CAT POWER
Milano, Binario Zero, 19 maggio 2000Capelli lunghi che le coprono un volto divenuto leggermente più paffutello, occhi gonfi e sguardo dolcissimo. Così appare improvvisamente sul palco Chan Marshall, aka Cat Power, imbracciando la sua scarna chitarra elettrica e attaccando con le canzoni dell’ultimo stupendo disco di cover, dopo aver estratto dalla tasca dei jeans un consunto foglietto con i brani da eseguire. La magia della sua voce annulla ogni rumore, poi il silenzio viene rotto dall’arpeggio di "Satisfaction" che riscuote il primo caloroso e affettuoso applauso. Sui quattro metri quadri del palco ne succedono di tutti i colori: qualcosa non va nella resa sonora e Chan interrompe spesso le canzoni per chiedere aggiustamenti, sempre con un filo di voce. Quando canta muove impercettibilmente il corpo, in sintonia con uno spirito e un’anima malati davvero e nel profondo; si capisce subito che non è un concerto per tutti. Dolce e sofferta, l’esibizione prosegue al pianoforte, Chan canta e dialoga spalle al pubblico, che chiede di proseguire invocando brani precisi: "I Found A Reason", "Red Apples". Poi l’artista torna nervosamente alla chitarra, chiedendo nuovamente una migliore resa del suono, vorrebbe andarsene, ma il pubblico la trattiene ancora ed è una vera fortuna. Gli strumenti smettono di suonare, resta solo la voce di Chan e si comprende che il disco di cover era una vera urgenza, tante ora ne vengono evocate, abbozzate, sempre spalle al pubblico: "All Tomorrow Parties", "Hurricane" (che non le riesce proprio), "Oh Sister" e "Sarah" (tutte dal medesimo disco di Dylan, "Desire"), "America" di Paul Simon e una vera infinità di sorprendenti ripescaggi. Poi, altrettanto improvvisamente, Chan si alza, saluta dolcemente e scompare nel buio, mentre il brusio del popolo della notte discotecara già da un po’ infastidiva tutti. Indimenticabile, affascinante, commovente, straziante, scarno e pieno di verità, un concerto straordinario. Grande, grandissima Cat Power.
Pier Angelo Cantù