La sera prima mi trovavo a Cherokee, nelle Smokie Mountains del North Carolina
e la distanza non mi permette di arrivare il giorno successivo ad Aiken in
tempo per l'inizio del programma e così mi perdo le performances
di Savannah River Grass, Darlene and the Reflections of Bluegrass e dei Carolina
Bluegrass.
Appena giunto nella piazza principale di Aiken mi rendo subito conto che
non sarà un festival Bluegrass come tutti gli altri, manca l'atmosfera
tipica di questi festival.
L'asfalto e le case della piazza sono certo meno ospitali dei campeggi
nei boschi dove si tiene la stragrande maggioranza dei festival Bluegrass
e tutti i vecchietti che sono abituato a vedere ai festival qui non ci sono,
al contrario tanti giovani. Pochi con scarpe da trekking, salopette o cappello
da baseball, abbigliamento classico dei festival Bluegrass.
Ai festival Bluegrass gli artisti, anche i più famosi, sono soliti
sostare al tavolo dei cd per foto, autografi, chiacchierare con i fans e
li vedi tranquillamente passeggiare avanti e indietro per tutta la giornata.
Qui invece transenne ovunque e nessuna possibilità di incontrare gli
artisti, a meno che non si conosca qualcuno dell'organizzazione che
ti fa passare nel backstage.
Al momento del mio arrivo sono sul palco i Chatham County Line dai quali
mi aspettavo certamente di più vista la loro discreta fama. Invece
il loro set mi lascia insoddisfatto e mi irrita pure vedere il chitarrista
addirittura inginocchiarsi alla Jimi Hendrix quando viene chiamato ad eseguire
un assolo che la stragrande maggioranza dei chitarristi Bluegrass può eseguire
anche con una sola mano.
Per fortuna arrivo quando mancano poche canzoni al termine del loro spettacolo
e mi preparo per l'esibizione di Peter Rowan, uno dei mostri sacri di
questa musica.
Non sono un fan accanito della sua voce ma alcune delle sue composizioni,
incise da lui o da altri, sono pietre miliari nella storia del Bluegrass.
Peter era in programma a fianco di Tony Rice che purtroppo non è della
serata perché la notizia della morte del fratello lo ha costretto
a partire in mattinata per la Florida. Orfano di cotanto artista Peter si
affida a due giovani musiciste, Bryn Davis al basso e Sharon Gilchrist al
mandolino.
Il repertorio di Peter è più folk che Bluegrass, la voce è un
po' stanca, le ragazze fanno il possibile ma non possiedono la classe
e la tecnica di Tony Rice e come se non bastasse, il sound è terribile. Inutile dire che rimango un tantino deluso sia dal concerto di Peter Rowan
sia dal festival in generale e non mi resta che un'ultima carta da giocare,
Sam Bush; dopotutto sono venuto qui per lui.
La fama e la classe di Sam Bush mi obbligano a pensare ad una grande esibizione
e invece, ancora una volta, rimango un tantino deluso. La classe di Sam e
dei suoi scagnozzi è indiscutibile, in particolare ammiro moltissimo
la tecnica di Scott Vestal al banjo ma non mi piace il suono del mandolino
di Sam.
Il repertorio pesca tra le canzoni meno conosciute del repertorio dei Newgrass
Revival, quelle dello storico primo omonimo album del 1972 quando però non
c'erano ancora John Cowan, Bela Fleck e Pat Flynn. E poi presenta alcuni
brani che saranno nel suo prossimo album, pezzi troppo alternativi e non
più splendidi brani Bluegrass come quelli degli album precedenti.
Alcuni pezzi interessanti del suo set vengono in parte danneggiati da assolo
lunghissimi che alla fine annoiano anche i fans più accaniti.
Il giorno successivo mi aspetta un viaggio di parecchie miglia e non posso
permettermi di attendere l'ultimo spettacolo della serata, quello di
Larry Keel.
A conti fatti posso definirlo un festival deludente ma che pare aver affascinato
le centinaia di presenti che però non mi sembravano Bluegrass fans.
Foto dell'evento:
- Sam Bush
Roberto Campovecchi