GREATFUL DEAD
Dick’s Picks Vol. 1- 15, In Memory Of Dick Latvala

La morte di Dick Latvala, archivista ufficiale dei Grateful Dead, avvenuta il 6 agosto 1999 a quattro anni da quella di Jerry Garcia, mi ha dato la spinta decisiva per affrontare in modo organico la serie dei Dick’s Picks, che ci ha consentito dal 1993 a oggi di ascoltare concerti inediti o editi solo su incisioni pirata dei Grateful Dead, giunta al volume 15 (ma è annunciata l’uscita del n. 16). Credo che le migliaia di Deadheads sparse nel mondo debbano eterna gratitudine a quest’uomo che negli anni ‘80 fu incaricato di mettere ordine negli archivi della band, tra migliaia di nastri sparsi in ogni dove senza alcuna indicazione e che riuscì, con l’aiuto di altri fan, a sistemare il tutto cronologicamente, ordinando le scalette, dando una valutazione alla qualità sonora e musicale di ogni nastro e restaurando quelli più rovinati. Il passo successivo fu intrapreso nel 1993: mettere gradatamente a disposizione dei fan i concerti migliori, vincendo le ritrosie della band, a prezzi contenuti con CD perlopiù doppi o tripli e confezioni spartane quasi da bootleg, senza overdubs o correzioni in studio, mantenendo eventuali imperfezioni.

Per non inflazionare il mercato, il gruppo scelse intelligentemente di distribuire i dischi quasi esclusivamente per posta su etichetta Grateful Dead Records; con questo sistema di vendita, rivoluzionario per una band di tale popolarità, fino a ora sono stati venduti più di un milione di copie dei primi quattordici volumi e la distribuzione è avvenuta in tutto il mondo. D’altronde, la fama dei Dead è fondata soprattutto sui loro concerti che, dalla fine degli anni ‘60, sono stati degli eventi non solo musicali e che, dalla fine degli anni ‘80, hanno raggiunto una dimensione incredibile.
Infatti, dopo il successo di In The Dark e del singolo Touch Of Grey (il loro primo Top Ten nel 1987) il gruppo, pur mantenendo lo zoccolo duro dei fan over 30/40, ha conquistato le nuove generazioni universitarie e liceali ed è stato catapultato a un livello di popolarità impensabile, tanto che da quell’anno fino allo scioglimento del 1995 a seguito della morte di Jerry Garcia, è stato costantemente tra i primi cinque gruppi rock per incassi annuali dei tour, pur non avendo pubblicato nessun disco con nuovo materiale negli anni ‘90. Un fatto davvero incredibile e unico. E i concerti sono diventati degli eventi per le città che li ospitavano, poiché il gruppo era seguito da carovane di migliaia di persone che si univano ai fan locali, animando gli stadi e le arene, vendendo le cose più strane e originali nelle aree di parcheggio trasformate in mercati ambulanti e cercando gli introvabili biglietti dei concerti stessi.

Nello stesso tempo, si formava una rete sempre più numerosa di appassionati che si scambiavano live tapes, incoraggiati dalla band che permetteva in determinate aree di registrare liberamente anche con apparecchiature sofisticate. Ho avuto la fortuna di assistere a quattro concerti dei Dead a New York nel 1992 (Giants Stadium con supporto Sting) e a Chicago nel 1993 (Soldier Field con supporto i Traffic) e posso assicurarvi che l’atmosfera era incredibile, con decine di migliaia di Deadheads di tutte le età rilassate e felici dentro lo stadio e altrettante fuori che cercavano biglietti, vendevano qualcosa o semplicemente stavano nei pressi per partecipare in qualche modo all’evento. E l’atteggiamento dei fan durante il concerto era davvero unico: quasi tutti si muovevano seguendo il ritmo delle canzoni o ballavano in piedi sulle sedie (tutti posti numerati, con le sedie anche sul prato ... impensabile in Italia!), attendendo con ansia l’inizio di un nuovo brano (come sapete i Dead hanno sempre variato il loro repertorio) ed esplodendo ogni volta che sugli schermi giganti appariva il volto di Jerry Garcia, amatissimo leader della band, non con isterismo, ma con affetto e gratitudine verso quest’uomo che è stato l’anima del gruppo e una figura incredibilmente popolare negli Stati Uniti, tanto che riviste come Time e Newsweek gli hanno dedicato la copertina e lunghi articoli celebrativi dopo la morte.

