Pochissimi complessi nella lunga storia della musica Rock hanno riunito,
in una sola unita', personalita' cosi' varie e differenti, apparentemente
inconcialiabili fra loro. Keith Moon, era il prototipo definitivo di "drummer-fracassone-sfascia-camere"
e... batterie, of course!; Roger Daltrey era la veemenza allo stato piu' estremo:
eccellente vocalist, oltraggiosa presenza scenica, microfoni regolarmente
distrutti alla fine di ogni concerto, la sua rabbia era figlia diretta di
quel sano anticonformismo che oggi non si respira (ne' si intravede) piu',
quel senso di innata ribellione che permeava Londra nel cuore dei pulsanti,
nevrotici anni '60.
Pete Townshend rappresentava invece l'anima intellettuale, cerebrale ed allo
stesso tempo edonistica degli Who: un compositore geniale nonche' innovatore
e propagatore di stili musicali e tecnico-esecutivi che sarebbero stati sinonimi
di "regole" presto da adottare per qualsiasi rocker si volesse cimentare nello
strumento principe: la chitarra. Leggendarie erano le incredibili rotazioni
del suo braccio sinistro, fondendo una carica ma anche una precisione incredibili
ogni volta che il "mostro sacro" Pete si sarebbe avventato in uno dei suoi
gesti pirotecnici assai noti.
Infine, John Entwhistle, il piu' posato, il piu' tranquillo, il piu' razionale,
autentico "occhio dell'Uragano-Who", l'ideale, perfetto compensatore ed "aggiustatore"
all'interno di quel pazzo schizophrenico incontrollabile e devastante tornado
musicale prodotto da Daltrey, Moon e Townshend. L'elemento di compendio alle
sfuriate aggressive e laceranti della chitarra di Townshend (con tanto di
"braccio rotatorio" e saltellino, piu' distruzione finale dello strumento),
all'anarchica, disconnessa batteria di Moon ed alle grida "primal-scream"
di un Daltrey "seviziatore" delle proprie corde vocali.
Molti (quasi tutti) tendono ad indicare gli Stooges ed MC5 quali legittimi
precursori del punk moderno. Sono d'accordo, ma fino ad un certo punto: gli
Who stessi, grazie ad una carica devastante, esplicitamente erotica esposta
musicalmente attraverso le "bordate" ritmico-deliranti di Pete Townshend,
alla quale si univa, orgiasticamente, l'ugola "vomitante" di un Daltrey in
continuo stato di eccitazione avrebbero inconsapevolmente raffigurato l'icona
del punker arrabbiato e nichilista (sebbene si trattasse di un nichilismo
sottilmente perverso e non subito riscontrabile); la pirotecnica, anarchica
batteria di Moon avrebbe completato il processo di "dissoluzione ritmica"
in seno alla band durante le loro "caldissime", provocatorie esibizioni. Ed
e' per tale vistosa eloquenza che mi permetto di inserirli quali "progenitori
dei progenitori" della musica punk, certo un punk lontano anni-luce dai desideri
nichilisti ed autodistruttivi indissolubilmente legati alla tradizione dei
vari Sex Pistols, Clash, Ramones, Sham 69, Stiff Little Fingers ed altri ancora.
Tutti e quattro possedevano personalita' difformi l'uno dall'altro ma forse
proprio per questa diversita' caratteriale il gruppo fuse in se una sorta
di bizzarra alchimia sulla quale svettava l'incredibilita' abilita' melodica-compositiva
di Pete Townshend. Egli, al pari di Van Morrison e degli Stones, scrisse un
inno generazionale destinato a "fotografare" indelebilmente lo status di folle
anarchico anti-dogma all'interno di una societa' eccessivamente benpensante
e votata ad un rivoltevole, stomachevole e piatto conformismo: mi riferisco
naturalmente a MY GENERATION, scritta da Townshend nel 1965, brano-simbolo
di una generazione di ribelli spostati inconsapevoli, del tutto, forse, di
cosa il futuro avrebbe loro riservato (e motivo in piu', questo, per associarli
alle "ideologie" pragmatiche dei piu' estremi punkers di dieci anni piu' tardi).
