SPACEMEN 3

A prescindere dal valore intrinseco delle due bands, sono anche i criteri della cosiddetta par condicio che ci muovono a dedicare questo breve profilo agli Spacemen 3, dopo che i Loop, rivali di sempre, sono già stati oggetto della medesima considerazione un paio di numeri addietro: ci terremmo del resto a non incorrere nelle ire postume di Sonic Boom ("I Loop? Tutto quello che fanno è miscelare Spacemen 3 e Butthole Surfers; non sarebbe male vederli creare qualcosa che non sia già stato fatto, ma forse questo è pretendere troppo da loro") che, si sa, è persona facilmente infiammabile.
Dobbiamo ad onor del vero aggiungere che la storia ha dato ampiamente ragione alle intemperanze giovanili del nostro: laddove i Loop sono morti senza lasciare eredi, gli Spacemen 3 hanno tracciato un solco profondo e lo hanno cosparso di preziosi semi per tante primavere a venire (si pensi solo a buona parte del catalogo Kranky ed a tutto il filone ambient/isolazionista) assumendo, a conti fatti, un ruolo davvero di primo piano nella musica rock degli ultimi vent’anni.

Gli Spacemen 3 si formano nel 1982 intorno alle figure di Peter "Sonic Boom" Kember e Jason "Spaceman" Pierce, studenti che è difficile immaginare "modello" dell’art college di Rugby, cresciuti sui testi sacri di Stooges, Velvet, MC5, Hendrix, Suicide e 13th Floor Elevators (tanto per citare solo qualcuna delle molteplici influenze); fra le diverse figure che si avvicenderanno nel ruolo piuttosto scomodo d'attore non protagonista, alcune delle quali poco più che semplici comparse, vale la pena di ricordare il solo Pete "Bassman" Bain.

Il primo album, "Sound Of Confusion", esce solamente nel 1986, quando la rivoluzione apportata dai "confetti psichici" dei Jesus And Mary Chain ha già irrimediabilmente calpestato il comune senso del pudore dei fruitori del nuovo rock indipendente. Il disco, nuova confusione nella confusione, viene frettolosamente affogato nel mare delle imitazioni del capolavoro dei fratelli Reid, bollato come epigono senza possibilità d' appello. Un ascolto più attento potrebbe però rivelare, oltre alle ben piantate radici di cui abbiamo detto poc’anzi, una lentezza e un moto circolare nel feedback, primi timidi segnali indicatori del futuro percorso, assolutamente inconciliabili con i fuochi d’artificio dei terribili fratellini scozzesi.

Già con i successivi e.p. "Walking With Jesus" (1986) e "Transparent Radiation" (1987) avviene il progressivo distaccamento dai furori giovanili dell’album d'esordio a favore di un suono che tende a interiorizzare la stessa rabbia, lo stesso impeto, attraverso soluzioni armoniche più oniriche e melliflue: il baricentro del concetto di psichedelia si sposta dalle desolate aridità texane di Elevators e Red Krayola alle nebbie lisergiche dei Velvet più visionari.
Tale percorso giunge a definitiva maturazione con il secondo album "The Perfect Prescription" (1987), uno dei dischi definitivi della psichedelia moderna, in cui, accanto ai Velvet Underground, diviene finalmente palese il recupero di quelle sonorità dei corrieri cosmici alle quali è più strettamente legato il concetto di trance; il feedback degli inizi, spurgato dal fattore confusione, sopravvive solo in sparuti episodi.

Preceduto da "Performance", un live del 1988 che recupera curiosamente l’aspetto più selvaggio e casinaro del gruppo, e dal singolo "Revolution", esce finalmente, nella primavera del 1989, "Playing With Fire", apice della parabola creativa della band e, al tempo stesso, punto di non ritorno.
Attraverso le coordinate tracciate dai quattro punti cardinali Velvet, Suicide, Krautrock e Psichedelia, il suono del gruppo sembra galleggiare in un'eterea dimensione spazio-temporale completamente al di fuori dei nostri confini mentali, perdendo ogni connotazione ritmica a favore di un concetto di reiterazione la cui estremizzazione avrebbe, negli anni a venire, fatto la fortuna di tutto il popolo ambient/trance/minimalista.

Ma il giocattolo si è ormai irrimediabilmente rotto. L’ultima produzione ufficiale degli Spacemen 3, l’album "Recurring" (1990) è un epitaffio decisamente in tono minore, l’opera di due separati in casa che non comunicano ormai da molto tempo. Equamente e asetticamente diviso in due parti, ciascuna delle quali esclusivo appannaggio di uno dei due leader, il disco non aggiunge nulla alla caratura del gruppo, anzi, in più di un' occasione, risulta perfino difficile collegarlo alla gloriosa epigrafe.

Solo due parole per il ricchissimo albero genealogico della band, che meriterebbe certamente ampia e riservata trattazione: citeremo solo, per dovere di completezza, le metamorfosi di Sonic Boom, dall’esordio solista ("Spectrum", 1989, forse la cosa migliore uscita dalla sua penna nel dopo Spacemen 3), alla band che da quella esperienza ha preso il nome fino alle masturbazioni cerebrali degli Experimental Audio Research; una menzione per le due creature di Bassman, i Darkside (buono l’esordio del 1990, "All That Noise") e gli Alphastone, senza dimenticarci naturalmente degli Spiritualized di Jason Pierce (davvero epocale il loro "Ladies And Gentlemen We Are Floating In Space", anno di grazia 1997).

Discografia essenziale:

SOUND OF CONFUSION (Glass, 1986, LP)
WALKING WITH JESUS (Glass, 1986, 12")
TRANSPARENT RADIATION (Glass, 1987, 12")
THE PERFECT PRESCRIPTION (Glass, 1987, LP)
PERFORMANCE (Glass, 1988, LP CD)
REVOLUTION (Fire, 1988, 12")
PLAYING WITH FIRE (Fire, 1989, LP CD)
HIPNOTIZED (Fire, 1990, 12")
RECURRING (Fire, 1990, LP CD)


di Marco Tagliabue , tratto dalla rivista Late For The Sky, n. 51, marzo 2001


torna all'elenco
 
collegamento ad un sito sull'artista