SPARKLEHORSE
15 novembre 2002, Horus Club, Roma

Il concerto di Sparklehorse all’Horus Club di Roma viene aperto dai Norfolk & Western, americani dell’Oregon. Abbiamo un rock "west-coast" che allo stesso tempo suona freddo e distaccato. È vero, l’Oregon sta a Nord-Ovest!! La loro musica assomiglia moltissimo a quella della band che li promuove, gli Sparklehorse, appunto.
I ragazzi sono tecnicamente perfetti: il canto, prevalentemente in falsetto, è acuto e lineare; la ritmica degli elettrofoni (chitarre e basso) è ricca e dinamica, la batteria, suonata da un’esile donna, semplicemente impeccabile in tutta la sua raffinatezza.

Durante il concerto i N&W impiegano anche un paio di strani strumenti: il primo è un cordofono a pizzico elettrico che ricorda molto, per la posizione in cui si suona e per la sua forma, quello usato nel "Ni" giapponese. La differenza sta nel materiale in cui è realizzato e nella grandezza: quello del Ni è in legno ed è molto grande (lungo più di un metro), mentre questo era metallico e lungo meno di 50 cm. Il suono di entrambi è molto simile. Il secondo strumento è costituito da un tubo metallico del diametro di circa 5 cm e dalla lunghezza di una trentina. Immaginatevi un grosso bicchiere di alluminio. Sulla superficie piatta che chiude il cilindro è fissata una lunga e rigida molla. Agitando il cilindro con il lato aperto davanti al microfono si ottiene un suono che ricorda un pezzo di lamiera che ondula.
I N&W lasciano per ultimi i brani più impetuosi raggiungendo tinte post-punk alla Sonic Youth. Chiudono ringraziando il pubblico e Sparklehorse.

L’attesa ci viene consolata con il rumore di fondo della prima e title-track di "It’s a wonderful life": piccioni disturbati da suoni elettronici. Arriva Mark Linkous front-man degli Sparklehorse di fronte a circa 300 persone insieme ad un solo altro musicista. È vero che Mark Linkous suona la maggior parte degli strumenti in due album su tre, però in concerto una band completa avrebbe fatto tutt’altro effetto.
Le basi sono comunque tutte "suonate" (a parte gli effetti elettronici naturalmente) e ricchissime di strumenti, peccato non vedere i violoncelli e le trombe sul palco! Il musicista che accompagna Mr. Linkous suona alternativamente la batteria ed il basso.
Le versioni dei brani suonati sono tutte fedeli a quelle discografiche; è ovvio che un concerto del genere non lascia alcuno spazio ad improvvisazioni. Quindi si susseguono, fra le altre, "Someday I will treat you good", "Gold day", "Heart of Darkness".

Sull’intera parete dietro di loro vengono proiettate immagini attinenti ai pezzi presentati. Un’intera canzone è rappresentata da una strada di campagna molto nebbiosa che scorre, vista da un parabrezza; un'altra raffigura un cielo blu attraversato di tanto in tanto da uno stormo di storni; altre ancora sono a base di natura morta; infine i cavalli non potevano mancare. Il tutto, come i suoni, in chiave lo-fi: le immagini erano disturbate, mosse, sconnesse. La proiezione di queste immagini ha voluto compensare la mancanza di azione sul palco.

Mark Linkous ha interagito con il pubblico improvvisando dei concorsi a premi immediati tramite i quali si poteva vincere una t-shirt. Per esempio chi ha indovinato quanto tempo ci avessero impiegato Linkous ed il suo collega a raggiungere Roma da Ginevra ne ha vinta una. L’ultimo pezzo prima del bis è stato "Homecoming queen". Linkous ha chiesto al pubblico di cantarla insieme a lui e la risposta è stata totale: ogni spettatore conosceva bene il pezzo.
Un ottimo concerto di rock alternativo.

Francesco Collepardo


torna all'elenco
 
collegamento ad un sito sull'artista