PRINCE
Prigioniero del proprio genio

Lo aspettavamo da dodici anni. E il concerto milanese del 31 ottobre 2002 non ha deluso le aspettative, seppure abbia presentato un Prince diverso da quello che ricordavamo: non più abiti stravaganti, né balletti provocanti, né ballerine seminude, non più schiavo del mercato discograifco; si è presentato in un elegantissimo completo gessato con tanto di fazzoletto nel taschino accompagnato da una band vestita come lui che ha inondato l’ex Palavobis di note jazzate e di funk travolgente. Non c’era Symbol, o Tafkap o un altro dei suoi pseudonimi, sul palco, ma c’era di nuovo solo Prince e ciò che è apparso più evidente da questo concerto è che la sua musica, pur passando attraverso diversi generi, tra testi a sfondo sessuale e altri con riferimenti religiosi, trasmette sempre e comunque ciò che trasmetteva anche vent’anni fa: energia pura.
Durante il concerto ho pensato spesso ai tanti cambiamenti della sua carriera, a cosa sarebbe la black music di oggi se non ci fosse stato lui, a tutte le volte che ho riascoltato i suoi primi dischi trovandoli sorprendentemente attuali, ma anche a come sarebbe stata la sua musica se prima non ci fossero stati Jimi Hendrix, Sly And The Family Stone e James Brown, senza dimenticare George Clinton e Little Richard.

Di strada ne ha fatta molta da quando, grazie alla passione per la musica ereditata dal padre, pianista jazz nel Prince Roger Trio, all’età di 12 anni, già polistrumentista, formò la sua prima band, i Grand Central. Dopo qualche anno i Grand Central mutarono il nome in Champagne e iniziarono a comporre brani propri. Nel 1976 Prince registrò il suo primo demo in studio e iniziò la ricerca di una casa discografica; l’anno dopo, a 19 anni, ottenne un contratto con la Warner Bros. in cui fece inserire una clausola che gli permetteva di autoprodursi e di avere massima libertà artistica.
Dopo pochi mesi uscì For You che ottenne buoni risultati grazie alla miscela di generi musicali in esso contenuti, dal soul al rock passando per l’R’n’B e soprattutto grazie al grande successo del singolo Soft And Wet nelle classifiche R’n’B, anche se le radio erano restìe a trasmetterlo a causa del suo contenuto scandaloso.

Nel primo album Prince suonò da solo tutti gli strumenti (ormai ne sapeva suonare oltre una ventina), ma, per incidere il secondo, assemblò una band che vedeva André Cymone - con lui già nei Grand Central - al basso, Dez Dickerson alla chitarra, Bobby Z. alla batteria, Matt Fink e Gayle Chapman alle tastiere. Nel 1979 uscì quindi il secondo lavoro, intitolato Prince, preceduto dal singolo I Wanna Be Your Lover che si piazzo subito al primo posto delle classifiche R’n’B e diventò disco d’oro. L’album vendette oltre un milione di copie, facendo conoscere Prince anche in Europa.
Il 1980 fu l’anno di Dirty Mind, che fece scalpore anche solo per la copertina, che lo raffigura in slip, ma le vendite, nonostante ciò, non furono entusiasmanti. Rispetto ai lavori precedenti, la carica erotica contenuta in questo album fu ancora maggiore ed esplicita, tanto che i testi facevano riferimento al sesso orale (Head), alla bisessualità e all’incesto (Sister), mentre, musicalmente, apparve come ulteriore elemento di rottura degli argini tra i generi musicali, aumentando la componente funky e rock e introducendo elementi di new wave. Colpì ancora una volta anche il suo modo di cantare, con la sua ammirevole estensione vocale capace di produrre un falsetto da brivido, come altri cantanti della tradizione nera prima di lui.
Durante le performance live Prince appariva in abiti succinti, con giarrettiere e tacchi a spillo, si esibiva in mosse provocanti e faceva della sua Telecaster un simbolo fallico, creandosi un’immagine all’insegna della sensualità e dell’androginia. A partire dalla registrazione di questo album, Lisa Coleman sostituì Gayle Chapman alle tastiere.

