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Neal Cassady - I VAGABONDI Se volete avere un quadro veramente realistico della personalità
di Neal Cassady, prima dovete leggere "Sulla strada" di Kerouac
e prestare molta attenzione al personaggio di Dean Moriarty, trasposizione
letteraria di Cassady; poi potete considerare i ricordi che Fernanda
Pivano riporta in "C'era una volta un beat" e "Amici
scrittori" sui suoi incontri con questo incredibile instancabile
eroe della Beat Generation. Potete anche non guardare il film "L'ultima
volta che mi sono suicidato" di Stephen Kay, non del tutto riuscito
perché troppo lento - seppur con buone intenzioni - nel rappresentare
la frenesia e la voracità di vita di Neal; forse "Cuore
di Beat" con Nick Nolte e Sissy Spacek è meglio, se solo
si riuscisse a trovarlo. Idem per il libro "Off the road",
di Carolyn Cassady, la sua moglie più duratura, che racconta
la vita con Neal e Jack ai tempi di "Sulla strada". E' stata
lei a raccogliere i manoscritti di Neal e a farli pubblicare, nel 1971,
nella raccolta chiamata "The first third and other writings",
tradotta in Italia con "I vagabondi", scritta tra il 1948
e il '54.
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Il libro si divide in tre parti: "I vagabondi" vero e
proprio, "Frammenti" (racconti e memorie, spesso incompiuti)
e "Lettere" principalmente a Jack Kerouac e Ken Kesey.
La prima è un fedele ritratto dell'America da metà '800 agli anni '30, quando "il primo Cassady si stabilì nella parte setterntrionale del Missouri", quando i giovani si distaccavano coraggiosamente dalle loro numerose famiglie e giravano gli Stati Uniti per sbarcare il lunario, trovando umili lavori in una quotidiana lotta di sopravvivenza, e segue le dinastie dei Cassady e degli Scheuer (la famiglia della madre) fino al loro incontro. Poi ancora fino alla nascita di Neal Jr. durante un viaggio nell'Ovest, la disfatta della famiglia, la vita di strada con il padre, povero e alcolizzato, a Denver, di nuovo in lotta per la sopravvivenza. Lasciamo un Neal bambino alle prese con la sua prima cotta e ritroviamo, dalla seconda parte, un giovane spavaldo che racconta di quando la sua donna ha tentato il suicidio, di quando ha rubato 500 automobili, dei suoi incontri amorosi improvvisati e famelici, così da dare contorni sempre più nitidi al personaggio di Dean Moriarty e ricordarci che è tutto vero, che questo groviglio di storie incredibili - troppo veloci per essere reali - è accaduto davvero, per farci capire come una persona come Neal Cassady potesse veramente avere, sotto il letto, un baule sempre pieno e pronto per partire un'altra volta. Solo dopo, leggete quell'esempio di opera poetica dalla bellezza struggente che è "Elegia per Neal Cassady" di Allen Ginsberg, scritta dopo la notizia della morte di Neal, a soli 36 anni, solo nel deserto del Messico. E capirete quanto vi manca. Stefania Montanari |
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