SCARAFAGGI ROTOLANTI E SANGUE SULLE PISTE
Quando Riccardo Bertoncelli
dovette scegliere il titolo per il suo libro poi chiamato "Storia
leggendaria della musica rock", pensò, inizialmente, a
"Scarafaggi rotolanti ad Asbury Park (revisited)", poi abolito
perché non abbastanza potente commercialmente. Era però
il più efficace, se si voleva riassumere in poche parole ciò
che è stato più significativo nel panorama rock dalla
sua nascita ad oggi. E' difficile stabilire quale sia stato il vero
periodo d'oro del rock o il personaggio più importante ed influente,
considerando che ogni epoca storica è stata caratterizzata
da particolari evoluzioni e rivoluzioni sociali e musicali e ha prodotto
alcuni degli album e delle canzoni che sono poi passati alla storia
insieme ai loro autori, così come ogni personaggio entrato
nel mito è stato importante a modo suo, perché ha dato
come contributo alla scena musicale qualcosa di personale e di diverso
da tutti gli altri. Difficile è anche essere obiettivi, non
farsi influenzare dai propri gusti personali.
Il più obiettivamente possibile penso, però, che il
periodo musicale racchiuso in quel titolo sia stato effettivamente
quello che più di tutti sia passato alla storia, anche se andrebbe
posticipato di qualche anno rispetto alla data di esordio dei Beatles.
Direi, quindi, 1965-1973/75, ma non sono esattamente d'accordo con
la critica che, generalmente, indica come periodo d'oro del rock quello
che va dal 1967 al 1977. Dipende dagli aspetti considerati, e in seguito
esporrò i miei. Certo, questo può suonare strano se
detto da una nata nel 1976... Avendo iniziato ad ascoltare musica,
seppur precocemente, a metà anni '80, non mi bastavano quei
personaggi e quelle canzoni che risultavano, in modo evidente anche
ad una bambina di 10 anni, tutta immagine e poca sostanza, così
ho dovuto selezionare e frugare, soprattutto nel passato, per trovare
melodie e parole da cui sentirmi rappresentata. Premetto, però,
che qui non ho l'intenzione di scrivere una storia del rock: per conoscerla
esistono già tanti libri e altre pubblicazioni molto qualificate.
Vorrei solo dare una mia opinione di quale sia stato il periodo migliore
in tutta la storia del rock, qualitativamente, quantitativamente e
anche in base all'influenza esercitata sugli avvenimenti futuri, senza
trascurare una certa componente mitologica, che è sempre presente
quando si parla di rock: se il mondo del rock ci affascina tanto,
infatti, è anche per tutti gli eventi, i luoghi e i personaggi
che sono diventati leggenda e che ci hanno fatto sognare e desiderare
di essere anche noi lì in quel momento. A volte bisogna sfatare
alcuni miti, ma senza andare troppo per il sottile, perché
è anche bello che rimangano tali.
Tornando al nostro titolo rappresentativo, in esso troviamo i Beatles,
gli scarafaggi, dai loro esordi all'inizio degli anni Sessanta, la
conquista dell'America, le ragazzine impazzite, la pubblicazione di
"Sgt. Pepper's" nel '67: la prima vera grande opera-rock;
il periodo psichedelico, fino al leggendario concerto sul tetto degli
uffici della Apple, nel gennaio 1969 e al successivo scioglimento
nel 1970. L'uscita dell'album "1", di recente, li ha confermati
come il più grande gruppo della storia, l'unico che sia riuscito
ad essere al primo posto in classifica dopo trent'anni dal loro scioglimento,
la band che ha messo d'accordo tutti, i giovani d'oggi come i giovani
d'allora, grazie a canzoni semplici e orecchiabili, a un rock'n'roll
fresco - quello che all'epoca venne chiamato "Merseybeat"
- a testi spesso disimpegnati e allegri o a parole d'amore in cui
tutti si possono facilmente riconoscere. Grazie anche, probabilmente,
alle loro facce da bravi ragazzi, alla loro immagine pulita, che non
suscitava polemiche e scandali come invece quella più "sporca"
e tipicamente "sesso, droga e rock'n'roll" attribuita, ad
esempio, ai loro compagni di viaggio per eccellenza, i Rolling Stones.