Nel 1981 anche André Cymone lasciò la band per formare un altro gruppo, i Time, che potevano però essere considerati come un side-project di Prince, che compose per loro tutti i brani. Ebbe così inizio anche la carriera di Prince come talent scout, anche a causa della sua eccessiva creatività, che lo costringeva a piazzare presso altri artisti le musiche che non poteva, per obblighi contrattuali, pubblicare a suo nome. Nello stesso anno, infatti, diede vita ad un gruppo tutto al femminile, le Vanity 6, in seguito diventate le Apollonia 6, per le quali scrisse tutte le canzoni del primo album. Naturalmente sia Vanity che Apollonia diventarono famose anche come amanti di Prince, come molte altre delle cantanti che lui lanciava. In quel periodo fece la sua comparsa anche Jill Jones, che ebbe una breve ma fruttuosa carriera solista nei tardi anni ’80, come corista nell’album Controversy.
In questo lavoro, Prince aggiunse liriche a sfondo politico e sociale a quelle a carattere sessuale. Decantava l’amore e il sesso come fonti di gioia e pace per l’umanità, in contrapposizione al periodo di intensa guerra fredda che l’America reaganiana viveva in quel periodo. Ronnie, Talk To Russia esortava polemicamente Reagan a trattare pacificamente con i Russi per il disarmo, mentre la title track parlava delle contraddizioni della società e auspicava l’uguaglianza e la libertà degli esseri umani: "Am I black or white? Am I straight or gay? Controversy / ... / Some people wanna die so they can be free / Life is just a game, we’re all just the same /... / I wish we were all nude / I wish there was no black and white / I whish there were no rules...".

Il 1981 fu anche l’anno in cui Prince suonò in tour come supporter dei Rolling Stones, subendo però fischi e lancio di oggetti sul palco. La consacrazione come star avvenne invece l’anno seguente con il doppio 1999, grazie al quale la rivista Rolling Stone lo nominò "artista rock dell’anno", mentre diventava un divo anche su MTV grazie al video di Little Red Corvette. La curiosità di Prince per la sperimentazione lo portò ad aggiungere molta elettronica al suo sound, così da caratterizzare questo lavoro con i sintetizzatori e i suoni riprodotti al computer, tanto che fu definito un album electro-funk. Il disco fu promosso da un tour di grande successo insieme ai Time e alle Vanity 6, durante il quale la chitarrista Wendy Melvoin sostituì Dez Dickerson: si costituì così la band storica di Prince, che da allora iniziò a proporsi come Prince & The Revolution.

Fu con questa sigla che Prince toccò nel 1984 il punto più alto della sua carriera sempre in ascesa, quando scrisse un ambizioso film dai richiami fortemente autobiografici, per il quale compose la colonna sonora e nel quale recitò. Purple Rain fu l’album più rock di Prince e quello in cui si sentì maggiormente lo spirito di Jimi Hendrix aleggiare tra le note e nel corpo di Prince durante le esibizioni live nella pellicola. Purple Rain divenne otto volte disco di platino, vinse due Grammy Awards e il tour americano segnò il tutto esaurito, mentre l’album segnò la musica degli anni ’80. La sperimentazione si spinse qui fino ad eliminare il basso in When Doves Cry, splendido brano che gli valse anche l’Oscar per la migliore canzone, ma sono da ricordare anche brani rock di stampo più classico come Let’s Go Crazy e come la struggente Purple Rain, oltre all’intensa passionalità evocata da Computer Blue e The Beautiful Ones.
Poco dopo l’uscita dell’album, Prince inaugurò la sua etichetta discografica/studio di registrazione, la Paisley Park, con la quale pubblicò a breve Around The World In A Day, un album di carattere psichedelico, intriso di misticismo e visioni religiose, diviso tra brani di pop solare, come Raspberry Beret e richiami alla psichedelia anni ’60, come la title track. Paisley Park diventò il quartier generale di Prince & The Revolution, dove il gruppo, oltre a suonare, viveva, sottoposto ad una rigida disciplina dal leader indiscusso; nemmeno i membri della Warner erano ammessi ad entrare a Paisley Park prima che un album non fosse pronto.

