David Grossman - CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO
Mondadori, 1998

Una donna in mezzo ad un gruppo di persone si stringe nelle spalle, allontana lo sguardo, come a volersi isolare dal mondo in quel momento. Un uomo la nota, non visto, e ne rimane colpito nel profondo. Quei gesti impercettibili la svelano ai suoi occhi e lui capisce che è lei la persona alla quale può donarsi completamente. Le scrive per proporle di iniziare un rapporto in cui lui possa raccontarle tutto di sé, consegnarle ogni suo pensiero più intimo e nascosto. Ma sarà un rapporto solo epistolare. Non dovranno mai vedersi, né telefonarsi, non dovranno far parte della realtà, né la realtà dovrà entrare troppo nel loro legame. Lei accetta. In fondo anche lei ha bisogno di questa opportunità.
Così inizia la storia di Yair e Myriam, fatta di piccoli e grandi segreti svelati, di sogni e visioni che ognuno provoca nell'altro, una storia in cui ognuno aiuta l'altro a portare alla luce nuove consapevolezze e verità dimenticate o nascoste a se stessi. Ognuno è per l'altro il coltello con cui scava dentro di sé, in questa storia dove la parola è protagonista: parole che scaldano, parole che fanno vibrare, parole che fanno male.

Una frase precede il romanzo, tratta dalla "Quinta lezione di ebraico" di Hezi Leskli: "Quando la parola si farà corpo e il corpo aprirà la bocca e pronuncerà la parola che l'ha creato abbraccerò questo corpo e lo adagerò al mio fianco" e ci suggerisce quali complicazioni possa portare un legame di questo tipo. Spesso infatti è difficile fare sì che questo mondo nascosto rimanga solo dentro di sé, nell'immaginazione, e non spinga per uscire, che non tocchi minimamente la vita reale. Perché si tratta di un mondo altrettanto vero, per sé, di quello che si vive quotidianamente alla luce del sole. Perché questo mondo sommerso trasforma le persone dentro ed è difficile, dopo, guardare la vita di tutti i giorni con gli stessi occhi, tornare ad essere quelli di prima dopo essersi sentiti veramente se stessi forse per la prima volta nella vita o forse dopo molto tempo che non lo si era più. Si è sognato per tutta la vita di potere manifestare la propria essenza interamente ed essere accettati, capiti e amati per tutto quello che si è, ma si è anche amaramente constatato che gli altri spesso sono disposti a lasciarti essere solo ciò che è conveniente per loro e, per spirito di sopravvivenza o bisogno di sicurezza, spesso accettiamo questo compromesso. Ma quando il sogno si avvera, quando si consegna ad un altro tutta la propria luce e le proprie tenebre, le proprie ferite riaperte o mai cicatrizzate, e questi accoglie, comprende, custodisce con cura, ... dove si trovano ancora le forze per tenere tutto questo confinato in un mondo onirico? A questo punto, se si vuole salvare la propria realtà, il sogno deve essere distrutto.
Non ci è dato sapere cosa accade dopo le parole che chiudono il libro, in un finale che lascia in realtà aperte altre possibilità. Forse si allontanranno e proveranno una dolorosa nostalgia, ma serberanno dentro di sé la consapevolezza di avere vissuto un'esperienza unica, che sarebbe stata loro preclusa se non fossero stati abbastanza folli da credere fino in fondo al loro sogno. Di certo, non dimenticheranno.
David Grossman è uno dei più importanti scrittori israeliani, si è cimentato in diversi tipi di opere letterarie, tra cui libri per bambini e saggi sulla questione ebraico-palestinese. "Che tu sia per me il coltello" colpisce anche perché è ambientato proprio in Israele e suona strano pensare che in un tale clima di tensione e odio, due persone comuni abbiano comunque modo di sognare e di sperimentare un altro modo di essere. Grossman ama indagare le profondità umane in tutte le sfaccettature emotive possibili ed è capace di toccare il lettore dritto nel cuore con la sua scrittura pulsante e impregnata di emozioni. Per cui entrare nella storia di Yair e Myriam è un'esperienza affascinante, ma bisogna avvicinarvisi con cautela: questo libro obbliga a guardarsi dentro e anch'esso può essere il coltello per chi decide di leggerlo.


Stefania Montanari

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