THE BEATLES: THE MAGICAL MYSTERY TOUR
Primi segni di decadenza ed accenni di anarchia all'interno del gruppo - La Grande Scissione ha avuto appena inizio

Il 1967 non verra' ricordato solamente per la Banda del Sergente Pepe (il cui album porto' ad una seconda grande rivoluzione in ambito POP nel corso degli anni '60) ma anche per i primi, tragici segni di sbandamento all'interno dei Beatles. Il loro lento processo di autodistruzione era per la verita' gia' in atto e fu la morte del loro storico manager Brian Epstein ad "inaugurare" la lenta discesa verso gli abissi dei FAB FOUR.
Il decesso di Epstein, dovuto con ogni probabilita' ad una overdose di barbiturici ed antidepressivi, colse di sorpresa i quattro baronetti, allora impegnati nel primo grande raduno indiano, alla corte del Guru Maharishi Yogi. Epstein era da tempo colto da profonde crisi depressive ed il suo status di omosessuale certo non gli rendeva l'esistenza piu' accomodante. Il 1967 significo' anche il profondo distacco di John, Paul, George e Ringo dal management, per conseguenza diretta della loro (inaudita per i tempi) decisione di non fare piu' tours, e cio' avrebbe comportato l'inutilita' di Epstein in qualita' di manager/protettore/oraganizzatore.

I Beatles si dimostravano sempre piu' interessati ad una attivita' di ricerca e pedissequa sperimentazione all'interno di ABBEY ROAD, i loro leggendari studi di registrazione; l'anno del Sergente Pepe avrebbe, in un processo-logico-creativo-musicale senza precedenti, rappresentato il definitivo trionfo delle loro elaborate, avanguardiste ricerche. Non vi era esperimento che i quattro non volessero portare a compimento, in modo che risultasse palpabile e "reale", per poi passare all'"esplorazione" successiva, il che rendeva il loro operato ad Abbey Road estremamente intrigante ed eccitante, e divennero, col passare del tempo, essi stessi sinonimo di "innovazione" a largo respiro. Ovviamente, questa sbalorditiva ascesa creativa tese ad allontanare sempre piu' Brian dagli altri del gruppo (i quali non sembrarono mai farsene un problema, anzi!) ed il prestigioso ruolo di "quinto Beatle" venne rilevato dal produttore ed arrangiatore George Martin, quanto mai determinante in questa nevralgica fase evolutiva dei Beatles.

Con il clamoroso successo (sia di critica che di pubblico) di SGT. PEPPER, ignaramente venne toccato un punto di non-ritorno: fu in quel preciso istante, il 1° Giugno 1967, che i FAB FOUR cominciarono a credersi sempre piu' infallibili ed assolutamente non capaci di commettere errori..."umani". Un atteggiamento di supponenza e di grande, ingombrante arroganza che venne egregiamente riflesso nel secondo grande progetto di quel 1967: il "MAGICAL MYSTERY TOUR". L'idea era stata concepita da Paul McCartney e prevedeva il viaggio all'interno di un autobus dai tratti psichedelici avente, come equipaggio, una troupe di giocolieri, mangiafuochi, attori semi-sconosciuti, cabarettisti, comici ed altri fenomeni da baraccone. Questo strambo quanto inedito pandemonio di eccentrici personaggi sarebbe dovuto essere filmato e poi trasformato in un film da un'ora per la BBC britannica, per l'imminente stagione natalizia. Lo spunto era indubbiamente originale ed accattivante, ma grazie al "principio di infallibilita'" o di presunta "marzianita'" dei Nostri, tale prodotto cinematografico si rivelo' un colossale fiasco, un autentico scempio in celluloide che dimostro' al mondo intero di quanto fossero abissali le loro lacune in campo cinematografico, sia nelle (improbabili) vesti di produttori che in quelle di registi.

