guida agli album di
JOHN COLTRANE
prima parte
introduzione -
l'uomo -
la musica
-
guida al primo acquisto -
how much?
Il mio obiettivo è di vivere una vita autenticamente religiosa,
e di esprimerla nella mia musica. Se la vivi, quando suoni non incontri problemi
perchè la musica è parte dell'intera cosa. Essere un musicista
è qualcosa di molto, molto profondo. La mia musica è l'espressione
spirituale di quello che sono: la mia fede, le mie conoscenze, il mio essere.
(John Coltrane)
Aveva solo quarant' anni, ma ha visto molto più profondamente nella
vita e nelle sue possibilità della maggior parte degli uomini, indipendentemente
da quante decadi abbiano vissuto. (Nat Hentoff)
Non c'è mai una fine. Ci sono sempre nuovi suoni da immaginare;
nuovi sentimenti da cogliere. E sempre, c'è il bisogno di continuare
a purificare questi sentimenti e suoni in modo che noi possiamo veramente vedere
quello che abbiamo scoperto nel suo stato puro. In modo che noi possiamo vedere
sempre più limpidamente quello che siamo. In questo modo noi possiamo
dare a chi ascolta l'essenza, il meglio di quello che siamo. Ma per fare tutte
queste cose dobbiamo continuamente pulire lo specchio. (J. C.)
Se esistono davvero uomini perfetti, io penso che John Coltrane era uno
di questi. E penso che un tale genere di perfezione deve provenire da una forza
più grande di quanto vi sia sulla terra. (Elvin Jones)
Vedi, voglio essere una forza per il vero bene. In altre parole, so che
ci sono forze malvagie, in azione, che portano sofferenza agli altri e miseria
al mondo, ma io voglio essere la forza che è l'autentico bene. (J.
C.)
C'è sempre bisogno di qualcuno che strappi John Coltrane al jazz.
All'inizio della carriera ci provarono Eddie 'Cleanhead' Vinson ed Earl Bostic,
chiamandolo nelle loro band per suonare il rhythm and blues. Ma non era quella
la sua strada ed al termine dei rispettivi ingaggi tornò sempre al jazz.
Qualche anno dopo fu egli stesso, appena formato il proprio quartetto, ad uscire
nuovamente dal jazz, o almeno dal jazz come era allora considerato, per creare
musica mai udita o pensata prima, fuori dai generi. All'epoca in cui la creò
i critici si dettero da fare per trovarle un nome: "the new thing", propose
qualcuno; "anti-jazz", sentenziò un altro. Con meno fantasia furono proposti
anche "free-jazz" ed "avanguardia". Il chiarimento giunse allo scoccare del
1965 quando, come è noto, Trane stesso fece stampare nero su bianco le
parole:
Durante l'anno 1957 sperimentai, per grazia di Dio, un risveglio spirituale
che doveva condurmi a una vita più ricca, più piena, più
produttiva. A quel tempo, per gratitudine, chiesi umilmente che mi venissero concessi
i mezzi e il privilegio di rendere felici gli altri attraverso la musica. Sento
che ciò mi è stato accordato per Sua grazia. Ogni lode a Dio.
I jazzisti lo ascoltarono ed assimilarono il suo linguaggio nel proprio,
tanto che, ad ascoltarla oggi, la musica di Coltrane
sembra jazz.
A strapparlo per la terza volta dal genere fu Carlos Santana. Nel pieno degli
anni '70, quando era famoso in tutto il modo per "Samba Pa Ti" ed il suo rock
latino, suonò una composizione di Coltrane (Welcome) che diede anche il
nome al quinto album della Santana band. Un altro album lo pubblicò in
duo con la vedova Alice. Abbiamo poi un live (Lotus) in cui Santana suona, nascoste
dentro "Incident at Neshabur", le note di "My Favorite Things", la canzone simbolo
di Coltrane. Anche nel terzo millennio il buon Carlos scrive le note di copertina
dell'ultimo cofanetto di John, perchè le convinzioni spirituali non sono
mode che passano. Altri, nel rock, assimilarono solo l'aspetto musicale di Coltrane.
Ciò suonava evidente nella musica dei Soft Machine; meno evidente, ma presente,
nella musica degli Allman Brothers. Col tempo, però, le strade del rock
e del jazz si sono allontanate e Coltrane è tornato ad essere catalogato
come un musicista jazz.
Dalle sue frasi riporate in cima e lungo questa pagina è chiaro che la
definizione "musicista jazz" è limitata e fuorviante. Il mio piccolo contributo
è quello di ricordarlo nell'ambito di un sito web nato per parlare di rock
ed altro, non perchè sia il sito giusto, ma per ristabilire l'equilibrio.