Bisogna, però, sfatare alcuni miti ingiustificati: neanche
i Beatles erano degli angioletti, in realtà, ad esempio, anche
loro erano dediti agli stupefacenti, anche se si presentavano in maniera
più "politically correct" rispetto ad altri. Inoltre,
per quanto riguarda la composizione delle canzoni, molti parlano sempre
e solo di Lennon-McCartney, dimenticandosi che anche George Harrison
è stato autore di pregevoli brani, oltre ad aver introdotto,
con il suo sitar, suoni nuovi e idee di qualità. Ciò
che la gente più ricorda della produzione dei Beatles sono,
ad esempio, brani come Please Please Me, Help!, A Hard Day's Night,
Love Me Do, ecc, cioè le canzonette degli esordi (1962), ma
possiamo dire che è dall'album "Rubber Soul" del
1965 che i testi e le musiche del quartetto acquistano più
spessore, anche se, insieme a canzoni più malinconiche, più
complesse e meglio arrangiate ci saranno sempre, nella carriera dei
Beatles, musichette leggere che ricordano le filastrocche per bambini
(Yellow Submarine su tutte).
Beatles e Rolling Stones sono diventati tra i più famosi in
assoluto della storia, anche se ciò non significa che siano
stati anche i migliori in assoluto. Gli Stones debuttarono ufficialmente
il 12 luglio 1962 al Marquee Club di Londra. Un anno dopo, Jagger
& Richards ricevettero la visita di Lennon & McCartney, che
donarono loro una canzone, I Wanna Be Your Man, esprimendo tutta la
loro stima per il gruppo che la stampa, in seguito, etichettò
sempre come il rivale, creando un'altra falsa leggenda. Le prime esibizioni
live e i primi album dei Rolling Stones, però, consistevano
principalmente in covers - comunque pregevoli - di brani blues americani
o comunque pezzi che traevano evidente ispirazione dai maestri Chuck
Berry, Muddy Waters, Buddy Holly. Più tardi il loro manager
li convinse a contaminare la loro musica con il beat che, all'epoca,
invadeva tutta la scena musicale, ma fu dal '66, con "Aftermath"
e poi in seguito con "Beggars Banquet" del '68 che Jagger
e Richards cominciarono a scrivere pezzi propri, ad usare la loro
creatività per dare un loro contributo personale all'evoluzione
del rock, lasciando una propria impronta.
Fino almeno al 1965, quindi, credo che non si possa parlare ancora
di "periodo d'oro", o comunque di un periodo importante,
o anche di "vero rock", come alcuni critici sostengono,
perché tutto era ancora in fase di preparazione, tutto era
in fermento, ma molto prendeva ancora ispirazione dal rock'n'roll
anni '50, in cui la musica dei pionieri Little Richard, Carl Perkins,
Bill Haley, Elvis Presley, ecc. serviva soprattutto per ballare, per
dare alla gente un mezzo per liberare la propria energia, per divertirsi
e non pensare ai problemi del dopoguerra. Solo in seguito si è
capito che la musica era un mezzo di comunicazione potente, così
molti iniziarono ad utilizzarla per esprimere la propria creatività,
per dire ciò che pensavano, per esternare i propri sentimenti
e il rock, dalle prime facili canzonette, diventò una musica
sempre più impegnata, nei testi come nella ricercatezza negli
arrangiamenti, raggiungendo, come vedremo, questo suo massimo culmine
nei primi anni '70 ad opera di artisti in maggior parte inglesi. A
dimostrazione del fatto che, se il rock è nato negli Stati
Uniti, si è poi evoluto e raffinato molto a Londra e dintorni.
Anche un mostro sacro come Jimi Hendrix, nato negli USA, si è
dovuto trasferire in Inghilterra per essere apprezzato per il suo
blues psichedelico pieno di passionalità violenta. Tornò
poi nel suo paese da vincitore, acclamato da migliaia di spettatori
del Monterey Pop Festival del 1967 e dal pubblico di Woodstock nel
'69.
E' proprio in questo periodo che la generazione di Ashbury Park è
nel pieno delle sue energie, al suo massimo splendore ideologico.
Il sogno era ancora vivo. Nella seconda metà degli anni '60,
a San Francisco, divenuta, dopo New York, la capitale della letteratura
beat, iniziarono a confluire giovani alla ricerca di pace, spiritualità,
nuove forme d'arte e di armonia nella convivenza tra esseri umani.
Tra Ashbury Street e Haight Street iniziarono a sorgere comuni di
ispirazione anarchica fondate su sesso e droga liberi, cibi macrobiotici,
artigianato naturale. Fu la nascita della nazione hippy. Nella musica,
portavoce di questo nuovo movimento spontaneo, erano gruppi come i
Greatful Dead, Jefferson Airplane, Quicksilver Messenger Service,
ma anche i Big Brother di Janis Joplin o i Fish di Country Joe McDonald.
