Festival Country Rendez-Vous di Craponne 2004
Craponne, Francia - 23, 24, 25 Luglio 2004

Da anni ormai il Festival più prestigioso di Francia e uno dei più interessanti d'Europa, l'appuntamento di Craponne si distingue dagli altri Festivals anche per la tendenza ad esplorare mondi musicali che stanno ai margini del dorato universo Country di Nashville ed altri mondi ancor  più lontani da Music City.
Anche quest'anno il programma offriva diverse formazioni emergenti considerate Alternative Country o Alternative Rock (il risultato non cambia).

Il programma del Venerdì apre con una Band cara agli appassionati di Rock-a-Billy Europei e agli amanti del Country e del Bluegrass di mezzo secolo fa. La Band degli Hillbilly Boogiemen, provenienti dall'Olanda, si presenta a Craponne con due spettacoli apparentemente molto diversi uno dall'altro. Nel primo, quello di Venerdì, salgono sul palco sotto lo pseudonimo di Bluegrass Boogiemen e vestiti elegantissimi come le vecchie Bluegrass Bands del passato. I ragazzi sono molto migliorati tecnicamente da quando li avevo visti suonare l'ultima volta dal vivo e sono ottimi intrattenitori. Il repertorio, prevalentemente Bluegrass, non esclude però qualche divagazione nell'Hillbilly.
Dopo di loro, uno sconosciuto (per me) Lee Dinwoodie, che mi convince solo per i primi due pezzi e poi, per il resto, mi lascia piuttosto insoddisfatto. Per lo show dei Boogiemen non c'era ancora tanta gente e Dinwoodie non ha fatto faville, così mi aspettavo che fosse il promettente (per qualcuno) Jason Boland a dare la svolta.
Avevo ascoltato un suo disco tempo fa e non mi era dispiaciuto ma ascoltarlo dal vivo è stata una cocente delusione. Canzoni poco interessanti e sound troppo aggressivo che rasenta a volte l'hard rock, voce non eccezionale e atteggiamenti da star capricciosa e cattiva che nemmeno Mick Jagger si potrebbe permettere. Commette anche il grosso errore di invitare sul palco per un pezzo Kevin Fowler che con la sua classe gli ruba decisamente la scena.

La svolta arriva invece con Wayne Hancock: e che svolta!! Con il suo Juke Joint Swing fa letteralmente impazzire le migliaia di spettatori presenti a Craponne. Il suo è un genere che non avete ascoltato da nessun'altro prima di lui. Certo, troverete tracce di Rock-a-Billy, di Swing, di Country ma come fonde insieme questi ed altri generi non lo riesce a fare nessun'altro al mondo. Sale sul palco in punta di piedi con l'umiltà di un ragazzino agli esordi, senza atteggiamenti da star, vestito molto casual con le sue scarpette all star e una Band essenziale di tre elementi: chitarra, basso e pedal.
Eric, il bassista, non ti fa nemmeno accorgere che manca la batteria. Già dalle prime note ti assale un'emozione che solo i nonni Americani potevano provare ascoltando il Grand Ole Opry alla radio cinquant'anni fa. Appena Wayne inizia a cantare, ti colpisce la somiglianza della sua voce con quella di Hank Williams ed è proprio ad Hank Williams che Wayne si è sempre ispirato per la sua musica, per la voce, per i testi, per la strumentazione e mi pare che canti anche con la mascella leggermente spostata su un lato come faceva, appunto, Hank Williams.
Il suo show non ha alti e bassi, ma soli alti e il repertorio, salvo qualche rara cover di Hank Williams e pochi altri, è tutto tratto dai suoi albums e sono quasi tutti brani scritti dallo stesso Wayne.

Lo show pare finire troppo presto e quando salgono sul palco i Cross Canadian Ragweed, rimpiango ancor di più lo show di Wayne. I CCR innanzitutto va detto che non sono una Country Band ma suonano del Rock piuttosto aggressivo e duro che talvolta eccede nell'Hard Rock. Questo va detto perché stiamo parlando di un Festival di musica Country e forse qualcuno, che non li conosceva, può essere rimasto perplesso. Se il Rock dei CCR può non essere molto appetibile ai puristi della musica Country va però detto che i ragazzi non suonano male, sono ben affiatati e Cody, il cantante, è anche un discreto chitarrista e si fa carico della parte di chitarrista solista.

