Verso la fine del 1967 Al Kooper e' uno dei piu' celebrati,
ricercati ed ammirati "session-players" al mondo: nel suo "palmares musicale"
figurano illustri, cruciali collaborazioni con i piu' grandi e osannati musicisti-rock
contemporanei: Bob Dylan (in "Like A Rolling Stone", da "HIGHWAY 61 REVISITED",
1965, e, soprattutto, "BLONDE ON BLONDE", da molti ritenuto il capolavoro
assoluto dylaniano) e Who ("SELL OUT"); in futuro prestera' la sua versatilita'
di pluri-strumentista a mostri sacri quali Jimi Hendrix (il quale lo invito'
caldamente a partecipare alle sessions di "ELECTRIC LADYLAND", del 1968),
Mike Bloomfield e Stephen Stills (con cui avrebbe dato vita al memorabile,
leggendario "SUPER-SESSIONS" - 1968), senza contare centinaia di altre illustri
partecipazioni.
Ed e' proprio in questo scorcio finale di anno che Kooper decide di avventurarsi
in un esperimento mai tentato prima: fondere gli stilemi della musica Jazz
con quelli di un ricercato, elaborato, orchestrale Pop-Rock: un coraggioso,
inedito ibrido attraverso il quale il grande session-man esplorera' tutto
lo sconsiderato eclettismo di cui e' capace. Nascono cosi' i BLOOD SWEAT AND
TEARS, un combo formato da ben 8 elementi: tastiere (Al Kooper), chitarra
(Steve Katz), basso (Jim Fielder), batteria (Bobby Colomby), sassofono e pianoforte
(Fred Lipsius), Randy Brecker e Jim Weiss (trombe) e Dick Halligan (trombone).
Sebbene il cosiddetto "jazz-rock-movement" non si tratti, gia' allora,
di una novita' assoluta (come non dare credito assoluto allinventore
per antonomasia Miles Davis ed alle similitudini che inevitabilmente intercorrono
tra la creazione di Kooper ed i Chicago?
) il contributo del giovane
astro newyorkese, sia compositivo che strumentale, si rivelera' di inestimabile
importanza per l'evoluzione della Musica Jazz/Pop-Rock dei decenni a venire.
Ne e' inconfutabile prova "CHILD IS FATHER TO THE MAN", primo "parto" musicale
prodotto dai BLOOD SWEAT AND TEARS: l'album viene edito all'inizio del 1968
e rappresenta un ardito melting pot sorretto da sprazzi di sublime
melodia e solide ma al contempo ricche e complesse soluzioni musicali, all'interno
delle quali ognuno degli strumentisti ha modo di esprimere il proprio talento
esecutivo.
Epicentro, ovviamente, dell'opera, un multi-eclettico, debordante Al Kooper,
imperioso e maestoso sia nelle vesti di organista che (soprattutto) in quelle
di compositore primario; di non secondaria importanza la sua vocalita': non
di straordinaria levatura espressiva, sebbene intelligentemente dosata e mai
sopra le righe, in sintesi: perfettamente funzionale e complementare all'impetuosa
gamma orchestrale dei BS&T.
"CHILD IS FATHER TO THE MAN" e' ambizione allo stato piu' estremo: e', innegabilmente,
"specchio" di un periodo creativo unico che annuncia sin dai primissimi solchi
i crismi dell'irripetibilita': un disco figlio del suo tempo, testimone di
una audace ricerca musicale tesa ad infrangere l'ennesima barriera al fine
di accedere a nuove dimensioni sonore.
Ma va anche ultra-doverosamente sottolineato che "CHILD IS FATHER TO THE MAN"
fu sinonimo di incompiutezza: si, incompiuto, in quanto esso volle attingere
ad un complesso tema da concept-album, mai pienamente focalizzato e giustificato
sino in fondo: manca, al suo interno, quella continuita' componente assolutamente
fondamentale per la riuscita di un plot musicale unitario. Alla
fine di un comunque concitato, felicissimo ascolto, l'ascoltatore piu' acuto
e dotato di senso critico non potra' fare a meno di evidenziare tali lacune,
certamente esse conseguenza diretta di decisioni affrettate o, come sarebbe
lecito pensare in questi frangenti, derivanti da una eccessiva mania di protagonismo
tesa ad evidenziare lo straordinario potenziale di una band in costante evoluzione.
