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Andrea De Carlo - PURA VITA Leggendo i libri di Andrea De Carlo dal primo
all'ultimo si può vedere la crescita di un grande scrittore
italiano. Lo stile, già di per sé originale e
decisamente vivo, si raffina sempre più, diventando più
personale e lasciando l'impronta, nel lettore, di immagini e
di emozioni sempre più forti. Il talento, che era già
presente ma ancora acerbo in "Treno di panna", il
primo libro, raggiunge la sua massima espressione ai tempi di
"Arcodamore", salendo ancora con "Due di due"
- la sconvolgente storia di un'amicizia attraverso vent'anni
di storia italiana - per poi arrivare al suo punto massimo con
"Di noi tre", che racchiude uno dei personaggi più
affascinanti della letteratura italiana, Misia Mistrani.
Poi De Carlo è rimasto prigioniero dei meccanismi dell'arco che lui stesso ha descritto e, con il successivo "Nel momento" inizia la sua fase discendente. Mi dispiace dirlo, perché De Carlo è uno degli autori che preferisco in assoluto, ma con "Pura vita" si tocca il fondo della banalità e della mancanza di colore, di vita, nonostante il titolo, rispetto ad altre storie raccontate da questo scrittore. |
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La storia è molto semplice: un uomo
e una donna fanno un viaggio insieme, in macchina. Lui è
un cinquantenne, lei è un'adolescente. Durante il tragitto
parlano della loro vita, confrontandosi sulle due diverse fasi
dell'esistenza in cui si trovano, facendo emergere i dubbi,
le paure, le emozioni tipiche delle loro età. O forse
no, perché a volte sembra più adulta lei di lui.
Solo dopo molti capitoli si scopre che i due sono padre e figlia.
Come trovarsi in una delle fiction televisive sui buoni sentimenti.
Avremmo preferito che fosse una storia d'amore peccaminosa.
Forse sarebbe stata più movimentata. Anche perché
De Carlo è sempre stato un maestro di delicatezza e sensualità
nel raccontare le scene d'amore, gli incontri tra due corpi.
Invece qui abbiamo cellulari che squillano, elevato traffico
di sms, e-mail e un legame affettivo di lui con una che si chiama
semplicemente "M.", di cui non si saprà mai
chi è, cosa fa, dov'è, qual è il suo nome.
De Carlo ha quindi in parte sacrificato il suo linguaggio fatto di immagini, di sensazioni pulsanti, di discorsi interiori, per inserire nel romanzo la tecnologia, per mostrarsi al passo coi tempi. I temi, invece, sono ricorrenti: persone che si interrogano sui loro percorsi interiori, persone che viaggiano, persone incerte, che faticano a comunicare. Ormai sembra, però, che per i personaggi di Andrea De Carlo, l'infelicità sia una condizione connaturata, quasi cercata; sembra, a volte, che non possa esistere alternativa all'incapacità di vivere. In questo senso, in "Pura vita" appare più naturale, più reale, la ragazza, perché sa vivere la sua età, è un'adolescente e si comporta come tale, mentre il padre è incapace di vivere il suo tempo, ma soprattutto risulta un personaggio più studiato, artificiale. Al di là della bellezza o meno della storia, al di là delle emozioni che può suscitare (poche, per quanto mi riguarda), sembra che il problema sia un altro: giunto al successo grazie a romanzi altamente introspettivi, a tratti autobiografici, vissuti intensamente dai personaggi e dall'autore e incentrati sulle difficoltà della vita e delle relazioni tra gli esseri umani, sembra che De Carlo ora si senta un po' filosofo. E' come se si sentisse in dovere, verso i suoi lettori, di sondare per loro in lungo e in largo ogni risvolto della vita, e sono tanti, ce n'è per molti altri libri, ma se è già scivolato sul patetico - e sempre di più - con questi ultimi due, figuriamoci con i prossimi. Insomma, tra gli scrittori italiani abbiamo la Tamaro che scrive le storie sentimentali strappalacrime, abbiamo Willy Pasini che scrive i libri di psicologia, abbiamo Brizzi che prende ampiamente spunto dallo stile di DeCarlo. Andrea De Carlo era riuscito a differenziarsi, ad essere un autore atipico, era diverso da tutti loro; è un peccato che con questo libro abbia cercato di assomigliarvi. Stefania Montanari |
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