MAGICAL MYSTERY TOUR e' anche, a suo modo, un esempio da manuale dimostrativo di come un buon soggetto, per quanto inventivo e stimolante che esso sia, non sempre puo' comportare la realizzazione di un ottimo prodotto cinematografico, specie se diretto da menti "estranee" al concetto di cinema. Per la cronaca, la pellicola venne proiettata in prima visione a Londra, con esiti a dir poco disastrosi...! MAGICAL MYSTERY TOUR infatti si rivelo' per quello che era: un'opera NON-opera senza una precisa identita' e, soprattutto, senza un comune denominatore che facesse da collante alle trovate, assai discutibili e "macchiate" di disgustoso, indigeribile kitsch, dei quattro improvvisati registi. Un trionfo di arroganza e di pretenziosita', con scene senza alcun mordente, la maggiorparte delle quali fine a se stesse. Solo la colonna sonora si salvo' da questo orrorifico pantano di idee mal composte (e mal presentate): da I AM THE WALRUS a HELLO GOODBYE, e' sempre l'arte musicale dei Beatles a primeggiare e ad erigersi a vera, incontestabile attrazione del film. Attrazione che, per certo, non fu capace di risollevare le sorti di un prodotto fiacco, molle ed alquanto noioso. Ecco... e' proprio la NOIA il collante, il comune denominatore di cui accennavo soprastantemente. Un'indicibile noia.

Signori e Signore, vi e' stata appena annunciata la lenta, inesorabile caduta del mito Beatles. Dopo il "fattaccio" di MYSTERY TOUR, onde riprendersi dalla loro piu' grande disfatta (quasi una sorta di WATERLOO del mondo beatlesiano), i Nostri risponderanno nella migliore maniera possibile: con la musica. Se il 1967 fu l'"anno del colore" e di SGT. PEPPER, con tutte le sue contorte, ancestrali bizzarrie, il 1968 avrebbe significato per FAB FOUR il ritorno alla semplicita', a quel rock'n'roll primordiale quanto trascinante degli esordi, un rock'n'roll, in questo frangente, adattato ai climi cataclismici e follemente anarchici del '68. A brand new day per i Beatles era alle porte, e la successiva, storica copertina completamente bianca annuncera' l'inizio di un "nuovo corso" (in perfetta antitesi con i colori, a volte eccessivi e dotati di una magniloquenza assai imponente, alla lunga stancante e nauseante) di SGT. PEPPER), sebbene, come entita' musicale, essi avrebbero vissuto sì e no ancora un annetto. Le conflittuali tensioni ed un forte senso di acrimonia avrebbero, nel giro di pochi mesi, letteralmente ridotto in poltiglia il progetto-Beatles, dopo- diche niente fu come prima (sia per i superstiti che per la musica POP in generale). Da questo principio di anarchia di gruppo, "sorge" il WHITE ALBUM, opera disparata e segnata da un multi-eclettismo in netto anticipo sui tempi; THE BEATLES traccia ed in maniera pressoche' definitiva la base per le future carriere solistiche dei Nostri, ma esso sara' anche vivace testimonian- za di genio artistico e di esplorazione a 360°, rispettando solennemente un concetto di scomposizione e ricomposi- zione di musiche e generi, che ebbero in Lennon e McCartney i due indiscussi prim'attori. Ma di questo, dibatteremo a partire dal prossimo capitolo dedicato ai FAB FOUR.

"WHITE ALBUM" - L'ANARCHIA IN SENO AL GRUPPO - METASTASI DEL NUCLEO BEATLES

Reduci dall'insuccesso del progetto-MAGICAL MYSTERY TOUR ed orfani del loro manager Brian Epstein, I Beatles diedero avvio ad un inconvertibile ed apparentemente inarrestabile declino, prima umano che artistico, e questo stato di apparente "follia interna" sarebbe esploso ben presto in una bellicosa forma di anarchia che spezzo' il gruppo in quattro entita' separate, scisse in modo drammatico ed irreversibile dai loro ormai ingrassati ed ingovernabili ego; in breve essi diventarono a tutti gli effetti musicisti e compositori solisti, qui intesa nell'accezione piu' larga del termine. Lo status di complesso unito quanto la teoria di complementarieta' reciproca, con il WHITE ALBUM vennero frantumate in tanti piccoli, in alcuni casi non identificabili, "oggetti volanti" dispersi nella loro personalissima, inespugnabile galassia cosmica, diretti chissa' dove e per quale mai intenzione. Il "doppio bianco", com'e' unanimemente conosciuto, sia da fans che da critici, non solo si sarebbe trattato dell'ennesimo, strabiliante capolavoro musicale dei Beatles, nonche', con molte, probabilita', il loro definitivo zenith creativo, ma avrebbe rappresentato un insuperato esempio di abilita' "decostruttiva" del Pop, "decostruzione" che, seguendo un'inedita logica musicale, assunse il significato di "nuovo confine abbattuto" in senno alla musica popolare del Ventesimo Secolo.

