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Jack Kerouac - LETTERE DALLA
BEAT GENERATION Arnoldo MondadoriEditore, Milano 1997 Come riportato dalle note di copertina, non si può considerare
questo epistolario come qualcosa di estraneo alla produzione letteraria
di Kerouac. Primo perché in queste lettere l'autore parla dei temi
trattati anche nelle sue opere - tutte peraltro fortemente autobiografiche
- come l'amicizia, i viaggi, la letteratura; secondo perché tra
gli episodi narrati in queste lettere possono essere riconosciuti gli
avvenimenti che si leggono nei suoi libri, come anche tra le persone a
cui queste sono indirizzate si individuano il Dean Moriarty e la Camille
di "Sulla strada" (Neal e Carolyn Cassady), il Bull Lee dello
stesso romanzo (William Burroughs), il protagonista di "La città
e la metropoli" (Allen Ginsberg), il Japhy Ryder di "I vagabondi
del Dharma" (Gary Snyder).
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Terzo, perché, da queste lettere, scritte ad amici e familiari
tra il 1940 e il 1956, si possono constatare l'entità e le conseguenze
della forza creativa e distruttiva derivante dall'essere beat, affamato
di vita, di esperienze, di libertà.
Iniziamo a leggere trovando un Jack allegro che parla affettuosamente alla sorella di questioni di famiglia e di un episodio vissuto insieme a mamma e papà e terminiamo il libro faticando a comprendere bene il senso di alcune frasi confuse, frenetiche, intrise di filosofie buddhiste e forse di alcool, che raccontano ad un amico l'ennesimo viaggio on the road verso l'East Coast statunitense. ... Ogni cosa ha il suo prezzo, forse la libertà no. Stefania Montanari |
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