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AA. VV. - BURNED CHILDREN OF AMERICA Pubblicato nel novembre dell'anno passato,
"Burned children of America" raccolta di racconti
che vede coinvolti quelli che, a torto o a ragione, vengono
considerati i nomi di punta tra la nuova generazione di scrittori
americani è stato accolto in Italia dal un disinteresse
pressoché totale. Lampante eccezione a confermare la
regola, su "Linus" di gennaio (vado a memoria), un
estasiato Matteo B. Bianchi, che ormai dovrà farsi una
ragione del fatto di trovarsi a segnalare e sostenere libri
eccellenti (su tutti lo splendido "Miss Wyoming" di
Douglas Coupland, uscito qualche mese fa per i tipi di Frassinelli)
nel silenzio dei media circostanti. Questo per dire che, con
tutto il rispetto e lasciando perdere per un momento chi ha
polarizzato i propri riflettori sul ritorno di Oriana Fallaci
o sulla scoperta improvvisa di Harry Potter e del buon vecchio
Tolkien, nonostante si lamentino a intervalli regolari i nostri
"giovin scrittori" una recensione se la trovano spiattellata
un po' dovunque, persino sulla carta igienica, mentre l'intellighenzia
critica del paese non trova evidentemente tempo e risorse per
occuparsi di un'antologia dove compaiono George Saunders, Jeffrey
Eugenides, Rick Moody (a proposito, non perdetevi i due racconti
brevi racchiusi da Bompiani in quel piccolo capolavoro che è
"Demonology"), Dave Eggers, Johnatan Lethem e David
Foster Wallace.
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Non che "Burned children of America"
rappresenti lo "stato dell'arte" circa l'attuale
narrativa statunitense, per carità, ma direi che motivi
di curiosità perlomeno per la stampa meno superficiale
(neanche "Pulp" s'è scomodata!) qui ce ne
sono a bizzeffe.
Innanzitutto, salta immediatamente agli occhi quanto la scrittura di questi ragazzi (qualcuno poco più che ventenne) ancora debba a quel rinnovamento che investì il romanzo americano negli anni '60 e '70, divulgato per la maggior parte attraverso le opere Don DeLillo, Donald Bartheleme, William Gass e John Barth, che dei racconti contenuti in "Burned children of America" sono senz'altro i numi tutelari, accanto a una dimenticata antologia di Ray Bradbury, "Paese d'ottobre", in buona parte anticipatrice delle tonalità e delle ossessioni qui raccolte. Sommata a un'inedita e insistita dose di autobiografismo, permane la frammentazione dell'unità narrativa, l'accartocciarsi su se stesso dello storytelling e la struttura ossessivamente circolare delle trame; nondimeno, l'eterogeneità dei materiali resta uno dei pregi maggiori dell'intera operazione. Presi singolarmente, trovo belli e dolorosi gli episodi firmati da Aimee Bender ("Il protagonista") e Amanda Davis ("Faith", o "Consigli per una signorina che vuole avere successo"), di crudele efficacia quello siglato da Judy Bunditz ("I giorni del cane"). Arthur Bradford ("Appuntamento al buio"), nel suo gusto squillante per i cromatismi pop, è vagamente didascalico ma in fondo gustoso, Jeffrey Eugenides ("Multiproprietà"), dopo il lungo silenzio seguito a "Il giardino delle vergini suicide", si dimostra ancora capace di schioccare frustate al lettore con una scrittura gelida, sfibrata, angosciante, di precisione quasi entomologica. George Sanders ("Parlo anch'io!"), reduce dal (giustamente) celebrato Pastoralia, sfodera un altro gioiello di satira devastante, dove il degenerare del grottesco quotidiano viene portato al suo pazzesco eppure logicissimo punto di non ritorno; Ken Kalfus ("Centri commerciali invisibili") destreggia con agilità impressionante le redini di una saga para-fantasy trapiantata in un anonimo mall della provincia. Mi sembrano invece fuori forma Dave Eggers ("Lettere di Steven, un cane, ad alcuni capitani d'industria"), evidente anticlimax della raccolta in quattro epistole canine che avrà buttato giù si e no in mezz'ora, e David Foster Wallace ("Incarnazioni di bambini bruciati"), sintatticamente estenuante come al solito. Caso a parte Rick Moody ("Circolazione"), senza dubbio una spanna sopra tutto il resto, forte di un controllo stilistico formidabile (è o non è il Flaubert del giorno d'oggi?) nell'inseguire le spirali di una cronologia del caso di malinconica precisione e capace di condensare in una manciata di pagine l'ampio respiro di un classico dell'800. Lode e onore, dunque, ai curatori Marco Cassini e Martina Testa, che hanno setacciato per mesi e mesi riviste, webzines e quant'altro nel tentativo di compulsare un credibile, pur se parziale (manca difatti qualsivoglia approccio al cosiddetto "genere"), sampler di novità letterarie a stelle e strisce. Obiettivo raggiunto, direi, e visto che non ne parla nessuno sta a vedere che è pure un buon libro. Pp. 256 - www.minimumfax.com Gianfranco Callieri |
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