Andrea De Carlo - I VERI NOMI
Mondadori, Milano, 2002

Due amici incerti su cosa fare da grandi si improvvisano giornalisti rock guadagnando una fortuna con la pubblicazione di libri-interviste ai più grandi nomi della scena rock internazionale. O meglio: Alberto scrive rimanendo nell'ombra, Raimondo firma gli articoli e impersona la figura del giornalista cosmopolita amico delle star più inavvicinabili. Peccato che le interviste siano tutte false e che nessuno dei due amici abbia mai incontrato in vita sua uno dei musicisti di cui hanno scritto. Ma l'avventura iniziata quasi per gioco finirà per cambiare le loro vite, a dimostrazione del fatto che avere il coraggio di credere nei propri sogni anche quando ciò sembra una follia, dà di più che rassegnarsi alla realtà più semplice ed evidente.
Già altre volte De Carlo ha affrontato questo tema nei suoi libri: in "Di noi tre" si trattava di girare un film pur non avendone i mezzi, in "Tecniche di seduzione" il sogno del protagonista era quello di diventare scrittore, in "Due di due" di vivere e lavorare in campagna staccando il cordone ombelicale con il mondo moderno.

Tra i temi ricorrenti che appaiono in questo romanzo c'è poi il viaggio nella tanto sognata America, già trovato in "Treno di panna", anche se qui l'attenzione non è puntata sul vuoto dell'american way of life, ma su ciò che questo Paese da sempre evoca per gli appassionati di rock e magari anche di letteratura beat ("con gli autobus della Greyhound avevo una familiarità che mi veniva dai libri e dalle canzoni"). Anche qui, inoltre, come in "Due di due" e "Di noi tre", la storia inizia a Milano con due ragazzi pieni di sogni e ignari di cosa riserverà per loro il futuro, forse perfino ignari che la loro amicizia li accompagnerà tutta la vita nonostante le distanze geografiche, le diverse strade intraprese e gli anni che passano, che fanno fare bilanci e che mostrano che rimane ciò che conta davvero. Ancora una volta si ha un'inversione di ruoli tra i due protagonisti e ancora una volta, dopo l'invenzione di personaggi carismatici quali Guido Laremi, Marco Traversi e Misia Mistrani, tanto per fare dei nomi, l'autore affida il ruolo di co-protagonista ma non di voce narrante al personaggio più eclettico, più intenso e complicato dei due, quello intorno a cui ruota l'intera vicenda - in questo caso Raimondo Vaiastri, caratterizzato da una incredibile difficoltà a distinguere tra realtà e fantasia.
De Carlo aveva già rivelato una vena artistica non limitata alla scrittura, probabilmente sintomo di una necessità di espressione attraverso mezzi diversificati, quali, soprattutto, la pittura e la musica. Le copertine dei suoi ultimi libri erano ornate da alcuni suoi disegni e da frasi scritte a mano, questa volta l'autore ha dipinto la copertina intera; in quanto alla passione di De Carlo per il rock, la si era intuita da alcuni riferimenti a canzoni e artisti tra le pagine dei suoi vecchi romanzi, ora non solo dedica un intero romanzo ad essa, ma vi allega anche un cd di musiche da lui scritte e suonate, una specie di colonna sonora per la storia narrata, come ulteriore consegna dell'animo dell'autore, che già inserisce spesso riferimenti autobiografici nei suoi libri. Sono dieci brani strumentali (uno è anche in versione cantata) in cui spicca il dialogo tra la chitarra di De Carlo e le percussioni latineggianti, che insieme evocano atmosfere di viaggio, di avventura, di libertà, perfetti da ascoltare mentre si legge.
"I veri nomi" è anche una storia dedicata ai destini che si celano dentro ai nomi delle persone e a ciò che i nomi dicono delle persone che li portano. Ogni capitolo ha per titolo il nome di un personaggio o di un luogo, personaggi che prima vengono delineati quasi come elementi a sé fuori dalla storia, poi si concatenano gli uni agli altri entrando e uscendo dalle rispettive vite. De Carlo usa spesso lasciare che la vicenda sia narrata dalle lettere, dalle e-mail e talvolta anche dagli sms intercorsi tra i personaggi, utilizzando, questa volta, anche caratteri tipografici diversi per ognuno di questi mezzi di espressione, il che conferisce maggiore veridicità e dinamicità allo svolgimento della vicenda.
Per gli appassionati di musica rock sarà interessante cercare di scoprire a quali artisti reali De Carlo si è ispirato nel delineare i personaggi intervistati nel romanzo e sentiranno una particolare partecipazione alla vicenda soprattutto coloro che hanno divorato pagine e pagine di riviste musicali inglesi e americane.
Rispetto alle opere precedenti, "I veri nomi" sembra però avere un ritmo più lento, a causa della quantità di dettagli che l'autore fornisce spesso in modo superfluo, ma vanta una vena umoristica difficilmente raggiunta altrove. "I veri nomi", infatti, credo sia la storia più divertente e fantasiosa che De Carlo abbia scritto (ma a tale proposito consiglierei anche "Uto") e, anche grazie alla pregevole idea di allegarvi un accompagnamento musicale, pare un buon rilancio dopo le poco entusiasmanti performances di "Nel momento" e "Pura vita".

Stefania Montanari

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