George Pelecanos - VENDETTA
Piemme Pocket, 2002

E' un peccato che in Italia non sia considerato come la stella di prima grandezza che in effetti è, perché nel firmamento del thriller americano George Pelecanos occupa una posizione di assoluto rilievo. Dirò di più: tra i nomi emersi lungo il corso degli anni '90, quello di Pelecanos - venerato come una rockstar in patria e in Inghilterra – mi sembra tuttora il più affidabile.
Spesso accostato a Jeffrey Deaver o a Michael Connelly, due autori le cui carriere non hanno forse mantenuto tutto quel che gli esordi promettevano, Pelecanos ha dimostrato fiuto sufficiente a tenersi lontano sia dalle derive sensazionalistiche dell’uno che dagli eccessi di serializzazione dell’altro, di libro in libro una rinnovando, personalizzando e rendendo inconfondibile la geografia del thriller d’ambientazione urbana.
"Vendetta" [Shame the devil] rappresenta forse il vaso di coccio tra quelli di ferro che compongono la trilogia dell’investigatore Nick Stefanos, tuttavia si tratta pur sempre di un opera di alto livello, anch’essa provvista in abbondanza di tutte quelle caratteristiche che ancora oggi spingono ad aspettare un nuovo libro di Pelecanos con impazienza e trepidazione; caratteristiche peraltro riassumibili in un unico sostantivo: stile.
Cioè quello che separa gli originali dai finanche onesti mestieranti, i creativi dagli artigiani, un fattore che purtroppo non si può insegnare o trasmettere, né tantomeno apprendere. Per intenderci: laddove la maggior parte dei polizieschi contemporanei non fanno altro che spremere all'infinito i modelli narrativo/tematici introdotti da Richard Stark, Jim Thompson o Elmore Leonard, Pelecanos viaggia invece per conto proprio, dimostrando sì d’aver recepito e assimilato la lezione di tali maestri, ma trascendendone al tempo stesso l'influenza per creare qualcosa di esclusivamente suo. Innanzitutto il ritmo. In un periodo in cui qualsiasi debuttante di belle speranze confonde la qualità con la quantità senza far altro se non accelerare al parossismo lo svolgersi delle azioni (e in questo James Ellroy è stato un cattivo maestro), Pelecanos, con la grazia e la sobrietà di un compassato direttore d'orchestra, decelera e asciuga a piacimento le sue partiture, sacrificando spesso e volentieri la banale economia della suspense in favore di lunghe descrizioni circa le patologie dei personaggi, le loro abitudini, la loro dimensione privata, i loro desolati paesaggi mentali.
Non pensiate però di esservi imbattuti in un commerciante di psicologie a buon mercato, dacché in "Vendetta" gli affondi sull'interiorità dei protagonisti non sono mai dozzinali, anzi, uno dei mariti maggiori di Pelecanos riguarda proprio il rigoroso equilibrio con cui affronta un nocciolo di argomenti - rapporti familiari, elaborazione del lutto, legami sentimentali, vincoli sociali - nei confronti del quale il genere in esame è tradizionalmente titubante. E nemmeno si fraintenda un senso dello scorrere di calcolata lentezza: ne avesse voglia - lo trovasse utile o sensato - Pelecanos non avrebbe esitazioni nell'inchiodare il lettore alla poltrona tramite sequenze mozzafiato, che sa peraltro architettare in modo magistrale, senza sprecare una virgola; basti pensare al concitato montaggio alternato fra lo svolgersi di una rapina, il giro di ronda di un poliziotto e la passeggiata di una madre e del suo bambino che apre il libro e lo accompagna per più di trenta pagine di pura iperbole sintattica.
"Vendetta", difatti, non è certo avaro di sparatorie, inseguimenti, scazzottate, morti violente e episodi di sadismo quasi insostenibile, ma quel che fa la differenza è il superbo istinto narrativo riversato nella descrizione del contesto ove simili parentesi sedimentano, descrizione al solito allocata in quella Washington DC che nei romanzi di Pelecanos diviene talmente vivida e reale da assurgere al ruolo di caratterista a sé stante. Infine, un promemoria per gli i latitanti editori della penisola: l’ultimo, spettacolare "Hell to pay" e il malinconico "Shoedog", unica incursione del nostro nel territorio dell'hard-boiled, non aspettano altro che d'esser tradotti e pubblicati.
pp. 398

Gianfranco Callieri

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