Nel mio "etero-immaginario-musical-collettivo", se la cosiddetta coppia
di innamorati sospesi in tenere effusioni e' intenta a coccolarsi di fronte
al camino all'ascolto di "TAPESTRY" di Carole King, non puo' che esistere,
in una dimensione parallela lontana e remota, una piccolissima, invisibile
schiera di individui solitari e cronici depressi pervasi da decadentismo
spirituale immersi in una musica che sembra essere stata concepita appositamente
per loro, musica per dissolute anime, cosi' tragicamente sensibili e innamorate
della piu' profonda (e disturbante) essenza della vita da non riuscire a
ritagliarsi un preciso spazio all'interno di una societa' sempre piu' esigente
e nevrotica.
LAURA NYRO e' stata il filtro attraverso il quale venivano "spurgate",
a volte lanciate con dirompenza, confessioni scaturite da una psiche in folle "altalenanza": "eterna
fanciulla", al contempo artista dalla straripante sensibilita', apparentemente
sempre sull'orlo dell'auto-distruzione, sebbene contraddistina da sprazzi
di autentica, sorprendente, debordante vitalita' e joie de vivre.
Questo dualismo emotivo veniva idillicamente trasposto in forma musicale,
attraverso composizioni che tradivano, senza pudore alcuno, la trasparenza
e ricchezza dei suoi sentimenti. Dove vi sara' gente distratta ad ascoltare
le hits del momento scorte distrattamente lungo le frequenze di una radio
commerciale, da tutt'altra parte, sepolto nelle nebbie di raccapriccianti
crisi di ego, si nascondera', distante anni-luce da clacson e clamori di
una metropoli impazzita, qualche schizophrenico accovacciato a ridosso di
un angolo sporco di stanza buia mentre appoggia i propri corrotti sensi sui
continui cambi di tempo inferti dai terremotanti umori psico-musicali della
Nyro.
"
Eli's coming" e' emblematica, in tal senso: Nyro introduce,
con voce distante ed evocativa, un'atmosfera glaciale che, secondo dopo secondo,
crea
un incalzante clima di attesa, il quale successivamente sfocia in un turbinio
mozzafiato di tempi e contro-tempi: la sezione centrale e' irresistibile,
un serratissimo, travolgente soul di rabbiosa frenesia, per poi venire ricondotti
all'intro iniziale, al quale succede, genialmente, lo stesso tema, ma rallentato
(!) e trasformato, rivisitato in una sensuale, oscura ballata, in graduale
dissolvenza finale: e' come godersi una corsa sulle montagne russe: inizio
lento e catartico, parte centrale esplosiva e frizzante, ritorno alla fase
iniziale, ma con umore del tutto dissimile, in ideale antitesi con quanto
vissuto solamente pochi secondi prima. ...o come assistere al calare della
sera da una finestra di grattacielo newyorkese, mentre scende, inesorabile,
una nebbia sempre piu' fitta, impietosa metamorfosi di un ordinario giorno
di autunno pre-invernale... il mio spirito che si scioglie con morbida rassegnazione
alla stessa maniera della voce eterea e sospesa di Laura che svanisce soavemente,
quasi sussurrando...
Laura Nyro non sentiva l'irrinunciabile, malata tentazione
di dover far l'amore con il proprio pubblico alla maniera di Janis
Joplin, ne' ha mai goduto, lungo l'arco della sua lunga vicenda artistica,
delle gratificazioni, sia personali che commerciali, che altre artiste meno
eclettiche ed estrose di lei hanno, al contrario, ottenuto: come spesso accade
a chi e' in anticipo sui tempi, sia per questioni di tematiche sociali ritenute
"scomode" se non addirittura "pericolose" che per ostentati atteggiamenti
di riluttanza nei confronti del cinico "music-business", l'artista in oggetto
di disputa e' fatalmente destinato ad "abitare" in contesti di cosiddetto
"raffinato culto": Laura Nyro e' una superba cantrice dell'animo
umano, maniacalmente scrupolosa nel cogliere le sfumature piu' nascoste e
meno prevedibili,
in drastica contrapposizione alle sognanti ballate d'amore di Carole King
(si, sempre lei!…) o a figure dallo straordinario carisma scenico quali Grace
Slick dei Jefferson Airplane, the "Queen Of Soul" Aretha Franklin, Diana
Ross (con e senza Supremes), Tina Turner e, last but not least, la gia'
citata, indimenticabile Janis Joplin.
