La comprensione non e' mai stata una condizione di privilegio per Freddie
Mercury. La sua presunta sensibilita' "ad alta tensione emotiva" non gli avrebbe
facilitato il penoso processo di "smontatura artistica" di cui fu troppo spesso
vittima, garantendogli ad ogni modo (se essa puo' rappresentare in qualche
maniera una "onesta" forma di giustizia compensatrice) il titolo di "Grande
Incompreso del Circo Rock", un'"investitura" che ancora oggi, a piu' di dieci
anni dalla sua morte, si sparge in udibilissimi echi di rivolta propagandistici
pro-Mercury.
Il leader dei Queen fu un lampante esempio di "innovazione" trans-musicale,
sovrapponendo agli arcinoti canoni della musica pop-rock un elemento allora
considerato come anti-popolare e fortemente fuori luogo: l'arte visiva. Un
ramo particolarissimo ed inedito di arte, grazie alla quale le leggendarie
pose narcisistico-effeminate di Mercury si rivelavano la perfetta compensazione
per l'art-rock "macchiato" di provocatorio dandysmo di cui i Queen si eressero,
nel giro di pochi anni, a Maestri e Propagatori insuperati.
E Freddie fu l'uomo che ebbe il coraggio di tramutare quell'oltraggiosa forma
artistica in spudorato, (quanto mai pericolosamente tendente al kitsch) effetto
visivo multi-laterale.
Su questa epocale "mis-en-scene" di Mercury fecero spesso perno
le acidissime, distruttive critiche rivolte ai Queen, spesso "deturpati";
della loro stessa, ed apparentemente indiscutibile, leadership musicale-compositiva.
I recensori /giornalisti musicali dell'epoca (mi riferisco agli anni di ascesa
al successo dei primi QUEEN, vale a dire il periodo intercorrente tra il 1973,
quando pubblicarono il loro album d'esordio e l'esplosione a livello mondiale
di BOHEMIAN RHAPSODY + relativo, leggendario e pionieristico video promozionale)
sembravano provare un sadico gusto nell'affossare di continuo le velleita'
artistiche e teatralmente; esibizionistiche di Mercury e Compagni, ma purtroppo,
all'epoca, la stampa specializzata lasciava alquanto a desiderare; vigeva,
tanto per intenderci, la seguente equazione: "gruppo dal troppo e veloce successo
= stroncature musicali ad libitum", il piu' delle volte, e mi si permetta
di dirlo, senza valide ragioni che potessero essere legate al lato strettamente
tecnico della questione.
Epica ed ormai considerata la "Regina (...) di tutte le interviste" fu quella
che ebbe atto nel 1977, ad opera del giornalista Tony Stewart, ai "danni"
di un infuocatissimo Freddie Mercury. In realta'essa si sarebbe tramutata,
nel giro di pochi secondi, in uno spaccato da manuale di acrimonia "sapientemente"
riversata sull'"immondo", incompetente recensore. L'oggetto della disputa,
manco a dirlo, fu il mal gradito eccessivo istrionismo (traducibile eloquentemente
in "narcisismo esasperato") di Mercury "on-stage", il quale, secondo la ferrea
opinione di Stewart, altro non "criptava" che le carenze tecnico-musicali-creative
dei Queen.
Come si potrebbe esclamare in questi casi... "LESA SUA MAESTA' MERCURY"...
E difatti la replica non tardo' a venire. Da... "pacifico" (ma non troppo)
scambio di opinioni, tutto venne tramutato in una memorabile battaglia tra
due contendenti appartenenti (a dir poco) a due fazioni opposte, entrambi
fermamente e cocciutamente pronti a rivendicare, spesso tradendo il fair-play
a favore del quasi-insulto, le proprie convinzioni ed i propri valori, non
solo musicali ma anche etico-professionali (se di... "etica" e' lecito supporre,
in questo epico ed inedito scontro fra musicista ed addetto alla stampa....).