Coltrane appartiene a tutti ed a nessuno. Per i cultori del rock egli rappresente
un' eredità da tener presente, sia per quanto ha influenzato il genere,
sia perchè quasi tutta la sua produzione è stata pubblicata negli
anni '60 e rappresenta il vertice culturale di quel decennio. Non si può
pertanto parlare degli anni '60 e dimenticarsi di lui.
C'è chi lo considera il più grande musicista di sempre (fra cui
il sottoscritto), c'è chi lo considera un santo e ci ha fondato attorno
una
chiesa.
Per quanto possa sembrare assurdo, non è possibile trovare un sito web
soddisfacente. C'era un bel sito, chiamato "A Love Supreme", ma è sparito
nel nulla. L'unico rimasto è il
Wildplace,
curato da un importante coltranologo, ma assomiglia più ad un archivio
(largamente incompleto) che ad un sito web. Sconfortante il
sito
ufficiale, molto tecnologico ma super-ultra-lento. Se ne volete sapere di
più il consiglio è di recarvi in libreria, dove con poca spesa si
trova il libricino di Marcello Piras "John Coltrane Un Sax sulle Vette e Negli
Abissi dell'Io" (Nuovi Equilibri-Stampa Alternativa, Roma 1993).
L'uomo
John William Coltrane nacque in North Carolina il 23 settembre 1926. I suoi genitori
erano musicisti dilettanti ed il nonno materno, accanto al quale trascorse la
sua infanzia, era un sacerdote e gran predicatore. Figlio unico, rimase orfano
di padre all'età di dodici anni. A tredici anni imparò a suonare
il clarinetto, rivelando propensione per la musica ed una grande voglia di studiare,
che rimarrà una costante della sua esistenza. Qualche anno più tardi
l'ascolto del jazz gli fece preferire il sassofono contralto. Nel 1943 fu costretto,
per cercare lavoro, a spostarsi a Filadelfia, che rimarrà a lungo la base
dei suoi spostamenti. Anche quando lavorava, non smise di studiare musica e frequentare
scuole. Terminato il servizio militare cominciò a suonare professionalmente,
ma senza riuscire nè a rimanere a lungo nella stessa orchestra nè
a sfondare. La propensione per l'alcool e l'eroina contribuivano probabilmente
alle sue difficoltà di carriera. Durante questo periodo collaborò
con Howard McGhee, Dizzie Gillespie e Johnny Hodges.
Prima ancora, facendo parte dell'orchestra di Eddie Vinson, era passato al sax
tenore perchè l'alto lo suonava già il leader. In tutto questo periodo
incise pochissimo, quasi nulla. Il suo periodo fortunato venne nell'autunno 1955,
quando si sposò con Naima ed entrò a far parte del quintetto di
Miles Davis. Qui ebbe modo di mostrare la sua perizia e divenne improvvisamente
famoso. Non per questo la sua vita divenne più regolata. Dopo un anno lasciò
Davis, forse cacciato perchè non riusciva a disintossicarsi dall'eroina.
Fu nel 1957 che, sulla spinta della religione che non aveva mai abbandonato e
delle letture filosofico-spirituali che costiuivano il suo secondo interesse,
decise di troncare per sempre e di botto con droga ed alcool. Seguirono nove anni
di intensa attività musicale. Furuno anni di studio indefesso, costante
ricerca spirituale e perenne evoluzione della sua musica. Appena metteva a punto
un suo stile, ne cercava uno nuovo. Affiancò al tenore il sax soprano,
fino ad allora poco utilizzato nella musica jazz. Malgrado fosse tecnicamente
perfetto, non smetteva mai di esercitarsi. Si dice che egli si esercitava anche
durante le pause dei concerti e, durante gli assoli degli altri, si ritirava in
camerino per continuare a provare. Paradossalmente il suo suono negli ultimi anni
sarà grezzo e cacofonico, mentre quello delle prime incisioni era già
perfetto, tondo e pieno. Questo dimostra che lo studio non era dettato da alcuna
smania di virtuosismo, bensì dalla voglia di dire le cose ancora non dette.
Nel 57 Coltrane, soprannominato Trane, trasferitosi a New York, suonò con
Thelonious Monk. L'anno successivo ritornò con Miles, col quale inciderà
nel '59 "Kind of Blue", ritenuto sin dalla sua apparizione uno dei più
grandi album di sempre. Nel 1960 inaugurò finalmente una propria formazione.
