guida agli album di
JOHN COLTRANE
quinta parte
Album per la Atlantic
Il cambio di casa discografica, allo scoccare del 1959, rappresenta, per
Coltrane, un avanzamento di carriera, quantomeno un notevole miglioramento economico.
Si era messo in luce ed era diventato famoso suonando con Davis, poi con Monk
e di nuovo con Davis. Era anche oggetto di critiche e di discussione. I suoi
assoli poco controllati avevano sempre qualcosa di inconcluso, di sfuocato.
Mancavano ancora due anni prima che diventasse leader di una formazione ed anche
come compositore aveva combinato poco. Tutte queste cose sono rintracciabili
nell'album col vibrafonista Milt Jackson (il cui nomignolo era Bags). Coltrane
mostra una magnifica voce al tenore, tutto il CD (comprese le tre bonus track)
è raffinato, elegante, competente e swingante. Tutto fila liscio, senza
lasciare un' impressione duratura. In definitiva è un bel disco perfettamente
inutile. Ne è una implicita ammissione il ritardo di qualche anno col
quale la Atlantic pubblicò l'opera. Il vero esordio con la nuova etichetta
è "Giant Steps", non a caso un album di sole composizioni originali.
Cosa che dimostra una intensa e prolungata preparazione. Prima c'era stata la
registrazione di "Kind of Blue", con Davis, che fu per Coltrane un'altra fondamentale
tappa di crescita. Non per lui solo, ma per tutta la musica occidentale. Altrettanto
si può dire per "Giant Steps", con cui l'autore sbalordisce per le nuove
idee. Qualcosa di diverso dal be-bop e, soprattutto, convincente.
Le melodie sono di per sè affascinanti, al di là dello stile,
ed almeno un paio di esse non mancheranno mai in seguito nei concerti di Coltrane.
Si tratta della dolce canzone d'amore "Naima" e del trascinante blues "Mr. P.C.",
dedicata al bassista Paul Chambers. Tutti i dischi dal vivo conterranno almeno
una delle due, se non entrambe, in versioni ovviamente sempre diverse. "Giant
Steps" è l'album manifesto, l'opera imprescindibile. Il successivo "Coltrane
Jazz" contiene invece il divertimento o gli esperimenti di più breve
respiro. Rappresenta l'altra faccia dello stesso periodo, uno dei migliori dell'artista,
ed ancora un disco da avere senza condizionali. Come si può vedere dai
dettagli discografici, i frutti di ogni seduta di incisione venivano poi distribiti
fra più dischi, per cui avrebbe più senso parlare dei singoli
brani anzichè degli album.
Non è questo il caso di "Avant-Garde", che vede il nostro alle prese
con le composizioni di Ornette Coleman, la novità dell'anno. Si tratta
evidentemente di una operazione ideata dalla Atlantic, che all'epoca aveva nella
sua scuderia entrambi gli artisti. Infatti Coltrane si avvale nell'occasione
degli abituali accompagnatori di Coleman. L'operazione sulla carta poteva riuscire,
ma non lo fece in pratica. Un motivo plausibile è che la forza del quartetto
di Coleman era un affiatamento costruito nel corso di anni. Un altro buon motivo
è che Coltrane non si trovava a suo agio con le composizioni prescelte.
Per la precisione, il disco è attribuito al duo Coltrane-Cherry.
Si tratta dell'ultimo sforzo discografico completo che precede la nascita di una formazione
stabile attorno al sassofonista. Ci saranno ancora alcuni tentativi con delle formazioni
provvisorie, di cui ho dato conto nella precedente puntata, prima di arrivare
finalmente
al 21 ottobre 1960, data in cui il nuovo quartetto di Coltrane entra
per la prima volta in studio. A giudicare dal risultato si potrebbe dire che questi
musicisti suonassero assieme da una vita.
Il primo frutto, infatti, è già perfetto.
Il brano "My Favorite Things" è una primizia in molti sensi. E' la prima incisione
del quartetto, proprio del brano che reincideranno innumerevoli volte; è la prima
volta che Coltrane appare al sax soprano, strumento che lui renderà popolare.