Tornando all’oggetto di questo articolo, considerata la conoscenza approfondita che molti appassionati hanno delle performance dal vivo della band, il lavoro di Dick Latvala si presentava difficile e le critiche non sono mancate. Alcuni si sono lamentati per il fatto che i dischi non comprendono sempre concerti completi (ritenendo che dal punto di vista storico ogni data debba essere presentata esattamente come si è svolta) o, peggio ancora, perché sono state mischiate più date consecutive in una stessa città, a conferma che certi dead cultori sono proprio incontentabili e maniacali. Per averne conferma basta sfogliare il monumentale Deadbase, il libro giunto alla decima edizione con la cronistoria di tutti i concerti dei Dead e dei progetti solisti con le scalette, i giudizi sulle versioni migliori di ogni brano, recensioni, aneddoti e curiosità di ogni genere che per me sono interessantissime ma che, per chi non è un po’ fanatico, ammetto possano sembrare delle cavolate tremende! Detto questo, esaminerò brevemente i singoli volumi, cercando di segnalare quelli più importanti e significativi anche per chi conosce meno la band, ma ama comunque questo tipo di musica, tenendo sempre presente che ci sono tanti altri dischi dal vivo dei Dead non compresi in questa serie veramente indispensabili per qualunque discografia come il mitico ed insuperato Live Dead, Europe ‘72, Reckoning, Hundred Year Hall, Fall Out From The Phil Zone e il recente, monumentale cofanetto So Many Roads.

VOL. 1 (2 CD) Tampa 19/12/73: ottimo primo set (incompleto) che inizia alla grande con Here Comes Sunshine e Big River e finisce con una psichedelica Playing In The Band. Secondo set improvvisatissimo senza stacchi tra i vari brani con Garcia molto ispirato; da segnalare il raro blues Nobody’s Fault But Mine e la commovente ballata Stella Blue.

VOL. 2 (1 CD) Columbus 31/10/71: unico singolo, criticatissimo per l’incompletezza, ma il concerto, poco conosciuto, è di ottimo livello con la classica Dark Star, manifesto psichedelico di Jerry & Co. e St. Stephen.

VOL. 3 (2 CD) Pembroke Pines 22/5/77: periodo considerato tra i migliori (il concerto dell’8 maggio alla Cornell University è forse il più leggendario della band), ma data poco conosciuta, comunque di buona qualità. Eccellente The Music Never Stopped, fluida e liquida Sugaree con un Garcia superbo, sequenza da brivido on Help On The Way/Slipknot/Franklin’s Tower (27’26").

VOL. 4 (3 CD) New York, Fillmore East, 13-14/2/70: queste storiche date, nelle quali si esibirono come supporto gli Allman Brothers ed i Love, già parzialmente pubblicate su Bear’s Choice, sono considerate a ragione tra le migliori di sempre. I tre compact sono semplicemente superbi; i Dead sono al massimo dell’ispirazione lisergica e le improvvisazioni sono incredibili. Dark Star è straordinaria e il resto non è da meno; volume imperdibile.

VOL. 5 (3 CD) Oakland 26/12/79: concerto completo, il primo della serie, tra i migliori dell’anno. Grande il secondo set sperimentale e improvvisato, con una brillante Uncle John’s Band, da tempo assente, unita ad Estimated Prophet e l’inconsueto bis Shakedown Street/Uncle John’s Band (reprise).

VOL. 6 (3 CD) Hartford 14/10/83: altro concerto completo pubblicato da Latvala, rappresenta bene il periodo, sia come repertorio che come livello. Spiccano l’inzio del secondo set con l’accoppiata Scarlet Begonias/Fire On The Mountain e la trascinante Sugar Magnolia.

