con un certo senso di desolazione, rabbia e sconfitta, ciò a cui si sarebbe andati incontro nei prossimi anni. Il mondo, ora, è molto diverso da quello che sognavano i giovani hippies. La musica è un mezzo potente, ma forse non abbastanza e si scoprì che è potente anche commercialmente. Forse è vero che a Woodstock il Governo fece girare una grande quantità di droga per distruggere una generazione, come è verosimile che - parole dello scrittore William Burroughs - la droga è un affare di Stato ed esso non ha convenienza a combatterla realmente, perché è uno strumento per controllare e tenere a bada le menti altrimenti attive e rivoluzionarie di tanti giovani. Inoltre, grazie a Woodstock e ad altri Festival simili (Monterey Pop, oppure il Festival dell'Isola di Wight del 1970) i musicisti e i loro discografici guadagnarono un sacco di soldi e, soprattutto questi ultimi constatarono il grande successo di pubblico che questi cantanti riscuotevano, così la musica divenne sempre più un business e i musicisti macchine da soldi. Nel film sull'Isola di Wight tutto ciò è reso molto bene: mentre i cantanti si esibiscono sul palco, i discografici e gli organizzatori del festival, nel backstage, non fanno altro che manipolare banconote, contrattare e barattare.

Gli anni '60 furono particolarmente fecondi anche perché videro la nascita di molti supergruppi, i cui componenti, all'epoca spesso giovanissimi, riuscirono a diventare stelle di prima grandezza nel panorama rock futuro. Primo esempio sono gli inglesi Yardbirds con il loro beat misto a blues, risalenti al 1963 circa, in cui militarono, in susseguirsi, Eric Clapton, Jeff Beck e Jimmy Page. L'ultima formazione di questo gruppo costituì il nucleo originario dei Led Zeppelin. Eric Clapton in particolare, suonò in più di un supergruppo, infatti, abbandonati gli Yardbirds alla ricerca di più blues, si unì a Ginger Baker e Jack Bruce formando i Cream, che introdussero elementi jazz alla loro musica; successivamente, verso il 1969, Baker e Clapton insieme a Rick Grech dei Family e Steve Winwood dei Traffic diedero vita ai Blind Faith. Clapton suonò anche con i Bluesbreakers di John Mayall e, nei primi anni '70, con Duane Allman - membro degli Allman Brothers Band - nei Derek & The Dominos. Altro supergruppo furono i Byrds, che, nella loro fortunata miscela di folk e rock, videro insieme Roger McGuinn e David Crosby, il quale, nel 1968 lasciò la band per fondare i Crosby Stills Nash & Young insieme a Stephen Stills e Neil Young provenienti dai Buffalo Springfield. Tutto era in gran fermento, tutto si stava preparando per il ricco nuovo decennio.

Nei primi anni Settanta si avvertì la fine dell'epoca precedente anche perché scomparirono alcuni di quelli che erano stati finora pilastri del rock. Nell'aprile '70 si sciolsero i Beatles, in autunno dello stesso anno morirono Jimi Hendrix e Janis Joplin e l'anno seguente li seguì Jim Morrison. Ma il rock fu salvato da una nuova ondata creativa proveniente dall'Inghilterra: il progressive, musica intrisa di psichedelia, di blues, musica classica; un insieme di poesia e sperimentazione, che spesso ricorda, nei suoni, atmosfere medievali. Sono gli anni di artisti raffinati ed innovatori come, ad esempio, i King Crimson di Robert Fripp, i Genesis di Peter Gabriel (e solo di Peter Gabriel), gli Yes, Emerson Lake & Palmer, i Soft Machine, i Jethro Tull. Non di solo progressive si nutriva il rock negli anni Settanta, infatti questo sarà sempre ricordato come il decennio in cui fiorirono e si moltiplicarono i generi musicali, le varie ramificazioni del rock.

