guida agli album di

JOHN COLTRANE

sesta parte


The Complete Africa/Brass Session
- The Complete 1961 Village Vanguard Recordings - Live at the Village Vanguard - Impressions - Coltrane - From the Original Master Tapes - Ballads - Duke Ellington & John Coltrane - John Coltrane & Johnny Hartman - Newport '63 - Live at Birdland - Crescent - A Love Supreme

Album per la Impulse 1961-1964

Nel 1961 Coltrane non solo è pieno di idee, ma ha anche chi gli dà i soldi per realizzarle. Mi riferisco al produttore Bob Thiele, il quale lasciò registrare al musicista tutto quello che voleva negli anni successivi, ottenendone in cambio una miniera d'oro da sfruttare sotto forma di album postumi, quando Coltrane non ci sarebbe stato più ma la sua fama sarebbe cresciuta. Tutte cose ovviamente imprevedibili al momento. Difatti molti nastri sono andati malauguratamente dispersi.
Il primo grande progetto con la nuova etichetta è quello di allargare il quartetto e realizzare un'opera dedicata all'Africa, cui subito dopo ne verrà un'altra dedicata all'India. Africa/Brass è uno dei progetti più ambiziosi di Coltrane. Attualmente è pubblicato sotto forma di un mini-cofanetto, al posto dell'originale album singolo. Il secondo progetto consisteva nel realizzare un disco dal vivo che per l'epoca, e per il minuscolo locale in cui la cosa fu fatta, non era qualcosa di banale. La motivazione era ovvia: portare su vinile quella intensità che non veniva mai raggiunta negli studi di registrazione. Il quartetto, aumentato con alcuni ospiti, suonò per quattro giorni consecutivi al Village Vanguard di New York. In quel momento la formazione era tanto fluida da non poter dire chi fosse il vero bassista titolare, mentre dall'anno successivo ci sarebe stato solo Jimmy Garrison. Fra i musicisti ospiti spicca il polistrumentista Eric Dolphy, tanto presente in quel periodo che il gruppo poteva ben considerarsi un quintetto.

Non tutto quel che fu suonato in quelle sere fu registrato. Si sapeva, infatti, che non sarebbe stato possibile pubblicare i brani già presenti sugli album della vecchia etichetta (Atlantic). Pertanto furono registrate solo le nuove composizioni. La sola "Naima" fu registrata, ma cambiandone un poco la melodia ed il titolo in modo da aggirare i problemi di copyright. Compaiono in questo periodo alcuni pezzi forti del repertorio coltraniano: "India", "Spiritual", "Impression", "Chasin' the Trane". Come al solito, la pubblicazione del materiale avvenne col contagocce. Prima un album singolo, poi una seconda pubblicazione a distanza di un anno, con due brani registrati in studio, quindi un doppio album postumo, poi un altro ancora ed, infine, qualche anno fa', l'edizione integrale in cofanetto che riusciva ancora a contenere parecchie versioni inedite. Detto che in queste registrazioni c'è il meglio di Coltrane, preciso che non è necessario conoscere od ascoltare tutte le versioni. Il rimpianto, per i più, è quello di non aver potuto assistere di persona agli spettacoli. Di fronte a un tale rimpianto neanche mille registrazioni sarebbero sufficienti. Non voglio però biasimare la pubblicazione di questo bellissimo e dovuto cofanetto. Al massimo quella di infiniti bootleg registrati sicuramente peggio ed in fin dei conti inutili. Dico inutili perchè Coltrane dal vivo suonava sempre gli stessi brani e gli sembrava di non averli mai scavati sino in fondo. Quando l'acquirente possiede già lo stesso brano nella versione originale ed in almeno un paio di live ufficiali, quella di procurarsi il bootleg non mi sembra una priorità.