Secondo lo stesso Mercury, Stewart non era altro che un incompetente, in grado
di spendere il suo tempo solo per condannare cio' che di peggio e di innamissibile
i Queen possedevano, incapace percio', sempre a vivo parere del cantante,
di esprimere una benche' minimamente decente impressione di stampo prettamente
musicale; in pratica il giornalista veniva "bollato", e senza mezzi termini,
come "venduto" e "prevenuto", un giudizio che implicitamente Mercury intendeva
estendere a tutta la categoria.
Stewart, da par suo, insisteva sul fatto di come i Queen fossero naturalmente
votati piu' all'"hype" piuttosto che intenti a produrre belle canzoni, sottolineando,
una volta di piu', l'infinito, debordante e fastidioso narcisismo della "Regina"
per antonomasia del Rock. Per Stewart la presunta arte visiva ed egocentrica
di Mercury erano quanto di piu' sbagliato e "politicamente scorretto" nel
Business musicale potesse esistere... Costui non poteva certo tollerare un
performer che offriva champagne alla sua platea; nondimeno dichiarava, seppur
implicitamente, il suo amore e rispetto verso la vecchia categoria di rockers,
quelli votati alla concezione di "rock eterosessuale", principio sfondato
e poi demolito proprio dall'imposizione, a livello mondiale, di un personaggio
ambiguo e perverso come Freddie Mercury, il quale non ebbe alcun problema
ad erigersi ad icona e principale responsabile della divulgazione di questa
frivola quanto narcisistica "nuova filosofia-rock".
Una cosa e' certa: con lui il Rock acquisto' un altro aspetto, che ai tempi
non fu affatto facile comprendere per i "vecchi addetti", sia critici che
musicisti; l'arte visiva grazie al cantante dei Queen avrebbe trovato la sua
giusta collocazione, e le numerose connotazioni gay presenti sia negli atteggiamenti
privi di pudore da parte dell';oltraggioso leader che nei testi da lui composti
non avrebbero piu' costituito un tabu' insormontabile o semmai uno status
(quello, piu' volte reiterato dell' "omosessuale represso") del
quale vergognarsi.
Con Mercury tutto questo divenne realta', ma, come spesso capita a chi propone
soluzioni innovative troppo in anticipo sui tempi, si corre il fatale rischio
di essere falciati, calpestati dall'ottuso cinismo e dall'eccessivo difetto
in "larghe vedute" da parte di una troppo frettolosa ed arrogante stampa musicale,
il cui hobby preferito sembrava essere, allora, quello di dover (a tutti i
costi) stroncare il piu' possibile band come i Queen o tutti coloro che potevano
vantare un talento compositivo e "performante" immenso e fuori dell'ordinario,
ma che avevano, allo stesso tempo, ....la "pecca" di essere arrivati al successo
troppo in fretta.
Tale disputa e' ancora oggi viva e fiammante, sebbene i critici odierni siano
di gran lunga piu' "aperti" rispetto a quelli del passato. I Tony Stewart,
per nostra fortuna, non esistono piu', si puo' considerare "specie (una CATTIVA)
specie) estinta" da tempo ed alla quale appartenevano "personaggi di dubbissimo
gusto" come la citata MELISSA MILLS ... ricordate..... il primo album degli
URIAH HEEP?....: ".....se questo gruppo sfondera', io mi suicidero'...".
Il sottoscritto esprime, anche nel capitolo URIAH
HEEP , la sua inconvertibile, acida opinione al riguardo, e certo non
avra' bisogno di ripetersi all'infinito. Che abbiano le fiamme dell'Inferno
sotto il culo e per l'eternita'....In fondo, il Male, in vita, hanno professato
ed il Male ora viene loro restituito.... Una legge "divina" alla quale non
si puo' e non si deve assolutamente sfuggire...!
Alan "J-K-68" Tasselli