Dopo avere lanciato le Bangles scrivendo per loro Manic Monday dietro pseudonimo, l’anno seguente scrisse la canzone 4 Tears In Your Eyes insieme a Wendy & Lisa e la donò al progetto USA For Africa. Allo stesso periodo risale la prima versione di Nothing Compares 2 U, il brano che, qualche anno dopo Sinead O’Connor incise con strepitoso successo e che ora appariva nell’album d’esordio dei Family, altra creazione di Prince. In questi anni trovò anche il tempo di risollevare la carriera della scozzese Sheena Easton scrivendo per lei il brano Sugar Walls e di occuparsi del lancio discografico di Sheila E.
Nel 1986 Prince volle ripetere l’esperienza con il cinema girando un secondo film, anche questo con note autobiografiche ma molto meno fortunato del primo. Under The Cherry Moon, girato interamente in bianco e nero, fu un fiasco ma ottenne più successo l’album che conteneva la colonna sonora, Parade, soprattutto grazie al singolo Kiss.

Non ci volle molto per tornare alla ribalta, infatti nel 1987 Prince incise il suo secondo capolavoro, il doppio Sign O’ The Times, accompagnato dalla registrazione di un film-concerto. L’album fu pubblicato come rimpiazzo di un progetto abortito: il triplo Crystal Ball, rifiutato dalla Warner. Criptico, cupo e disilluso come non mai, Sign O’ The Times fu lo specchio dei tempi, in linea con la confusione che accompagnava la fine degli anni ’80 e il vuoto che l’era del consumismo e dell’apparenza ci stava lasciando. I temi toccati dalle liriche di questo lavoro vanno dagli effetti devastanti delle droghe alla promiscuità sessuale, dalla nuova temuta "grande malattia con un piccolo nome" ai bambini abbandonati e alla guerra (Sign O’ The Times, If I Was Your Girlfriend, Hot Thing), mostrando però anche attaccamento a valori saldi e volontà di credere ancora nella pace e nell’amore (The Cross, Adore, Forever In My Life). Senza dimenticare, tra le performance migliori dell’album, U Got The Look, cantato in coppia con Sheena Easton, il funky-hip hop Housequake e l’interminabile orgia funky It’s Gonna Be A Beautiful Night, alla quale partecipò anche Miles Davis nell’esecuzione dal vivo durante la festa di Capodanno 1987 negli studi di Pasley Park. L’album uscì a nome del solo Prince: i Revolution, infatti, furono sciolti; alcuni membri parteciparono comunque alle registrazioni insieme ad altri che costituirono poi una band formidabile, tra cui Sheila E. alla batteria, Miko Weaver alla chitarra, Eric Leeds al sax, Atlanta Bliss alla tromba.