Le registrazioni dal Village Vanguard rappresentano un picco nel senso della sperimentazione e della rottura degli schemi. Negli anni seguenti Coltrane si sarebbe concentrato nel suonare delle ballate di più facile presa. Interrogato in proposito avrebbe spiegato la sua svolta commerciale con un motivo tecnico: aveva rovinato il vecchio bocchino e non ne trovava uno adatto per suonare velocemente. In un'altra occasione spiegò che suonava le ballad perchè voleva provare qualcosa di diverso. La terza tesi, che appare la più credibile, vuole che la Impulse! avesse necessità di liquido ed il suo artista di punta, Coltrane appunto, si responsabilizzò in tal senso. La cosa fu comunque graduale e limitata, riguardando soprattutto la fine del 1962. Di quello che fu registrato in precedenza ci è pervenuto un solo album, dal titolo "Coltrane". Scelta poco felice, giacchè lo stesso titolo era stato usato per l'esordio con la Prestige. Questa volta corrisponde all'esordio in studio per la formazione storica del quartetto, quella con Garrison al contrabbasso. Non capisco personalmente cosa abbia fatto propendere Coltrane per questa scelta (il nuovo bassista non mi sembra superiore ai precedenti), comunque Garrison gli rimarrà fedelmente a fianco in tutte le avventure successive. Non c'è più Dolphy, nè avrà modo di ritornare, in quanto anche egli morirà prematuramente, vittima del diabete (29 giugno 1964). "Out of This World", il brano di apertura, è la nuova tappa del viaggio immaginario, dopo la Spagna di Olè, l'Africa e l'India. La tappe successive riguarderanno il sistema solare, ma sarà tutta un'altra musica, con altri compagni di viaggio. Rimanendo al disco in questione, non si può tacere di "Soul Eyes", il brano più romantico registrato da Trane. Normalmente per ballad si intende una canzone famosa di Broadway o di qualche cantante di musica leggera. In questo caso l'originale era invece un lungo pezzo improvvisato al quale lo stesso Coltrane aveva collaborato agli esordi di carriera. La nuova versione per quartetto è una gemma di pochi minuti. Il resto dell'album non è allo stesso livello compositivo, eppure affascina per la sua levigatezza: i quattro musicisti sembrano pensare con la stessa testa; non sembrano anzi neanche pensare, perchè tanta fluidità può ottenersi solo con l'istinto. Qualunque cosa essi suonino diventa importante e solenne.

Il successivo "Ballads" sembra un ritorno al passato: una seduta di registrazione senza alcuna preparazione, il leader che porta con se' un mazzo di spartiti assortiti, scelti con motivazioni misteriose, con titoli che i presenti di solito non hanno mai sentito nominare. Si prova a leggerli, ci si mette d'accordo sul tempo e sugli arrangiamenti, poi si registra. La novità questa volta è che non c'è spazio per l'improvvisazione. Si suona la melodia con qualche abbellimento e stop. Una condizione ideale per misurare le abilità dei protagonisti in veste di interpreti: e questa abilità si dimostra immensa! Senza far ricorso a virtuosismi tecnici, ma solo ricorrendo al proprio suono, del proprio tocco, al proprio gusto, i quattro impartiscono una lezione duratura dando l'impressione di fare la cosa più facile del mondo. Inutile dire che ogni pezzo viene trasfigurato e sembra far parte del repertorio fisso del gruppo da una vita. "Ballads" viene unanimamente considerato il disco più facile del catalogo coltraniano e, per quanto alcuni arriccino il naso, rimarrà per sempre una perla proprio per questo motivo. Un certo tipo di bellezza funzionerà sempre e non stancherà mai.