La nuova via del rock diventò così la psichedelia. Le
droghe allucinogene venivano usate e promosse come mezzo di espansione
della coscienza, per giungere ad una maggiore consapevolezza di sé,
per un viaggio nei meandri profondi della psiche umana, per incontrare
la sintonia con l'Universo.
I tre giorni di pace e musica di Woodstock, nell'agosto 1969, furono
l'evento-simbolo degli ideali dei giovani che sognavano un mondo nuovo,
all'insegna della libertà e della pace, oltre che del meglio
della musica di quel periodo. Molti artisti erano agli esordi, come
un giovanissimo Carlos Santana, la cui esibizione, con Soul Sacrifice,
rimarrà nella storia per il talento non solo suo ma anche del
sedicenne batterista Michael Shrieve. Oppure come Crosby, Stills,
Nash & Young, emozionatissimi e impauriti alla loro prima apparizione
pubblica. L'inno americano, ai tempi della guerra del Vietnam, per
i giovani, era quello sconvolto e distorto suonato sul palco da Jimi
Hendrix, che rappresentava la rabbia di una generazione contro un
Paese e un mondo che doveva cambiare, rabbia espressa anche dal brano
I Feel Like I'm Fixin' To Die Rag di Country Joe McDonald, uno dei
cantanti più politicamente attivi di quel periodo. Rimarranno
l'energia pura degli Who, l'estenuante versione di I'm Going Home
del chitarrista più veloce del mondo, Alvin Lee dei Ten Years
After; Joe Cocker che, distrutto fisicamente, cantò With A
Little Help From My Friends dei Beatles, la pessima esibizione dei
Greatful Dead e tutti gli altri nomi importanti che suonarono in quei
tre giorni: Arlo Guthrie, Joan Baez, Canned Heat, Creedence Clearwater
Revival, Janis Joplin, Jefferson Airplane, Sly & The Family Stone,
The Band, Jonny Winter, solo per citarne alcuni. Grande assente fu
Bob Dylan, che in quel periodo si era ritirato dalle scene a causa
del pericoloso incidente motociclistico che ebbe nel '66.
Durante la convalescenza, Dylan si rifugiò nelle campagne vicino
a Woodstock con la sua famiglia e la sera raggiungeva un gruppo di
amici, gli Hawks poi diventati The Band, i musicisti che suonarono
con lui nell'ultimo tour, in una casa rosa nei dintorni. Si ritrovavano
in cantina a suonare e a comporre, per la sola passione per la musica,
che, in quel caso era più country-folk che rock. Da quelle
session nacquero l'album "Music From Big Pink" per The Band
e "The Basement Tapes" per Dylan, che iniziò, così,
un'altra svolta nella sua carriera. Dopo gli esordi nel 1961 come
uno dei tanti folksinger del Gerde's Folk City di New York e dopo
essere diventato il re della canzone di protesta già l'anno
successivo, quando, con i testi impegnati di Blowin' in The Wind,
Masters of War, The Times They Are A-Changin' Dylan incarnò
gli ideali e le speranze di un'intera generazione, "tradì"
il suo pubblico al Festival Folk di Newport nel '65 salendo sul palco
con una chitarra elettrica, pezzi rock e testi disimpegnati, abbandonando
il folk che lo aveva reso così popolare. Troppe pressioni si
stavano accalcando su di lui, che rischiava ormai il crollo psico-fisico.
L'incidente in moto risultò, così, provvidenziale, e
il ritorno sulle scene lo riconciliò con il suo pubblico. In
realtà, Dylan non aveva tradito proprio nessuno con la svolta
elettrica, ma aveva capito molto in anticipo quello che sarebbe accaduto
più tardi: che la musica, anche se di protesta, non avrebbe
cambiato il mondo, almeno in quel periodo, e che il grande sogno era
solo un'utopia, oltre al fatto che, continuando così, sarebbe
stato presto politicizzato e strumentalizzato.
