Per quel che concerne il "buon vecchio Paul", sono appena reduce
dall'ascolto di uno dei suoi album di maggiore successo, BAND ON THE RUN, che
promette bene all'inizio, ma in seguito si perde tra sciatte formalita' musicali
ed arrangiamenti certosini che non aiutano certo a sollevare la qualita' mediocre
di alcune composizioni; si avra', come risultato finale, un McCartney totalmente
privo di quel mordente sfoggiato mirabilmente ai tempi dei Beatles: si ha l'impressione
non abbia assolutamente intenzione di voler (o poter) dire qualcosa di nuovo,
azzardare nuovi percorsi, ritornare a ricoprire il ruolo di "compositore-guida"
del grande POP targato Sixties.
Sciaguratamente, nulla di tutto questo: il "nuovo" Paul McCartney sa irritare
come pochi, non possiede piu' l'antico spirito di innovazione ed arroganza che
lo ha reso celebre in tutto il mondo grazie alle superbe invenzioni canore e
melodiche: HEY JUDE, LET IT BE, HERE THERE AND EVERYWHERE, SHE'S LEAVING HOME,
GET BACK appaiono essere le bellissime, attraenti sorelle di quelle stolte,
handicappate partorite dai primi anni '70 in poi. Come mai, a questo punto irrompe
furioso il mio quesito, un TALE GAP artistico?... E perche'?
Trascurando volontariamente RINGO STARR (e non state a chiedervi uno stupido
ed ininfluente "PERCHE'?..."), anche per GEORGE HARRISON non si potevano certo
prevedere miracoli. Gli va riconosciuto, comunque, il merito di non aver mai
tradito la propria vocazione musicale, e, se possibile, quello di aver sempre
cercato di rappresentare se stesso, titolo da dividere ex-aequo con il Lennon
dei primi anni '70. Nell'anno dello scioglimento, Harrison e' il piu' lesto
di tutto a battere nel tempo i suoi ex compagni di squadra: il 1970 infatti
vede la pubblicazione della "MAGNUM OPUS" ALL THINGS MUST PASS, il quale fin
dal titolo rivela un mai spento spirito dell'humour, a tratti sferzante e tagliente,
abbinato ad una felice rassegnazione, sentimenti abituali dell'Harrison versione-umana:
"tutte le cose, prima o poi, DEVONO passare", incluso (soprattutto) il fatto
che i BEATLES abbiano cessato di esistere.
L'album d'esordio di Harrison rimarra' tristemente noto per la colossale causa
legale riversatasi come un fiume in piena ai suoi danni: George verra' accusato
di aver plagiato HE'S SO FINE delle Ronettes, brano che risaliva al 1963, "tramutato"
(si fa per dire..., si suppone del tutto involontariamente) dall'ex-chitarra
solista dei Beatles nella celeberrima MY SWEET LORD. Verranno versati, a favore
delle Ronettes, milioni e milioni di sterline: la causa, infatti, ando' del
tutto persa e porto' negativa pubblicita' alla la carriera di Harrison, il quale
tutto puo' sembrare, tranne che un reo di plagio...
A quale finale, dunque, si puo' giungere, immediatamente dopo aver analizzato
le opere soliste dei "quattro favolosi" (...non piu' ...favolosi...)?... Il
sottoscritto non sarebbe in grado di fornire una esatta, razionale replica.
Posso solo avanzare numerose ipotesi, la piu' importante e significativa delle
quali riguarda il concetto di "alchimia", qui non avente affatto accezione chimica
o fisica, ma bensi' strettamente MUSICALE.
Ma che cosa si intende per "alchimia musicale"? Per alchimia musicale si intende
quel processo mediante il quale i componenti all'interno di un determinato combo
sono in grado, in maniera del tutto naturale e spontanea, di sovrapporsi e complementarsi
l'uno all'altro, permettendo al proprio innato talento di interagire con quello
dei compagni, favorendo la nascita di superbe innovazioni ed insuperate perle
melodiche. Ovvero, quel processo inteso ad accrescere esponenzialmente le capacita'
solistiche del gruppo, capacita' che, al contrario, rimarrebbero incompiute
e materialmente irrealizzabili in caso di musica prodotta da un singolo anziche'
da piu' elementi. Alias: quando la somma dei musicisti e' piu' grande delle
singole parti addizionate.
Ed i BEATLES erano soprattutto questo: un complesso formato da due geni musicali,
un ottimo song-writer ed un buon batterista, che, una volta uniti, erano in
grado di produrre non 4 bensi' 8, 16, 32, talvolta 64... Ecco spiegato il perche',
una volta defunti i baronetti straight from Liverpool, il risultato finale di
ciascuno di loro, nella maggior parte dei casi, non sarebbe arrivato nemmeno
alla UNITA' PIENA...
Una volta realizzato cio', non vi rimane altro che estrarre dalla polvere del
tempo i loro vecchi 33 giri e metterli sul piatto, dolcemente, lentamente...
per poi lasciarsi cullare dalle acide, suadenti, ipnotiche note di LUCY IN THE
SKY WITH DIAMONDS...
...e che MADRE LISERGIA sia sempre con voi.
ALAN J-K-68 TASSELLI