Marc Bolan con i suoi T.Rex, i Roxy Music, David Bowie ed Elton John furono tra i fondatori del rock dei lustrini, il glam, una musica che fa spettacolo, melodrammatica, decadente. Non tutti si trovarono d'accordo, così alcuni scelsero un rock più diretto, senza fronzoli, un rock duro: l'hard rock, appunto; quello dei Deep Purple, Mott The Hoople, Led Zeppelin, con una componente ancora più aggressiva e demoniaca: quella di gruppi come i Black Sabbath o i Black Widow. Nel '71 arrivò a Londra anche Bob Marley, che, dalla Giamaica, portò le sue speranze, la religione rastafari e la musica reggae. Negli Stati Uniti prese piede il rock sudista, intriso di blues e/o di country, suonato con sudore e improvvisazione dalle chitarre degli Allman Brothers, Eagles, Jonny Winter, Lynyrd Skynyrd. Si dice, però, che il gruppo più amato dal pubblico in quel periodo fossero i Pink Floyd, che dopo l'abbandono da parte di Syd Barret per i suoi gravi problemi psichici, realizzò, nel '73, l'album-capolavoro definito come "il Sgt. Pepper degli anni '70", una nuova opera rock che battè tutti i record di permanenza nelle classifiche: "The Dark Side Of The Moon", ovvero la perfezione del suono, con la tecnologia al servizio della musica. Sempre in ascesa la teatralità della musica: Pete Townshend creò la seconda opera rock degli Who, dopo "Tommy" del '69: "Quadrophenia", un concept album - poi reso film - incentrato sulla situazione psicologica e sociale dei giovani mods degli anni 60 (come erano gli stessi Who), abitanti dei sobborghi industriali inglesi e pieni di rabbia per la loro condizione proletaria da cui non vedevano vie d'uscita. Per l'energia ribelle della loro musica e dei testi ("Spero di morire prima di diventare vecchio", si legge in My Generation), gli Who sono stati spesso designati come i predecessori del punk - ma anche del grunge esploso negli anni '90.

Se fu nel 1976-77 che in Inghilterra esplose il punk con i Sex Pistols e il loro album Never Mind The Bollocks - e questo periodo è già fuori dalla nostra area di discussione - negli Stati Uniti le prime avvisaglie di questa rivoluzione musicale si ebbero già dal '74, quando personaggi come i Television, i Ramones, David Byrne e la poetessa Patti Smith iniziarono ad esibirsi in piccoli locali malfamati di New York. Con il loro look aggressivo e trasandato, con musica e parole crude e velenose questi artisti sabotavano la macchina commerciale del rock tradizionale, dimostrando di non sopportare più la falsità e l'ipocrisia che avevano ormai appesantito il sistema. Il 1975, oltre agli esordi del punk, vide anche - in pieno contrasto con esso - l'esplosione del fenomeno disco-music: le piste da ballo del sabato sera erano dominate soprattutto da Bee Gees, Barry White e Donna Summer, ma anche dal funk di George Clinton, James Brown, o Kool & The Gang.

Questo anno che chiude quello che ritengo personalmente il periodo migliore del rock è da ricordare anche per l'uscita di album come "Born To Run", che consacrò al successo mondiale Bruce Springsteen, "Blood On The Tracks", uno dei migliori in assoluto di Bob Dylan, "Wish You Were Here" dei Pink Floyd, durante le cui registrazioni Syd Barret fece la sua ultima apparizione pubblica a sorpresa, senza essere più in grado, però, di dare alcun contributo musicale al resto del gruppo, "Phisical Graffiti" dei Led Zeppelin, che rappresentò la rinascita della loro energia creativa dopo un lungo silenzio, "A Night At The Opera", con cui i Queen dimostrarono finalmente di avere le idee, l'ambizione e il talento giusti per durare nel tempo. Se proprio mi si chiede di allungare il mio periodo d'oro del rock fino almeno al '77, potrei farlo solo per racchiudervi i Police.