VOL. 7 (3 CD) London 9/74: comprende il meglio di tre date all’Alexandra Palace. A partire da questo volume cambia il tipo di copertina, con dei disegni che riproducono i biglietti dei concerti e qualche nota in più. Queste tre date non sono particolarmente considerate, ma il livello medio è più che sufficiente. Il terzo CD comprende una sequenza Dark Star/Jam /Morning Dew da ascoltare con attenzione; da segnalare anche una lunga e improvvisata Playing In The Band sul primo disco e la Weather Report Suite sul secondo.

VOL. 8 (3 CD) Binghamton 2/5/70: altro concerto completo fantastico di una grande annata, di poco inferiore a quelli del Vol. 4. Il primo set acustico con ospiti membri dei New Riders Of Purple Sage in Cumberland Blues e nella rara Cold Jordan, è puro come l’acqua di fonte: una meraviglia per le orecchie. Splendide Deep Elem Blues, Uncle John’s Band e una cadenzata I Know You Rider. Il secondo set elettrico è indescrivibile: St. Stephen /Cryptical Envelopment/ Drums/ The Other One (esplosiva con Garcia in trip acidissimo) /Cryptical/Cosmic Charlie. Il terzo set non è da meno con un’interminabile Good Lovin’ (cantata da Pig Pen), la rara It’s A Man’s World, una funkeggiante e tiratissima Dancing In The Street, la commovente Morning Dew, una superba Viola Lee Blues (dal primo album in studio) e la conclusiva We Bid You Goodnight cantata a cappella. Volume imperdibile.

VOL. 9 (3 CD) New York, Madison Square Garden, 16/9/90: altro concerto completo di buon livello, tra i migliori del 1990, con versioni particolarmente dilatate di parecchi brani. Si tratta dell’esordio della formazione con Vince Velnick e Bruce Hornsby alle tastiere, caratterizzata da un suono liquido e rilassato. Ë il primo e unico volume finora dedicato agli anni ‘90. Mi piace segnalare il blues Little Red Rooster e Tennessee Jed dal primo CD, lo spumeggiante cajun Iko Iko, una strepitosa He’s Gone, la ballata Standing On The Moon, un’altra superba Morning Dew e il bis dylaniano di It’s All Over Now Baby Blue.

VOL. 10 (3 CD) S.Francisco, Winterland Arena, 29/12/77 + 30/12/77 (quattro brani): il primo set è decisamente valido con versioni incisive di Loser, Looks Like Rain e una spettacolosa Sugaree. Il secondo inizia alla grande con Bertha e Good Lovin’, seguite da una potente Playing In The Band jammata in modo superbo (il suono della chitarra di Jerry, una nuova Irwin Wolf, maggiormente preamplificato rispetto al solito, è pulitissimo e incisivo), dal ritorno di China Cat Sunflower/I Know You Rider, assenti da tre anni e da una splendida China Doll. Inconsueto è il doppio bis con una lunga e maestosa Terrapin Station e Johnny B. Goode. I brani tratti dal concerto del 30 completano bene questo eccellente triplo.

VOL. 11 (3 CD) Jersey City 27/9/72: concerto completo considerato inferiore a quello del giorno successivo, ma altamente spettacolare. Partenza alla grande con Morning Dew, seguita da un set con forti venature country (Mexicali Blues, Big River, El Paso) che si chiude con una tiratissima Playing In The Band. Secondo set dominato da una torrida e psichedelica Dark Star (30’50") che sfocia in Cumberland Blues, seguita dalla sofferta Attics Of My Life.

VOL. 12 (3 CD) Providence 26/6/74 e Boston 28/6/74: tra i più criticati dai Deadheads, in quanto comprende il secondo set quasi integrale di due date consecutive, dando un’idea un po’ fuorviante dei concerti di quell’anno, questo triplo è musicalmente inattaccabile. Il set di Providence è improvvisato come in poche altre occasioni, con jam continue e quasi sempre ispirate; il set di Boston è spettacolare, con una splendida To Lay Me Down e la Weather Report Suite che dopo Let It Grow esplora sentieri sconosciuti con una mezzora improvvisata di bellezza incredibile, molto jazzata e fluida.