Nel giro di pochi mesi altri due brevi lavori si aggiungeranno a completare una ideale trilogia. Si tratta di incontri ad alto livello, combinati dai discografici perchè, si dice, queste cose vendono da sole ("paghi un disco e porti a casa due artisti"). La fregatura, per un acquirente dei nostri giorni, è che ognuno di questi album dura meno della metà degli attuali CD (ed annoia proporzionalmente molto meno, questo almeno ci è concesso!). Nel primo caso c'è il duca Ellington che, anzichè dirigere un orchestra, suona il pianoforte (da par suo). Il pezzo iniziale è "In a Sentimental Mood", che credo tutti conoscano. La bellezza di questa melodia viene dalla sua semplicità. Sembra uno scherzo: suonate di seguito 7 tasti neri del pianoforte, nell'ordine in cui sono, da sinistra a destra (ovviamente con una leggera inflessione swing). Sembra assurdo, ma può venirne fuori la melodia più incantevole che abbiate mai ascoltato. Incide molto sul risultato finale l'eventualità che a suonare la melodia sia un certo John Coltrane. Il resto del disco non riesce a toccare più un tale vertice di bellezza: ma come potrebbe? Sono convinto che i possessori del vinile abbiano rapidamente usurato la prima traccia. Ben venga in questo caso il supporto digitale.

Il terzo capitolo della trilogia è molto particolare. Si tratta in effetti di un disco solista del cantante Hartman, accompagnato dal quartetto coltraniano che non ha spazio per mettersi in luce. Hartman era un sentimentale che cantava in una maniera dolciastra che oggi (ma forse anche all'epoca) sarebbe inconcepibile. Al suo confronto Julio Iglesias sembra hard-core punk! Bisogna avere un grosso stomaco, o una grossa curiosità, per accostarsi a questo disco. Chi ha queste doti (non io) lo apprezza.
La discografia Coltraniana continua ancora per qualche tempo senza (o quasi) nuove composizioni. Cosa che stupisce, visti i precedenti. Probabilmente la raggiunta tranquillità economica lo rendeva libero di fare solo quello che sentiva, a parte l'obbligo di registrare periodicamente qualcosa, non necessariamente scritto da lui. Del 1963 abbiamo pochi brevi pezzi sparsi, di cui un paio inclusi in un album nominalmente dal vivo ("Live at Birdland"). Merita una menzione particolare "Alabama", una accorata dedica a due ragazze rimaste uccise da un attentato razzista (Birmingham, Alabama, 15 settembre 1963). Altri brani appariranno nella magnifica collezione "Dear Old Stockholm" di cui parlerò nell'ultima puntata, nella quale accennerò anche all'ottimo batterista Roy Haynes.

Nel 1964 vengono registrati due dischi in studio, contenenti esclusivamente nuove composizioni. Il primo è Crescent, una collezione di canzoni malinconiche. Si tratta di un'opera omogenea, in cui è difficile trovare difetti. Pur non essendo famosa, va annoverata fra i capolavori dell'autore. Che quello fosse un anno di grazia, lo testimonia il lavoro successivo, il celeberrimo "A Love Supreme". Come ho fatto vedere in un esempio precedente, solo i geni riescono a creare monumenti con i materiali più semplici. L'intero disco si basa su di un motivo di quattro note ("A Lo-Ve Su-Preme"). Si tratta di Fa - La bemolle - Fa Si bemolle. Da questo motivo base partono tutte le variazioni che vanno a comporre i quattro movimenti dell'opera. La semplicità della idea base e la (leggera) ripetività del disco contribuirono a decretarne il successo anche al di fuori della cerchia dei jazzofili stretti. Nell' ampio spazio improvvisativo i singoli musicisti spingono la loro arte a vette che non avevano ancora raggiunto. L'opera, più che sui contenuti musicali, è incentrato sul messaggio, molto esplicito. Si tratta di un inno di ringraziamento e lode a Dio. Non si tratta del Dio di una particolare religione, e questo rende veramente universale ed ancora tanto attuale il messaggio in questione. L'opera è anche profondamente personale ed autobiografica. Coltrane si riferisce alla crisi in cui era piombato 7 anni prima, dalla quale è venuto fuori proprio con l'aiuto di Dio. Per sdebitarsi Coltrane dedicherà il resto della sua vita a fare felice la gente con la sua arte. Qualcuno dirà che il sassofonista suonò tanto a lungo e con tale energia da morire nel giro di pochi anni. Infatti dopo questa registrazione gli rimangono solo 31 mesi di vita. Ne parleremo nell'ultima puntata.
Chiudo con una domanda. Ufficialmente, nel brano di chiusura "Psalm" Coltrane suona due volte (tramite una sovraincisione). Si fantastica che ci fosse in realtà un altro sassofonista in studio. Qualcuno dei miei lettori dispone di maggiori notizie?


