Devo ammettere che le prime indiscrezioni sul programma di Gstaad per il
2004 mi avevano lasciato piuttosto perplesso. Da sempre il miglior Festival
d'Europa con i più famosi e costosi artisti della scena Country
mondiale, quest'anno ci ha tenuto col fiato sospeso per qualche giorno quando
erano stati annunciati, per il momento, la Lonesome River Band, Michael Peterson
e Jamie O'Neal.
Mi sembra già molto strano l'invito della Lonesome River Band a Gstaad
perché il Festival Svizzero non si è mai occupato di musica
Bluegrass ad eccezione di una partecipazione di Ricky Skaggs (grazie forse
al suo stellare passato Country) e poi perché nel suo recente passato
la Lonesome River Band ha perso per strada 4 dei suoi 5 fenomeni sentenziando
la morte cerebrale della Band.
Michael Peterson aveva sì sfornato un paio di ottimi album ma da troppo
tempo non si sentiva parlare di lui e Jamie O'Neal, ad eccezione di un paio
di clamorose e forse immeritate number 1, non è certo una superstar.
I responsabili del Festival avevano però in serbo un colpaccio che
andrà a segno con l'ingaggio di Leann Rimes, non più amata
dagli appassionati di musica Country come all'inizio della sua carriera,
ma certamente una star di fama mondiale.
L'apertura del Festival è affidata, come prevedevo, alla Lonesome River
Band, che, previsto anche questo, suona per pochi intimi e con un sound non
sicuramente all'altezza della fama del Festival, un po' per colpa dei fonici
e un po' per la struttura dove si svolge il Festival, un tendone forse troppo
alto e senza nessun impianto per l'assorbimento dei suoni.
E' un peccato che il sound non sia perfetto perché Sammy Shelor porta
a Gstaad una Band di indubbio valore con i nuovi 4 membri decisamente in gamba
anche se non potranno mai raggiungere i livelli dei loro predecessori. John
Wade passeggia per il palco come faceva Ronnie Bowman ma purtroppo, per lui,
non ha la sua stessa voce. Mike Hartgrove (un brillante passato con i IIIrd
Tyme Out, Bluegrass Cardinals e nei Quicksilver di Doyle Lawson) dimostra
di essere all'altezza dei suoi predecessori Rickie Simpkins e Randy Howard
mentre Jeff Parker non fa troppo rimpiangere Don Rigsby e piace molto la sua
voce high lonesome nei pezzi più veloci.
L'unico che non mi convince molto è il cantante chitarrista Brandon
Rickman, lui sì, fa rimpiangere i vecchi Lonesome.
Sammy però, come ho detto in precedenza, ha ricostruito un buona Band
e il repertorio della Lonesome River Band è, sempre e comunque, uno
dei migliori del circuito Bluegrass.
Dopo la Lonesome River Band, Jamie O'Neal, l'Australiana trapiantata a Nashville
che si era fatta un nome come autrice scrivendo canzoni per tante star famose
ed ora lei stessa a tentare la carriera di cantante.
Il sound di Jamie è rigorosamente Pop e lo show scorre via senza scossoni
risultando abbastanza deludente però salverei un paio di cose. Jamie
dimostra confidenza con il palco e si sente a suo agio di fronte ad una platea,
ma il top dello spettacolo è quando ci canta una canzone da lei scritta
per Martina McBride, "How Far". Martina possiede una delle più belle
voci al mondo e ascoltare la versione di Jamie O'Neal a Gstaad mi ha impressionato:
sembrava di sentire Martina, tanto uguale era la voce di Jamie a quella della
superstar.
Michael Peterson sarà la rivelazione di Gstaad 2004, buona voce, straordinarie
canzoni, Band essenziale ed in gamba ma soprattutto Michael diverte e fa sorridere
con le sue battute e il suo approccio col pubblico non ha eguali nel mondo
del Country.
Michael ci canta le sue straordinarie canzoni, quasi tutte tratte dal suo
primo album, con un'intensità straordinaria e riesce a farci dimenticare
che nel disco originale il violino e la pedal erano un elemento fondamentale
per queste canzoni.
