PRINCE
Milano - ex Palavobis - 31 ottobre 2002
Un trio di fiati avanza sul palco, il be bop imperversa, eleganti musicisti
in completo nero si muovono in una magica atmosfera carica di energia che preannuncia
un grande spettacolo. Ma non siamo a New York in un jazz club degli anni ’40,
siamo a Milano il 31 ottobre 2002 e Prince sta per salire sul palco davanti
ad un pubblico che attendeva il suo ritorno da 12 anni.
Come è nella sua natura, Prince riesce a stupire un’altra volta, sempre
diverso ma sempre se stesso. Niente più tacchi a spillo, niente più
calze a rete, niente più balletti erotici e mosse provocanti, nemmeno
più la sua ex corista nonché ex moglie Mayte. Prince sale sul
palco in completo doppiopetto nero e camicia bianca, fazzoletto nel taschino,
nessuna traccia dei suoi 44 anni: un funky gentleman di gran classe e con tanta
voglia di divertirsi e di tornare alla grande.
Come il brano d’apertura, il concerto sarà impregnato fino alla fine
di funky e jazz alla massima potenza, tratti dall’ultimo album "The Rainbow
Children" e dilatati spesso in lunghe improvvisazioni, costellate da assoli
di sax applauditi calorosamente dal pubblico. Del resto, non capita a tutti
di avere davanti un mito vivente come Maceo Parker (ma il pubblico apprezza
molto anche il secondo sax, affidato alla giunonica Candy Dulfer, con Prince
in diversi album già dai tempi di "Batman").
I grandi successi non si fanno attendere, infatti il secondo brano è
"Pop Life", perfetta per scaldare l’atmosfera e coniugare passato
e presente di un artista proiettato nel futuro. A conferma di questo, una grande
sorpresa: arriva Sheila E. alle percussioni, batterista storica di Prince per
almeno 15 anni, che stasera rappresenta, insieme ad Eric Leeds ai fiati, l’anello
di congiunzione tra i Revolution e i New Power Generation.
"My name is Prince! Ciao Milano, tonight I’ll be your dj!", saluta
il pubblico da dietro il piano, prima di rendere per sempre memorabile la serata
per quattro fans chiamati sul palco dalle prime file per accompagnarlo in un
balletto durante la suite successiva. Durante tutta la serata Prince avrà
un dialogo continuo con il pubblico: lo saluta, lo ringrazia, lo incita nei
cori, lo fa cantare, e il pubblico ricambia calorosamente, dimostrando di non
averlo affatto abbandonato nonostante la lunga assenza.
Come ai vecchi tempi Sheila torna alla batteria sostituendo John jr Blackwell
per accompagnare Prince in uno dei momenti più emozionanti della serata:
"Purple Rain", un inizio al piano, poi Prince imbraccia la chitarra
viola a forma del famoso simbolo maschile/femminile unificato e il pubblico
viene illuminato di porpora mentre canta il ritornello con tutto il cuore.
Una lunga suite jazzata sfocia in "Housequake", splendido funky di
incredibile energia tratto da "Sign O’ The Times": peccato che non
la esegua per intero, ma la temperatura continua a salire, il ritmo è
travolgente, l’atmosfera può essere calmata solo con un’esecuzione al
piano ("Strange Relationship").
Le sorprese non finiscono, anzi Prince regala un vero e proprio colpo di scena:
la cover, energica e intensa alla sua maniera, di "Whole Lotta Love"
dei Led Zeppelin, durante la quale le sue doti canore e chitarristiche confermano
ancora una volta la loro potenza. Siamo nel momento clou del concerto, quello
in cui il pubblico è più scatenato e Prince infila un vecchio
grande successo dopo l’altro: seguono infatti "Sign O’ The Times",
"Take Me With You", "Raspberry Beret", per le quali Prince
modifica leggermente le versioni originali aggiungendo un pizzico di funk in
più.
Torna il momento di sedersi al piano, in cui Prince esegue un breve medley
di capolavori di dolcezza e intensità quali "Adore" e "Diamonds
and Pearls". L’atmosfera si mantiene romantica e struggente con "The
Beautiful Ones" seguita da "Nothing Compares 2 U" che il pubblico
canta a gran voce. Ancora una manciata di canzoni e poi Prince saluterà
il suo caloroso pubblico milanese, ma prima lo riscalderà con "The
Ladder", lo divertirà con "Starfish and Coffee" e infine,
lo emozionerà ancora una volta eseguendo al piano una delicatissima "Sometimes
It Snows In April" mentre la neve cade nel buio dai maxischermi.
Nonostante la lunga assenza dai palchi e dalle classifiche di vendita, Prince
ha dato stasera una grande lezione di stile: si è confermato un eccellente
polistrumentista, ha dimostrato che la sua musica non ha tempo e che la libertà
è stata la scelta vincente: dopo il divorzio dalle major, forse non venderà
più milioni di dischi, ma ha ottenuto in cambio la libertà assoluta
di espressione e di rimanere sempre se stesso.
Stefania Montanari