La seconda giornata del Festival è di livello straordinario, di gran lunga più interessante del giorno precedente anche se la partenza è un po' modesta.
Da apripista vengono scelti gli Svizzeri Honky Tonk Farmers che, seppur non impressionando per quanto riguarda il repertorio tutto costruito intorno alla line dance con brani tutti troppo conosciuti e commerciali, si dimostrano discreti musicisti e ottimi intrattenitori regalandoci uno spettacolo sicuramente apprezzabile.
La fama che accompagnava a Craponne Randy Rogers mi faceva temere di assistere ad un altro concerto sulla falsariga di quelli di Jason Boland e Cross Canadian Ragweed e invece Randy e la sua Band si dimostrano un tantino più interessanti dei due gruppi che li hanno preceduti la sera prima. Buona la voce e sound apprezzabile anche se gran parte delle canzoni sembrano tutte uguali dal punto di vista della melodia e del ritmo.

Dopo di loro Kevin Fowler che dimostra di avere una marcia in più dei suoi giovani connazionali sbarcati quest'anno in Francia. Il suo è uno spettacolo genuino, fatto soprattutto di tradizione e di suoni onesti, quei suoni che oggigiorno difficilmente ascolti alle radio Americane di Country Music. Il suo è puro e semplice Honky Tonk e Kevin sa tenere molto bene il palco regalandoci un ottimo spettacolo per gli occhi e per le orecchie. La sua fama è giunta fino agli uffici della sofisticata Music Row dove un commercialissimo, ormai, Sammy Kershaw ha deciso di incidere un brano scritto da Kevin, "Beer, Bait & Ammo" che naturalmente sarà il pezzo forte dello show di Kevin a Craponne.

Dopo Kevin sale sul palco la più grande star del Festival di quest'anno, Marty Stuart, che con la sua classe ci regala uno spettacolo favoloso. Inizia lo show con alcuni dei suoi brani più rocckeggianti imbracciando la sua fedelissima e vecchissima chitarra elettrica. Brani come "Back To The Country" e "Hillbilly Rock" sono per Marty come assi per un giocatore di poker e quando Marty cala i suoi assi è una continua ovazione. Pochi dei presenti sanno però che Marty ha iniziato a suonare giovanissimo partendo dalla musica Bluegrass suonando chitarra e mandolino con Lester Flatt per poi approdare alla corte di Johnny Cash. Infatti è proprio quando Marty decide di suonare l'acustica che ci si rende conto del suo incredibile tocco e del gusto col quale suona ogni strumento. La struggente "Long Black Veil" è un capolavoro suonata da lui. L'organizzazione del Festival ha voluto ricordare lo scomparso Johnny Cash chiedendo agli artisti presenti quest'anno al Festival di proporre qualcosa dal catalogo dell'uomo in nero. Non poteva certo esimersi dal farlo Marty Stuart, l'artista, tra tutti quelli presenti, che è stato più vicino al grande Johnny. Il suo tributo è da spellarsi le mani per applaudirlo e forse qua e là è pure scesa una lacrimuccia.
Per i seguaci di Marty coi capelli grigi ecco alcuni brani col mandolino e poi per i palati più fini anche un po' di Gospel a cappella, grazie anche all'aiuto dello straordinario batterista Harry Stinson che canterà da solista. La Band, denominata Fabulous Superlatives, è veramente superlativa con un leggendario Kenny Vaughn alla chitarra.

Dopo uno spettacolo così favoloso è difficile salire sul palco per chiudere la serata ma gli Hillbilly Boogiemen non deludono. Vestiti in modo più….Hillbilly per il loro secondo show, ci propongono però anche tanto Bluegrass. Poco male perché sono bravi e divertenti allo stesso modo quando suonano entrambi i generi. Splendido il loro medley tributo a Johnny Cash, forse il meglio riuscito di tutto il Festival, ma la chicca del loro spettacolo è quando sul palco sale un divertente e divertito Wayne Hancock per cantare due pezzi di Hank Williams accompagnato dai Boogiemen. La seconda serata si chiude purtroppo troppo presto, tanto è stata interessante.
Il livello tecnico e spettacolare del Festival è salito progressivamente col susseguirsi delle Band e andiamo a letto pronti per il gran finale di Domenica.

