I LUF, GRAZIANO ROMANI, THE GANG
Bergamo, 21 gennaio 2006

Insieme… sognare si può: sembra una frase banale e patetica, magari lo slogan di un politico che ha bisogno di una sedia da cui comandare. Invece, per una sera, è stato lo slogan di persone che su una sedia sono costrette a viverci, costrette dal loro handicap, e per una sera il sogno si è trasformato in uno splendido concerto, di cui i protagonisti sono stati sì i tre gruppi invitati, ma soprattutto le 1500 persone che hanno gremito il PalaCreberg di Bergamo, prestato per l’occasione all’associazione Soffia Nel Vento.

Già durante le prove si capiva che sarebbe stata una serata speciale, con Graziano Romani e i fratelli Severini (The Gang, of course…) a provare insieme quelli che sarebbero stati il secondo ed il terzo set, con in più una "I Shall Be Released" improvvisata ma subito finita nella scaletta di quelli che sarebbero stati i bis conclusivi. Nei camerini, prima del concerto, "Grida Al Cielo" si trasforma in "I Was Made For Lovin’ You" di Kissiana memoria, e alla domanda di Sandro "La famo?", tutti scoppiano a ridere, ma sarebbe stato veramente troppo….

Sono I Luf ad aprire ufficialmente la serata, con un set coinvolgente ed entusiasmante: "Vento", "Cuore A Sinistra Portafoglio A Destra", "Le Ombre Degli Amici", "Breva E Taiwan", "Pater Noster Poc Incioster", la Lynyrdskynyrdiana "So Nashit’n Val Camonega" (sulla musica di "Sweet Home Alabama"), fino al finale, con sul palco i Gang a cantare e suonare "O Pescator Che Peschi" (che nel bel disco dei lupi lombardi "Bala E Fa Balà" apre e chiude il disco). Pubblico a spellarsi le mani, e grande soddisfazione per Dario Canossi e i suoi lupacchiotti.

E' la volta di Graziano Romani, con la band che lo accompagna anche nell’ottimo disco "Confessions Boulevard", uscito di recente. Manca solo "Tede" Tedeschini, così, fin dal secondo pezzo ("Da Che Parte Stai") è Sandro Severini a farsi carico delle parti soliste alla chitarra. Per "Via Emilia" c’è il duetto Marino - Graziano, e poi via veloci con "Acceso", "Dio Della Radio", "Adios" e "Grida Al Cielo".

L’inizio del set dei Gang (con Romani e i suoi come band) ci regala l’inusuale "Cambia Il Vento", alla quale seguono "Quando Gli Angeli Cantano" ("sigla" della serata?) e i classici "Paz" e "La Pianura Dei Sette Fratelli". "Bandito Senza Tempo" è resa in una solare versione reggae, poi è la volta di "L’Altra Metà Del Cielo" e della conclusiva "Fino Alla Fine" con il pubblico che ormai ha abbandonato le poltrone per accalcarsi sotto il palco.

Fine? Assolutamente no! Il sipario si riapre e tutti i musicisti impegnati nella serata ci offrono la già citata "I Shall Be Released". In una serata così, "magia" e "poesia" , non sono solo cose astratte, ma le puoi toccare con mano.
E' il turno della più bella canzone rock di sempre: "Like A Rolling Stone", ancora Dylan, e siccome non c’è il due senza il tre, si arriva a "Knockin’ On Heaven’s Door" che per l’occasione ("Dario, cosa facciamo?" "Graziano, io canto in dialetto bergamasco, non in inglese", e il saxofonista Marmiroli: "Ah, ma noi le traduciamo") nel ritornello diventa "Pica La Porta Del Paradis".

La musica è finita, ho guardato gli occhi dei ragazzi che avevano fatto tardi per rimanere fino in fondo, ho guardato gli occhi dei musicisti, ed è stato facile capire che per tutti era appena terminata una serata speciale.

Luca Vitali


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