ROGER MCGUINN IN ITALIA
Abbiamo perso il conto del quando, come, dove e perché. Cioè, ci ricordiamo quella magnifica data di Imola con i Peace Seakers di Skip Battin, Gene Parsons, Greg Harris e Jim Goodall, e poi Mc Guinn, prima da solo e alla fine tutti insieme per un concerto da brividi… O quella volta in tournèe con Dylan e Petty, a fare l'opening act davanti a 30 mila persone. Sembrano secoli. Ma adesso è tutto diverso, anche lui, e per fortuna, più avanti vi diremo perché. Dunque la prima data di Sarzana è alla spalle, ma non sappiamo ancora nulla di come è andata, Cortemaggiore è un abitato tipico emiliano, una grande piazza rettangolare, atmosfera torpida pre-estiva, da calma piatta, poche persone in giro, è ora di cena. Becchiamo una ragazza e le chiediamo del Fillmore, e anche di un posto dove mettere qualcosa sotto i denti, ci dà l'opzione del ristorante "in" e della pizzeria, scegliamo quest'ultima, abbiamo fretta e poi qui si mangia bene dappertutto, la scelta ci darà ragione. Infatti, dopo un sopralluogo al locale, ci flippiamo al "Cenacolo" dove, appena entrati, a un tavolo lungo e stretto, riconosciamo subito Roger insieme agli organizzatori delle date italiane. Ha un aspetto decisamente giovanile, il viso fresco e i lineamenti che nascondono assai bene l'età, 59 anni da compiere a luglio, capelli ancora castani sul corto, un pizzo con i baffi che gli inquadra un'immagine stile greatest hits, ricordate le foto di quel periodo, Hillman con i riccioli, Crosby con quel copricapo stile Russia, Clarke che stava vivendo anch'egli la propria metamorfosi fisica che si sarebbe concretizzata per tutti e quattro dopo Notorius, con Gene purtroppo già lontano… Si mangia bene, la ragazza del capricorno che ci serve è simpatica e spiritosa, ma il nostro pensiero è fisso all'act di Mc Guinn, che brani farà? Terrà il palcoscenico pur da solo con una chitarra senza annoiare? Il Fillmore è una specie di Rolling Stone in piccolo, con i tavoli dietro, il bar a far da sfondo e la platea davanti. Si riempie lentamente, il pubblico arriva poco per volta, decidiamo di metterci vicino al mixer, davanti a noi il tecnico e Camilla, la moglie di Roger, che potrebbe, in piccolo, essere considerata la Yoko Ono di John Lennon o la Linda Eastman di Mc Cartney… Suppongo tutti capiate cosa intendiamo. Quando il concerto inizia sono le dieci e mezza, ci saranno circa 300 persone, un buon successo a parer nostro, specie perché la maggioranza è fatta non di curiosi ma di gente preparata, che conosce i brani e li canta, il coinvolgimento è assicurato. Roger si presenta fra gli applausi convinti di un pubblico che lo ama e che in Italia lo aspetta da parecchio. Si scalderà man mano, accorgendosi di quanto è diventato modesto e schivo. Vestito in modo sobrio, grigio e lo scuro predominano, stivaletti a punta ovviamente, serio ma non impassibile, anzi sorride spesso, ringrazia anche in italiano, spiega di volta in volta i brani che va ad eseguire, profonde impegno e crea una comunicativa sempre più emozionante. Ci si chiede cosa potrebbe essere non dico con Crosby e Hillman, ma con un piccolo gruppo alle spalle… C'è un profumo nell'aria che non sono solo ricordi, è il pathos che emana la storia, il senso di un qualcosa che andrà oltre noi, che è destinato a lasciare un'impronta indelebile nella memoria e nella cultura musicale da tramandare a figli e nipoti. Sono passati 40 anni, ma quelli di allora che sono rimasti non sono poi molti… I Beatles, Dylan, i Byrds e i Buffalo Springfield, da questi non ci si schioda. Sul palco ci sono le chitarre che hanno fatto il suono di Mc Guinn: la dodici corde acustica e la celeberrima Rickenbaker elettrica. Con queste inizia a ripercorrere la sua vita di musicista sin da quando giovane studente amante del folk si esercitava suonando brani di Leadbelly, per poi affrontare senza falsa modestia l’epoca d’oro dei Byrds giungendo ai giorni nostri attraverso la parentesi Mc Guinn, Clark & Hillman e gli episodi solistici. La voce vibra e fa vibrare d’emozione, specialmente quando rende omaggio all’amico sfortunato Gene Clark, prematuramente scomparso, mostrandoci il lato umano di questo artista, lato che solitamente viene celato sotto una scorza caratteriale a volte dura. Stasera non è così; gli anni che sono trascorsi, qualche umiliazione subita, il calore del pubblico lo avvicinano sempre di più a noi permettendoci anche un incontro dopo il concerto, quasi avessimo un "Backstage pass" speciale. Ecco, questo è proprio quello che non ti aspetti, l’algido Roger che sorride, firma autografi, parla di canzoni e episodi vissuti e dei progetti musicali da intraprendere, segno di una vitalità ed integrità artistica difficile da trovare.
Questa la scaletta del concerto, con R riportiamo i brani suonati con la Rickenbaker, con 12 invece quelli in cui imbracciava la dodici corde.
My Back Pages R,
Going Back R,
King Of The Hill R,
Easter Morn 12,
Easy Rider-Wasn’born To Follow 12,
Fifth Dimension R,
Mr Spaceman R,
You Ain’t Going Nowhere 12,
Drug Store Truck Drivin Man 12,
He Was A Friend Of Mine 12,
Don’t You Write Her Off 12,
Chimes Of Freedom R,
Someone To Love R,
Bells Of Rhymney 12,
Feel A Whole Lot Better R,
Mr Tambourine Man R,
Turn Turn Turn R,
Chesnut Mare 12,
Eight Miles High 12,
Bis:
So You Want To Be A Rock’n’roll Star R,
Lost My Drivin’ Wheel R,
May The Road Rise 12.di Pietro Noè e Claudio Dell’Acqua, tratto dalla rivista Late For The Sky, n. 54, settembre 2001