NORTH GEORGIA BLUEGRASS FESTIVAL
Cleveland, Georgia - 9, 10 e 11 Luglio 2004

Il Festival Bluegrass di Cleveland è solo alla seconda edizione nella nuova sede, ma è uno dei meglio organizzati d 'America. Sotto la saggia regia dei boss Kevin O 'Connell e Butch Wilkins, la nuova sede ricavata in un 'enorme area dietro un autosalone della Chevrolet (ovviamente sponsor dell'evento) è molto più accogliente di tanti altri festival a stelle e strisce.
Un festival di tre giorni (10 ore al giorno) sotto il sole con una temperatura che oscilla tra i 35 e i 40 gradi nelle ore più calde e con un'umidità pazzesca ucciderebbe anche un highlander. Gli organizzatori hanno provveduto quindi ad innalzare una tenda enorme dove trovano posto sia il palco per i concerti sia gran parte degli spettatori.Il caldo resta ma almeno sei all'ombra. A fianco di questa tenda, un padiglione in legno con tavoli e sedie per chi vuole mangiare comodamente all'ombra e, attenzione, servizi igienici con aria condizionata. Questo padiglione, attrezzato con un palco, viene utilizzato regolarmente ogni weekend per spettacoli Bluegrass e Gospel.
Infine l'organizzazione provvede a trasportare gli spettatori dal Festival al parcheggio e viceversa con numerose golf kart e pulmini in servizio costante per tre giorni.

Ma veniamo alla parte che ci interessa. Il primo giorno si inaugura il festival con una promettente Honi Deaton, moglie del bassista/chitarrista della band, Jeff Deaton, figlio del grande Ray dei IIIrd Tyme Out. Solitamente, ai festival, gli artisti propongono due set, uno mattutino e uno pomeridiano o serale. Honi invece si esibirà una volta sola, ma per fortuna arriviamo in tempo per il suo show, in programma a mezzogiorno. Lo show è energico e Honi dimostra di avere le carte in regola per una brillante carriera. Buona intrattenitrice, bella voce e un discreto repertorio possono sicuramente bastare alla giunonica cantante dai capelli rossi per fare il salto di qualità.
Dopo di lei sarebbe in programma James Monroe, figlio del grande Bill, ma nessuno lo ha visto arrivare e allora aspettiamo un'ora per l'esibizione di Valerie Smith e dei suoi Liberty Pike. Non vado matto per la sua voce ansimante ma come intrattenitrice non ha rivali e pure quando suona non riesce a stare ferma e si lancia in passi di danza rivelandosi un'ottima ballerina di clogging.
La band è ottima e mi ha particolarmente impressionato la violinista/mandolinista Becky Buller che si è pure permessa di rubare la scena cantando splendidamente alcuni brani dai suoi CD da solista.

Dopo Valerie Smith, la band dei Fontana Sunset. Il nome mi era sconosciuto e ho assistito con curiosità al loro spettacolo che però non mi ha entusiasmato. Come nemmeno il concerto successivo di James Monroe che nel frattempo è arrivato a Cleveland. Il vecchio James si dimostra un tantino megalomane con un bus da superstar col suo nome in bella evidenza, nel caso non sappiate che è suo, e poi tutta la band vestita con sgargianti camicie western tutte uguali ad eccezione dell'unica donna della band, una promettente sedicenne che suona il violino e balla e che forse meriterebbe una chance migliore. La voce di James è stanca e il repertorio tutt'altro che interessante con troppi classici in gran parte del repertorio di suo padre. Credo che se non fosse il figlio di Bill sarebbe dura per lui avere una carriera nel bluegrass.