The Complete Africa/Brass Session

  1. Greensleeves (traditional)
  2. Song of the Underground Railroad (traditional)
  3. Greensleeves (traditional)
  4. The Damned Don't Cry (Massey)
  5. Africa (Coltrane)
  6. Blues Minor (Coltrane)
  7. Africa (Coltrane)
  8. Africa (Coltrane)
23 maggio (1-5) e 7 giugno (6-8) 1961
con: John Coltrane, McCoy Tyner, Elvin Jones, Eric Dolphy, Paul Chambers (1-5), Reggie Workman, Booker Little, Freddie Hubbard (1-5), Julian Priester (1-5), Charles Majeed Greenlee (1-5), Julius Watkins, Bob Northern, Donald Corrado, Jimmy Buffington (1-5), Robert Swisshelm, Bill Barber, Laurdine Pat Patrick, Garvin Bushell, Art Davis (6-8), Britt Woodman (6-8), Carl Bowman (6-8)

The Complete 1961 Village Vanguard Recordings

DISC 1
  1. India
  2. Chasin' the Trane
  3. Impression
  4. Spiritual
  5. Miles' Mode
  6. Naima

1 novembre 1961
con: John Coltrane, Eric Dolphy, McCoy Tyner (1,3-6), Jimmy Garrison (1,3), Reggie Workman (1,2,4-6), Elvin Jones, Ahmed Abdul-Malik (1)

DISC 2

  1. Brasilia
  2. Chasin' Another Trane
  3. India
  4. Spiritual
  5. Softly as in a Morning Sunrise

1 (1) e 2 (2-5) novembre 1961
con: Coltrane, Dolphy (1-4), Tyner (3-5), Workman, Roy Haynes (2), Garrison (3), Abdul-Malik (3), Garvin Bushell (3-4)

DISC 3

  1. Chasin' the Trane
  2. Greensleeves
  3. Impressions
  4. Spiritual
  5. Naima
  6. Impressions

2 (1-3) e 3 (4-6) novembre 1961
con: Coltrane, Dolphy (3-5), Tyner (2-6), Workman (2,4-5), Garrison (1,3,6), Jones

DISC 4

  1. India
  2. Greensleeves
  3. Miles' Mode
  4. India
  5. Spiritual
3 (1-3) e 4 (4-5) novembre 1961
con: Coltrane, Dolphy (1,3-5), Tyner, Garrison (1,3-5), Workman, Jones, Abdul-Malik (4), Bushell (4-5)


Live at the Village Vanguard

  1. Spiritual (Coltrane)
  2. Softly as in a Morning Sunrise (Romberg-Hammerstein)
  3. Chasin' the Trane (Coltrane)
2 (2-3) e 3 novembre (1) 1961
con: John Coltrane, Eric Dolpy (2), McCoy Tyner, Reggie Workman, Elvin Jones

Impressions

  1. India (Coltrane)
  2. Up 'Gainst the Wall (Coltrane)
  3. Impressions (Coltrane)
  4. After the Rain (Coltrane)
5 novembre 1961 (1,3), 18 settembre 1962 (2) e 29 aprile 1963 (4)
con: John Coltrane, McCoy Tyner, Jimmy Garrison, Elvin Jones (1-3), Eric Dolphy (1), Reggie Workman (1), Roy Haynes (4)
(2) si trova anche nell CD "Coltrane" - (4) si trova anche nel CD "Dear Old Stockholm"

Coltrane

  1. Out of This World (Arlen-Mercer)
  2. Soul Eyes (Waldron)
  3. The Inch Worm (Loesser)
  4. Tunji (Coltrane)
  5. Miles' Mode (Coltrane)
  6. Big Nick (Coltrane)
  7. Up 'Gainst the Wall (Coltrane)
11 aprile (3,6), 19 giugno (1-2), 20 giugno (5), 29 giugno (4) e 18 settembre (7) 1962
con: John Coltrane, McCoy Tyner, Jimmy Garrison, Elvin Jones
(7) originariamente sull'album "Impressions"

