JOHN
JORGENSON
San Martino in Rio (RE), Sala Estense, 3 maggio 2002
John Jorgenson è
sì divenuto celebre per il suo lavoro con la Desert Rose Band, la più
interessante Country Band a cavallo degli anni 80 e 90, ma una volta lasciata
la Band è divenuto uno dei chitarristi più richiesti al mondo
sia per lavorare in studio che per suonare dal vivo. Nella sua straordinaria
carriera ha suonato di tutto e con tutti. Ricordando solo i più famosi
citerei Elton John, Pavarotti, Barbara Streisand, Bob Dylan, Sting, Bob Seger,
Roy Orbison, Little Richard, George Michael, Lyle Lovett e tantissimi altri,
senza dimenticare le decine di artisti Country più o meno famosi che
memori del suo straordinario lavoro ai tempi della Desert Rose Band, lo hanno
voluto nei loro dischi.
La serata di San Martino in Rio è stata come un ripasso per John, con
tanti flashbacks, un ‘The best of’ della sua carriera. John ha voluto dividere
con gli appassionati accorsi a vederlo le emozioni che ha provato lui stesso
nell’arco della sua carriera.
Purtroppo, come succede spesso, la stampa locale che aveva ricevuto a tempo
debito una esauriente rassegna stampa dell’avvenimento che non lasciava sospetti
sulla grandezza del protagonista, ha deciso di ignorare completamente l’evento.
L’affluenza non è massiccia (circa un centinaio di persone), ma si capisce
subito che è un pubblico scelto, molto di più di una fantomatica
giuria di qualità. Nella sala riconosco gestori di siti musicali, proprietari
di negozi di dischi, proprietari di negozi di strumenti e soprattutto tanti,
tantissimi musicisti.
La serata viene aperta quasi in silenzio dal trio Dalla Vecchia-Ercoli-Moretti
che per mezz’ora intrattiene il pubblico con suggestive atmosfere acustiche
con chitarra, dobro e contrabbasso.
Sono le 22,30 quando sul palco sale Luca Olivieri con la sua TC Band.Luca è
conosciuto per il suo amore sviscerato per il rock’n’roll (non a caso lo si
può vedere di tanto in tanto con Bobby Solo), ma da alcuni anni è
i l leader di questa Country Band di indubbio talento. La TC Band ha accompagnato
negli ultimi anni i più grandi chitarristi del mondo venuti a suonare
in Italia senza i loro fidi musicisti al seguito; Albert Lee, James Burton ed
ora John Jorgenson.
E’ un set trascinante quello di Luca che mette in luce soprattutto le sue doti
straordinarie sulle corde della sua chitarra appositamente disegnata per lui.
Grande comunque tutta la Band con una base ritmica di tutto rispetto con Pier
al basso e Cesare Valbusa alla batteria e la classe di Franz Bazzani alle tastiere.
E’ lo stesso Luca Olivieri che gonfio d’orgoglio annuncia alle 23 lo show di
John Jorgenson.
Introdotto da un sottofondo di effetti creati sapientemente da Franz alle tastiere,
John fa sobbalzare la platea quando rompendo ogni indugio parte con le prime
pennate da pelle d’oca della canzone che più di ogni altra sua composizione
lo inorgoglisce: quella ‘Back On The Terra Firma’ che Tommy e Phil Emmanuel
suonarono dal vivo alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Sidney del
2000.
Inizio veramente trascinante che prosegue con l’unico pezzo della Desert Rose
Band in scaletta: ‘She Don’t Love Nobody’ dove John chiede l’aiuto del pubblico
che onorato dalla richiesta canta il ritornello.
John cambia spesso chitarra e si esibisce anche in alcuni pezzi con l’acustica
ricordando tra un pezzo e l’altro i grandi della chitarra che ci hanno lasciato
come Chet Atkins e George Harrison.
Non mancano i tributi come quello al grande Django Reinhard e poi John presenta
la sua composizione a ricordo di Danny Gatton.
E’ lo stesso John a raccontare delle peripezie che ha dovuto affrontare per
far arrivare le sue chitarre in Italia. Dopo l’ 11 di Settembre è diventato
quasi impossibile viaggiare con tante chitarre, amplificatori ed effetti al
seguito e quindi John ha dovuto spedire le sue due chitarre elettriche ad un
amico in Germania che poi ha viaggiato fino a San Martino per consegnarliele
appena in tempo.
Molte delle canzoni in scaletta sono composizioni dello stesso John per i suoi
dischi da solista o per il mitico Trio degli Hellecasters. Non mancano però
alcune covers che John tiene in serbo per il gran finale.
Un Rock’n’Roll dedicato ai meno giovani che per l’occasione sono la maggioranza,
per poi chiudere con qualcosa di veramente pirotecnico: la celeberrima train
song ‘Orange Blossom Special’ che molti ricordano suonata dal violino di Charlie
Daniels e che per l’occasione John presenta come una sorta di medley facendola
precedere dall’intro strumentale di ‘The Price I Pay’ che la Desert Rose Band
incise con Emmylou Harris alla voce.
E’ una gara di velocità con la batteria di Cesare Valbusa al quale John
prima di iniziare il pezzo consiglia di procurarsi una bombola d’ossigeno. Otto
minuti da togliere il fiato e standing ovation ad accompagnare l’uscita dal
palco.
Molto felice pure lui dell’accoglienza ricevuta, John ci regala altri due brani
prima che cali il sipario su questa indimenticabile serata. Quando ci capiterà
di rivedere un talento del genere a casa nostra? Speriamo presto e speriamo
che la cosa non dia troppo fastidio ai media.
Roberto Campovecchi
FOTO DEL CONCERTO:
Trio
Dalla Vecchia-Ercoli-Moretti
Luca
Olivieri
John
Jorgenson 1
John
Jorgenson 2
John
Jorgenson + Luca Olivieri band