Tutti, però, ci credevano ancora, facevano musica per pura
passione e c'era grande energia creativa nell'aria. Ma il sogno stava
per finire. L'immagine di Jimi Hendrix che suona The Stars Spangled
Banner sfumata in Foxy Lady mentre le telecamere riprendono i giovani
che abbandonano il campo al termine del Festival di Woodstock e il
fango e i rifiuti lasciati, nel film di Michael Wadleigh, rende molto
bene, con un certo senso di desolazione, rabbia e sconfitta, ciò
a cui si sarebbe andati incontro nei prossimi anni. Il mondo, ora,
è molto diverso da quello che sognavano i giovani hippies.
La musica è un mezzo potente, ma forse non abbastanza e si
scoprì che è potente anche commercialmente. Forse è
vero che a Woodstock il Governo fece girare una grande quantità
di droga per distruggere una generazione, come è verosimile
che - parole dello scrittore William Burroughs - la droga è
un affare di Stato ed esso non ha convenienza a combatterla realmente,
perché è uno strumento per controllare e tenere a bada
le menti altrimenti attive e rivoluzionarie di tanti giovani. Inoltre,
grazie a Woodstock e ad altri Festival simili (Monterey Pop, oppure
il Festival dell'Isola di Wight del 1970) i musicisti e i loro discografici
guadagnarono un sacco di soldi e, soprattutto questi ultimi constatarono
il grande successo di pubblico che questi cantanti riscuotevano, così
la musica divenne sempre più un business e i musicisti macchine
da soldi. Nel film sull'Isola di Wight tutto ciò è reso
molto bene: mentre i cantanti si esibiscono sul palco, i discografici
e gli organizzatori del festival, nel backstage, non fanno altro che
manipolare banconote, contrattare e barattare.
Gli anni '60 furono particolarmente fecondi anche perché videro
la nascita di molti supergruppi, i cui componenti, all'epoca spesso
giovanissimi, riuscirono a diventare stelle di prima grandezza nel
panorama rock futuro. Primo esempio sono gli inglesi Yardbirds con
il loro beat misto a blues, risalenti al 1963 circa, in cui militarono,
in susseguirsi, Eric Clapton, Jeff Beck e Jimmy Page. L'ultima formazione
di questo gruppo costituì il nucleo originario dei Led Zeppelin.
Eric Clapton in particolare, suonò in più di un supergruppo,
infatti, abbandonati gli Yardbirds alla ricerca di più blues,
si unì a Ginger Baker e Jack Bruce formando i Cream, che introdussero
elementi jazz alla loro musica; successivamente, verso il 1969, Baker
e Clapton insieme a Rick Grech dei Family e Steve Winwood dei Traffic
diedero vita ai Blind Faith. Clapton suonò anche con i Bluesbreakers
di John Mayall e, nei primi anni '70, con Duane Allman - membro degli
Allman Brothers Band - nei Derek & The Dominos. Altro supergruppo
furono i Byrds, che, nella loro fortunata miscela di folk e rock,
videro insieme Roger McGuinn e David Crosby, il quale, nel 1968 lasciò
la band per fondare i Crosby Stills Nash & Young insieme a Stephen
Stills e Neil Young provenienti dai Buffalo Springfield. Tutto era
in gran fermento, tutto si stava preparando per il ricco nuovo decennio.
Nei primi anni Settanta si avvertì la fine dell'epoca precedente
anche perché scomparirono alcuni di quelli che erano stati
finora pilastri del rock. Nell'aprile '70 si sciolsero i Beatles,
in autunno dello stesso anno morirono Jimi Hendrix e Janis Joplin
e l'anno seguente li seguì Jim Morrison. Ma il rock fu salvato
da una nuova ondata creativa proveniente dall'Inghilterra: il progressive,
musica intrisa di psichedelia, di blues, musica classica; un insieme
di poesia e sperimentazione, che spesso ricorda, nei suoni, atmosfere
medievali. Sono gli anni di artisti raffinati ed innovatori come,
ad esempio, i King Crimson di Robert Fripp, i Genesis di Peter Gabriel
(e solo di Peter Gabriel), gli Yes, Emerson Lake & Palmer, i Soft
Machine, i Jethro Tull. Non di solo progressive si nutriva il rock
negli anni Settanta, infatti questo sarà sempre ricordato come
il decennio in cui fiorirono e si moltiplicarono i generi musicali,
le varie ramificazioni del rock.