Se SGT. PEPPER porto' i Beatles a toccare il cielo con un dito, e provoco' la Seconda Grande Rivoluzione di massa in ambito rock, il WHITE ALBUM funse da perfetta quanto spietata, spudorata antitesi alle "colorizzazioni" sgargianti e talvolta opprimenti del Sergente Pepe: niente piu' trucchi dall'appeal ipnotico e stralunato, ma un album, un percorso che avesse l'intenzione di tracciare una strada al contrario, in netto contrasto con le sfarzosita' e gli eccessi psichedelici dell'"LP piu' influente della storia del ROCK". Il WHITE ALBUM si materializzera', secondo l'assoluta volonta' di JOHN, PAUL, GEORGE e RINGO, come "nemico dichiarato" di Sgt. Pepper e Revolver; l'hype questa volta lascia spazio all'anarchia musicale piu' devastante: assisteremo all'ultima grande provocazione ad opera degli ex-quattro baronetti. A cominciare dalla copertina, a suo modo tanto magnetica quanto fu quella di SGT. PEPPER, ma in modo del tutto distante e contrastante: interamente bianca, un bianco "minimale", quasi non volesse recare disturbo a coloro che fossero rimasti "accecati" e poi... non vedenti a causa degli "abbagli" del precedente, illustre LP.
Tale spregiudicata mossa si rivelo', seppur implicitamente, un atto di "gentile ed intelligente" polemica e acido astio verso tutti coloro che malinterpretarono e fraintesero gli acuti concetti esposti all'interno di "Pepe". Dopo l'esplosione, infatti, molti, TROPPI gruppi si gettarono sulla scia della nuova, sconvolgente moda psichedelica, che proprio con i Beatles (sebbene essi stessi si potrebbero definire in mille modi tranne che "psichedelici"...), venne promossa, da moda "underground", a divulgatrice di nuovi e mai sperimentati "concetti", qualche mese prima solo sfruttati in cantine o casomai "sepolti" in qualche bobina gelosamente nascosta e rivelanti "verita'" inudibili, per i tempi.

Sin dalla prima traccia, la trascinante, irriverente BACK IN THE USSR, a firma di PAUL McCARTNEY, e' fin troppo chiaro che, nonostante sia passato solamente un anno e poco piu', l'album avrebbe vertito su coordinate del tutto differenti da quelle ultra-cervellotiche ed avanguadistiche degli lp predecessori. Scoordinato, sballato, conciso e serrato, un'opera ambiziosa ma allo stesso tempo resa unica dalla accattivante semplicita', contraddistinta da una insolita ma gradita durezza ed asprezza; elementi questi che rendevano THE BEATLES un'opera di grande valore ed impreziosita da un impareggiabile eclettismo. Esso fu l'emblema della scomposizione e poi ristrutturazione del genere musicale; si ha, con il DOPPIO BIANCO, un'eccitante, quanto inaudita per i tempi, ricerca a 360° gradi, nei meandri piu' scavati ed inaccessibili di un apparentemente ristretto e limitato pianeta musicale.
Con SGT. PEPPER i Beatles avevano dato dimostrazione al mondo intero che la musica che essi stessi suonavano ed elaboravano di continuo nei propri studi di ABBEY ROAD, aveva il diritto supremo ed incontestabile di essere eletta a Nuova Forma d'Arte contemporanea, valicando ogni piu' inimmaginabile confine della musica del Ventesimo Secolo e occupando prepotentemente un posto d'elite accanto alle due forme di musica "colta" per eccellenza: il JAZZ e la MUSICA CLASSICA.

