Joe Jackson - A CURE FOR GRAVITY (a musical pilgrimage)
Da Capo Press, 1999

Nell'odierno mondo editoriale le autobiografie sono merce di veloce consumo, destinate a rimanere in libreria qualche mese. Il personaggio famoso viene di solito interpellato dall'editore, che gli mette a disposizione un giornalista il quale alla fine è quello che ci mette davvero le mani. Una volta tanto capita un musicista che sa scrivere meglio di tanti scrittori professionisti, tanto bravo da riuscire a farsi pubblicare un libro anche quando è lontano dal successo ed i fan hanno smesso di seguirlo. Ad essere onesti, questo libro lascia una impressione più duratura di molti dei dischi del nostro. Joe Jackson è stato capace di scrivere un libro che si legge tutto d'un fiato. Il testo è al tempo stesso la narrazione della sua vita ed un lunga riflessione sulla musica, sui musicisti e sul music business. La vicenda è quanto meno singolare. C'è un ragazzino nel sud dell'Inghilterra, figlio della working class, che gira fra i rigattieri alla ricerca di dischi usati di Beethoven. Contro il parere dei genitori si iscrive al conservatorio. Qui trova un ambiente tanto freddo da fargli passare la voglia di diventare un compositore di musica classica. Incomincia a suonare jazz, poi progressive-rock, glam-rock, cabaret. Ad un certo punto decide: vuole sfondare come cantante punk!
La vicenda termina in pratica quando riesce a pubblicare il primo disco. Prima di arrivare a tanto bisogna passare per centinaia di serate in pub sperduti, a volte terminate con scazzottate, più spesso con sbornie gigantesche a base di "ale" o "bitter". Fra le tante vicissitudini, Joe prende anche il diploma del conservatorio (si tratta per la precisione della Royal Academy) ma si guarda bene dal dirlo in giro perchè se ne vergogna. Stupisce che un personaggio notoriamente appartato e poco disponibile vero la stampa si confessi tanto apertamente, anche su particolari delicati e personali. Di particolari ce ne sono fin troppi, tanto che quando si arriva all'ennesima rissa può venir voglia di saltare alla pagina successiva. Le numerose riflessioni inframmezzate al racconto sono invece tutte interessanti, perchè chiare e sintetiche. Alcune richiedono in verità un minimo di preparazione musicale. Se il lettore sa distinguere una scala maggiore da una minore capirà certamente di più, ma il libro riesce leggibile anche nel caso contrario. E' purtoppo richiesta la conoscenza dell'inglese, in quanto il libro è reperibile solo in lingua originale, di importazione (costa 14 dollari).
L'opera è indirizzata principalmente a chi sogna, o ha mai sognato, di intraprendere una carriera musicale. La lettura riesce estremamente stimolante anche a chi ha amato la musica degli anni '70, perchè viene portato proprio nell'atmosfera in cui quella musica si propagava. Per chi poi, come me e l'autore, ama contemporaneamente classica, jazz e rock, il libro è un must.
Meraviglia il fatto che quasi nulla venga detto della carriera di Jackson, dei tanti dischi successivi al primo, dei tanti voltafaccia ben noti ai suoi ammiratori. La spiegazione che dà l'autore è che le storie di successo sono tutte uguali e nessuna interessante, mentre le storie dei sogni infranti meritano di essere immortalate e sono anche più istruttive. Se io avessi avuto una mezza voglia di diventare musicista a quest'ora me la sarei già fatta passare. Nella sua opera letteraria Jackson riesce però a trasmettere il suo amore per la musica nella stessa misura in cui ci riesce nei dischi e nei concerti.

Giuseppe Balacco

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