Ballads

  1. Say It (Over and Over Again) (Loesser-McHugh)
  2. You Don't Know What Love Is (Raye-DePaul)
  3. Too Young to Go Steady (Adamson-Mc Hugh)
  4. All or Nothing at All (Lawrence-Altman)
  5. I Wish I Knew (Warren-Gordon)
  6. What's New (Haggart-Burke)
  7. It's Easy to Remember (Hart-Rodgers)
  8. Nancy (with the Laughing Face) (Van Heusen-Silvers)
21 dicembre 1961 (7), 18 settembre (6,8) e 13 novembre (1-5) 1962
con: John Coltrane, McCoy Tyner, Reggie Workman (7), Jimmy Garrison (1-6,8), Elvin Jones

Duke Ellington & John Coltrane

  1. In a Sentimental Mood (Ellington)
  2. Take the Coltrane (Ellington)
  3. Big Nick (Coltrane)
  4. Stevie (Ellington)
  5. My Little Brown Book (Strayhorn)
  6. Angelica (Ellington)
  7. The Feeling of Jazz (Ellington-Simon-Troup)
26 settembre 1962
con: John Coltrane, Duke Ellington, Jimmy Garrison (2,3,6), Aaron Bell (1,4,5,7), Elvin Jones (1-3,6), Sam Woodyard (4,5,7)

From the Original Master Tapes

  1. Soul Eyes (Waldron)
  2. Song Of The Underground Railroad (traditional)
  3. Dear Lord (Coltrane)
  4. Vilia (Lehar)
  5. India (Coltrane)
  6. Spiritual (Coltrane)
  7. Big Nick (Coltrane)
6 marzo 1963 (4)
con: John Coltrane, McCoy Tyner, Jimmy Garrison, Elvin Jones
(4) è l'unico inedito di questa compilation

John Coltrane & Johnny Hartman

  1. They Say It's Wonderful (Berlin)
  2. Dedicated To You (Cahn-Chaplin-Zaret)
  3. My One And Only Love (Merlin-Wood)
  4. Lush Life (Strayhorn)
  5. You Are Too Beautiful (Rodgers-Hart)
  6. Autumn Serenade (Gallop-DeRose)
7 marzo 1963
con: John Coltrane, McCoy Tyner, Jimmy Garrison, Elvin Jones

Newport '63

  1. I Want to Talk About You (Eckstine)
  2. My Favorite Things (Rodgers-Hammerstein)
  3. Impressions (Coltrane)
  4. Chasin Another Trane (Coltrane)
2 novembre 1961 (4) e 7 luglio 1963 (1-3)
con: John Coltrane, McCoy Tyner (1-3), Jimmy Garrison (1-3), Reggie Workman (4), Eric Dolphy (4), Roy Haynes

Live at Birdland

  1. Afro Blue (Santamaria)
  2. I Want To Talk About You (Eckstine)
  3. The Promise (Coltrane)
  4. Alabama (Coltrane)
  5. Your Lady (Coltrane)
8 ottobre (1-3) ed, in studio, 18 novembre (4-5) 1963
con: John Coltrane, McCoy Tyner, Jimmy Garrison, Elvin Jones

Crescent

  1. Crescent (Coltrane)
  2. Wise One (Coltrane)
  3. Bessie's Blues (Coltrane)
  4. Lonnie's Lament (Coltrane)
  5. The Drum Thing (Coltrane)
27 aprile (2,4,5) e 1 giugno (1,3) 1964
con: John Coltrane, McCoy Tyner, Jimmy Garrison, Elvin Jones

A Love Supreme

  1. Acknowledgment (Coltrane)
  2. Resolution (Coltrane)
  3. Pursuance-Psalm (Coltrane)
9 dicembre 1964
con: John Coltrane, McCoy Tyner, Jimmy Garrison, Elvin Jones

Giuseppe Balacco

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