Aveva stentato parecchio a trovare dei compagni congeniali, ma indubbiamente gli
giovò aver meditato a lungo, perchè il quartetto di John Coltrane
è rimasto mitico per per la fusione perfetta fra i componenti, che erano
fra l'altro dei mostri di bravura: McCoy Tyner al piano, Elvin Jones alla batteria
e Jimmy Garrison al contrabasso. Quest'ultimo, ad essere precisi, giunse solo
un anno dopo, rilevando Steve Davis. Sin dalle primissime incisioni l'affiatamento
è perfetto, come se avessero suonato insieme per anni. Alla fine del 1965
Coltrane volle allargare la formazione a comprendere un secondo sax tenore (Pharoa
Sanders) ed un secondo batterista (Rashied Alì). A quel punto fu abbandonato
sia da Tyner che da Jones, i quali vedevano restringersi troppo il loro spazio
mentre si sentivano pronti per una carriera solista. Vi erano anche divergenze
musicali, perchè Coltrane aveva in effetti abbracciato il caos. Elvin Jones
disse: "Possono capirlo solo i poeti". Coltrane sostituì Tyner con la sua
seconda moglie Alice (aveva lasciato Naima perchè desiderava avere un figlio;
Alice gliene diede tre).
A quel punto, però, la salute di Coltrane, malgrado la giovane età,
era seriamente compromessa e la sua produzione rallentò. Con la nuova formazione
riuscì a mettere a punto un solo album nel 1967, ma non fece a tempo a
pubblicarlo. Morì il 17 luglio 1967. Aveva una malattia al fegato, ma lo
si scoprì solo dopo. Su questo punto non c'è molta chiarezza: alcune
fonti parlano di cancro, altre di una generica malattia. Coltrane diffidava dei
medici e non si faceva visitare. Lasciò che il destino facesse il suo corso.
La musica
Puoi Suonare anche un laccio per scarpe se sei sincero. (J.
C.)
Per una fortunata coincidenza, quando Coltrane iniziò ad incidere le
tecniche di registrazione avevano appena raggiunto livelli di assoluta eccellenza.
I progressi compiuti durante il ventennio 40-60 sono i più importanti
nella storia dell'alta fedeltà. Le migliori registrazioni degli ultimi
anni '50 erano perfettamente in grado di soddisfare, anzi esaltare, l'audiofilo
esigente, e lo sono ancora. Naturalmente occorreva un tecnico del suono all'altezza.
Nel quasi totalità delle registrazioni di Coltrane il compito era affidato
al mago
Rudy Van Gelder. Fanno eccezione quelle per la Atlantic. In questo caso
fra i tecnici c'era Tom Dowd, che diverrà, a distanza di dieci anni,
il produttore degli Allman Brothers. In ogni caso tutte le incisioni, rimasterizzate
per il CD, suonano benissimo. Per capire che cosa voglio dire basti ascoltare
i dischi di Charlie Parker, nato appena sei anni prima: con quelli si deve lavorare
di immaginazione!
Sempre alla fine degli anni '50 il long playing si era da poco affermato e Coltrane
ne sfruttò la durata per prolungare i suoi assoli a livelli impensati,
oltre quelli che erano ritenuti i limiti dell'organismo umano. Nello studio
di registrazione egli era molto produttivo. Di norma gli bastavano un paio di
sessioni per completare un album, ma poteva capitare anche il contrario (due
album nato nello stesso pomeriggio). Di sessioni ne faceva parecchie, anche
se le sue etichette non potevano rilasciare più di un paio di album l'anno,
per ovvi motivi commerciali. Di conseguenza la maggior parte dei dischi è
uscita ad anni di distanza dalla data registrazione, man mano che la fama dell'autore
aumentava. Tantissime sono le opere postume, e dico opere, non materiale di
scarto (a parte qualche eccezione). L'ultima è uscita nel 2001, a 34
anni dalla morte! Nulla vieta che altre continuino ad uscire. A questo punto
è evidente che non ha senso parlare di data di pubblicazione. Tanto è
vero che le discografie di jazz sono suddivise per sedute di registrazione,
ed ignorano gli album. Non esiste una corrispondenza fra sedute e dischi: i
brani delle prime venivano variamente suddivisi nei secondi. Il processo di
complicazione non ha mai termine. Anche non volendo considerare bootleg e compilation,
ed io non li considererò, la discografia coltraniana rimane un puzzle.
Considerate che col passaggio dal vinile al CD alcuni brani sono migrati da
un album all'altro. Alcune opere in cui originariamente Coltrane appariva come
sideman gli sono state in seguito attribuite. Alcune compilation contengono
brani non presenti da nessuna altra parte e devono pertanto essere prese comunque
in considerazione. Qualche album è presente in diverse edizioni, con
titoli uguali o diversi, con qualche brano in più o in meno. In questa
prima parte della mia guida non entrerò nel merito, perchè questo
sarà esattamente quanto farò nelle prossime puntate. Darò
ordine dei brani, elenco dei musicisti e date di registrazione per i CD attualmente
in commercio, con qualche parola di spiegazione.
