AA.VV. - YEATS E' MORTO!
Guanda, Parma, 2002

Quindici autori irlandesi - tra cui scrittori, giornalisti, sceneggiatori, attori, drammaturghi - scrivono un romanzo giallo tragi-comico che somiglia a quel gioco che si faceva da bambini quando uno del gruppo iniziava a raccontare una storia e gli altri, a turno, dovevano continuarla inventando il seguito. Ad ognuno è affidato un capitolo, sotto la supervisione e la guida di Joseph O'Connor, autore di libri di grande successo quali "La fine della strada" e "Il maschio irlandese in patria e all'estero".
Il compito di inventare l'inizio e la fine è affidato ai due scrittori irlandesi più famosi. Il primo è Roddy Doyle, autore di best sellers quali "I Committments", "Paddy Clarke Ah Ah Ah!", "Due sulla strada", che inizia la narrazione e lo fa con una combinazione perfetta di humour e suspance, imprimendo nel lettore l'irresistibile curiosità di saperne di più. Frank McCourt, scrittore a sua volta dei best sellers "Le ceneri di Angela" e "Che paese l'America" ha invece il non meno arduo compito di concludere la storia e di trovare, quindi, la giusta collocazione a tutte le incongruenze, i misteri irrisolti e forse all'audacia di qualche autore che, in precedenza, si era spinto un po' troppo in là azzardando qualche colpo di scena di troppo.

Joseph O'Connor fa invece da mediatore intervenendo a metà della stroria. Significativo il suo commento sull'esperienza: "Dopo il capitolo 9 ho istituito una regola ferrea: basta con gli omicidi, con i flashback e con i nuovi personaggi. L'editing è stato un incubo grazie al sadismo di alcuni scrittori che cercavano di rendere la vita difficile a chi veniva dopo di loro. E' stata dura ma incredibilmente divertente." Ed effettivamente l'impressione è stata questa, che qualcuno volesse rendere la storia il più complicato possibile e ciò, se da un lato tiene vivo l'interesse del lettore e crea un ritmo decisamente incalzante, dall'altro mette troppa carne al fuoco e rende la vicenda, già di per sé grottesca, a tratti surreale e poco credibile.
Yeats in realtà, con questo romanzo, c'entra poco o nulla. L'ombra che aleggia sotto le righe del romanzo è piuttosto quella di Joyce e della sua gente di Dublino, gente che si caccia continuamente nei pasticci, che conduce una doppia vita, che ha i propri scheletri nell'armadio e che, con le proprie disavventure - a volte fin troppo tortuose - non può che suscitare simpatia nel lettore ma mette anche il dubbio che a Dublino non esista realmente gente così.
Tutto inizia con un omicido commesso per sbaglio da due polziotti corrotti e con un doppio lavoro alle dipendenze di una misteriosa e affascinante signora che sembra dirigere traffici illegali internazionali dall giardino di casa sua. Scavando dentro la vita di questi personaggi iniziali emergono retroscena e una serie di altri personaggi che si scopriranno strettamente collegati tra loro, le cui vite, anche se loro ancora non lo sanno, finiranno per intrecciarsi indissolubilmente nel labirinto sempre più intricato della vicenda.
In realtà, spesso, è il lettore che ancora non lo sa, poiché lo stile narrativo generale ha la caratteristica di spezzare a tratti il racconto per introdurre nuovi personaggi arrivati da chissà dove, che svelano pian piano di far parte già da tempo della vita degli altri. Nonostante si avverta il diverso stile proprio di ogni autore, è apprezzabile che essi cerchino di mantenere una linea comune, che, nel complesso, smorza un po' le differenze che altrimenti creerebbero discontinuità nella vicenda. La ricchezza letteraria apportata da diversi stili, inoltre, delizia il lettore appassionato anche di scrittura con esempi di maestria nel giocare con le parole.
"Yeats è morto" è dunque un progetto ambizioso ma ben riuscito, un modo di scrivere romanzi divertente, imprevedibile e innovativo, oltre ad essere una valida opportunità di far conoscere meglio a tutto il mondo la letteratura irlandese (a proposito: grandi assenti Nuala O'Faolain e Catherine Dunne). Ma non è finita qui: il ricavato dei diritti d'autore di questa opera, infatti, sarà devoluto in beneficienza ad Amnesty International per sostenere il progetto di Educazione ai Diritti Umani soprattutto di bambini e ragazzi, che si realizzerà distribuendo materiale informativo e organizzando gruppi di discussione sull'argomento nelle scuole irlandesi.

Stefania Montanari

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