Alla fine dell’anno il pubblico aspettava l’uscita del fantomatico Black Album, ma fu bloccato dalla Warner in fase di stampa per l’immoralità dei testi, anche se pare che lo avesse sabotato per ripicca poiché Prince lo stava incidendo all’insaputa della casa discografica. Un centinaio di copie riuscirono a raggiungere il mercato, rendendo il Black Album un ambitissimo bootleg. Iniziavano già a sorgere i primi contrasti con la Warner, così, per calmare le acque, Prince ripiegò sulla pubblicazione di Lovesexy.
Lanciato dal singolo Alphabet Street, Lovesexy fu un album molto significativo per la sua evoluzione artistica, anche se fu un flop in termini di vendite nonostante il clamore iniziale suscitato dalla copertina, su cui appariva completamente nudo. In Lovesexy le canzoni formano un ciclo continuo, senza spazi vuoti tra una e l’altra. Qui Prince unì sensualità e carnalità con spiritualità. Il significato del termine Lovesexy, infatti è "the feeling U get when U fall in love not with a girl or a boy but with the heaven above", mentre nella perla dell’album, Anna Stesia, si legge "Maybe I could learn 2 love if I was just (...) closer 2 heaven, closer 2 God / ... / Save me Jesus I’ve been a fool / How could I forget that You are the rule /... / All is God, God is love, girls and boys love God above". L’album fu accompagnato da un grandioso concerto tenutosi su un palco rotondo che raccoglieva il pubblico tutto intorno, con una ricca scenografia. Prince entrò in scena a bordo di una Cadillac e, tra numerosi e stravaganti cambi d’abito, regalò uno spettacolo di danze e di musica alla massima potenza. Fu l’ultimo concerto che Prince tenne in Italia prima di tornare l’autunno scorso.

In questo periodo Prince cantò insieme a Madonna nel singolo Love Song, poi il 1989 fu l’anno dell’uscita al cinema di Batman di Tim Burton, per il quale Prince compose la colonna sonora. L’album, che ottenne un successo enorme, conteneva anche le voci di Jack Nicholson, Michael Keaton e Kim Basinger, protagonisti della pellicola e vide di nuovo duettare Pince e Sheena Easton in uno dei brani migliori, la sognante The Arms Of Orion, che non compariva, però, nel film. Per rimanere sempre in ambito cinematografico, il lavoro seguente che Prince ideò fu di nuovo un film con relativa colonna sonora, Graffiti Bridge, che si proponeva come il seguito di Purple Rain. Anch’esso vide la partecipazione dei Time e anche quella di Jill Jones in veste di attrice, mentre l’album si pregiò di ospiti interessanti, tra cui, in particolare, George Clinton. Sia il disco che il film furono un fallimento in termini di critica e di pubblico, ma segnarono la nascita della nuova band che avrebbe accompagnato Prince fino ad oggi, la New Power Generation.

La line up si assestò con l’incisione di Diamonds And Pearls nel 1991 e, a testimonianza di un cambiamento nel sound ora maggiormente contaminato da rap e hip-hop, contò l’inserimento di un rapper, Tony M. e di due percussionisti, mentre Sheila E. lasciò la batteria (in realtà, continuò a collaborare a diversi album anche in futuro, così come fecero altri membri della band precedente). Da segnalare anche l’entrata della voce gospel Rosie Gaines ai cori e alle tastiere, per la quale Prince compose la title track. Prince assoldò ospiti illustri anche per questo disco: i cori furono affidati, infatti, a Kate Bush e Sinead O’Connor. Diamonds And Pearls segnò un ritorno alle origini della black music e fece riguadagnare a Prince i fans appassionati di R’n’B allontanatisi a causa dell’impronta maggiormente pop degli album più recenti.

Nel 1992 Prince rinnovò il contratto con la Warner, ma con ciò firmò anche una lotta estenuante con la casa discografica che voleva tenere a freno la sua strabordante creatività. Prince pubblicò, così, un album senza titolo (denominato The Love Symbol Album), in cui non compariva il suo nome ma il suo nuovo marchio, che rappresentava l’unione tra il simbolo maschile e quello femminile e, d’ora in poi, non si firmò più come Prince, ma dapprima con quel segno (chiamato semplicemente Symbol) poi come T.A.F.K.A.P., "l’artista precedentemente conosciuto come Prince".
La Warner rispose pubblicando invece a nome di Prince le raccolte The Hits 1, The Hits 2 e The Hits B-side. Nel 1994 casa discografica e artista decisero di comune accordo, seppure in un clima molto teso, di dare alle stampe una raccolta di inediti, Come, e di ripristinare il misterioso Black Album che divenne così un album ufficiale. Poi la Warner decise di chiudere la Paisley Park Records per le scarse vendite dei dischi che incideva e Prince, per controbattere, fondò la NPG Records e pubblicò, per una piccola etichetta, la Bellmark, l’album The Beautiful Experience, incentrato sul singolo The Most Beautiful Girl In The World, che raggiunse presto la vetta delle classifiche americane e inglesi, dimostrando di poter vivere anche senza una major.