La sera precedente al festival ho assistito a qualcosa di memorabile al Ryman Auditorium di Nashville, il concerto dei Mountain Heart, non a caso votati intrattenitori dell'anno. E' stata una grande fortuna rivederli già la sera successiva. D'accordo, il suono del Ryman è unico e imbattibile ma per tutto il resto l'esibizione dei Mountain Heart è fantastica come quella della sera precedente. Recentemente, i ragazzi hanno elettrificato i loro strumenti provvisti di radio microfoni e quindi ora sono liberi di passeggiare per il palco e rendere lo show molto spettacolare. La musica dei Mountain Heart è travolgente e coinvolgente con parecchi pezzi velocissimi e Clay Jones alla chitarra e Jim Van Cleve al violino perennemente un passo avanti per assoli pirotecnici che scatenano la folla. Il mandolino di Adam Steffey è di una bellezza unica e le voci di Adam e Steve Gulley sono da brividi.
Jason Moore è quello che di meglio potete trovare oggi nel Bluegrass quando si parla di basso. Ma è quello che Barry Abernathy riesce a fare col banjo che sconvolge. Per chi non lo sapesse, Barry è provvisto nella mano sinistra di un solo dito e mezzo ma ad ascoltarlo pare ne abbia più di ogni altro banjoista. Per parecchie volte votati intrattenitori dell'anno, i ragazzi della Del Mc Coury Band non hanno niente da dimostrare a nessuno e con la naturalezza di sempre salgono sul palco e ci regalano l'ennesimo concerto indimenticabile.

Papà Del ha una voce forse un po' troppo High Lonesome che ricorda molto il passato, ma gli arrangiamenti sicuramente meno datati dei più giovani membri della band creano un equilibrio perfetto. Si cimenta pure a cantare il figlio Ronnie che incredibilmente ha lo stesso timbro High Lonesome del padre. Come se non bastasse la loro classe per rendere lo show bellissimo, invitano sul palco per un finale da leggenda, David Grisman, Alan Bibey, Aubrey Haynie e l'organizzatore del festival Butch Wilkins che si rivela un ottimo mandolinista.
Si spengono le luci sulla Del Mc Coury Band e purtroppo si riaccendono un'ora più tardi, tanto dura il soundcheck per David Grisman. Quando finalmente comincia il suo show, ci si rende conto di due cose: la prima è che Grisman è uno dei migliori mandolinisti al mondo e la seconda è che però la sua musica, sempre più Jazz e caraibica, ormai non si abbina più tanto facilmente ad un festival bluegrass.

La seconda giornata si apre con energia, simpatia, classe e buon gusto con lo show di Karl Shiflett and Big Country. Al termine dei tre giorni, lo spettacolo di Karl risulterà il più divertente di tutto il programma con un repertorio bluegrass tradizionale ma anche country d'autore di mezzo secolo fa. Perennemente sorridente coi suoi grossi denti e sempre con una gamba in aria per mostrare le sue bellissime scarpe anni '50, Karl ha vestito tutta la band come si vestivano i musicisti country e bluegrass degli anni '50 e ha sistemato un solo microfono al centro del palco, un microfono sullo stile sempre fifties con pure la targhetta con la sigla di una radio in cima. Il tutto per far rivivere le magiche atmosfere di un tempo quando l'unico modo per le band di farsi sentire era quello di esibirsi in diretta alla radio.

Dopo Karl sale sul palco quella che fino a pochi mesi prima era la mia bluegrass band preferita, la Lonesome River Band. Purtroppo in pochissimo tempo ben quattro dei cinque componenti della band (Rickie Simpkins, Kenny Smith, Don Rigsby e Ronnie Bowman) se ne sono andati lasciando il povero Sammy Shelor a dover rifondare la band. I dubbi sulla riuscita dell'impresa erano legittimi ma sorprendentemente Sammy è riuscito in breve a rifondare una grande band cercando di mantenere intatta nella memoria dei propri sostenitori la magia della vecchia formazione. Probabilmente non è un caso che Sammy abbia ingaggiato un bassista che canta benissimo e se ne va in giro per il palco col suo basso acustico (come faceva Ronnie Bowman), un bravo mandolinista della stazza quasi pari a quella di Don Rigsby ed un ottimo violinista che come faceva Rickie Simpkins, si limita a suonare e non partecipa alla parte vocale dello show. Sammy non è però riuscito a rimpiazzare a dovere Kenny Smith, ma questa era un'impresa alquanto difficile perché sono veramente pochi i chitarristi in grado di reggere il confronto con Kenny.

