ELECTRIC PRUNES
We Are Lovin’ You More
Quella degli Electric Prunes è una delle formazioni storiche della psichedelia americana, purtroppo famosa da noi solo per l'hit "I Had Too Much To Dream" (in Italia tradotta e proposta con il titolo "Sospesa a un filo" incisa da vari artisti, la cui miglior versione fu senz'altro quella dei Corvi) e, purtroppo, per la grande e discussa "Messa in Fa Minore".
Ma torniamo a Seattle, dove nel 1965 si forma il gruppo che dopo poco si trasferirà a Los Angeles, dove verranno scoperti dal produttore Dave Hassinger. Il gruppo è formato da James Lowe, voce e harmonica, Mark Tulin, basso e tastiere, Ken Williams e Weasels Spagnola, chitarre e Preston Ritter, batteria. Hassinger, che lavorava per la Reprise, era uno che sapeva il fatto suo, un talent scout dal fiuto infallibile che subito intuì la devastante carica espressiva del gruppo, il virtuosismo chitarristico di Williams , la figura trascinante di Lowe, sul palco demoniaco incrocio tra Mick Jagger e Reg Presley (Troggs).
Il primo singolo è del 1966, "Ain't it Hard/ Little Olive". Con le sue velate sonorità psichedeliche ottiene un buon successo locale, e Hassinger riesce a far registrare al gruppo uno spot pubblicitario televisivo, nel quale Williams illustra le possibilità e gli effetti di un nuovo pedale wah wah messo in commercio dalla Vox. Inoltre, comincia a indirizzare il gruppo verso un suono più acido, con ampio usi degli effetti in voga al momento, fuzz box, echo drumming e pedale wah wah, naturalmente. Per l’esordio che conta, Dave cerca una canzone adatta alle potenzialità del gruppo. Si rivolge quindi a una coppia di autori in sintonia con le mode del momento, Annette Tucker e Nancie Mantz (già brillanti autori di una canzone epocale del periodo, "I Ain't No Miracle Worker", successo dei Brogues e della Chocolate Watchband che in Italia diventa "Sono un ragazzo di strada", dei grandissimi Corvi).
Nasce così "I Had Too Much To Dream (Last Night)" uno dei più grandi successi della storia della psichedelia; strutturalmente la canzone rappresenta la summa della musica psichedelica, con un incredibile intro strumentale mai più ripetuto. Ovviamente, il brano andrà di diritto nella compilazione "Nuggets". Tucker e Mantz comporranno altre ottime canzoni per il gruppo che non ripeteranno il successo della precedente, ma che saranno ugualmente stupende e ispirate. Parlo di brani come "Are You Lovin' Me More", "Sold To The Highest Bigger", "Dr.Do-Good" e "Antique Doll".
"I Had Too Much To Dream" arrivò in Italia solo nel marzo del 1967, (negli USA era stato pubblicato nel novembre 1966) senza alcuna promozione; la pubblicità li presenta come le Prugne Elettriche ( peggio di così, neanche fossero un lassativo, ma abbiamo subito di peggio con appellativi come Scarafaggi, Uccellacci e altre amenità) mentre il primo disco viene indicato come capostipite di una lunga serie ad alto potenziale sonoro, bleah.*
In compenso, la B-side "Luvin" è un grande blues e partecipa a Bandiera Gialla l'8 Aprile del 1967, dove viene massacrata da Equipe 84, Dik Dik, Caterina Caselli e dai Beatles vincitori della finale con "Strawberry Fields Forever". Torniamo al gruppo che nello spazio di un anno incide due tra gli album più significativi della storia della psichedelia americana: Electric Prunes (Reprime, 1967) è il disco d'esordio e inizia ovviamente con "I Had Too Much..", seguita da "Bangles", scritta da un allora sconosciuto Joe Walsh. Un altr'altra ottima ballad era "Train For Tomorrow" la prima composizione a nome del gruppo e, molto significativo, un altro hit single, "Get Me To The World Of Time", sempre dalla penna della Tucker.
Eccellente è la produzione di Hassinger che lascia il gruppo dare libero sfogo alle proprie capacità: sia Williams (il più geniale chitarrista con Hendrix a usare il pedale Wah Wah), sia la voce sempre più inquietante di Lowe, con gli altri a non far certo da comprimari.
Dall'album viene tratto un secondo singolo "Get Me To The World Of The Time". Ma qualche cosa non funzionò perché alla Reprise si erano adagiati sugli allori, sicuri del successo commerciale. Così, l'album si insediò nelle zone medie delle charts USA,senza avvicinarsi lontanamente al successo di "I Had Too Much To Dream" e il secondo singolo non ebbe miglior fortuna, per non parlare del mercato Europeo del quale la label ormai si stava disinteressando. Ignaro di tutto, il gruppo era in studio per il secondo disco, "Underground", che venne pubblicato nell'ottobre del 1967, un altro piccolo capolavoro che però la Reprise non si degnò di promuovere neppure negli Stati Uniti, mentre il gruppo, convinto che tutto andasse per il meglio, aveva iniziato un lungo tour europeo.
Il secondo album è un vero gioiello, forse superiore al primo, perché, pur non avendo brani trainanti, offriva composizioni firmate da Lowe e da Tulin di livello veramente eccellente come "The Great Banana Hoax" ipnotica e avvolgente, la dura "Hide Away", con un Williams strepitoso alla chitarra, ed eccellenti cover di brani che poi saranno famosi come "I Happen To Love You" di Goffin e King , dove le doti musicali e strumentali del gruppo hanno modo di esprimersi al meglio. Mentre il disco esce quasi senza nessuna promozione negli USA (e figuratevi in Europa), il gruppo comincia a capire che qualche cosa non funziona quando, alla prima serata a Londra, la sala era quasi vuota. La stessa cosa successe nel resto d'Europa, ma dopo la prima esibizione veramente infiammante con spettacolari cover, visto che i loro successi erano praticamente sconosciuti, le sale si riempivano.
Di quei fatali tour esiste la testimonianza del bootleg "Rarities", poi ristampati in CD come "In Stockolm" con una qualità di registrazione nettamente superiore e con una cover di "I Got My Mojo Working" di Muddy Waters che solo Hendix avrebbe potuto suonare così bene. Il gruppo torna dal tour col morale a pezzi, nemmeno Hassinger riesce a farli rinunciare alla decisione di sciogliersi; anzi, grazie al fatto che nessuno dei membri originari della band era diventato famoso, riforma il combo con cinque musicisti sconosciuti (dei quali non sto nemmeno a citare i nomi) che riunisce in studio per incidere "Mass In A F Minor" quello che, a seconda dei punti di vista della critica, sarà un capolavoro o una emerita schifezza. Fu una proposta artificiosa e ingenua, ma anche la prima contaminazione tra sacro e profano, in quanto si trattava di una partitura del compositore D. Axelroad, una messa cantata in latino, con connubi musicali tra acid rock e canti gregoriani.
Restando fedele alla mia imparzialità, ricordo il grande successo mondiale del disco (si era nel 1968 e tutto andava bene!) e purtroppo ricordo che i falsi 'Electric Prunes' grazie alla scelleratezza della Reprise, riuscirono a incidere due altri album su cui stendo un velo pietoso, rendendo però loro merito per la stupenda "Kyrie Eleison" che fu inclusa nella colonna sonora di 'Easy Rider'.
Ma la bellissima storia dei cinque ragazzi di Seattle era finita due anni prima, quando il business li aveva fatti smettere di avere strani sogni.di Daniele Ghisoni, tratto dalla rivista Late For The Sky