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Torey L. Hayden - UNA BAMBINA 1980, Ed. CORBACCIO Questo libro non è un romanzo, anche se lo stile e l’intreccio
portano a pensarlo, ma è la storia vera di una bambina "perduta"
e di una giovane e coraggiosa insegnante decisa a salvarla.
Torey Hayden è una psicopatologa infantile, specializzata nella cura e nel reinserimento di bambini con gravi patologie comportamentali causate, quasi sempre, da abusi e violenze di ogni genere. Dalle sue esperienze professionali ha tratto una serie di libri dal forte impatto emotivo, ma da cui emerge anche un profondo amore per i bambini che, proprio a causa delle situazioni di vita estreme in cui hanno vissuto, sono i più difficili da amare. Tra questi libri "Una bambina" è il primo di una serie ed è anche stato il suo maggior successo (è tradotto in 22 lingue) ed è anche quello che più mi ha colpita. |
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La storia risale al periodo in cui la Hayden, sul finire degli anni
’70, insegnava come insegnante di sostegno in una classe speciale dell’Iowa-
USA, una classe che veniva definita, per la tipologia degli utenti "classe
pattumiera". Ad affiancarla, nell’arduo compito di istruire ed
educare otto alunni dagli handicap più svariati, ci sono un inserviente
messicano e una volontaria minorenne un po’ pasticciona. Nonostante
le premesse poco incoraggianti però, la vita all’interno di questa
classe scorre ad un suo ritmo abbastanza regolare e tutto sembra sotto
controllo o quasi, fino al giorno in cui, con l’impatto di un uragano,
piomba su educatori e bambini la piccola feroce Sheila, sei anni. Come
dice il titolo è solo "una bambina", ma ha dietro di
sé una vita piena di durezza e violenza, segnata dall’abbandono.
La violenza e la vendetta sono l’unico linguaggio che Sheila conosce
ed attua, divenendo un vero ciclone: accieca tutti i pesci dell’acquario,
trafigge l’insegnante con una matita, è ostile e aggressiva con
chiunque le si avvicini e inoltre, puzza da far paura. Lei stessa ha
segnato il suo destino il giorno in cui ha rapito un bambino del vicinato,
lo ha legato a un albero e poi gli ha dato fuoco. Per lei non c’è
altra soluzione che una lunga degenza nell’ospedale psichiatrico, ma
non ci sono posti liberi e nell’attesa viene "parcheggiata"
nella classe di Torey. Torey però non accetta mai di essere una
specie di "carceriere", è e vuole essere un’insegnante.
Inizia per Torey e Sheila un percorso intenso e struggente, breve e
tuttavia decisivo per la vita di entrambe. Laura Ferrari |
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