THE BEATLES invece ha tutt'altre "ambizioni": intende correre "al contrario", quasi si trattasse di una macchina da FORMULA 1 che, d'improvviso, vedendo che tutti stavano seguendo la sua scia, un po' per ira, un po' per dispetto, avrebbe deciso che sarebbe stato il momento di rimettersi in discussione e fare una drastica, "inconcebile" marcia indietro. Il disco e' un calvario di suoni e distorsioni, in continuo bilico tra rock'n'roll e vaudeville (HONEY PIE), sospesa fra eteree ballate dall'appeal psichedelico (CRY BABY CRY) e pseudo-avanguardiste (REVOLUTION N. 9); ma vi troviamo al suo interno anche reminiscenze di hard-rock (EVERYBODY'S GOT SOMETHING TO HIDE EXCEPT FOR ME AND MY MONKEY), candide ballate da camera dal "feel" quasi-classiccheggiante e sorrette da un testo al limite del non-sense (MARTHA MY DEAR); oppure squarci di rock lennoniani come I'M SO TIRED e la celebre HAPPINESS IS A WARM GUN (uno dei capolavori del disco: un brano che in realta' contiene tre frammenti di tre melodie diverse, a testimonianza, questa, della "scientificita'", nelle modalita' di composizione, di Lennon e McCartney). Ma a detta di molti la traccia piu' entusiasmante ed emotivamente riuscita e' WHILE MY GUITAR GENTLY WEEPS, ad opera di un sempre piu' maturo, in qualita' di autore, GEORGE HARRISON: musicalmente si tratta di una malinconica, struggente ballata poi visceralmente invigorita, fino a compiere una perfetta metamorfosi di liricita' e grande senso di perdita nel vuoto; a lungo restera' IL capolavoro harrisoniano.

Anche i testi riflettono la grande, monumentale versatilita' espressa dalle musiche del WHITE ALBUM: si passa dai temi piu' disimpegnati (ma mai sciocchi, anzi: assai ironici) di BACK IN THE USSR a vere e proprie celebrazioni di MADRE NATURA (MOTHER'S NATURE SON) che rivela un sorprendente McCartney in versione "soft-country"; Lennon, da par suo, eccelle nella sarcastica e spregevole SEXY SADIE (narrante la delusione e conseguente disillusione provocata dal MAHARISHI YOGI, che Lennon non ha alcuna remora nel definirlo un povero "buffone" e cialtrone...); McCartney da ampia dimostrazione, poi, di concepire liriche di dubbio,ambiguo gusto, come nel caso della durissima, sferzante HELTER SKELTER, ricca di distorti, laceranti frastuoni (la cui tetra fama fu data dal fatto che ispiro' il folle Charles Manson a compiere l'ormai arcinota strage in Casa Polansky, uccidendo, abbandonandosi a rituali satanici, la bellissima moglie Sharon Tate...), quasi un rock concepito per "violentare" non solo le orecchie dell'ascoltatore ma anche la sua fantasia...
Opera aperta per eccellenza, dunque, nella quale nessuno degli autori si impone barriere o tabu', anzi, il compito, la MISSIONE principale del "doppio bianco" e' infrangere i cliches che riducevano la musica pop a tre semplici accordi uniti a testi dall'imbarazzante banalita'. A questo proposito, JOHN / PAUL / GEORGE AND RINGO sarebbe risultato essere un titolo di gran lunga piu' adatto: e' praticamente impossibile rimanere indifferenti alla estrema liberta' creativa individualistica che con THE BEATLES raggiunge vertici di espressivita' raramente riscontrabili in altre opere "di rottura" del Ventesimo Secolo.