Mentre i Beatles proclamavano i "buoni sentimenti" e la pace universale, ed
i Beach Boys esaltavano le "buone vibrazioni", gli Who avrebbero seguito un
percorso in netto contrasto con l'aura di eccessiva fiducia ed amore diffusi
dai gruppi beat loro contemporanei. Townshend inoltre, col tempo, si sarebbe
rivelato un autentico portavoce della sua generazione, un portavoce talvolta
scomodo ma dotato di grande fascino ed appeal, oltre a, naturalmente, il suo
folle, altamente distintivo carisma.
Per primo egli sperimento' le possibilita' di un pop largamente dilatato il
cui epicentro era rappresentato da un tema conduttore, un comune denominatore
a cui ogni soluzione musicale dovava fare riferimento. Gia' a partire dal
1967 egli prese ad abbattere il concetto di "musica da 3-4 minuti" onde abbracciare
un processo piu' complesso e dalla infinite possibilita'. Stavano per nascere
i primi rigurgiti da opera-rock, che avrebbero trovato massima espressione
in TOMMY, il capolavoro definivito degli Who. La trama, risaputa ed oggetto
di fin troppi studi, vedeva un ragazzo sordo-muto-cieco divenire miracolosamente
un campionissimo del flipper; successivamente, assicuratasi la venerazione
di tutto un popolo celebrante le sue immense doti di mago dello strumento
(il flipper, appunto) sarebbe stato "tradito" dal suo stesso ingombrante egocentrismo,
e la gente comincio' a disapprovare ed a eludere aspramente quel mostro di
bravura, ora auto-assurtosi a Dio del proprio "ecosistema generazionale".
Oggi, una racconto del genere farebbe un po' sorridere, sia per un'ingenuita'
mai del tutto celata che per la banalita' di certe esecuzioni; ma l'importanza
di TOMMY non e' solo meramente musicale: si trattera' soprattutto di rilevanza
altamente storica, essendo stata esso il primo compiuto processo di abbattimento
della forma-canzone, in favore di un percorso musicale-sociologico caratterizzato
da un largo raggio d'azione: un'ampia gamma di sentimenti, complessi, frustrazioni,
gloria e poi tradimento, tutti connotati trasposti in musica in grado di "dipingere"
una societa' egoista e dedita al "culto" dell'assolutismo nonche' dominata
da egoismo e sopraffazione della sensibilita' umana.
Abbiamo parlato di "prima compiuta opera-rock". Attenzione, ho voluto spontaneamente
aggiungere quel "compiuta", in quanto TOMMY NON si tratto' della prima opera
rock in assoluto. Tale titolo spetta di diritto ai PRETTY THINGS che con il
misconosciuto S.F. SORROW realizzarono una primitiva forma di rock-opera.
I critici dell'epoca rimasero sorpresi per questa nuova forma di rappresentazione
della musica pop, sebbene sottolinearono la generale incompiutezza di quel
prodotto antesignano: S.F. SORROW possedeva un "appeal" unico per l'epoca
ma appariva in alcuni punti eccessivamente ingenuo, vistosamente vago ed incerto.
Ma poco importa: Townshend fu il primo a tessere le lodi ai Pretty Things
per quel loro avventato ma ammirevole tentativo e dopo aver realizzato e portato
al successo TOMMY egli ammise candidamente di essersi ispirato proprio a S.F.
SORROW.
