PLACEBO
26 Ottobre 2003, Assago (MI) - Filaforum
Non vedevo l'ora! Avevo già assistito a concerti dei Placebo, ma si
trattava sempre delle loro apparizioni trenta-quaranta minuti all'Heineken Jammin'
Festival, di cui ormai sono ospiti fissi, mai di un concerto "vero",
spesso perché i biglietti esaurivano troppo in fretta.
La prima volta che vidi i Placebo dal vivo, nel 1999, erano immobili, tutti
vestiti di nero, un po' sottotono e non ricordo nemmeno una parola con il pubblico.
La seconda volta, all'epoca di "Black Market Music", erano scatenati,
il frontman Brian Molko saltava da una parte all'altra del palco nel suo abito
di pelle grigio-violaceo, molto più affabili. Si erano da poco rifatti
il look per il lancio dell'album, ma, pur essendo da tempo una loro fan anche
molto sensibile al fascino di Brian, li trovai piuttosto tronfi e la loro immagine
mi sembrò fin troppo accuratamente preconfezionata.
Questa volta tutto è stato una via di mezzo. Carichi ma non esaltati,
fedeli alla loro essenza ma senza voler stupire a tutti i costi. Un bilanciamento
- a mio avviso - ideale. Sarà stato l'effetto dei fantasmi del passato
con cui hanno dormito di recente?!
Prima dei Placebo si sono esibiti ospiti d'eccezione: Frank Black (ex leader
dei Pixies) & The Catholics. Un piccoletto con la sigaretta in bocca è
apparso ad un lato del palco per assistere all'esibizione: era Molko. Poi, il
grande momento: un telo enorme è sceso davanti al palco, su di esso scorrono
velocissime immagini dei tre Placebo che sembrano spettri in movimento, dietro
si intravedono i membri della band che prendono posto sul palco; il telo cade
sul boato del pubblico e loro attaccano "Bulletproof Cupid", lo strumentale
che apre l'ultimo album "Sleeping With Ghosts". Subito dopo è
la volta di "Allergic" e di una "Every You Every Me" accelerata:
un inizio veramente carico di energia e tiratissimo, come sarà tutto
il concerto.
Il pubblico canta con molto trasporto "Bionic", ottima scelta da primo
album "Placebo", un'esecuzione davvero appassionata. A seguire, una
manciata di brani dall'ultimo album tra cui "The Bitter End" e una
titletrack in una nuova versione più psichedelica, con più elettronica
e con un basso molto più protagonista. Da questo album saranno tratte
ben 10 canzoni in tutto escludendo solo "Something Rotten" e "Second
Sight".
Ciò che ho apprezzato molto di questo concerto è stato anche il
fatto che i Placebo hanno dato nuove interessanti vesti ad alcune canzoni, rispetto
alle versioni da studio. Questo trattamento è stato riservato, tra le
altre, a "I'll Be Yours", ancora più ipnotica, e ad una meravigliosa
"Without You I'm Nothing" rallentata e ancora più densa e sofferta,
che rimane uno degli episodi migliori insieme a "English Summer Rain"
con il suo ritmo martellante e coinvolgente.
Brian dedica una velocissima "Special K" a Raffaella Carrà,
che difficilmente si sarà dimenticata di quel Festival di Sanremo. Qui
però una chitarra sfasciata sul finale sarebbe stata proprio l'ideale!
A parte questa dedica, Brian non parla molto con il pubblico: dice qualche "grazie"
e qualche "Come state a Milano?" in italiano e poche introduzioni
alle canzoni. Come aspetto, non sembra neanche lui: pare lontano il Brian Molko
dal trucco pesante, dall'immagine sessuale incerta. E' tutto vestito di bianco,
semplicemente con jeans e t-shirt. Per quanto mi riguarda, lo prefesico così:
un po' più spontaneo e leggero, senza il peso di un'immagine da indossare.
Il divo della serata è invece Stefan Olsdal, il bassista, con la sua
cresta sulla testa e i suoi abiti da rockstar dura e cattiva. In realtà
è un concentrato di simpatia, soprattutto quando si lancia nelle danze
- in particolare in quella specie di danza del ventre! - diventando un cubista
d'eccezione.
I Placebo si avvalgono del supporto di due musicisti in più che si cimentano
con tastiere, basso e chitarra, (anche Stefan alterna più volte questi
strumenti); sono una band potente, la loro tecnica è pressoché
perfetta, il loro suono riempie tutto lo spazio, accende l'atmosfera. Peccato
a volte per qualche campionamento di troppo.
Un altro dei momenti più emozionanti arriva quando Brian si mette alle
tastiere - annunciando di non essere un bravo pianista - per suonare una dolcissima
"Peeping Tom", brano che parla di voyeurismo, mentre sulla parete
di lamiera alle sue spalle scorrono immagini di vita quotidiana rubata da lontano
dalle finestre di un condominio. Arriva poi un'attesissima "Pure Morning"
che con gli anni non ha perso un grammo del suo magnetismo e poi le luci scendono,
una nuvola di luci blu accompagna il brano più bello dell'ultimo album,
"Centerfold", mentre Stefan suona il piano e il pubblico canta con
tutto il cuore. Sono stati minuti davvero struggenti.
Ormai si è giunti al gran finale, c'è spazio solo per l'ultima
canzone, una cover di un brano dei Pixies, "Where Is My Mind", per
la quale Brian chiama sul palco Frank Black alla chitarra acustica: un'esecuzione
memorabile, adatta anche a ricordare la reunion dei Pixies ipotizzata per l'anno
prossimo.
Sono contenta che i Placebo siano ora più rock-band che rock-stars. Con
"Sleeping With Ghosts" hanno dato prova di maggiore maturità,
anche se la svolta elettronica che prometteva non credo sia stata realizzata
pienamente sfruttando tutte le loro potenzialità. Auguro quindi ai Placebo
di osare sempre di più in futuro: se lo possono permettere, poiché
il talento non manca.
Stefania Montanari