Se dovessi aspettare che il mio lavoro sia perfetto e completo, non lo pubblicherei
mai. Lo considero pertanto un lavoro sempre aperto e lo aggiornerò periodicamente,
man mano che raccoglierò nuove notizie. Spero anche nel contributo di
chi legge: potete mandarmi messaggi cliccando il mio nome a fondo pagina.
Guida al primo acquisto
Per gli acquirenti seriamente intenzionati, l'industria discografica ha creato
negli ultimi tempi i cofanetti. Ognuno di questi copre integralmente un periodo
temporale o la produzione per una singola etichetta. Ci sono pertanto il cofanetto
della Atlantic, quello della Prestige, quello della Pablo con tutti i tour europei,
quello della Columbia con le incisioni assieme a Davis (per questa etichetta)
ed infine due per la Impulse: quello con le incisioni in studio del quartetto
nella formazione classica e quello con le registrazioni al Village Vanguard
del 1961. Se uno avesse intenzione di acquistare l'opera omnia dovrebbe partire
da qui, per non ritrovarsi dopo con troppi doppioni; se non che queste edizioni
sono sempre alquanto care, e si pagano non solo i brani originali ma anche le
versioni alternative, abbastanza differenti per interessare gli studiosi, ma
di norma inutili per il normale ascoltatore. Anche possedendo i cofanetti, inoltre,
c'è sempre tanto materiale che rimane fuori. Non dovrei parlarne oltre,
proprio perchè questi prodotti sono pensati per gli impallinati e non
per chi si avvicina a Coltrane per la prima volta. Invece l'anno scorso è
uscito sul mercato tedesco un ghiottoso cofanetto, ora riproposto anche in Italia,
dal titolo: "75th Birthday Celebration". Si tratta di 3 CD pieni fino all'orlo
ma venduti al prezzo di due economici (54.000 lire). Sono 3 ore e 39 minuti
di musica selezionata. Anche se presentata come cofanetto questa è una
antologia: non vi sono inediti nè out-takes. Il fatto che sia focalizzata
sul periodo 1956-1958 (e quasi solo agli album Prestige) potrebbe sembrare un
limite, perchè gli anni più belli ed interessanti sono quelli
successivi. In realtà questo è un vantaggio perchè degli
anni successivi bisogna comunque acquistare gli album interi.
Non tragga in inganno la valutazione relativa: anche se il meglio di Coltrane
viene dopo, il suo inizio di carriera, in valore assoluto, è comunque
di primo livello. Non era facile scegliere quali brani inserire e quali escludere
da una raccolta del genere. Non saprei dire se si potesse fare di meglio, però
questa compilation è fatta proprio bene, non tralasciando alcun aspetto
del musicista. Ci sono blues, ballate, be-bop, brani originali ed una grande
varietà di accompagnatori. Vi sono brani famosi ed altri tratti da album
di difficile reperibilità. La confezione è misera, ma le note
di copertina (in inglese e tedesco) sono interessanti e didattiche, fra le migliori
che io ricordi.
Voglio darne un esempio (un paragrafo da me tradotto): "Chi vede in Coltrane
solo il genio naturale conosce poco della combinazione di dura diligenza ed
ossessione che permeava il suo lavoro. Nel 1955, quando iniziò a lavorare
per Davis, era un musicista esperto, ma nella norma, che non aveva ancora trovato
i propri mezzi di espressione. Durante i seguenti dodici anni, tuttavia, si
sviluppò rapidamente ed il suo modo di suonare andò incontro a
tanti cambiamenti (che a loro volta influenzarono il corso della storia del
jazz), che è difficile immaginarlo diverso dal musicista che ha lavorato
continuamente sulla velocità, sul suono, sul tempo, sulle alterazioni
armoniche o ritmiche, un artista che ha sempre lavorato sul concetto più
nuovo. I tanti aneddoti sul "musicista che non smetteva mai di suonare" supportano
questo punto di vista". Questo cofanetto rappresenta un vero affare, anche
per chi possieda già qualcuna delle canzoni inserite. Potrebbe essere
una maniera per avvicinarsi all'opera coltraniana in ordine cronologico.