E' il primo dei tanti brani più o meno
vagamente orientaleggianti, e la
scoperta dell'India sappiamo che fu uno dei tratti distintivi degli anni '60.
"My Favorite Things" è, infine, l'indicazione
che Coltrane vuol uscire fuori dai generi per realizzare una musica cosmica.
Come già fatto l'anno prima, l'Atlantic mette tutti su di un album i
brani migliori. L'album prende il nome dal brano appena citato e si rivela un
meritato successo commerciale. Coltrane diventa famoso ed apprezzato. "Giant
Steps" rappresenta la rivelazione, "My Favorite Things" la consacrazione. Non
una virgola è al posto sbagliato. In questo periodo assistiamo al massimo
di attenzione per i dettagli, molto più che non prima o dopo. Anche se
i brani sono lunghi, mai si ha quella impressione di allungamento del brodo,
propria delle collaborazioni con Red Garland di un paio di anni prima. Si nota
una preparazione ed uno studio anche nelle parti improvvisate, originali e creative
al massimo livello. Il leader, avendo attorno a sè una formazione ancora
da amalgamare, non voleva lasciare nulla al caso. In seguito, invece, pagherà
meno attenzione alla preparazione e più attenzione alla visceralità
ed alla forza espressiva.
Il secondo disco tratto dalle sessioni di fine '61 è un album a tema
che rivisita con idee innovative l'antica forma del blues. Ai primi ascolti
sembra eccessivamente cerebrale, ma alla lunga rivela di essere affascinante.
Il quartetto suona come una persona sola. Sempre dalle stesse sessioni fu tratto
"Sound", ancora una volta imperdibile, anche se formalmente si tratterebbe del
raschiamento del barile. Una caratteristica evidente è l'appropriazione
dei temi altrui. Non si nota alcuna differenza con le composizioni proprie.
Non è cosa da poco, quando si tratta di brani suonati infinite volte,
come "Body and Soul" o "Summertime", la composizione in assoluto più
incisa nella storia (oltre un migliaio di volte). Mentre molti musicisti prima
espongono la melodia originale e poi si sfogano in assolo, Coltrane alterava
la melodia già in partenza.
L'anno seguente Coltrane passa alla neonata etichetta Impulse!, della quale
rappresenterà l'artista di punta. Disponendo di un budget maggiore, ed
avendo molti progetti per la testa, il leader allarga il quartetto fino a formare
una piccola orchestra. Contemporaneamente alla Atlantic non tornano i conti:
mancherebbe ancora un album per rispettare il vecchio contratto. Il nostro organizza
su due piedi una apposita seduta di registrazione con il quartetto allargato.
Il pezzo forte, pur recando la firma di Coltrane, è basato su di una
melodia popolare spagnola. L'Oriente lascia il posto alla Spagna, quindi, ma
è una tappa dello stesso viaggio. Lo strumento è di nuovo il soprano,
usato in maniera ipnotizzante. C'è anche una delle pochissime composizioni
che McCoy Tyner regala al quartetto. Per il resto i tre accompagnatori risparmieranno
sempre i loro sforzi con la penna, ma solo con quella, perchè il quartetto
di Coltrane era una formazione omogenea in cui tutti recitavano una parte di
primo piano. Malgrado la sua genesi improvvisata, "Olè è" un disco
felice, uno dei tanti capolavori. La maggior parte dei critici sostiene anzi
che sia superiore ad "Africa Brass", il disco cui Coltrane dedicherà
tutti i suoi sforzi in quello scorcio del '61. Nella discografia che ora segue,
come sempre, ho indicato i brani presenti nella edizione attualmente in commercio.
Qualche anno fa vi erano più brani, che potrebbero ricomparire in futuro.
Mi riferisco agli album "Giant Steps", "My Favorite Things" ed "Olè",
attualmente in una edizione celebrativa (dei 50 anni della Atlantic) "fedele
all'LP originale".