Attestato cio', giunge la musica: fresca, inebriante, alchemica, audace, ambiziosa:
un concentrato di modernita' che intende proseguire, con spirito avventuriero
ed implacabile, la lezione impartita da album storici quali "PET SOUNDS" dei
Beach Boys, "SGT. PEPPER" dei Beatles e "THE PIPER AT THE GATES OF DAWN" dei
Pink Floyd. Emblematico, nel riassumere i sovra-esposti concetti, e' il secondo
brano, "I Love You (More Than You'll Ever Know)", una lenta, ipnotica
'blues-ballad' che riunisce in se' tutta la gamma sonora, strumentale e compositiva
dei BS&T: a cominciare dal memorabile attacco di chitarra e organo: un
riff si distende sinuoso e tremolante: la sei-corde di Steve Kazt e' responsabile
di queste prime, drammatiche linee, "contrappuntate" dal martellante organo
di Kooper, sulle quali fa poi breccia la sua voce: in appena sei minuti, elementi
di Jazz, Pop, Soul a cui si unisce un tocco di morbida psichedelia trovano
un miracoloso equilibrio: ogni elemento e' dosato alla perfezione, e, assai
rilevante, sorprendentemente mirato nel non cadere nella trappola dellover-played,
rischio pressoche' inevitabile quando la musica viene rivestita di complessi
e pretenziosi arrangiamenti. Il brano induce, lungo tutto l'arco della sua
durata, ad uno stato emotivo in cui Kooper riversa le sue lacrime d'amore
in un intercedere altamente suggestivo e stimolante: raramente un tale dispiego
di fiati, orchestre e strumenti tradizionali del Pop-Rock avevano raggiunto
un cosi alto, struggente idillio sonoro.
Ma il vero highlight di "CHILD IS FATHER TO THE MAN" e costituito da
"My Days Are Numbered", il cui drammatico pathos emesso dai fiati,
linee di basso incalzanti e sincopate, fraseggi chitarristici remixati al
contrario (ogni riferimento alle innovazioni musicali presenti in "REVOLVER"
non puo - e non deve - essere casuale
!!
) sui quali svetta
la ficcante resa vocale di Kooper, giustificano appieno il momento di eccezionale
creativita ed ispirazione in seno al gruppo. Senza dimenticare, of
course, la perla finale di un trittico di composizioni fra le piu
brillanti ed innovative dei tardi 60: "I Cant Quit Her",
sempre composta da Kooper: una magistrale introduzione al piano, il solito
eccelso, meravigliosamente "singhiozzante" basso e la perentoria, se non virtuosa,
prestazione vocale di Kooper, a cui seguono intermezzi sorretti da una sezione
fiati impeccabile e sempre piu prominente: mai, prima di allora, una
tale ricchezza e versatilita strumentistica aveva ricevuto una cosi
maniacale cura e sintassi sonora: mai si era assistito ad una cosi
spregiudicata, definitiva "messa in scena musicale" che comprendesse
una simile gamma di strumenti apparentemente inconciliabili tra loro.
Al Kooper ebbe la geniale intuizione di poter "chimicamente" assemblare,
in ununica sede, in un unico progetto, musicisti dai backgrounds assai
differenti, ma senza, al contempo, risultare patetico e ridondante, scioccamente
auto-indulgente: in "CHILD IS FATHER TO THE MAN" viene messo in luce un pacato,
mai opprimente virtuosismo: i solisti hanno modo di coinvolgere con il proprio
estro lascoltatore di turno, senza pero eccedere in quanto mai
daccatto, pomposi fraseggi: tutto e allinsegna di una "economicita"
la quale ha il preciso scopo di salvaguardare innanzitutto la melodia insita
nei brani, oltreche mettere in risalto la certosina qualita di
arrangiamenti fantasiosi e spregiudicati, studiati al millimetro.
Non un capolavoro assoluto, dal punto di vista della continuita musicale,
come daltronde gia esposto precedentemente: a tratti, nonostante
la bonta di brani quali "Just One Smile" ed una jazzata
versione di "Morning Glory" (scritta da Tim Buckley), lalbum
incespica in discutibili scelte stilistiche, dando limpressione di non
esser in grado di portare fino in fondo il proposito inizialmente esposto,
anzi, trascinandosi qua e la in "stiracchiati", noiosamente accademici
blues-sessions quali "Something Goin On", melodie incerte
quali "House In The Country" o banalita come la cover di "Without
Her" di Harry Nilsson.
Ma queste sbavature non impediscono al sottoscritto di diminuire limportanza
storica di cui si fa carico questa sorta di lost-classic, ai piu
oggi sicuramente misconosciuto.
In seguito Al Kooper abbandonera, tumultuosamente, il progetto-BS&T,
per questioni legate ad insanabili inconciliabilita artistiche e politiche,
optando, successivamente, per saggi, assai piu dignitosi percorsi professionali.
Quanto ai BS&T orfani di Kooper, essi abbandoneranno presto ogni velleita
innovatrice, onde abbracciare (sic) tracciati piu smaccatamente commerciali
e remunerativi, imbattendosi in brutti episodi di carattere strettamente politico
(che comportera, conseguentemente, pesanti "rovesci" in termini di spessore
musicale ed originalita).
Un grande occasione mancata, dunque, ma a me questo non interessa affatto,
o perlomeno, non e affare che mi riguarda. Nel caso voi non abbiate
tratto soddisfazione alcuna da questo articolo o avreste desiderato ottenere
maggiori informazioni sui BS&T post-Kooper, beh
avrete senzaltro
perso 15 preziosi minuti del vostro tempo nel leggere questo omaggio ad un
disco pienamente da rivalutare.
Il resto
come sono solito dire, e tutto lasciato alla vostra capacita
di rapportarvi alla VERA musica
ammesso che abbiate questa capacita
Alan "J-K-68" Tasselli