Dobbiamo però amaramente concludere che, punk o reggae o dance che fosse, il dio denaro si è inghiottito quasi tutto ciò che questi anni hanno generato, cosicché, oggi, c'è chi afferma (e canta) che il rock sia morto, forse schiacciato dai passi di danza dei molti gruppi di cantanti-ballerini-burattini dai componenti bellocci, ognuno incaricato di rappresentare un personaggio diverso e sapientemente manovrati da qualche abile manager (inutile specificare il riferimento ai vari Take That, Spice Girls e i loro cloni). Certo che è difficile definire, ora, cosa sia esattamente il rock o cosa ne sia rimasto, date le tante contaminazioni con altri generi avvenute soprattutto nell'ultimo decennio circa. Per questo motivo molte persone appassionate di rock puro continuano ad ascoltare solo dischi vecchi, o album nuovi dei gruppi che resero grandi gli anni '60 e '70, senza prestare attenzione alle nuove idee in circolazione e agli artisti di buon livello che ancora emergono e si differenziano da quella miriade di band costruite a tavolino che invadono la scena musicale oggi. Il più è già stato inventato ed è anche per questo che gli anni Sessanta-Settanta sono stati così ricchi e prolifici: all'epoca c'era ancora tutto lo spazio per sperimentare, inventare, gettare le basi. Adesso, da un lato ci sono alcune fusioni di generi ben riuscite, tra cui un posto d'onore merita il funk-rock dei Red Hot Chili Peppers, sembra che la tendenza dominante consista nel recuperare vecchie sonorità e ripresentarle vestite di nuovo, specialmente se si è in un periodo creativamente povero. Così, per esempio, si sono affermati gli Oasis, subito acclamati come i nuovi Beatles e come il miglior gruppo in circolazione: molto bravi ma forse anche un po' sopravvalutati, comunque meritevoli di aver spostato l'attenzione di pubblico e critica sulla nuova scena brit pop, dalla quale sono emersi artisti anche più originali e creativi degli Oasis.

Parte della critica musicale ritiene che il rock sia entrato in crisi a partire dal 1977 fino ai giorni nostri e lo sia tuttora. Credo, invece, che agli inizi degli anni Novanta ci sia stata una nuova ventata di energia, forse perché pubblico e musicisti erano ormai stanchi dell'elettronica e della leggerezza della musica anni '80, così gruppi come i Guns'n'Roses o i Nirvana hanno cantato la frustrazione e il disagio sentiti da molti giovani e hanno dato loro una nuova valvola di sfogo, modelli che li rappresentassero.
Bisogna ammettere, comunque, che qualcosa della tanto bistrattata musica anni '80 è da salvare. Mi riferisco soprattutto alla new wave, agli Smiths, ai Talking Heads e agli U2, ma non voglio fare altri nomi; primo perché esistono opinioni molto contrastanti in materia e io rischierei di influenzare la scelta con i miei gusti personali formatisi proprio in quel periodo; secondo perché praticamente mi riferisco a quasi tutto quello che non è inserito nelle compilation "Ohe Shot 80" e simili. Stesso discorso vale per gli anni Novanta, che, musicalmente, credo non siano ancora finiti.

Se alcuni vecchi grandi, ormai, si sono venduti o spenti, fortunatamente rimangono artisti che continuano ad andare avanti per la loro strada. Ad esempio, c'è chi ha composto musiche da Oscar anche dopo quarant'anni di carriera, oppure ci sono quelli che vendono gli album solo via Internet per non sostenere una casa discografica tutta concentrata sulle boy band, o, ancora, c'è chi porta la propria musica a livelli sempre più sperimentali perché rimanga sempre "la loro musica" anche a costo di perdere dei fans.
La speranza sta anche nel fatto che molti dei vecchi grandi sono ancora perfettamente in forma, sempre in grado di sprigionare magia dalle proprie chitarre, di realizzare autentiche gemme, e soprattutto di fare il loro lavoro con onestà e passione e c'è sempre chi - spesso nascosto in qualche cantina, garage o in un piccolo borgo di provincia - si mostra in grado di raccogliere e rinnovare la loro eredità. Grazie ad essi, dunque, il rock vivrà ancora a lungo. Ogni riferimento a persone e fatti realmente esistenti non è del tutto casuale, ma anche qui preferisco non fare nomi, perché non voglio concentrare l'attenzione su singoli personaggi, ma su un modo di comportarsi e di lavorare. La musica è un'arte, come la pittura o la letteratura, ed è un mezzo di espressione di se stessi, oltre che dell'evolversi dei tempi e della società; il rock ha dimostrato di non essere una moda passeggera e ormai è ben radicato nella cultura di vari paesi; inoltre ha trafitto troppi cuori e riscaldato troppi animi per poter essere abbandonato. Qualcuno continuerà a trovare nel rock il veicolo ideale di espressione delle emozioni che ha bisogno di esternare e qualcun altro, delle emozioni che ha bisogno di ricevere.

Stefania Montanari


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