SMOG
Milano, Tunnel, 27 aprile 1999Bill Callahan è un personaggio straordinario, che porta in giro il suo essere minimalista e il suo essere sé stesso attraverso una musica non facile, frutto di un indiscutibile tortuoso processo comunicativo di assoluto valore. Inizia giovanissimo a Chicago formando gli Smog, ai margini di quell’esplosione creativa che coinvolge un movimento di band dai suoni davvero duri. Il suo lavoro si colloca inizialmente come ulteriore proposta noise ma con la peculiarità di conferire alla musica un aspetto uniforme e provocatoriamente statico. Ciò che colpisce in "Sewn To The Sky" e in "Wild Love" è però la scrittura, lucida e di grande talento. Con "Red Apple Falls", del 1997, gli Smog intraprendono una direzione decisa verso una musica scarna, dolente, introspettiva, con linee melodiche appena abbozzate, a volte cadenzate e ossessive e Bill diviene sempre di più ciò che rappresentano Will Oldham per i Palace e le altre sue creature o Mark Linkous per gli Sparklehorse. Altri riferimenti corrono a Leonard Cohen, a Nick Drake, ma il contesto di Chicago sullo sfondo (sottolineato dalla splendida produzione del gurù Jim O’Rourke) non è un’aspetto secondario per capirne la differenza.
L’uscita del recente bellissimo "Knock Knock", è stata accompagnata da un tour che ha baciato anche il suolo milanese: un’esibizione intensa, toccante, che ha messo a nudo anche i lati più oscuri del carattere di Bill, ma anche la sua faticosa distaccata ironia. Il contesto sonoro, capace di sprigionare momenti di intensità emotiva di alto livello, è tenue, a volte blandamente sferzato da un incedere velvetiano, teso e ripetitivo; i brani del nuovo disco sono più fruibili ma non sono sfuggiti di mano a Bill che si è dimostrato ancora una volta un grande autore. Le chitarre elettriche e la batteria vengono quasi sempre sfiorate, assecondate più che suonate e inseguono suoni abbozzati piuttosto che melodie; eppure le canzoni acquistano corpo magicamente, sommessamente e penetrano nel profondo, una ad una. La voce di Callahan è un crocevia di suggestioni rock, un salotto dove si danno la mano Stuart Staples, Bruce Springsteen, P.W. Long, Lou Reed e chissà quanti ancora. Ed è quest’ultimo che viene maggiormente richiamato alla memoria durante la notturna esibizione live del Tunnel, forse anche per certi approcci ritmici della chitarra (emblematica "Hit The Ground Running", la canzone che ha concluso la parte ufficiale del concerto). Visti da vicino, in un’atmosfera quasi familiare, mutismo di Bill a parte, gli Smog rappresentano, a discapito del loro nome, una brezza preziosa d’aria pura per la musica, da respirare a pieni polmoni. Nessun gruppo oggi è come loro.Pier Angelo Cantù