Miss Nigro (questo, il suo reale cognome)
non puo' che occupare, idealmente, un ristretto fortino all'interno del quale
si avvicendano solari figure inneggianti alla gioia piu' estrema ed abbagliante,
contrastate, osteggiate da minacciose ombre pronte a prender il loro posto… in
attesa che il Sole si riaffacci di nuovo per scaldare anime dissipate, stuprate,
bisognose piu' che mai di impulsi e vibrazioni emotive… si arranca, si sgomita
tra nevrosi e paranoie…fino al momento in cui avviene l'ennesima rinascita
spirituale…
"
one child born in this world to carry on"…
Nessuna
cantautrice al pari della Nyro ha saputo affiancare, con simile disinvoltura,
la propria forza emotiva e struggente umanita' ai contrasti sociali/urbani
di New York (citta' natale dell'artista e sua indiscussa musa creativa),
metropoli per eccellenza, di giorno solare e piena di vita, di notte scabrosa
e vomitante delinquenza in ogni angolo: questi due aspetti antitetici si
complementano meravigliosamente nelle sue composizioni: viene a formarsi
un "calvario sonoro" spesso trascinante, nondimeno contrappuntato da spunti
di altissimo lirismo melodico, lunghe, affannose corse e poi stop improvvisi,
onde soffermarsi e ripartire di nuovo, ma su tracciati diversi e raramente
prevedibili: non si tratta di emozioni in nero e bianco, bensi' continui
incroci di chiaroscuri dalle enigmatiche sfumature, non necessariamente comprensibili
e forse mai rivelati/svelati fino in fondo dalla stessa autrice.
Un "obliquo
giocare con i propri sensi", astratti passaggi da una psiche troppo complessa
anche per un'Arte infinitamente espressiva come la Musica. Laura Nyro e New
York sembrano costituire un naturale parallelo emotivo: entrambe estremamente
umorali ed imprevedibili: la gioia di vivere cosi' palpabile e terribilmente
contagiosa della Grande Mela in versione diurna si spezza e scende a compromessi,
con drammatica, tetra irruenza, con l'inquietitudine e la solitudine che
regnano nella notte: allo stesso modo, sono gli irrefrenabili cambi di tempo
indotti dalla propria lunatica indole a dipingere il contrasto giorno/notte,
amore/decadenza perpetuamente dimoranti nel suo coloratissimo, cangiante
e ribelle spirito.
Laura Nyro fu donna orgogliosa, testarda e fragilissima
allo stesso tempo, straordinariamente creativa ma in egual modo auto-indulgente:
attraverso i suoi oltraggiosamente non convenzionali testi, Laura Nyro-racconta-Laura-Nyro, senza
la benche' minima concessione al gratuito e/o commerciale, con uno stile
e perseveranza cosi' spudoratamente personali da influenzare alcune tra le
cantautrici piu' "progressiste" dei decenni a venire: Joni Mitchell, Carly
Simon, Ricki Lee Jones, Patti LaBelle e, piu' recentemente, Tori Amos e Suzanne
Vega le sono innegabilmente debitrici. E, statene certi, il sottoscritto
ha trovato forse la sua icona definitiva sulla quale stendere le proprie
malinconie e depressioni tardo-autunnali, che da sempre fungono da "metronomo
emotivo" all'interno del mio pericolosamente auto-indulgente "ecosistema-cerebral-pindarico"…
" Eli's
coming you'd better hide your heart, Alan…"
" Eli's coming you'd better hide
your heart, Alan…"
" Eli's coming you'd better hide your heart, Alan…"
(in
catartica dissolvenza…)
Alan "J-K-68" Tasselli