Paolo Maurensig - IL GUARDIANO DEI SOGNI
Mondadori, 2003

Un giornalista viene ricoverato in ospedale in seguito ad un infarto e, come spesso accade in queste situazioni, stringe conoscenza con il suo vicino di letto. Di certo, però, non immaginava che quelle quattro chiacchiere iniziate per ammazzare il tempo avrebbero provocato, nella sua vita, eventi tali da lasciare un segno indelebile. Strano personaggio, il vecchio che giace nel letto accanto. Dice di essere un nobile polacco, proprietario di castelli in patria, palazzi a Venezia.. Ma dal suo aspetto così dimesso non si direbbe. Sembra piuttosto colto, dice di essere un artista, dimostra di conoscere a fondo i labirinti della psiche umana. Ma spesso i suoi discorsi sono lontani dalla realtà. E' davvero un conte? O un impostore? Un vecchio saggio o un pazzo? Al giornalista non sarebbe importato granché, se il vecchio non avesse mostrato la sua stupefacente facoltà: la capacità di vedere i sogni altrui. Ovvero, la trasposizione delle loro paure, degli incubi che ristagnano sul fondo del loro animo.

E il giornalista non avrebbe voluto che qualcuno risvegliasse in questo modo il suo dolore per la perdita della moglie: ormai l'aveva cacciato in un luogo, dentro di sé, dove non faceva più tanto male. La situazione è irritante, ma, finita la degenza, il giornalista non fa che pensare a quel vecchio enigmatico che diceva di avere visitato un Regno ultraterreno e decide di rintracciarlo, spinto dal bisogno di raggiungere una dimensione trascendente in cui potrà sentire ancora la presenza della donna amata.
Il romanzo assume un fascino "gotico" ed onirco mentre il giornalista si aggira di notte per una Venezia oscura e spettrale, spesso sfondo dei suoi incubi. Troverà il vecchio in un dormitorio per i poveri e lì assisterà al racconto del suo fantastico viaggio nel Regno. Poi lo perderà di nuovo con la sua morte, per poi rincontrarlo.. nella sua seconda identità. Questo continuo intreccio tra sogni e realtà che fino all'ultimo lascia il lettore nel dubbio, si arena in un finale inaspettatamente concreto, basato su una realtà lontana da ogni idealizzazione, come a voler sottolineare quanto riesca ad essere spietatamente semplice rispetto ad ogni possibile volo dell'immaginazione.
La storia è ricca di risvolti e dà luogo a numerose riflessioni ora sviluppate ora appena accennate: la dolorosa vicenda personale (e reale) del giornalista passa infatti in secondo piano rispetto al tema dei sogni visti e vissuti dal vecchio vagabondo, che a sua volta sfuma dietro al tema del doppio, che è la vera colonna portante del libro. Doppio come fantasia/realtà, dolore/rinascita, vita/morte, ognuna complementare e necessaria all'altra, come si rivela determinante, per il giornalista, la morte della compagna per iniziare una ricerca che arricchirà la sua esistenza. Doppio come molti degli aspetti della vita, dunque, ma anche come l'identità del conte polacco, intrecciatasi con quella del fratellastro fino a confondersi in "due corpi, una sola anima".
Paolo Maurensig, dopo il successo di romanzi quali "La variante di Luneburg" (1993), "Canone inverso" (1996), "Venere lesa" (1998) e dopo la perplessità suscitata da "L'uomo scarlatto" (2001), ritorna con un libro che, per quanto breve, non è di facile lettura e raccoglierà forse pareri controversi, ma è in grado di lasciare il segno nel lettore e conferma la profonda sensibilità dell'autore.


Stefania Montanari

torna all'elenco