NICK CAVE
21-22 febbraio 2004, Mlano - Auditorium G.Mahler
L'attesa per me è grande: Nick Cave è uno dei miei due o tre artisti del
cuore, ma per una ragione o pe l'altra non sono mai riuscito a vedere i suoi
concerti; inoltre la sua è la musica che da più di un anno sta accompagnandomi
in un periodo molto complicato, la sua è un'ispirazione per ciò che suono io,
e per finire è su di lui che svolgerò la mia tesi di laurea...Per cui potrete
capire con quale groviglio di attese, emozioni, curiosità e aspettative nel
piovoso tardo pomeriggio (beh, non poteva che essere piovoso...) di sabato 21
sono andato all'Auditorium di Corso S.Gottardo a vedere King Ink...
Non appena superata la lieve soggezione di trovarsi in un luogo solitamente
adibito alla musica classica (la cosa si rivelerà davvero grande, perchè mi
permetterà di assistere al concerto con la migliore acustica tra quelli che
ho visto) mi preparo psicologicamente alla "solo performance" (così recita il
biglietto di quarta fila che, a dispetto del salasso economico, mi sono voluto
regalare...).
Intanto, prima cosa: non di "solo performance" si tratta, perchè ad accompagnare
Nicola ci sono tre Bad Seeds di lusso: il funambolico Warren Ellis al violino
e mandolino (ma cosa stia suonando poco importa, perchè lui sarà sempre convinto
di essere alle prese con una chitarra elettrica distorta, la qual cosa tra l'altro
lo rende un genio!), l'imperturbabile ma indispensabile Martin Casey al basso
e il bravissimo Jim Sclavunos alla batteria (accidenti, lui ha suonato con Nick,
i primi Sonic Youth e i Gun Club...cosa si può volere di più?): suo il compito
di definire tra un pezzo e l'altro, o anche all'interno dello stesso brano,
colore e atmosfera, passando da lievissimi e tenui colpi di spazzola a improvvise
potenti scariche di timpano...
Il concerto, dicevamo... Allora, si inizia con una dolente "Wonderful Life",
carica di atmosfera... Alla fine, insieme a "Rock Of Gibraltar", sarà l'unico
estratto da Nocturama (e meno male, dico io, visto che Nocturama è il disco
che amo di meno!). Ma le sorprese iniziano presto, perchè per seconda Nick sceglie
una attutita e sussurrata, ma non meno emozionante che su disco, versione di
"Sad Waters", da Your Funeral...My Trial...E' stupenda, tenuta insieme quasi
solo dalle scarne note del piano a coda di Cave; e io sono contento, perchè
si capisce che la scaletta pescherà qua e là anche nei dischi del passato e
in quelli più oscuri: infatti c'è subito l'omaggio a Johnny Cash con "The Singer",
e più avanti il concerto riserverà anche una "Dolphins", il pezzo di Fred Neil
già "coverizzato" da Tim Buckley in Sephronia, inattesa e sorprendente...
Viene poi il momento di una specie di "quartetto del silenzio", ovvero i pezzi
più senza speranza e cinicamente ironici di No More Shall We Part: sto parlando
di "Hallelujah", più sommessa che su disco, "Love Letter", "Darker With The
Day" e soprattutto "God Is In The House", suonata e cantata morbida e fievole,
ma con un pathos e un lirismo che neanche i soliti imbecilli che si mettono
a gridare nelle parti più soft sono riusciti a scalfire (per inciso, Nick ha
sopportato con sufficienza gli strepiti durante i pezzi, tranne che appunto
in "God Is In The House", quando si è rivolto allo schiamazzatore e molti di
noi hanno temuto che avrebbe interrotto il concerto).
E poi le vere chicche, quei pezzi che hanno fatto correre dei brividi gelati
lungo la schiena a tutta la platea: intanto una versione spaventosa di "Henry
Lee", in cui il controcanto di Pj Harvey è eseguito dal violino acido di Ellis,
e rivisitata quasi come un blues della morte, potente e tenebroso (non a caso
Nick la presenta come la "canzone che parla della ragazza che uccide un ragazzo"...),
poi una "West Country Girl" dalla tensione quasi insopportabile, che si trasforma
da inno all'amata in arrabbiatissima e devastante litania contro di lei, il
tutto scandito dal pulsare del basso, dalla batteria quasi tribale e dagli squarci
del violino ultradistorto a schiaffeggiare la "predica" della voce. Io sarei
già annichilito, ma mi attendono ancora una spettrale "Stagger Lee", con le
urla del Sig. Caverna ad accompagnare il crescendo dlla canzone (si, si, meno
male che ogni tanto si vede ancora che Cave era un punk tossico!) e nientepopodimeno
che una sontuosa versi one di "Wild World", dal repertorio dei Birthday Party(!).