Un boato accompagna la sua canzone più famosa, "Drink, Swear, Steel
& Lie" e qualche lacrimuccia sarà sicuramente scesa quando ha cantato
la sua unica number 1, "From Here To Eternity", che scrisse tanti anni fa
per sua moglie.
La canta con sentimento e allegria scendendo dal palco e prendendo la mano
di una signora in prima fila che al momento si dimostra molto timida ma che
poi nel dopo Festival al saloon la vedo in prima fila anche li a mangiarsi
Michael con gli occhi.
Un'altra grande emozione ce la regala con la dolcissima e commovente "When
The Bartender Cries".
La fama di Michael come autore è risaputa e allora ecco arrivare uno
splendido Country-Rock che scrisse alcuni anni fa per Travis Tritt, "No More
Looking Over My Shoulder". Il pezzo sarà poi inserito da Michael nel
suo nuovissimo disco uscito poco prima del suo tour Europeo.
La notte del Festival cadeva quest'anno l'11 Settembre e allora Michael
non poteva certo non ricordare la tragedia che colpì l'America e il
resto del mondo e lo fa con una versione toccante di "Amazing Grace" dove
invita tutti quanti a cantare con lui. Purtroppo non sono in tanti a conoscere
interamente il testo della canzone (nemmeno io) ma il risultato è lo
stesso molto emozionante.
Lo show di Michael sembra molto più breve di quanto non sia stato,
tanto ce lo siamo gustati e lui ci da appuntamento alla fine del Festival
nel saloon adiacente per un paio d'ore di altra grande musica e divertimento.
Annuncia anche che si fermerà a parlare con tutti quelli che lo vorranno
e dichiara di essere anche molto bravo a firmare autografi, dice: "Sono bravissimo
a fare autografi, se volete quello di Garth Brooks o Alan Jackson, li so fare
benissimo".
Arriva il momento della superstar che in conferenza stampa non si era fatta
molti amici per la sua indubbia puzza sotto il naso. La signorina se la tira
eccome ed è parecchio triste sapere che non accetterà di fermarsi
qualche minuto alla fine della conferenza per foto e autografi. In conferenza
stampa siamo pochi, meno degli anni scorsi, e la fatica le avrebbe portato
via al massimo 15/20 minuti. Che triste vederla allontanarsi dalla sala addirittura
scortata, anche se nessuno l'ha avvicinata.
Lasciamo da parte gli aspetti del suo carattere, che comunque non la aiuteranno
certo a farsi degli amici, e passiamo all'aspetto puramente tecnico della
sua esibizione.
LeAnn Rimes possiede una delle più belle voci al mondo, di tutti i
tempi e di tutti i generi e quando la senti cantare non ti interessa molto
se non è un campione di simpatia e cordialità, la ascolti e
basta e lo fai a bocca aperta. Tante volte, quasi sempre, un artista risulta
meglio su disco che dal vivo grazie ai notevoli apporti della tecnologia ma
per LeAnn Rimes questo non succede. La sua voce dal vivo è qualcosa
di inspiegabile, se non la si sente cantare non ci si crede, io personalmente
non ho mai sentito dal vivo una voce più bella, più sensuale
e più potente della sua.
Come era logico aspettarsi LeAnn ci canta i suoi successi più recenti,
successi incisi da quando ha deciso che il Country non le interessa più
o comunque molto meno di prima, successi come "I Need You", "Big Deal", "Can't
Fight The Moonlight" dalla colonna sonora del film "Le Ragazze Del Coyote
Ugly" o "Last Thing On My Mind", il duetto che ha inciso con Ronan Keating
che però stasera ha cantata in perfetta solitudine.
Naturalmente però arrivano anche le gemme del suo pirotecnico esordio,
"Blue" su tutte e poi "One Way Ticket" e "How Do I Live", quest'ultima
dal suo secondo album.
Nel 1999 LeAnn aveva inciso uno dei più bei dischi Country della storia
onorando le più grandi star degli anni '50, '60 e '70 con i loro più
grandi successi, successi che cantati da lei sono da pelle d'oca. Purtroppo
di questo disco ci regala la sola "Me And Bobby McGee".
Si spengono le luci anche per quest'anno su un'altra memorabile edizione del
Festival dei Festival e come succedeva per gli scorsi anni, sto già
pensando a cosa ci aspetterà il prossimo anno.
Roberto Campovecchi

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