Grazie a TOMMY, Townshend seppe dimostrare a critici e colleghi che genere
di strabilianti (ed impensabili) progressi la musica pop aveva raggiunto sino
a quel punto: essa era in costante, sbalorditiva evoluzione. E tale sembro'
apparire un processo tanto eccitante quanto inarrestabile. Fu grazie ai Beatles
ed al loro intramontabile SGT. PEPPER
che la musica giovanile dell'epoca fece un vertiginoso "salto" generazionale
passando dalla spensierata gioventu' alla piu' seriosa e consapevole maggiore
eta'. La maggiore eta' del Rock. Si intuirono le possibilita' di allargare
l'ormai obsoleto concetto di canzone-pop verso orizzonti piu' ampi, verso
l'ideologia di una musica piu' variopinta ed eclettica, al punto da realizzare
vere e proprie "suites" in musica (come avrebbero egregiamente dimostrato
i PINK FLOYD, orfani di Syd Barrett, ma comandati
dall'eclettico, schizzato genio di ROGER WATERS).
La seconda "stoccata" di Townshend fu QUADROPHENIA (1973), che all'epoca suonava
come un vero e proprio ufficiale canto del cigno, un misto di dolce rassegnazione
ma anche di rievocazioni dei bei tempi andati, ed ora non piu' riproponibili;
questi sentimenti si erano gia' avvertiti in brani storici degli Who come
BABA O'RILEY e WON'T GET FOOLED AGAIN, di tre anni prima: metafore di vita
dissoluta passata, ora sostituita da una maggiore consapevolezza del vivere.
In queste due tracce viene "disegnata" la lucidita' con la quale Townshend
ammette di aver rinunciato, e per sempre, alla filosofia-mod, decretando simbolicamente
sia la fine della sua fanciullezza che, per logica conseguenza, la "morte"
del decennio che lo ha visto protagonista assoluto, concludendo con la minaccia
finale di "non farsi piu' ingannare da nessuno".
L'essere uno "street fighting man" (come proclamavano gli Stones nel caldissimo
'68) avrebbe perso definitivamente quella cosi' distintiva carica rivoluzionaria
in classico "sixties-fashion": sarebbe divenuto, ora, un atteggiamento obsoleto,
privo di fondamento, fine a se stesso, quindi senza piu' un valore intrinseco.
I mods sono entrati negli anni '70, e col passare del tempo si faranno vivi
i ricordi, ma il passato non potra' mai ritornare: e' la metafora di una dolce
rassegnazione, vissuta con qualche rimpianto, ma anche con gioia sostenuta
ed implicito affetto.
Le risse in strada negli scontri leggendari tra Mods e Rockers cosi' come
le rivolte del proletariato giovanile inglese (di cui gli Who erano fieri
rappresentanti, oltre ad essere il "gruppo dei Mods per antonamasia") di colpo
vennero decretate "fuori moda"; in realta' tali forme di opposizione al Sistema
erano morte col finire degli anni '60, per rinascere sotto forma di contestazione
politica nei Settanta. Gli Who, con QUADROPHENIA, celebrarono con disincanto
e piena consapevolezza (della quale non potevano, genuinamente, godere negli
anni di affermazione e successo personale) gli antichi fasti dei Mod e di
una giovinezza spesa fra suonare in bands di rock'n'roll, dichiarare guerra
eterna ai Rockers (i rivali acerrimi dei Mods), cercare di portarsi a letto
piu' ragazze possibili ed una maniacale ricerca nell'abbigliamento, quest'ul-
timo "trademark" esclusivo ed irrinunciabile della cultura-Mod. In definitiva,
un gruppo di enorme importanza per l'evoluzione della musica rock e del costume
dell'epoca. Non dimentichiamoci che Pete Townshend non ha mai avuto a disposizione
un George Martin o "collaboratori" come John Lennon e Paul McCartney, sebbene
i suoi arrabbiatissimi compagni di brigata sapessero coadiuvarlo alla perfezione.
E questa ultima considerazione non puo' che legittimamente e pienamente giustificare
il genio di un grande compositore del XX° SECOLO quale Pete Townshend e' stato.
Parola di un'iconoclasta (del pensiero!).
Alan "J-K-68" Tasselli
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