L'inizio dei concerti è previsto per le 15 e col caldo che fa a quell'ora è difficile aspettarsi tanta gente. Saggia decisione quindi quella di far aprire la giornata ad una Band locale che molti avranno modo di rivedere altrove un sacco di volte. Il programma prevedeva la Band dei Groundspeed, per metà Tedeschi e per metà New Zelandesi ma il loro forfait ha promosso sul campo i Francesi della Red Barn String Band che dovevano suonare nel vecchio centro del paese per il Festival off. I ragazzi ce la mettono tutta ma sicuramente non lasciano il segno. La Band non è male ma forse il repertorio è troppo poco interessante con troppi classici del Bluegrass che troppe altre Band propongono. E poi il confronto con i loro colleghi che li seguiranno sul palco è scoraggiante.
Dopo di loro infatti salgono sul palco i Reckless Kelly che propongono un sound decisamente più coinvolgente dei Red Barn. Cantano e suonano bene anche se per loro vale lo stesso discorso già fatto per CCR e Randy Rogers. Anche i Reckless Kelly propongono quel minestrone di suoni tra Country (poco) e Rock (molto) nel quale le canzoni sembrano tutte molto simili ai non fanatici del genere.

Pochi anni fa sembrava che Nashville avesse scoperto la nuova star del Counry tradizionale, una sorta di Loretta Lynn o Tammy Wynette dei tempi moderni. La speranza rispondeva al nome di Jill King e il suo album d'esordio fece quasi gridare al miracolo tanto affascinante era la sua voce e tante belle erano le canzoni, molto tradizionali e in gran parte originali. Mi aspettavo tanto da lei ma purtroppo sono rimasto un po' deluso. Non fraintendetemi, la sua voce è straordinaria e il sound emozionante ma, forse la paura che le sue canzoni, a molti sconosciute, non fossero apprezzate, ha suggerito a Jill di presentare un repertorio di covers. Come canta le covers lei lo sanno fare in pochi ma avrei molto gradito ascoltare i suoi pezzi.

Se Marty Stuart era la star più conosciuta per via del suo successo commerciale, Billy Joe Shaver è una leggenda al pari dei Johnny Cash e dei Waylon Jennings. Il suo catalogo è il più saccheggiato del circuito Country e centinaia sono gli artisti affermati che si sono affidati ai suoi pezzi per lanciare la loro carriera. Malgrado la non più tenera età, Billy Joe sa intrattenere il pubblico tanto quanto i suoi giovani colleghi e grazie al suo talento di autore sa regalare tantissime emozioni ai presenti che sospirano, ballano, ridono e piangono ascoltando i suoi pezzi, alcuni dei quali veramente emozionanti. Billy Joe rompe subito gli indugi partendo con il brano più conosciuto del suo repertorio, "Georgia On A Fast Train".
Billy Joe è da sempre uno degli artisti più apprezzati del mondo Country perché ha sempre scritto delle sue esperienze e mettendo sempre a nudo le sue emozioni non nascondendosi neppure quando a capodanno di qualche anno fa perse il suo ragazzo, anche lui un artista affermatissimo e il dolore non gli impedì di esibirsi la sera stessa pur distrutto dal dolore. Billy ti affascina solo a guardarlo con quella faccia di cowboy vissuto con tutte quelle rughe e i capelli lunghi bianchi, una figura molto carismatica che avrebbe successo anche solo come comparsa nei film western. Billy Joe non ha certo bisogno di espedienti spettacolari, basta che canti ed è già un successo. Eppure non perde occasione per divertirci e divertirsi scherzando anche spesso sul suo handicap fisico (gli mancano diverse falangi nella mano destra).

Quando lascia il palco, Billy Joe cede il testimone ad un'altra leggenda, colui che dovrà chiudere il Festival di quest'anno: Ponty Bone. Il vecchio leone della musica cajun arriva accompagnato dai Chicken Mambo, la Band più rappresentativa in Italia per quanto riguarda questo genere musicale. Se rimango molto ben impressionato dalla Band, non rimango però colpito da Ponty Bone. Tanti pezzi da lui proposti a Craponne sono sullo stesso ritmo e lo spettacolo scorre via senza scossoni e, sinceramente, ascoltare ancora una volta Jambalaya, è stato troppo. E' un peccato perché la classe dei Chicken Mambo sarebbe esplosa se Ponty ci avesse regalato qualche cambio di ritmo. Si spengono le luci su un'altra grande edizione del Festival che ha portato a Craponne quest'anno oltre 15000 persone confermandosi ancora una volta la più bella realtà del Country live made in France. A la prochain!


Roberto Campovecchi


Equiblues 2004 Hal Ketchum
Wayne Hancock

Equiblues 2004 - Asleep At The Wheel
Marty Stuart

Equiblues 2004 - Izak & West
Billy Joe Shaver



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