Bags & Trane
- Stairway to the Stars (Malneck-Signorelli-Parish)
- The Late Late Blues (Jackson)
- Bags & Trane (Jackson)
- Three Little Words (Ruby-Kalmar)
- The Night We Called It a Day (Dennis-Adair)
- Be-Bop (Gillespie)
- Blues Legacy (Gillespie)
- Centerpiece (Edison-Tennyson-Scott)
15 gennaio 1959
con: Milt Jackson, John Coltrane, Hank Jones, Paul Chambers, Connie Kay.
Giant Steps
- Giant Steps (Coltrane)
- Cousin Mary (Coltrane)
- Countdown (Coltrane)
- Spiral (Coltrane)
- Syeeda's Song Flute (Coltrane)
- Naima (Coltrane)
- Mr. P.C. (Coltrane)
4 maggio (3-4), 5 maggio (1,2,5,7) e 2 dicembre (6) 1959
con: John Coltrane, Tommy Flanagan (1-5,7), Wynton Kelly (6), Paul Chambers,
Art Taylor (1-5,7), Jimmy Cobb (6).
Coltrane Jazz
- Little Old Lady (Carmichael-Adams)
- Village Blues (Coltrane)
- My Shining Hour (Mercer-Arlen)
- Fifth House (Coltrane)
- Harmonique (Coltrane)
- Like Sonny (Coltrane)
- I'll Wait and Pray (Valentine-Treadwell)
- Some Other Blues (Coltrane)
24 novembre (1,7) e 2 dicembre (3-6,8) 1959; 21 ottobre 1960 (2)
con: John Coltrane, Wynton Kelly (1,3-8), Paul Chambers (1,3-8), Jimmy Cobb (1,3-8),
McCoy Tyner (2), Steve Davis (2), Elvin Jones (2).
John Coltrane & Don Cherry - The Avant-Garde
- Cherryco (Cherry)
- The Blessing (Coleman)
- Focus on Sanity (Coleman)
- The Invisible (Coleman)
- Bemsha Swing (Monk)
28 giugno 1960
con: John Coltrane, Don Cherry, Charlie Haden (1-2), Percy Heath (3-5), Ed Blackwell.
My Favorite Things
- My Favorite Things (Rodgers-Hammerstein)
- Everytime We Say Goodbye (Porter)
- Summertime (Heyward-Gershwin)
- But Not For Me (Gershwin-Gershwin)
21 (1), 24 (3) e 26 (2,4) ottobre 1960
con: John Coltrane, McCoy Tyner, Steve Davis, Elvin Jones.
Plays the Blues
- Blues to Elvin (Jones)
- Blues to Bechet (Coltrane)
- Blues to You (Coltrane)
- Mr. Day (Coltrane)
- Mr. Syms (Coltrane)
- Mr. Knight (Coltrane)
- Untitled Original (Coltrane)
24 ottobre 1960
con: John Coltrane, McCoy Tyner, Steve Davis, Elvin Jones.
Coltrane's Sound
- The Night Has a Thousand Eyes (Bernier-Brainin)
- Central Park West (Coltrane)
- Liberia (Coltrane)
- Body and Soul (Green-Sour-Heyman-Eyton)
- Equinox (Coltrane)
- Satellite (Coltrane)
- 26-2 (Coltrane)
24 ottobre (2,4,6) e 26 ottobre (1,3,5,7) 1960
con: John Coltrane, McCoy Tyner(1-5,7), Steve Davis, Elvin Jones.
Olè
- Olè (Coltrane)
- Dahomey Hance (Coltrane)
- Aisha (Tyner)
25 maggio 1961
con: John Coltrane, George Lane, Freddie Hubbard, McCoy Tyner, Reggie Workman,
Art Davis (1-2), Elvin Jones.
The HeavyWeight Champion
Cofanetto di 7 CD comprendente tutti e otto gli album precedenti, più i soliti inediti,
insomma tutto quanto registrato con la Atlantic, nulla escluso.
Giuseppe Balacco