A parte il cambiamento d'organico lo show è straordinario come lo erano i concerti dei vecchi Lonesome. La bellezza degli show di Karl e della Lonesome River Band ha messo in difficoltà la band successiva, i modesti Fisher & Company perché durante le prime canzoni del loro show la mente era ancora agli spettacoli precedenti. I Blue Ridge invece sono riusciti in fretta a farmi dimenticare lo show di Fisher & Company. Con uno splendido mandolino suonato da Alan Bibey ad accompagnare la bellissima voce di Junior Sisk, i Blue Ridge ci regaleranno uno degli spettacoli più interessanti del festival.
Dopo i Blue Ridge, ancora un calo d'intensità con lo show non eccezionale dei Bluegrass Alliance che mischiano standard Bluegrass e classici del Country con risultati sufficienti senza infamia né lode.

Anni fa accompagnai l'amica Sally Jones con la sua band ad un concerto a Sewaunee, nei pressi di Atlanta, in Georgia. Lo show si tenne in una piccola sala per concerti ricavata da una vecchia fattoria. L'edificio, bellissimo e molto caratteristico, è di proprietà della famiglia Everett, titolari della Bluegrass Band The Everett's che risulta tra gli invitati a questo North Georgia Bluegrass Festival. Il loro è uno show simpatico ma purtroppo non molto interessante dal punto di vista tecnico.Dopo gli Everett's arriva un altro set, il terzo dopo i due del giorno prima, di Valerie Smith che funge da apripista per una super band di musicisti da studio da far paura: Aubrey Haynie, Bryan Sutton, Barry Bales, David Talbot e Alan Bibey invitato a completare la formazione.
Sulla classe dei cinque non si discute ma purtroppo i fuoriclasse si sono incontrati al festival, tutti ingaggiati per tenere dei seminari (ad eccezione di Alan Bibey che si è esibito con i suoi Blue Ridge) e, non avendo provato insieme per lo spettacolo, hanno praticamente improvvisato tutto. Quello che ci hanno fatto vedere è inimitabile tecnicamente ma ne ha risentito un po' la scelta del repertorio. Per gran parte del loro show, hanno improvvisato assoli mozzafiato su canzoni però forse troppo conosciute. Avrei gradito un po' più di originalità.

La chiusura della seconda serata è affidata alla superstar della musica bluegrass: Ricky Skaggs. Ovviamente, nessuno va a letto prima della fine stasera. La grandezza di Ricky Skaggs è sotto gli occhi di tutti, basta dare un'occhiata alla bacheca dei trofei e riconoscimenti ricevuti sia nel Bluegrass che nel Country. Il repertorio di Skaggs non mi ha mai entusiasmato come nemmeno la sua voce ma quello che riesce a fare col mandolino, lo riescono a fare in pochi. La cosa che più mi emoziona ai concerti di Skaggs è poter ascoltare dal vivo i ragazzi della sua incredibile Band, i Kentucky Thunder. Jim Mills, pluridecorato banjoista autore di uno dei più premiati dischi strumentali degli ultimi anni, la potente voce del chitarrista Paul Brewster ma soprattutto le acrobazie che i due nuovi membri della band riescono a proporci è da pelle d'oca.
Ho recentemente ascoltato il disco solista del violinista Andy Leftwich dove stupisce per la classe non solo sul violino ma anche sul mandolino ed è un peccato che Ricky non gli permetta dal vivo di suonare almeno una volta il mandolino. Comunque quello che riesce a farvi vedere al violino è decisamente abbastanza. Cody Kilby a soli 23 anni è universalmente riconosciuto come uno dei migliori chitarristi acustici al mondo. I suoi pirotecnici assoli scatenano ogni volta un'ovazione.
Il repertorio dello show spazia da classici del periodo di Bill Monroe fino a pezzi originali di recente pubblicazione, incluso l'ultimo grande successo “A Simple Life”, più una canzone Country che Bluegrass. Non potevano invitare artista migliore di Ricky per chiudere una serata. La gente vorrebbe ancora tanta musica da lui che però, come copione, regala un bis di un paio di pezzi per poi sottrarsi all'abbraccio dei fans e rifugiarsi sul suo bus.