Marc Bolan con i suoi T.Rex, i Roxy Music, David Bowie ed Elton John
furono tra i fondatori del rock dei lustrini, il glam, una musica
che fa spettacolo, melodrammatica, decadente. Non tutti si trovarono
d'accordo, così alcuni scelsero un rock più diretto,
senza fronzoli, un rock duro: l'hard rock, appunto; quello dei Deep
Purple, Mott The Hoople, Led Zeppelin, con una componente ancora più
aggressiva e demoniaca: quella di gruppi come i Black Sabbath o i
Black Widow. Nel '71 arrivò a Londra anche Bob Marley, che,
dalla Giamaica, portò le sue speranze, la religione rastafari
e la musica reggae. Negli Stati Uniti prese piede il rock sudista,
intriso di blues e/o di country, suonato con sudore e improvvisazione
dalle chitarre degli Allman Brothers, Eagles, Jonny Winter, Lynyrd
Skynyrd. Si dice, però, che il gruppo più amato dal
pubblico in quel periodo fossero i Pink Floyd, che dopo l'abbandono
da parte di Syd Barret per i suoi gravi problemi psichici, realizzò,
nel '73, l'album-capolavoro definito come "il Sgt. Pepper degli
anni '70", una nuova opera rock che battè tutti i record
di permanenza nelle classifiche: "The Dark Side Of The Moon",
ovvero la perfezione del suono, con la tecnologia al servizio della
musica. Sempre in ascesa la teatralità della musica: Pete Townshend
creò la seconda opera rock degli Who, dopo "Tommy"
del '69: "Quadrophenia", un concept album - poi reso film
- incentrato sulla situazione psicologica e sociale dei giovani mods
degli anni 60 (come erano gli stessi Who), abitanti dei sobborghi
industriali inglesi e pieni di rabbia per la loro condizione proletaria
da cui non vedevano vie d'uscita. Per l'energia ribelle della loro
musica e dei testi ("Spero di morire prima di diventare vecchio",
si legge in My Generation), gli Who sono stati spesso designati come
i predecessori del punk - ma anche del grunge esploso negli anni '90.
Se fu nel 1976-77 che in Inghilterra esplose il punk con i Sex Pistols
e il loro album Never Mind The Bollocks - e questo periodo è
già fuori dalla nostra area di discussione - negli Stati Uniti
le prime avvisaglie di questa rivoluzione musicale si ebbero già
dal '74, quando personaggi come i Television, i Ramones, David Byrne
e la poetessa Patti Smith iniziarono ad esibirsi in piccoli locali
malfamati di New York. Con il loro look aggressivo e trasandato, con
musica e parole crude e velenose questi artisti sabotavano la macchina
commerciale del rock tradizionale, dimostrando di non sopportare più
la falsità e l'ipocrisia che avevano ormai appesantito il sistema.
Il 1975, oltre agli esordi del punk, vide anche - in pieno contrasto
con esso - l'esplosione del fenomeno disco-music: le piste da ballo
del sabato sera erano dominate soprattutto da Bee Gees, Barry White
e Donna Summer, ma anche dal funk di George Clinton, James Brown,
o Kool & The Gang.
Questo anno che chiude quello che ritengo personalmente il periodo
migliore del rock è da ricordare anche per l'uscita di album
come "Born To Run", che consacrò al successo mondiale
Bruce Springsteen, "Blood On The Tracks", uno dei migliori
in assoluto di Bob Dylan, "Wish You Were Here" dei Pink
Floyd, durante le cui registrazioni Syd Barret fece la sua ultima
apparizione pubblica a sorpresa, senza essere più in grado,
però, di dare alcun contributo musicale al resto del gruppo,
"Phisical Graffiti" dei Led Zeppelin, che rappresentò
la rinascita della loro energia creativa dopo un lungo silenzio, "A
Night At The Opera", con cui i Queen dimostrarono finalmente
di avere le idee, l'ambizione e il talento giusti per durare nel tempo.
Se proprio mi si chiede di allungare il mio periodo d'oro del rock
fino almeno al '77, potrei farlo solo per racchiudervi i Police.