Nel frattempo i New Power Generation pubblicarono un album, Exodus (Edel/NPG Records, 1995), a cui Prince collaborò nascosto dietro il nome di Tora Tora. The Most Beautiful Girl In The World fu poi inserita anche nel successivo album che The Artist incise per la Warner, The Gold Experience, che, pur essendo ormai solo un obbligo contrattuale, venne considerato come il migliore album di Prince dai tempi di Sign O’ The Times, oltre che come un ritorno al passato per i forti richiami al suo sound di metà anni ’80. Il seguente Chaos And Disorder fu invece un discreto album pop, ma vendette solo 100.000 copie e non servì certo a migliorare la crisi finanziaria in cui Prince era intrappolato da anni. L’atmosfera evocata dalle canzoni, però, appariva rilassata e leggera, forse perché questo album segnava la liberazione definitiva dalle catene della Warner, dopo un sodalizio durato un ventennio (ai Brit Awards del ’95 Prince si presentò addirittura con la scritta "Slave" sulla faccia).

A conferma della ritrovata serenità, nel febbraio 1996 Prince sposò la sua corista Mayte Garcia e rinunciò ad un tour di promozione dell’album per dedicarsi alla moglie e al figlio che stava per nascere. La coppia, però, vide infrangersi il sogno di diventare genitori poiché il loro bambino nacque prematuro e morì poco dopo.
L’album Emancipation, edito dalla Emi sempre nel 1996, segnò un ritorno in grande stile alla libertà artistica e risentì fortemente della nuova situazione sentimentale di Prince. Costituito da tre cd di dodici brani ciascuno, fu interamente dedicato alla moglie. Lo dimostrano le liriche del secondo cd, che ispirano serenità e dolcezza (Friend Lover Sister Mother Wife, Let’s Have a Baby, Soul Sanctuary...) e le immagini contenute nel booklet, inneggianti al miracolo della vita e dell’amore. Il primo cd è quello con maggiore contenuto pop e jazz, mentre il terzo è all’insegna della sperimentazione e di ritmi dance e funk e, anche se piuttosto coraggioso, è quello che più di tutti conferma la genialità e il talento di Prince e lo proietta verso il futuro.
La Warner, a contratto già risolto, pubblicò Girl 6, una raccolta di vecchie canzoni più tre inediti, che costituiva la colonna sonora dell’omonimo film di Spike Lee. Il brano She Spoke 2 Me, appartenente a Girl 6, fu inserito anche in The Vault - Old Friend For Sale, un’altra raccolta di inediti risalenti al periodo 1984-94 che la Warner fece uscire nel 1999.

