GOV ' T MULE
Mi ero ripromesso di dedicare il mio prossimo ritratto ai Pish, senz'altro oggi la più grande band live esistente, ma sono successe un paio di cose che mi hanno fatto cambiare idea: la prima, una riflessione su quanto siano grandi i Gov't Mule, dei quali sono riuscito ad avere finalmente il box quadruplo grazie all'amico Amos, e la seconda, qualche sera fa, mentre mi trovavo nel mio antro demoniaco dove ci sono dischi, CD, libri, riviste, poster, calendari bandiere di Stones, Dead e del Milan (nessuno è perfetto, n.d.d.), che sembrano cadere addosso da ogni parte (ci sono anche bottiglie da collezione di Jack Daniel's, vuote e altre piene cui si può attingere).
Quando, dopo una cenetta intima, ci ritrovammo col direttore, il mio gemello Lopresto e Dario Possenti che mi suggerì, dopo aver ascoltato i nuovi Eric Andersen e Steve Young, di far girare "Live With A Little Help From Our Friends" dei Gov't Mule, fu come un miracolo. Tutti restammo sconvolti dal suono del gruppo, dalla forza che riescono ad emanare dal vivo, anche se io e Dario eravamo abituati. A Lopresto fece addirittura passare la sbornia e al direttore il dolore di cocenti sconfitte a ping pong. Così partorì l'idea di quest'articolo che mi fu imposto come prioritario.
Il successo che il gruppo ha ottenuto è dovuto all'incredibile coesione musicale dei suoi tre componenti, Warren Haynes, (chitarra), Allen Woody, (basso, purtroppo da poco scomparso, al momento non sappiamo se la band continuerà a esistere e, in questo caso, chi prenderà il posto di Woody) e Matt Abts, batteria e alla loro incredibile cultura musicale che spazia dal blues di B.B.King e Johnny Winter, al rock inglese degli anni ‘70 (la memoria va a gruppi come Faces, Humble Pie, Free, Traffic) a Hendrix e Cream, al jazz, il tutto unito al rock sudista degli Allman Brothers.
I tre sono nati nel profondo sud, anche se ora vivono stabilmente a New York. Haynes cresce ascoltando il R&B di Redding, Pickett, poi Clapton, Cream, Derek & The Dominoes, anche se il suo idolo rimane Duane Allman. Si fa le ossa negli anni ‘80 come chitarrista nella band del grande David Allan Coe,uno degli honky tonk men più duri e trasgressivi musicalmente. Poi arriva il colpo di fortuna: Dickey Betts lo chiama nella sua band per l'incisione di "Pattern Distruptive".
Warren affina il suo stile chitarristico, soprattutto nell'uso della slide, nella band di Betts, dimostrandosi anche ottimo cantante e compositore, sempre rifacendosi a Duane, ma riscoprendo grandi del blues come Otis Rush e Albert King, con riferimenti spesso diretti al jazz. Il suo stile virtuoso, poliedrico e sanguigno convince Gregg a volerlo nella reunion degli Allman del 1988. Insieme scrivono la stupenda "Just Before The Bullets Fly" che darà anche il titolo all'album. Haynes diventerà membro insostituibile nella band sia come chitarrista che come vocalist e autore di ottimi brani, tanto che la critica lo considererà l'elemento fondamentale per le rinascita della band.Nel 1993 incide il suo primo album solista, "Tales Of Ordinary Madness", nel 1995 e, nel 1996, la rivista specializzata "Guitar Player" lo votò come il miglior slide guitarist dell'anno. Haynes suona negli Allman per otto anni e conosce il bassista Allen Woody.
Qui comincia a nascere il progetto Gov't Mule. Woody ascolta Presley e il blues dai dischi del padre e si innamora del basso, influenzato da Jack Bruce, John Entwistle e Jack Casady, ma anche per lui il colpo di fulmine fu la scoperta degli Allman, dove si specchiò nell'incredibile e irripetibile suono del grande e sfortunato Berry Oakley che sarà la sua massima influenza nello sviluppo del suo stile, insieme a quella di Tommy Caldwell della Marshall Tucker Band. Suona in gruppi che lasciavano spazio ai fiati (tipo Blood Sweat & Tears), progressivi (tipo Mahavishnu Orchestra), collabora ai dischi solisti di Artimus Pyle, batterista dei Lynyrd Skynyrd. Qui conosce Butch Trucks che convince gli altri che l'unico bassista in grado di assicurare una continuità al suono di Oakley per la reunion della band fosse Allen, che così diventa membro stabile del gruppo per cinque album e per tour interminabili.
Malgrado i ritmi frenetici imposti dagli impegni degli Allman, Haynes continua a comporre brani, alcuni dei quali entreranno nel repertorio della band, mentre altri rimangono nel cassetto. Nel 1994, al termine di un'esibizione del gruppo, Haynes e Allen restano sul palco e chiamano ad aiutarli il batterista Matt Abts che Warren conosceva dai tempi della band di Dickey Betts, e i tre improvvisano una jam così eccitante che sembrava che i tre suonassero da sempre insieme. Così nacquero i Gov't Mule. Abts é considerato oggi uno dei batteristi più innovativi e potenti sulla scena del rock. Produce un suono veramente devastante e torrenziale. Le sue radici sono soprattutto nel jazz, ma le sue esperienze,oltre che con Dickey Betts, sono con i Montrose e Mick Taylor.
Fino al 1997, Haynes e Woody si sdoppiano suonando negli Allman e nei Mule, in un continuo girare in Tour con entrambe le band, fino a quando decidono di lasciare amichevolmente gli Allman e di continuare solo come Mule.