VOL. 13 (3 CD) Nassau Coliseum 6/5/81: concerto completo, considerato a ragione tra i migliori degli anni ‘80 e nuovo cambio di copertina con un disegno un po’ psichedelico. Il gruppo è ispiratissimo, come dimostrato dal primo set carico e convinto, con brani non troppo improvvisati: spiccano la tradizionale Jack A Roe, un’incisiva Little Red Rooster e Looks Like Rain. Nel secondo set sono da citare la rara accoppiata Lost Sailor/Saint Of Circumstance, una delle migliori He’s Gone (dedicata a Bobby Sands) seguita da una interessante jam e la melodica Wharf Rat. Da notare una particolarità: nel secondo CD, che ha in scaletta solo quattro brani per complessivi 30 minuti, è stata aggiunta una ghost track, vale a dire Scarlet Begonias/Fire On The Mountain, di una bellezza incredibile, specialmente nel lungo segmento che unisce i due brani. Stranamente, non c’è separazione dal brano precedente, l’ultimo segnalato nelle note di copertina e la fonte di provenienza è sconosciuta (credo primi anni ‘80). Questi due fatti hanno creato polemiche e proteste di molte Deadheads e, in effetti, la scelta di Latvala è sembrata un po’ strana, anche se musicalmente l’aggiunta è godibilissima e rende ancora più attraente questo eccellente triplo.

VOL. 14 (4 CD) Boston 30/11 e 2/12/73: il primo quadruplo della serie, comprende buona parte del concerto del 30/11, parte del primo set e l’intero secondo set del 2/12. Il 1973 è un anno molto particolare per i Dead, che sperimentano il Wall Of Sound, un enorme e sofisticato impianto di amplificazione, abbandonato nel ‘74 a causa della crisi energetica. Questo rivoluzionario sistema, impressionante da vedere perché le casse coprivano interamente il palco ai lati e alle spalle della band e di grande dinamica, ha reso indimenticabili per molti i concerti dell’epoca. La chiarezza del suono emerge anche dall’eccellente registrazione di questo disco, che ha dei momenti incredibilmente ispirati. La partenza è da brividi con Morning Dew, seguita da una convincente Mexicali Blues; persino Don’t Ease Me In è tiratissima e coinvolgente, così come la ritmata They Love Each Other. Il secondo compact è meno interessante, mentre nel terzo si distinguono Wharf Rat e una stupenda Mississippi Half-Step collegata nel CD successivo a una magnifica Playing In The Band/Jam tra le più famose di sempre, che ci trasporta in territori improvvisati davvero unici, come solo i Dead hanno saputo fare. I brani successivi non hanno la stessa intensità ed originalità; la chiusura è affidata ad una seconda Morning Dew, un po’ meno brillante, ma comunque piacevole da ascoltare.

VOL. 15 (3 CD) Englishtown, 3/9/77: altro concerto completo, il terzo dedicato a questa ottima annata, trasmesso per radio dalla Wnew di New York. Primo set normale, ma secondo set formidabile con una trascinante Bertha e una sequenza da favola con Estimated Prophet/Eyes Of The World (con due colossali assoli di Garcia)/Samson And Delilah/He’s Gone/Nor Fade Away/Truckin’ e il bis di Terrapin Station.

Il Vol. 16 è appena uscito; è un altro triplo con il concerto del Fillmore di S.Francisco dell’8/11/69, il primo dedicato agli anni ‘60, ma non l’ho ancora ricevuto. In conclusione, spero di avere fornito qualche utile indicazione per chi voglia avvicinarsi o approfondire queste incisioni. Dare valutazioni qualitative assolute è difficile, ma ritengo indispensabili il numero 4 e il numero 8, seguiti dai numeri. 5, 9, 10, 11, 13, 14 e 15. Per ordinare questi dischetti a prezzi ragionevoli potete visitare il sito dei Grateful Dead "www.dead.net" o scrivere a Grateful Dead Mercantile Co., P.O. Box X, Novato Ca. 94948 Usa.

di Paolo Baiotti, tratto dalla rivista Late For The Sky


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