Dobbiamo però amaramente concludere che, punk o reggae o dance
che fosse, il dio denaro si è inghiottito quasi tutto ciò
che questi anni hanno generato, cosicché, oggi, c'è
chi afferma (e canta) che il rock sia morto, forse schiacciato dai
passi di danza dei molti gruppi di cantanti-ballerini-burattini dai
componenti bellocci, ognuno incaricato di rappresentare un personaggio
diverso e sapientemente manovrati da qualche abile manager (inutile
specificare il riferimento ai vari Take That, Spice Girls e i loro
cloni). Certo che è difficile definire, ora, cosa sia esattamente
il rock o cosa ne sia rimasto, date le tante contaminazioni con altri
generi avvenute soprattutto nell'ultimo decennio circa. Per questo
motivo molte persone appassionate di rock puro continuano ad ascoltare
solo dischi vecchi, o album nuovi dei gruppi che resero grandi gli
anni '60 e '70, senza prestare attenzione alle nuove idee in circolazione
e agli artisti di buon livello che ancora emergono e si differenziano
da quella miriade di band costruite a tavolino che invadono la scena
musicale oggi. Il più è già stato inventato ed
è anche per questo che gli anni Sessanta-Settanta sono stati
così ricchi e prolifici: all'epoca c'era ancora tutto lo spazio
per sperimentare, inventare, gettare le basi. Adesso, da un lato ci
sono alcune fusioni di generi ben riuscite, tra cui un posto d'onore
merita il funk-rock dei Red Hot Chili Peppers, sembra che la tendenza
dominante consista nel recuperare vecchie sonorità e ripresentarle
vestite di nuovo, specialmente se si è in un periodo creativamente
povero. Così, per esempio, si sono affermati gli Oasis, subito
acclamati come i nuovi Beatles e come il miglior gruppo in circolazione:
molto bravi ma forse anche un po' sopravvalutati, comunque meritevoli
di aver spostato l'attenzione di pubblico e critica sulla nuova scena
brit pop, dalla quale sono emersi artisti anche più originali
e creativi degli Oasis.
Parte della critica musicale ritiene che il rock sia entrato in crisi
a partire dal 1977 fino ai giorni nostri e lo sia tuttora. Credo,
invece, che agli inizi degli anni Novanta ci sia stata una nuova ventata
di energia, forse perché pubblico e musicisti erano ormai stanchi
dell'elettronica e della leggerezza della musica anni '80, così
gruppi come i Guns'n'Roses o i Nirvana hanno cantato la frustrazione
e il disagio sentiti da molti giovani e hanno dato loro una nuova
valvola di sfogo, modelli che li rappresentassero.
Bisogna ammettere, comunque, che qualcosa della tanto bistrattata
musica anni '80 è da salvare. Mi riferisco soprattutto alla
new wave, agli Smiths, ai Talking Heads e agli U2, ma non voglio fare
altri nomi; primo perché esistono opinioni molto contrastanti
in materia e io rischierei di influenzare la scelta con i miei gusti
personali formatisi proprio in quel periodo; secondo perché
praticamente mi riferisco a quasi tutto quello che non è inserito
nelle compilation "Ohe Shot 80" e simili. Stesso discorso
vale per gli anni Novanta, che, musicalmente, credo non siano ancora
finiti.
Se alcuni vecchi grandi, ormai, si sono venduti o spenti, fortunatamente
rimangono artisti che continuano ad andare avanti per la loro strada.
Ad esempio, c'è chi ha composto musiche da Oscar anche dopo
quarant'anni di carriera, oppure ci sono quelli che vendono gli album
solo via Internet per non sostenere una casa discografica tutta concentrata
sulle boy band, o, ancora, c'è chi porta la propria musica
a livelli sempre più sperimentali perché rimanga sempre
"la loro musica" anche a costo di perdere dei fans.
La speranza sta anche nel fatto che molti dei vecchi grandi sono ancora
perfettamente in forma, sempre in grado di sprigionare magia dalle
proprie chitarre, di realizzare autentiche gemme, e soprattutto di
fare il loro lavoro con onestà e passione e c'è sempre
chi - spesso nascosto in qualche cantina, garage o in un piccolo borgo
di provincia - si mostra in grado di raccogliere e rinnovare la loro
eredità. Grazie ad essi, dunque, il rock vivrà ancora
a lungo. Ogni riferimento a persone e fatti realmente esistenti non
è del tutto casuale, ma anche qui preferisco non fare nomi,
perché non voglio concentrare l'attenzione su singoli personaggi,
ma su un modo di comportarsi e di lavorare. La musica è un'arte,
come la pittura o la letteratura, ed è un mezzo di espressione
di se stessi, oltre che dell'evolversi dei tempi e della società;
il rock ha dimostrato di non essere una moda passeggera e ormai è
ben radicato nella cultura di vari paesi; inoltre ha trafitto troppi
cuori e riscaldato troppi animi per poter essere abbandonato. Qualcuno
continuerà a trovare nel rock il veicolo ideale di espressione
delle emozioni che ha bisogno di esternare e qualcun altro, delle
emozioni che ha bisogno di ricevere.
Stefania Montanari