GOV' T MULE - Relativity/Sony - 1995
È l'album d'esordio dal suono possente che li caratterizzerà sempre. Un insieme di rock, blues, jazz duro e veloce con brani spesso lunghissimi ed estenuanti. Il trio é perfetto, una vera macchina musicale anche nelle improvvisazioni, come nelle jam di oltre sette minuti di "Trane" e "Painted Silver". Quasi tutti i brani sono composti da Haynes, alcuni in collaborazione con Woody e Abts. Eccellenti sono "Mule" e "Painted Silver Light", che diverranno classici della band, mentre tra le cover spiccano il classico "Mother Earth" di Chatman e "Mr.Big" dei Free. In alcuni brani sono ospiti all'armonica John Popper e Hook Herrera. Con l'eccellente produzione di Michael Barbiero non poteva essere che un ottimo lavoro.
LIVE AT ROSELAND BALLROOM - Foundation - 1996
Registrato la notte di Capodanno del 1995 a New York City, in una serata in cui si esibivano anche i Blues Traveler, é il primo disco dal vivo della band che conferma la sua statura on stage dove si delinea la loro vera dimensione musicale. Ascoltiamo un grande rock blues con brani che sembrano non finire mai di fronte a un pubblico entusiasta e partecipe. Da brivido i sedici minuti di "Trane", i nove di "Mule", e i dieci minuti di "Kind Of Bird", quest'ultima scritta da Haynes con Betts e già incisa con gli Allman nell'album "Shades Of Two Worlds". Ma la mia preferita rimane "Don't Step On The Grass Sam" dei miei amati Steppenwolf. La produzione è sempre di Barbiero.
DOSE - Capricorn - 1998
Il gruppo firma un contratto con la Capricorn, la label sudista per eccellenza, e il nuovo album di studio conferma la loro versatilità nell'unire il classico rock/blues a jazz e ad atmosfere hard, creando un suono veramente incredibile. Quasi tutte le composizioni sono di Haynes, in collaborazione con gli altri componenti la band. Sempre prodotto da Barbiero (basta ascoltare le sue produzioni di Blues Traveler, Soundgarden e Guns‘n’Roses per avere un’idea del suo sound) il dischetto, come tutti i lavori del gruppo, é corredato da un bel libretto ricco di notizie, la cui parte grafica é curata dallo stesso Warren. In copertina campeggia il marchio che contraddistingue il gruppo. Il suono spazia da strumentali torrenziali come "Thelonius Beck" e "Birth of the Mule", o brani estenuanti per la loro lunghezza come "Game Force" e "Towering Fool", mentre tra le cover troviamo, arrangiate a modo loro, "She Sad She Said" di Lennon / McCartney e un incredibile "John The Revelator" di Son House.
LIVE. WITH A LITTLE HELP FROM OUR FRIENDS - Capricorn - 1999 - 2 cd
Forse è uno dei migliori album dal vivo mai prodotti. Non si può descrivere quello che il gruppo ha saputo esprimere la notte di San Silvestro del 1998 al Roxy di Atlanta, bisogna solo ascoltarlo. Oltre due ore di musica per il doppio CD, quattro per la versione quadruplo. "30 Days In The Hole" di Steve Marriott, "War Pigs" dei Black Sabbath, "Mr.Big" dei Free, "Afro Blue" in una versione di trenta minuti, "Cortez The Killer" di Neil Young, "Look On Yonder Wall" di Elmore James, una "Mule" di diciotto minuti, e altri classici della band, incredibili rivisitazioni anche di Hendrix, Little Feat, Robert Johnson, Frank Zappa e John Coltrane. Ospiti in alcuni brani sono Chuck Leavell, Bernie Worrell, e la meraviglia emergente della slide guitar Derek Trucks, nipote di Butch, dagli Allman, Randall Bramblett con il suo incredibile e affascinante sax, Marc Ford, ex Black Crowes, alla chitarra.LIFE BEFORE INSANITY - Capricorn - 2000
Dopo un must incredibile come il Live, il gruppo trova il tempo di tornare in studio per incidere questo lavoro che, ovviamente, mi é sembrato inferiore al precedente, almeno dopo un ascolto frettoloso. Sentendolo per bene, mi sono poi reso conto che il gruppo non perde poi molto in studio rispetto alle esibizioni dal vivo, anche se il loro futuro é forzatamente rivolto a dischi live, visto che le loro canzoni possono venire dilatate a piacere, cosa che in studio non può certo avvenire. Comunque, il suono non perde nulla della sua potenza, della sua durezza, unita a certe armonie jazz che rendono il risultato unico, soprattutto nelle loro composizioni. Forse certi paragoni faranno inorridire qualche lettore dello zoccolo duro, ma se certi brani suonano troppo heavy e alcuni si avvicinano ai Led Zeppelin, non meravigliamoci, in quanto non si tratta di rinnegare le origini. Troviamo infatti un omaggio a Robert Johnson e atmosfere southern che i tre non potranno mai dimenticare. Tutte le song sono scritte da Haynes che continua a stupirci per la bellezza delle sue composizioni e per la sua bravura come cantante. Anche Michael Barbiero non si smentisce. Tra le canzoni che mi hanno dato i maggiori brividi ricordo le ballate "Fallen Down" e "Taste Like Wine", l'hard di "No Need To Suffle". I Mule hanno forse trovato la formula magica per unire rock, blues, hard, heavy in un suono che, forse, rappresenta il futuro della musica in quanto si identifica amabilmente in quella del passato, in una nuova e più moderna visione. Rimane il dolore per la morte di Allen Woody e non possiamo far altro che attendere. Il presente di questa band ora è sicuramente in bilico.di Daniele Ghisoni, tratto dalla rivista Late For The Sky