Qui Ellis imbraccia il mandolino, e le sue note dissonanti insieme ai colpetti
di piano danno al pezzo un che di Cabaret Berlinese anni'20, almeno fino a quando
Warren non decide di accendere un distorsore da Stoner Rock, e allora il pezzo
diventa un sabba infernale irresistibile e...degno dei Birthday Party!
Ma non voglio dirvi pezzo per pezzo che cosa è successo: vi basti sapere che
tra gli altri sono stati eseguiti una funerea e monotonica versione di "The
Mercy Seat", senza crescendo quasi a sottolineare la disperazione del testo,
e in contrasto con una versione quasi allegra e sbarazzina (per modo di dire,
ovviamente) di "Ship Song", oltre che alla sempre molto amata "Into My Arms"...
Vi voglio invece dire di ciò che si vedeva sul palco, mentre i pezzi erano suonati...Intanto
Nick Cave: in gran forma, sciolto e spesso addirittura sorridente, ironico con
il pubblico (da ricordare assolutamente le pelviche in "Stagger Lee" e i beffardi
"grrrrrrazzzieee" a fine canzone), con la band (prendeva spesso in giro Casey
mostrandogli al piano gli accordi dei pezzi che doveva suonare, oltre a consultarsi
spesso con gli altri su chi dovesse iniziare il tal pezzo piuttosto che sul
decidere quale brano fare...il tutto in modo piuttosto gigione, che paradossalmente
mi ha ricordato l'atmosfera familiare dei concerti dei Pearl Jam!) e anche con
sè stesso (sorrideva quando a volte gli si "spezzava" la voce, dispensava bonari
sorrisi di fronte al "disco-richiesta" che ogni volta proveniva dal pubblico...).
Ma soprattutto era bello veder suonare la band: la maestria con cui riusciva
ad alternare i toni, a passare da momenti di "duende" puro, con tensione incred
ibile (ecco, la tensione è la cosa che più si avvertiva in certi momenti...)
e tutti in attesa della prossima nota, fino invece a attimi più liberatori e
infernali, di "rumore" perfetto, provocato dalle scariche di feedback del violino
o dai tremendi colpi di tamburo di Sclavunos, dalla dolcezza più estrema, dalla
nostalgia più drammatica alla violenza pura, alla passione sensuale del basso...dall'amore
di "Into My Arms" alla violenza di "Stagger Lee", alla lascivia e sensualità
di "Do You Love Me Pt.II", uno dei punti più alti del concerto...
Un'altra cosa notevole era vedere la profonda complicità e affinità tra Nick
e Warren Ellis...Io ho un'ammirazione ai limiti dell'idolatria per Blixa Bargeld,
ma vedendo il feeling con il leader dei Dirty Three e l'intensità che Ellis
riesce a sprigionare con il suo personalissimo modo di suonare si capisce come
mai Cave se ne sia "innamorato", e come mai il folle berlinese abbia abbandonato
i Bad Seeds... Insomma una serata indimenticabile, con in più la ciliegina di
un breve scambio di parole con Nick Cave in persona al'uscita del teatro!
Un concerto davvero stupendo, con una emozione e uno sconvolgimento che da tanto
non mi capitava di sentire...Penso che mi rimarrà impressa per lungo tempo!
A questo punto la sola cosa che chiedo è di poter vedere un'altra volta Nick
suonare con Blixa Bargeld!
P.S.: In preda a Cave-mania acuta mi sono procurato i biglietti anche per la
replica della sera dopo: poche variazioni in scaletta (casomai spostamento di
posizione di qualche brano), ma una grande chicca: sempre dei Birthday Party
hanno eseguito "Nick The Stripper", in un'orgia di suoni e di ritmo
caldo e appassionato come doveva essere. Il concerto è partio un pochino meno
intensamente della sera prima, ma poi è invece decollato di più, forse per il
clima e il pubblico meno "religiosi" del sabato, con Cave ancora più sorridente
e un'atmosfera meno intima e un pò più casinista. Comunque il tutto è stato
fantastico anche alla domenica... Per me "vince" forse la prima serata, ma probabilmente
solo perchè era la mia "prima volta", visto che in effetti alcuni brani (soprattutto
"God Is In The House" e "Hallelujah", secondo me) sono venuti meglio.
Manuel Lieta - Stardog