Nel frattempo Prince scoprì le potenzialità di Internet e aprì il proprio sito, love4oneanother.com, attraverso cui decise di vendere la propria musica per ottenere un rapporto più diretto col pubblico e libertà creativa assoluta. Tentò l’esperimento con Crystal Ball, un quadruplo bootleg ufficiale contenente materiale raccolto durante l’intera carriera (3 cd nella versione venduta nei negozi) e poi con New Power Soul, che fu distribuito anche nei canali tradizionali grazie al nuovo contratto firmato con l’Arista, ma, come anche The Vault, passò pressoché inosservato.
In cambio della riacquisita libertà, le vendite non raggiunsero più le vette di una volta e i conflitti con la Warner non erano ancora finiti. Per la fine del millennio, infatti, tornò più che mai attuale il singolo 1999 e sia Prince che la Warner ne ripubblicarono una loro versione. La situazione migliorò dopo l’uscita di Rave Un2 The Joy Fantastic, album ricco di ospiti importanti (Sheryl Crow, Ani di Franco, Eve, Gwen Stefani, Maceo Parker) lanciato dal fortunato brano The Greatest Romance Ever Sold. L’album non riportò Prince ai vertici delle classifiche, ma ottenne un buon successo e diede a pubblico e critica qualche certezza in più su una futura rinascita dell’artista. Questo lavoro, infatti, fu come un anello di congiunzione con il passato, poiché The Artist dimostrò qui di avere ritrovato la strada che sembrava avere smarrito tra i vari cambi di nome e le battaglie discografiche. I primi brani dell’album rimandano al suono di Sign O’ The Times e Diamonds And Pearls, mentre sprazzi di psichedelia riportano la mente ai tempi di Around The World In a Day.

Il nome di Prince ricomparve, qui, in veste di produttore, ma dall’anno seguente avrebbe ricominciato a firmare anche gli album. Risale al 2001 il primo disco uscito di nuovo a suo nome, Rainbow Children, inizialmente venduto solo tramite il suo sito, ora divenuto www.npgmusicclub.com, poi arrivato anche nei negozi, compresi quelli italiani, nel 2002. Molte cose sono cambiate, oltre al nome. Nel 2000 il divorzio da Mayte, poi l’entrata nei Testimoni di Geova e, pare, un secondo matrimonio. Tutto l’album risente dei cambiamenti degli ultimi anni, soprattutto quelli religiosi, infatti è cosparso di richiami biblici, visioni mistiche ed è ben lontano dalle odi al sesso e alla carnalità espresse nei suoi primi lavori. Rimane però sensuale nelle musiche, che, ora molto più intrise di jazz, continuano a sprigionare un’energia primordiale.

Gli iscritti al sito ufficiale hanno potuto ascoltare anche One Nite Alone, una raccolta di vecchi brani eseguiti con soli voce e pianoforte, un’opera struggente e malinconica, lanciata come la prima di quattro nuove uscite destinate esclusivamente ai membri del NPG Music Club. Per tutti, invece, disponibile sia su Internet che nei negozi, l’ultima grande novità discografica: il triplo One Nite Alone Live, primo album dal vivo in 25 anni di carriera, costituito dalle performance più emozionanti registrate durante le tappe americane dell’omonimo tour del 2002. Il terzo cd del cofanetto, in particolare, è una vera chicca: contiene brani suonati durante gli aftershow party - ai quali gli iscritti al sito hanno avuto la fortuna di partecipare - trattasi quindi di improvvisazioni e jam sessions con ospiti a sorpresa, in cui Prince e la sua band lasciano fluire la loro energia liberi da ogni schema.

La libertà costa cara, ma Prince, folle, visionario e spesso in anticipo sui tempi, ha condotto una guerra per l’indipendenza che, per quanto contorta, ormai ha fatto storia e gli ha permesso di rimanere visibile al grande pubblico e, nello stesso tempo, di avere totale libertà di azione su quanto, come e cosa produrre, rimanendo, soprattutto, sempre fedele a se stesso. Anche se non vende più milioni di dischi e non sempre l’abbondante quantità ha corrisposto ad altrettanta qualità, il quasi tutto esaurito all’ex Palavobis la sera del 31 ottobre dimostra che Prince, pur avendo trascorso anni in secondo piano, è rimasto nell’Olimpo dei Grandi e può avere ancora molte sorprese da riservarci.

di Stefania Montanari, tratto dalla rivista Late For The Sky, n. 63, marzo 2003

 

torna all'elenco
 
collegamento ad un sito sull'artista