La domenica sarà dedicata interamente alla musica Bluegrass-Gospel con gruppi straordinari in questo genere ed altri decisamente scarsi. Alle dieci del mattino, mentre molti sono ancora a letto e tanti altri in chiesa, salgono sul palco i Marksmen, una band che avevo già visto alcuni anni fa. Allora non mi erano piaciuti per niente e stavolta……pure peggio. Di loro salverei solo il cantante Mark Wheeler che farebbe meglio a cercarsi un altro gruppo al più presto. Per fortuna, dopo di loro arrivano i maestri del Bluegrass-Gospel, i IIIrd Tyme Out, a mio avviso la bluegrass band vocale migliore del pianeta. Nei IIIrd Tyme Out militano i miei due cantanti preferiti del Bluegrass, quel Russel Moore che ormai si sarà stancato di alzare al cielo i trofei vinti come miglior cantante dell'anno e Ray Deaton, anche lui pluridecorato per la sua voce cavernosa. La voce di Russel ti fa saltare sulla sedia quando raggiunge i regimi più alti e quando Ray raggiunge quelli più bassi ti chiedi come tutto ciò sia possibile.
Da pochi mesi Alan Perdue ha sostituito il grande Wayne Benson al mandolino ma il sound della band pare averne risentito ben poco. Le canzoni che ci propongono sono le più legate alla tradizione Gospel e ovviamente ci regalano tutti, o quasi, i brani a cappella che hanno inciso riscuotendo autentiche standing ovation per “How Great Thou Art” e “Wade In The Water”.

Una piacevole sorpresa per me sono stati, dopo di loro, gli Isaacs. Li avevo sentiti nominare ma non avevo mai sentito nessuno dei loro dischi. Ho ascoltato invece il disco che Sonya Isaacs aveva inciso da solista, un disco country commerciale che aveva uno scopo ben preciso. Il disco, nonostante la splendida voce di Sonya, non ha venduto bene e la ragazza è cosi tornata all'ovile. Gli Isaacs scrivono una buona parte del loro repertorio, hanno voci splendide, Sonya in particolare, e suonano parecchio bene. Le canzoni, praticamente tutte di stampo religioso, sono musicalmente molto interessanti.Gli Isaacs sarebbero già una grande Band senza l'aiuto di nessuno, ma stavolta hanno pure avuto la fortuna di avere come ospite per la loro esibizione, il violino magico di Aubrey Haynie.
Non dimenticherò per molto tempo la loro grande esibizione.

L'ultima Band in programma è la leggenda vivente Doyle Lawson con i suoi Quicksilver. Autentico Gospel-Bluegrass ma anche tradizionali del periodo d'oro del Bluegrass, quando Doyle muoveva i primi passi. Nei Quicksilver sono passati tanti artisti poi diventati famosi come ad esempio gran parte dei Mountain Heart e dei IIIrd Tyme Out. Anche in questo festival, la Band è ottimamente assemblata intorno al leggendario banjoista Terry Baucum.I IIIrd Tyme Out hanno il compito di chiudere definitivamente il Festival col loro secondo set dove ci regalano altre straordinarie emozioni, l'ultima delle quali la canzone più di successo della loro carriera, quella "John & Mary", scritta da Wayne Benson qualche anno prima di lasciare la Band.
E' ancora pomeriggio e la gente pian piano smobilita con il rammarico di dover aspettare ancora un anno per un altro grande evento come questo.


Roberto Campovecchi



Karl Shiflett


Cody Kilby e Ricky Skaggs


Mountain Heart



torna all'elenco