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Emmanuel Carrère - FACCIAMO UN GIOCO Einaudi, 2004 Come donna, posso dire che trovo intriganti i giochi erotici letterari,
e invidio un po' la protagonista di questo racconto, per la quale il fidanzato
ha scritto una lettera piccante pubblicata su Le Monde. Che non è
solo una lettera, ma, appunto, un gioco, che potrebbe trascinare nell'intimità
della coppia altri 600.000 lettori oltre alla destinataria.
Lui ha programmato tutto nei minimi particolari, da mesi tende i fili della sua tela, le ha comprato il biglietto del treno, le ha ricordato di acquistare, prima di partire, il giornale che sarebbe uscito quel mattino. "Da questo momento in poi farai tutto quello che dico io": così da quelle pagine lui impartisce ordini per indurre ad azioni o evocare immagini provocatorie, sensuali, sfacciate, con il fine di stuzzicare le fantasie erotiche dell'amata - ma anche quelle degli altri lettori - in un crescendo di desiderio, immaginando di scatenare un'orgia nelle menti dei passeggeri di quel treno. Chissà se riconosceranno che lei è la destinataria della lettera? Chissà se tutti quelli che hanno letto il racconto avranno l'eccitazione dipinta in volto? Chissà se chi non legge il giornale intuirà che su quel treno sta accadendo qualcosa, come se ci fosse un segreto nell'aria? |
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Più di ogni altra cosa, però, lui pregusta trepidante,
nell'attesa, il momento in cui accoglierà la fidanzata all'arrivo
alla stazione e vedrà l'espressione sul suo viso dopo che lei
avrà letto quella pagina: desiderio bruciante? divertimento?
disgusto? indifferenza? Sempre che i suoi piani vadano in porto... Ora
però non voglio svelare l'epilogo, che è una parte determinante
di questo racconto, che sarebbe stato una vicenda meno interessante
senza una conclusione di questo tipo. L'autore stesso, nel racconto,
esprime il timore di avere pretese di controllo esagerate, tali da poter
infastidire gli dei che potrebbero punirlo mandando all'aria i suoi
piani. Ma non è questo il problema (bè, per lui lo è
stato...): se tutto fosse andato come aveva programmato, il libro sarebbe
stato più noioso! Sono crudele, ma devo ammettere che in alcuni
tratti ho trovato un po' fastidioso un certo sopravvento dell'ego dell'autore
che, più che desideroso di tentare una "seduzione attraverso
la scrittura" - come recitano le note di copertina - a volte è
parso desideroso di mettersi in mostra.
Stefania Montanari |
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