I miei primi album di Coltrane sono stati quelli che di solito acquista il neofita:
"A Love Supreme", l'opera più nota e venduta, e "Ballads", il disco più
accessibile ed elegante. Col senno di poi consiglio invece a chiunque "My Favorite
Things", un disco succulento ed abbagliante. Le improvvisazioni sono talmente
perfette da far credere che i quattro stiano leggendo degli spartiti. E' musica
di grande invenzione melodica, ma accessibile per chiunque, eccetto gli ignoranti
totali. E' anche uno dei dischi che costa meno, quindi non c'è ragione
per non prenderlo di corsa.
Un singolo disco che permette uno sguardo panoramico sulla musica di Coltrane
e del suo quartetto è "Afro-Blue Impression" (in realtà sono 2
CD, ma costano meno di uno solo). Registrato dal vivo in Europa nel 1963 e pubblicato
per la prima volta nel 1977, contiene i brani cui Coltrane era maggiormente
affezionato e che proponeva sempre nei suoi concerti. Avviso che, mentre le
incisioni in studio dell'epoca avevano ben poco da invidiare alle attuali, quelle
dal vivo come questa sono di un livello inferiore. Sarebbe però un errore
non ascoltarle perchè in esse Coltrane sembra un'altra persona.
"La cosa più strana è che entrambi i Coltrane sono veri e
sinceri. Cresciuto come sassofonista di rhythm and blues, con il fiato dei ballerini
sul collo, Trane sentiva visceralmente la reazione emotiva della gente intorno
a sè, e improvvisava reagendo a tale reazione, in un circolo di influenze
reciproche non diverso da quello fra cantori e danzatori africani (o di altre
culture orali) e il pubblico che fa cerchio intorno a loro. Il Coltrane furioso
era dunque quello africano, quello degli sheets of sounds, l'uomo che imbracciava
il sax e dopo poco era in trance, posseduto dai démoni delle sue pulsioni
psichiche profonde. Il Coltrane sereno e malinconico era quello asiatico, che
ricercava la sublime purezza additatagli come suprema ragione di vita dai sacri
testi cui si abbeverava ogni giorno. Esso compariva per lo più nel silenzio
ovattato dello studio di incisione. Tra i due non c'era contatto: essi facevano
capolino ora l'uno ora l'altro, come Eusebio e Florestano nella mente di Schumann."
(Marcello Piras, op. cit., p. 31).
"Non mi ha mai sfiorato l'idea se loro capiscano o no quello che sto facendo...
La reazione emotiva è l'unica cosa che conta. Fintanto che ci sia del
feeling non è necessario che la musica sia capita." (J. C.)
How much?
I dischi di John Coltrane si trovano facilmente quasi come quelli dei Beatles.
Anche le vendite non sono scarse, considerando che si tratta di jazz: Trane
ha ottenuto infatti ben due dischi d'oro, prima per "A Love Supreme", poi
per "My Favorite Things". Fino a tre anni fa se volevate qualcosa del periodo
Atlantic dovevate acquistare il cofanetto integrale, mentre era facile trovare
le opere per la Impulse a 18.000 lire. Ora la situazione si è rovesciata.
Gli album inizialmente pubblicati da Prestige ed Atlantic (ora facenti parte
del gruppo Time-Warner-AOL) si trovano con grande facilità ed a prezzi
molto bassi, mentre quelli della Impulse di trovano incredibilmente a prezzo
pieno. Incredibile per dischi di 30-40 anni fa', di durata a volte brevissima
(mezz'ora), sotto forma di ristampa che non avrà mai alcun valore collezionistico.
Ogni tanto si trova qualche titolo Impulse in offerta a metà prezzo
(di solito "A Love Supreme") e questo aumenta l'ingiustizia nei confronti
del consumatore che rischia di pagare il doppio se entra nel negozio sbagliato
nel momento sbagliato. In questo come in tutti gli altri casi, i rivenditori
sono anch'essi vittime delle case discografiche, alla pari dei loro clienti.
Il massimo dello spregio nei confronti degli acquirenti è stato reggiunto
con l'album "Africa/Brass" che è stato arricchito con le out-takes
sino a diventare un doppio e venduto come tale. Quindi si pagano anche le
out-takes che interessano solo i completisti! Come se non bastasse, la Impulse
ha recentemente iniziato a pubblicare una raffica di raccolte, sempre con
prezzi poco chiari ma molto oscillanti, che non si capisce proprio a cosa
servino. Non c'è da disperarsi se avete un budget limitato, perchè,
anche se il periodo Impulse è imprescindibile, per fortuna Coltrane
ha fatto ottime cose anche per le altre etichette (forse anche migliori).
Anche la mezza dozzina di dischi di Davis per la Columbia in cui appare Coltrane
si dovrebbero trovare sotto gli 11 euro.
Giuseppe Balacco