Ma, onde raggiungere questo status di assoluta' liberta' artistica, non sono stati risparmiati alcuni, "piccoli" ed insignificanti scarti che avrebbero funto da "scarabocchi" all'interno del magniloquente dipinto beatlesiano. Certo ci saremmo potuti risparmiare l'inutilita' di ascoltare autentici rimasugli e "piccole deliziose schifezze" quali HONEY PIE, DON'T PASS ME BY, THE CONTINUING STORY OF BUNGALOW BILL, le tutt'altro che memorabili ROCKY RACCOON (esempio di fiacco "wester'n'roll")e WILD HONEY PIE, "donateci" da un fin troppo supponente McCartney che, ahinoi, qui ci avrebbe rivelato le prime avvisaglie di MUZAK di cui diverra', nel cuore della carriera solista dei '70, il principale esponente. E George Martin, il loro infallibile produttore, non poteva che avere ragione quando, assai saggiamente, aveva consigliato ai quattro di ridurre ad un eccellente album singolo di 14-16 pezzi, tutta quell'incredibile "iniezione" di creativita', la quale "infetto'" "divinamente" gli ultra-prolifici "capi" Lennon e McCartney.

Ma il reale problema fu che i Beatles, in un '68 sempre piu' "caldo", sempre piu' sfuggente, si consideravano, di giorno in giorno, sempre piu' BEATLES, il che aveva significato di padronanza assoluta (da parte loro) di un Mondo Musicale che guardava, da sempre, meravigliato e "pietrificato" ogni qualvolta i Nostri concepivano i loro "geniali parti-LIRICO-POP". I Beatles erano consci di tutto questo DIVINO POTERE, ed il loro indiscusso status di "inespugnabilita'" rendeva i loro ego ancor piu' impazienti ed insoddisfatti del loro operato, alla continua ricerca della perfezione tecnico-musicale-creativa, in special modo da parte di Paul McCartney, il quale aveva preso sempre piu' a litigare con il suo reticente "compagno di genio" Lennon. Quest'ultimo, all'apice sentimentale con Yoko Ono, credeva sempre meno nel progetto-Beatles ed premeditava gia' allora di sciogliere il famoso complesso, onde potersi dedicare alla sua imminente carriera solista. La reale "guerra",come tutti possono supporre, era naturalmente tra i due Grandi Despoti Lennon e McCartney, considerando che il "povero" Harrison non aveva mai avuto la possibilita' di auto-candidarsi a valido strumento di opposizione contro la Dittatura dei Due Mostri Sacri. Non parliamo poi di Ringo...

Ormai il processo disgregativo era entrato in funzione, ed il punto di non-ritorno ("annunciato" simbolicamente dal fallimento di MAGICAL MYSTERY TOUR) fu decretato in maniera definitiva. Ognuno procedeva e componeva per proprio conto, specie portandosi session-men negli ABBEY ROAD studios (come ad esempio fece George Harrison con Eric "SLOWHAND" Clapton, onde conferirgli il titolo di chitarrista solista all'interno di WHILE MY GUITAR GENTLY WEEPS, che Clapton stesso impreziosira' con un tagliente, sensuale e magnetico assolo nella sezione centrale del brano). Spesso oggi si parla di cross-over o di abbattimento di generi; molti evidentemente non sanno che furono proprio i Beatles, in quel nevralgico, isterico '68, a decretare l'abbattimento delle barriere della musica pop, avventurandosi spesso e volentieri in territori abitualmente a loro sconosciuti ed uscendone con nuove formule musicali e concepimenti, all'epoca, del tutto inediti, "uniti" dal folle intento di comporre musica cercando pedissequamente e con grande spirito pionieristico, di allontanarsi dagli abituali, oramai logori, cliches del tempo.
Il WHITE ALBUM, in definitiva, avrebbe rappresentato per tutto il mondo del Rock un supremo esempio di "decodificazione musicale", dove il genere si tramutava in "non-genere" e viceversa, e dove spesso cio' che si intendeva comporre non era musica ma bensi' un primo, azzardato tracciato di "NON-musica". Abbiate dunque il coraggio di "immergervi" nei solchi di THE BEATLES ed uscirete con un concetto "ex-novo" sulla musica rock, sia del vostro che... del "nostro" tempo. ...anche se quando vengono tirati in ballo i BEATLES parlare di "tempo" e' quasi sempre relativo e, in alcuni casi, fuori luogo. Quando si tende a dire "musica e opere senza tempo"... quando annunciamo: Ladies and Gentlemen... THE TIMELESS BEATLES!!! E mi tuffai...


Alan "J-K-68" Tasselli

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